Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Liturgia Argomenti vari

DALMATICA

English Cita

DALMATICA. - Veste liturgica propria del diacono. Era un abito bianco, talare, riservato alle classi più elevate (imperatori, nobili romani) di lino o di lana, spesso anche di seta, ornato con due striscie di porpora (clavi) più o meno lunghe secondo la dignità della persona che l'indossava. Questo costume passò nell'uso romano e la d. del sec. II era una tunica ampia, che arrivava fin sotto al ginocchio, munita di larghe maniche scendenti fino al polso. Tale veste era portata dai vescovi del sec. III anche nella vita civile, come si sa da s. Cipriano il quale si spogliò della d. prima del martirio. Dopo varie vicissitudini, in ultimo rimase esclusiva del clero.

Del suo uso antico ci parlano gli scrittori, però non è dato riconoscere con precisione di chi fosse propria.

DALMATICA - S. Settimio rivestito di d. Particolare del musaico dall'Oratorio di S. Venanzio (sec. VII) - Roma, battistero del Laterano.
DALMATICA - S. Settimio rivestito di d. Particolare del musaico dall'Oratorio di S. Venanzio (sec. VII) - Roma, battistero del Laterano.(fot. Musci Vaticani)

L'opinione più co-
mune è che fosse
veste propria dei
sommi pontefici e
da essi concessa ai
diaconi di Roma, e
non per tutti i giorni,
ma per le solennità.
Secondo il Lib. Pont.,
s. Silvestro papa
(314-35) permise «ut
diaconi dalmaticis in
ecclesia uterentur».
Già verso la fine del
sec. IV l'autore roma-
no delle Quaestiones
ex Vetere Testamento,
46 (ca. 370-75) sup-
pone che l'indossas-
sero anche altri ve-
scovi e diaconi: «ho-
die diaconi induun-
tur dalmaticis sicut
episcopi». Come ap-
pare dai musaici del-
l'epoca, nel sec. V si
portava a Milano,
nel sec. VI a Raven-
na; ad altri Roma la
concesse espressa-
mente (ad es., Sim-
maco [498-514] la
diede ai diaconi di
s. Cesario di Arles
[Vita 1. Cesarii Arel.,
I, 4], s. Gregorio
Magno [590-604] ai
diaconi della chiesa
di Gap, Stefano II
[752-57] all'abato di
S. Dionigi di Parigi).
Nel sec. IX invalse
l'uso che molti sacer-
doti la portassero sotto la pianeta (Walafridus Strabo, De
rerum ecclesiasticarum exordio et incremento, 24) al quale
abuso però resistette la Sede Apostolica, che finalmente
(prima ancora del sec. XII) la concesse ai cardinali preti,
agli abati ed ad alcuni altri. Dal sec. XII la d. è de iure la
veste propria dei diaconi che la ricevono nella ordinazione
e la portano come veste superiore, e dei vescovi, cardinali
preti ed altri prelati che la indossano sotto la penula.

Nel sec. XII si fece la d. del medesimo colore dei
paramenti e scomparvero i clavi, distintivo caratteristico,
che non avevano più senso quando fu abbandonato l'uso
esclusivo del bianco per far luogo a più ampie strisce.
Fuori d'Italia già nel sec. IX si cominciò ad accorciare
la veste talare fino ai ginocchi, ed anche le maniche.
Più tardi, per la speditezza dei movimenti, la d. fu aperta
sui fianchi e ampliata nella parte inferiore, rimanendo
tuttavia le due parti congiunte fin quasi alle anche. Nel
sec. XVI, per poterla più facilmente indossare, fu un po'
aperta sopra le spalle, e per chiudere i due sparati furono
introdotti i cordoni con nappe (fiocchi) spesso duplicate
o triplicate, pendenti sul dorso; costume riprodotto nelle
illustrazioni delle prime edizioni del Pontificale e del Cer-
rimoniale dei vescovi.

Secondo le prescrizioni odierne i diaconi in-
dossano la d. nella Messa solenne, nelle processioni,
nelle benedizioni e nella solenne benedizione con il
S.mo Sacramento, ma non è lecito portarla anche
per i Vespri (S. Rit. Congr., decrr. 3526, 3719, 4179).
Dato il carattere festivo di essa, da antico tempo la
d. non si usa in giorni di penitenza o di digiuno,
ma si sostituisce con le pianete piegate (Messale,
Rubr. gen., XIX).

Secondo la formola della S. Ordinazione e la
preghiera che si dice nell'indossarla, la d. significa
«indumento salutare, veste di allegrezza e di giu-
stizia», simbolismo che facilmente deriva dal suo
antico uso.

Bibliografia8 opere
BIBL.: D. Giorgi, De liturgia Romani pontificis, I, Roma 1731, pp. 176-90; Ch. Rohault de Fleury, La Messe. Etudes archéologiques, VII, Parigi 1888, pp. 71-109; Wilpert, Pitture, p. 82; H. Leclercq, s.v. in DACL, IV, III, col. 119; J. Braun, I paramenti sacri, trad. it., Torino 1914, p. 85 sgg.; P. Batifol, Le costume liturgique romain, in Etudes de liturgie et de archéo- logie chrétienne, Parigi 1919, pp. 32-83; L. R. Barin, Catechismo liturgico, 4ª ed., Rovigo 1928, pp. 406-409; C. Callewaert, De dalmatica, in Sacris erudiri, Bruges 1940, pp. 219-22, 234 sgg. Filippo Oppenheim

ARTE

La d. è un tipo di veste originariamente
proprio della Dalmazia, donde il nome, e quindi entrato
nell'uso comune in ogni parte dell'Impero durante
il II sec. Consisteva in una lunga veste con maniche
che si indossava sulla tunica e su di essa poteva por-
tarsi anche il mantello. Dal V sec. ca. usata come
veste liturgica se ne possono indicare esempi nume-
rosi nelle pitture delle catacombe, nei musaici e negli
affreschi dell'alto medioevo. Aveva allora l'aspetto di
una lunga tunica bianca adorna, lungo i bordi del
collo, del fondo e delle maniche, con fregi e ricami.

