CUSPIDE

CUSPIDE - C. della chiesa di S. Michele (sec. XIV-XV). Bordeaux.

vato un certo sentimento del periodare ritmico. Infelici, invece, sono molti oremus composti nell’Ottocento.

In questi ultimi anni, nella composizione delle prose liturgiche, si è cercato di tener conto delle norme sul c. degli antichi. Ciò è assolutamente necessario se si vuole che esse fluiscano armoniosamente e il canto ne riesca facile e gradito. Infatti, è impossibile applicare a una composizione liturgica moderna le antiche melodie del canto gregoriano, se essa non sia ritmicamente costruita. In ogni discorso pronunziato ad alta voce, come in ogni lettura ben fatta, c’è un canto latente: cantus obscurior, dice Cicerone. Nei primi secoli del cristianesimo la lettura delle epistole paoline e dei Vangeli, la recitazione della preghiera del Pater, delle orazioni, dei prefazi era una specie di discorso declamato, che assumeva la forma di una melodia molto semplice. Le preghiere, che il vescovo recitava durante il Sacrificio eucaristico, erano pronunziate con voce alta e solenne, con tono melodico bene accentato, pur non perdendo il carattere recitativo, perché esse dovevano essere comprese dai fedeli. Anche presso gli Ebrei le letture fatte durante il servizio divino avevano alcunché di cantato. Il ritmo dell’antico cantore gregoriano sorge e si modella sul ritmo oratorio. Il canto gregoriano è una specie di recitazione con determinate

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Cuspide - C. della chiesa di S. Michele (sec. xiv-xv). Bordeaux.

vato un certo sentimento del periodare ritmico. Infelici, invece, sono molti oremus composti nell'Ottocento.