I. GEOGRAFIA.
L'I. è per ampiezza (kmq. 82.500; più di tre volte la Sicilia), la terza isola d'Europa e la seconda dell'arcipelago britannico.
Estremo avamposto occidentale del continente (da Valenza partono i cavi sottomarini verso l'America), è costituita da una larga platea di rocce antiche, all'ingrosso quadrangolare, depressa al centro ed orlata a NE ed a SO da due fasce di rilievi anch'essi antichi, intensamente logorati dall'erosione normale e dalla glaciazione pleistocenica (non raggiungono in nessun punto i 1200 m.). Il clima è caratterizzato da temperature miti, debole escursione termica, costante umidità (piogge tutto l'anno) e nebulosità. La pianura mediana, in gran parte calcarea, è imbevuta d'acqua, che ristagna in laghi e paludi, favorendo la formazione della torba su larghe estensioni. Poco meno di metà della superficie territoriale è occupata da prati naturali e da pascoli, che alimentano un notevole allevamento (soprattutto bovini); scarsa importanza hanno così l'agricoltura, come l'industria (mancano risorse minerarie) e la stessa attività marinara. Il paese è perciò relativamente poco popolato (2.900 mila ab.; 43 a kmq.), con forte emigrazione (in un secolo la popolazione si è più che dimezzata). Solo la capitale, Dublino (510 mila ab.), supera i 100 mila ab.; in complesso la popolazione vive dispersa nelle campagne. Gli Irlandesi sono per il 93% cattolici, e per il resto protestanti. Dal 1921 l'I. faceva parte del Commonwealth britannico, salvo la parte settentrionale (13.600 kmq., 1.300 mila ab. con capoluogo Belfast), che godeva e gode di una propria autonomia. Dall'apr. 1949 i legami che la legavano all'Inghilterra sono stati aboliti e l'I. è una repubblica sovrana e indipendente.
Giuseppe Caraci
II. STORIA CIVILE E RELIGIOSA.
I. EPOCA PRECRISTIANA
L'I. fu in origine abitata da una gente bassa di statura e bruna di capelli, detta dai paletnologi iberica o ligure o mediterranea, che popolò durante l'epoca neolitica tutta l'Europa occidentale e che ha lasciato quale documento della sua presenza in I., specialmente nelle contee dell'ovest Kerry e Sligo, costruzioni megalitiche (dolmen e cromlech). I. Celti (v.) che in I. si chiamano Scoti o Scotti, Gaeli e che costituiscono anche oggi il fondo etnico del paese, di stirpe arioeuropea, alti e biondi, portatori della civiltà del bronzo, penetrarono in I. nelsec. VIII a. C. ricacciando verso ponente la razza bruna. Vivevano a regime di tribù, che si considerava la proprietaria del territorio, raggruppati sotto un capo, in villaggi, entro case di legno recinte da palizzata.
Le tribù erano distribuite in cinque grandi province: Ulster, Leinster, Connaught, Desmond (Munster settentrionale) Thomond (Munster meridionale) sottoposte a un re (righ) provinciale, e tutte riconoscevano l'autorità più nominale che effettiva di un re supremo (ard righ) che risiedeva sul Colle di Tara nella contea di Meath, a nord-ovest di Dublino, centro della tradizione pagana che si trovò di fronte il cristianesimo affermato sul colle da s. Patrizio contro il sacerdozio druidico del re Loegario.
La vita giuridico-sociale dell'I. era retta da una legislazione tradizionale detta «Legge dei Brehoni» (= giureconsulti) e anche «Legge della natura», cui poi il cristianesimo sostituì la «Legge della lettera» (Senchus Mor). Ogni tre anni aveva luogo a Tara una festa (feis) interprovinciale in cui si affermava, contro il particolarismo tribale, l'unità della stirpe.
La fantasia ha molto abbellito le origini storiche del paese di cui gli Irlandesi non avevano un ricordo preciso.
Tre sono i cicli in cui è contenuta la poesia mitica ed eroica dell'I.: il ciclo mitologico, il ciclo di Ulster e il ciclo di Leinster, o dei Feniani, il cui ultimo rappresentante è Ossian. Secondo il ciclo mitologico hanno occupato l'isola tre generazioni di dèi: la prima guidata da Partholon che combatté contro una schiera di dèi oscura ed infera, forse ricordo di quella venerata dagli abitatori «mediterranei»; la seconda guidata da Nemed che combatté contro la oscura potenza dei Fomoriani e sparisce senza discendenza; la terza dei Tuatha Dé-Da-nann, «discendenti divini di Dana», schiera degli dèi luminosi che occupa il paese fino all'arrivo dei Milesi. Egli dell'antenato mitico Mile, cioè i Celti irlandesi, che scacciano gli dèi riducendoli allo stato di folletti e fate (side). I Milesi sarebbero, secondo la cronologia tradizionale, giunti in I. nel 1300 a. C. e 118 re della loro stirpe avrebbero regnato nel paese prima dell'arrivo di s. Patrizio (432 d. C.).
