CRIVELLUCCI, AMEDEO. - Storico, n. ad Acqua-viva Picena il 20 apr. 1850, m. in Roma l’11 nov. 1914. Fu professore di Storia moderna nell’Università di
Pisa e vi rimase dal 1885 al 1907, quando fu chiamato a quella di Roma.
Esordì con lo studio Del governo popolare in Firenze e del suo ordinamento secondo il Guicciardini (Pisa 1877), e con I primi saggi della storiografia fiorentina (Roma 1882); ma tosto rivolse la sua indagine sui rapporti tra lo Stato e la Chiesa a partire dalle origini e in particolare nell’età dei Longobardi. La Storia delle relazioni tra lo Stato e la Chiesa (vol. I e II, Bologna 1885-86), va dai primi tempi del cristianesimo alla caduta dell’Impero d’occidente e di qui alla fine del pontificato di Gregorio Magno. Ma dove il razionalismo settecentesco, che lo fece avvicinare al Giannone, e la passionalità impetuosa meglio si temperano, è nel vol. III, sulle origini dello stato della Chiesa (Pisa 1909), sorpassato però

dagli studi e dalle conclusioni del Duchesne. L'opera, nel suo insieme, risente d'una certa monotonia e dell'eccessivo lavorio sui testi, forzati oltre il loro significato. Migliore studioso del resto ebbe a dimostrarsi nei contributi particolari (come quelli su Chiesa e Impero al tempo di Pelagio II e di Gregorio II [1892] o su Le Chiese cattoliche ed i Longobardi ariani in Italia [1895-96]), che non in opere d'insieme per un difetto d'idee generali ed uno scetticismo nei valori supremi della storia, dovuti al metodo filologico ch'egli aveva appreso, perfezionandosi a Berlino, e che aveva introdotto poi in Italia. A questo si doveva il disamore a questioni generali e la maggior attenzione alla metodologia e all'euristica, che del Mamuale del Bernheim lo portarono a tradurre solo le parti relative ad esse (Pisa 1897) e ad assumere vaste imprese bibliografiche, come dal 1902 l'Annuario bibliografico della storia d'Italia, redatto col Monticolo e poi da solo dal 1904 al 1913, e che peraltro è un perfetto strumento di lavoro. Altrettanto si dica delle edizioni della Historia Romana di Paolo Diacono e dell'Historia romana di Landolfo Sagace (Roma 1912-13), e della rivista Studi storici, che, dal 1892 alla morte, egli attese a pubblicare con ogni sforzo e sacrificio anche personale.