CUPOLA

**CUPOLA - C. della Sagrestia Nuova di S. Lorenzo, Michelangelo - Firenze.**
**CUPOLA - C. della Sagrestia Nuova di S. Lorenzo, Michelangelo - Firenze.**
Image from page 630
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linee curve del fondale la dilatazione dinamica dello spazio interno; su tale via si posero i costruttori romani nel tardo Cinquecento e del Seicento, primo fra tutti il Della Porta cui spetta il merito di aver girato la duplice calotta del michelangiolesco S. Pietro non senza qualche modificazione rispetto al progetto definitivo del maestro. Poi le timide calotte impostate su pianta ellittica si articolano in vere c. secondo una successione nella quale primeggiano gli architetti operanti a Roma dal Vignola a Francesco da Volterra e agli stessi Bernini e Borromini. Il sesto diviene ancora più complesso ed il tamburo si articola plasticamente in S. Carlo ai Catinari, in S. Andrea della Valle o in S. Carlo al Corso a Roma; e in S. Ivo alla Sapienza il Borromini compone la c. continuando e raccordando le sezioni convesse-concave delle strutture perimetrali con meraviglioso ardimento costruttivo. Poi la c. tende a dominare con la sua massa l'intera chiesa concepita come suo basamento ed il problema di percepire appena sull'ingresso lo spazio interno da essa limitato determina varie modificazioni di pianta e d'alzato. Fuori di Roma le c. del Guarini con le loro sorgenti luminose ricavate nella calotta o inserite fra le due calotte non concentriche generano effetti di singolare scenografia. Con lo Juvara a Superga si ha un ritorno alle forme più composte e misurate accolte in genere nel Settecento.

Fra le c. ottocentesche eredi della tradizione si possono citare quelle della Gran Madre di Dio a Torino, di S. Carlo a Milano, del S. Francesco di Paola a Napoli, ecc. Poi la tecnica nuova spinta fino alle sue estreme conseguenze lascia nel S. Gaudenzio a Novara un esempio curioso di tamburo a vari ordini sovrapposti che viene meno agli scopi e agli effetti che si richiedono ad una vera e propria c. Mutato il modo di sentire lo spazio, le c. sembrano destinate a tramontare col prevalere del cemento armato; poi sono riaffiorate dalla molteplicità formale dell'elettismo ottocentesco e moderno le nuove interpretazioni dei tiburi romanici ed infine ancora qualche c. nella scia della tradizione cinquecentesca. - Vedi tavv. LXIX-LXXII.

Bibl.: A. Choisy, *L'art de bâtir chez les Romains*, Parigi 1882, passim; id., *L'art de bâtir chez les Byzantins*, ivi 1886; Venturi, VIII e XI, passim; A. E. Brinskman, *Die Baukunst des*