Le divinità adorate dagli Irlandesi pagani erano Dana, l'antenata degli dèi; Bilé, corrispondente al Dis Pater dei Celti continentali, che costituisce con Dana la coppia divina generatrice irlandese; Lir, dio marino; Lug, dio luminoso, medico ed artista; Ogma, dio dell'eloquenza;
stiana durante l'alto medioevo e le ha meritato il titolo di «insula sancto-rum». Questa espansione si svolse specialmente nei secc. VIII e IX. «Con- suetudo peregrinandi iam piene in naturam conversa» afferma dei mis- sionari irlandesi Walafrido Strabone (MGH, Poet. lat. aev. Carol., II, 30), soprattutto perché questo pellegrinare era fatto, come si legge nelle vite di questi operosi missionari, «pro Dei amore», «pro Christo», «pro remedio animae», «pro adipiscenda in coelis patria», per un desiderio, insomma, di immolarsi, a compimento della vo- cazione propria, e ad imitazione degli Apostoli di Cristo, con il fine di rag- giungere la salvezione eterna.
L'Inghilterra fu la prima delle regioni dove si svolse l'apostolato ir- landese. S. Aidano (metà del sec. VII), primo vescovo di Lindisfarne, fu l'ap- postolo della Northumbria, impor- tante centro di irradiazione cristiana nel paese anglosassone; s. Cutterto, vescovo e apostolo di Durham (metà del sec. VII); s. Fursey, apostolo del- l'Inghilterra orientale; s. Kentigern, primo vescovo di Glasgow nella Scozia.
Dopo l'Inghilterra, la Francia e la Germania videro giungere alle loro contrade questi missionari, vestiti di rozza lana con una tunica bianca so- vrapposta, tonsurati trasversalmente da un orecchio all'altro alla moda dei druidi (salvo una scimarcona nella fronte) e con lunghi capelli ricadenti dietro la nuca; essi procedevano a piedi, in gruppi, spesso di dodici a simiglianza degli Apostoli, armati di bordone con a fianco una borraccia per l'acqua e una bisaccia con le ci- barie e l'occorrente per scrivere.
Per la Francia il luogo centrale di espansione fu Luxeuil, con gli al- tri due di Fontaines e Annegrai, fon- dati da s. Colombano. Carlomagno si giovò assai del- l'elemento irlandese per la riforma religiosa e culturale del suo Impero. Per la Germania il monastero di S. Gallo, discepolo di Colombano, costituì il nucleo dell'autuale città svizzera di questo nome e da esso sciamarono i fon- datori dei vari monasteri irlandesi in Germania. Va ri- cordato qui s. Kilian, che evangelizzò la Franconia e la Turingia e fondò la chiesa di Würzburg, dove subì il martirio nel 689; i monaci Tuban e Altus che fondarono i monasteri di Honau (Strasburgo) e Altomunster (Fri- singa); Virgilio, abate di Aghaboe, che divenne vescovo di Salzburg; s. Colmano, apostolo dell'Austria meridio- nale; s. Fridolino, primo vescovo dell'Alsazia; Mariano Scoto, fondatore a Ratisbona di un monastero da cui ne sciamarono altri dodici.
Anche in Italia giunse benefica la diaspora irlan- dese. Già nella metà del sec. VI sono ricordati s. Orso, in Valle d'Aosta; s. Frediano, vescovo di Lucca; nel sec. VII s. COLOMBA (v.), Bobbio (v.); s. Cataldo di Lismore, vescovo di Taranto, sulla cui costa era stato gettato da una tempesta al ritorno da Gerusa- lemme; nel sec. IX s. Donato vescovo di Fiesole contem- poraneo del dotto irlandese Dungalò preposto dal re Lotario all'Università di Pavia.
La diaspora monastica irlandese portava con sé, data la particolare forma di gerarchia legata alla costituzione tribale e non a un territorio facente capo a una chiesa cattedrale, un eccessivo numero di prelati, veri «episcopi vagantes» che pretendevano esercitare anche nelle dio- cesi del continente i poteri episcopali, provocando tur- bamenti a cui vari concili locali vollero porre rimedio.