Dal IX sec. come appare nelle miniature carolinge
vi erano d. anche colorate, così nella miniatura ini-
ziale della Bibbia di Vivian nella biblioteca Nazionale di
Parigi (ms. lat. I f. 423); tuttavia in Italia continuarono
ad usarsi in prevalenza d. bianche. Nel XIII sec. oltralpe
le d. divengono più corte e anche le maniche vengono
ridotte di lunghezza così nelle due belle d. del duomo di
Halberstadt di stoffa figurata con animali ed esseri an-
tropomorfi e l'altra del XIV sec. dell'Alte Kapelle di Re-
gensburg. Le altre due d. invece di Castel S. Elia ugual-
mente del XIV sec. sono simili a quelle che si vedono in-
dossare dagli officianti negli affreschi del XIII sec. della
cappella di S. Silvestro presso la chiesa dei SS. Quattro

DALMATICA - D. con lo stemma dell'imperatrice M. Teresa (sec. XVIII) - Soignies, chiesa di S. Vincenzo.
DALMATICA - D. con lo stemma dell'imperatrice M. Teresa (sec. XVIII) - Soignies, chiesa di S. Vincenzo.(fot. Jules Messiaen)

Coronati a Roma. Ma sulla fine del XIII sec. anche in Italia spesso le maniche vennero ridotte, così in quella di Bonifacio VIII conservata nel Tesoro di Anagni. Bellissima, opera bizantina del XIV sec., è la d. di stoffa ricamata detta di Carlomagno nel Tesoro di S. Pietro a Roma. Dal Rinascimento la d., ormai confusa con la tonacella, assume il carattere che ancora oggi conserva e il suo pregio particolare dipende dalla stoffa con cui è stata confezionata o dai ricami che l'adornano. - Vedi tavv. LXXVI-LXXVII.

DALMATICA, ricamata in seta, opera della badessa benedettina di Göss (Stiria), Cunegonda II (1239-69) - Vienna, Museo storico industriale.
Tav. LXXVI DALMATICA, ricamata in seta, opera della badessa benedettina di Göss (Stiria), Cunegonda II (1239-69) - Vienna, Museo storico industriale.
A sinistra: DALMATICA in velloto contratagliato e ricami (sec. xv) - Orvieto, Museo dell' Opera del Duomo. A destra: DALMATICA IN DAMASCO DONATA DALLA FAMIGLIA DEL PRINCIPE DI SCALEA (sec. xviii) - Morano Calabro, Chiesa della Maddalena.
Tav. LXXVII A sinistra: DALMATICA in velloto contratagliato e ricami (sec. xv) - Orvieto, Museo dell' Opera del Duomo. A destra: DALMATICA IN DAMASCO DONATA DALLA FAMIGLIA DEL PRINCIPE DI SCALEA (sec. xviii) - Morano Calabro, Chiesa della Maddalena.(fot. Gab. fot. nec.)
Bibliografia2 opere
BIBL.: J. Braun, Die liturgische Gewandung, Friburgo in Br. 1907, pp. 247-305; P. Romanelli e G. de Luca, s. v. in Enc. Ital., XII (1931), pp. 242-43.

Emilio Lavagnino

Informazioni sulla voce

Di Filippo Oppenheim, Emilio Lavagnino

Fonte Filippo Oppenheim: firma a stampa; Emilio Lavagnino: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 1118–1121.

Pagine a stampa Apri nel visualizzatore
Pagina 661
vol. 4, coll. 1117–1118
Pagina 662
vol. 4, coll. 1119–1120
Pagina 663
vol. 4
Pagina 664
vol. 4
Pagina 665
vol. 4
Pagina 666
vol. 4
Pagina 667
vol. 4, coll. 1121–1122

Altre voci di Filippo Oppenheim: CROCIFERO · CROCE · DEDICAZIONE, RITO DELLA · CRISTO RE, FESTA DI · CRISMA

Cita questa voce

Chicago

Oppenheim, Filippo, and Emilio Lavagnino. “Dalmatica.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 1118–1121. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/dalmatica.

MLA

Oppenheim, Filippo, and Emilio Lavagnino. “Dalmatica.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1118–1121. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/dalmatica.

BibTeX

@incollection{ec4_dalmatica,
  author    = {Oppenheim, Filippo and Lavagnino, Emilio},
  title     = {Dalmatica},
  booktitle = {Enciclopedia Cattolica},
  volume    = {IV},
  pages     = {1118--1121},
  note      = {Cited by column},
  publisher = {Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico},
  address   = {Città del Vaticano},
  year      = {1950},
  url       = {https://azioneromana.com/it/article/dalmatica}
}

Una delle circa 20.000 voci recuperate dai dodici volumi a stampa (1948–54). Hai notato qualcosa? Aiutaci a migliorarla.

Salva per dopo

Inserisci la tua email: ti invieremo un link per accedere. Nessuna password. Ciò che salvi (voci, versetti, capitoli, documenti) ti segue su ogni dispositivo.