---
**IRLANDA - Cortina storica (secc. V-VII) : 1); Diocesi: 2) Monasteri.**
stiche pratiche devozionali (orazione assidua con re- cita quotidiana dell'intero Salterio, prostrazioni gior- naliere ripetute anche trecento volte, con ripetuti se- gni di Croce, con bagni nell'acqua gelata, con orazioni recitate in piedi con le braccia aperte in quella po- sizione detta di crossfigill, «vigilia o preghiera della Croce», che ancora si pratica nel pellegrinaggio al Purgatorio di s. Patrizio nel santuario del Lough Lough Derg) dedicavano il tempo a trascrivere e minare codici, a lavorare di cesello creando composizioni in cui la fantasia esuberante si sbrigliava sovente a spese della grazia e dell'armonia.
Sono noti i nomi dei principali monasteri del paese: Kilkenny, nell'isola di Aran, fondato da s. Enda; Clo- nard, fondato verso il 520 da s. Finiano; Moville, fon- dato da un altro s. Finiano verso il 540; Ossory, fondato nel 549 da s. Kieran; Clonmacnoise, fondato da un altro s. Kieran nel 544; Iona, nell'isola omonima sulla costa scozzese, fondato nel 563 da s. COLOMBA (v.) al quale si debbono pure i monasteri irlandesi di Derry e di Durrow; Glendalough, fondato nel 541 da s. Kevino; Clonfert nel 544 da s. Brandano; Bangor, nel 558 da Comgallo e dove si formarono s. COLOMBA (v.) e s. Gallo. I secc. VI e VII furono i secoli aurei della formazione cristiana e culturale irlandese.
III. L'ESPANSIONE IRLANDESE
Questi monasteri, oltre ad essere stati centri irradiatori di luce per tutta l'I., furono anche i punti di partenza di un'espansione missionaria in Europa che costituisce la gloria dell'I. cri-stiche pratiche devozionali (orazione assidua con recita quotidiana dell'intero Salterio, prostrazioni giornaliere ripetute anche trecento volte, con ripetuti segni di Croce, con bagni nell'acqua gelata, con orazioni recitate in piedi con le braccia aperte in quella posizione de
Inoltre la Chiesa, irlandese seguiva speciali usanze liturgiche che differivano da quelle dell'Europa continentale. La più discordante era quella relativa alla celebrazione della Pasqua, dagli Irlandesi ancora fissata secondo il vecchio computo che poneva l'equinozio di primavera al 25 marzo e feceva oscillare il giorno di Pasqua tra il 14° e il 20° giorno della luna, cioè tra il 25 marzo e il 21 apr., mentre la Chiesa di Roma, accettando il calcolo di Dino-sio il Piccolo basato sul ciclo alessandrino di 19 anni, per evitare la coincidenza con la Pasqua giudaica, qualora il 14° giorno della luna fosse caduto di domenica, aveva stabilito l'equinozio di primavera al 21 marzo, la celebrazione della Pasqua alla domenica seguente tra il 15° e il 21° giorno della luna, cioè tra il 22 marzo e il 23 apr. Il secondo punto di discordanza era sulla forma della tonsura degli Irlandesi, eseguita trasversalmente nella maniera sopra descritta e non totalmente secondo l'uso romano. Il terzo punto usato più dal Celta di Britannia che dagli Irlandesi era di far celebrare la consacrazione episcopale da un solo vescovo anziché da tre.
L'I. visse tranquilla nei suoi inviolati confini fino all'invasione danese (792-1014), avvenuta prima lungo le coste, Limerick, Dublino, Waterford, Cork, Wexford, e poi penetrata nell'interno danneggiando chiese e monasteri fino a che il re supremo Bian Bori il 23 apr. 1014 pose fine al predominio danese rimanendo però ucciso nella battaglia di Clontarf.
Ma questa vittoria, che fu ottenuta anche contro elementi irlandesi alleati con i Danesi, non acquietò le contese interne che durarono fino a quando Dermot re del Leinster, in lotta con il re supremo Rodrigo O'Connor, domandò aiuto a Enrico II re d'Inghilterra, della casa Tudor, il quale prima inviò in I. truppe gallesi e inglesi (1169) e poi vi si recò egli stesso (1171), insediandosi a Dublino.
Da questo tempo comincia la trasformazione dell'I. secondo il sistema economico-sociale e gerarchico dell'I. Occidente.
Già dal 1118 Gilberto, vescovo di Limerick e legato pontificio, nel Sinodo radunato a Rath Breasel aveva stabilito due sedi metropolitane, una a nord, ad Armagh, che era l'antica primaziale d'I., con 12 sedi suffragane e l'altra a sud, a Cashel, con altrettante sedi dipendenti.
Le misure di questo Sinodo furono caldeggiate da s. Malachia, primate d'I. amico di s. Bernardo e fautore di una riforma in senso romano della chiesa d'I. Nel Sinodo tenuto a Kells nel 1152, sotto la presidenza del card. G. Paparone, legato di Eugenio III, furono stabilite quattro province metropolitane, Armagh, con titolo di primaziale, Cashel, Dublino, sottratta dalla dipendenza dell'arcivescovo inglese di Canterbury, Tuam, sotto le quali erano raggruppate le sedi vescovili suffragane: questa sistemazione è ancora l'attuale.
IV. GLI INGLESI IN I
Enrico II, che era sbarcato in I. con l'autorizzazione del papa Adriano IV, inglese, che lo incaricava (bolla Ludlowiter, 1155) di sistemare le cose ecclesiastiche ed estirpare i vizi dal campo del Signore, in un nuovo Concilio riunito a Cashel (1172) completò in materia disciplinare (elezione dei vescovi, mensa vescovile, decime al clero, obolo di S. Pietro) l'opera dei concili antecedenti, sotto la presidenza del legato pontificio Cristiano O' Conairche.Ma appena ripartito il Re, che aveva lasciato nel Pale, trincea fortificata da Dublino a Dundalk, di esclusivo dominio inglese, un suo rappresentante, si costituirono subito nel paese i due gruppi ostili degli Irlandesi e degli Anglobornanni e si ebbero, così, a trecento anni di ostilità più o meno aperta che si inaspri durante la Guerra delle due rose tra le due case di York e di Lancaster, perché gli Irlandesi appoggiarono gli Yorkisti contro il re Enrico VII Tudor lancasteriano, salito al trono nel 1485. Questi, per troncare gli eterni dissidi dell'isola, inviò in I. Sir Eduard Poynings, il quale emanò due leggi (Poynings Acts, 1494) in forza delle quali le leggi votate dal Parlamento irlandese non avevano valore senza la sanzione del re d'Inghilterra, mentre le leggi emanate in Inghilterra dovevano aver valore anche per l'I.
I Tudor (Enrico VII, Enrico VIII, Edoardo VI, Maria, Elisabetta) si propone di creare l'unità dell'I., abbassando il potere dei capi indigeni e accentrando il diritto e l'amministrazione, contro l'autonomia propria della tradizione tribale.
Enrico VIII cominciò con chiamarsi re. anziché Lord d'I., introdusse nel paese il protestantesimo nominando vescovi anglicani che costituirono la Established Church a spese dei vescovi cattolici esuli e dei conventi confissati. Il figlio Edoardo batté la stessa via; la figlia Maria, cattolica, rimediò in parte ai danni subiti dalla Chiesa, ma inaugurò il sistema delle piantagioni, consistente nel dare il possesso del suolo a coltivatori inglesi, spogliando le legittimi utenti, il che significava estirpare dall'I. il sistema tribale e la tradizionale legge dei Brehoni che la regolava. L'altra figlia Elisabetta mantenne inesorabilmente il sistema di spogliazione sociale e confermò le misure anticattoliche del padre, ma dovette fronteggiare tre ribellioni, una a nord, l'altra a sud e la terza, di nuovo a nord e più terribile, capitanata da Ugo O' Neil conte di Tyrone nell'Ulster, che batté gli Inglesi a Yellow Ford, suscitando così la rivolta antinglese in tutta l'isola e facendosi proclamare re supremo d'I. Ma, nonostante gli aiuti di Spagna, Ugo fu sconfitto a Kinsale e dovette rinunziare al titolo e ad ogni ulteriore azione antinglese.
Quando gli Stuart (Giacomo I. Carlo I, Carlo II, Giacomo II) succedettero ai Tudor sul trono inglese, le speranze degli Irlandesi si risollevarono, ma furono presto deluse perché Giacomo I inaspri il sistema delle piantagioni principalmente nell'Ulster, sede dell'ultima ribellione, introducendo i piantatori inglesi e scozzesi, presbiteriani intransigenti, suscitando nel Connaught una fierissima insurrezione (1641) guidata da Rory O' More, che si estese a quasi tutta l'isola e fu diretta da un supremo consiglio di sei membri scelti dall'Assemblea del clero radunato a Kilkenny nel 1642.
Ma ancora una volta il contrasto interno, sorto ora tra i vecchi irlandesi i partigiani dell'intransigenza asso

203
