IRLANDA. - Detta ufficialmente, dal gaelico, Eire.
#### I. GEOGRAFIA.
L'I. è per ampiezza (kmq. 82.500; più di tre volte la Sicilia), la terza isola d'Europa e la seconda dell'arcipelago britannico.
Estremo avamposto occidentale del continente (da Valenza partono i cavi sottomarini verso l'America), è costituita da una larga platea di rocce antiche, all'ingrosso quadrangolare, depressa al centro ed orfata a NE ed a SO da due fasce di rilievi anch'essi antichi, intensamente logorati dall'erosione normale e dalla glaciazione pleurocenica (non raggiungono in nessun punto i 1200 m.). Il clima è caratterizzato da temperature miti, debole escursione termica, costante umidità (piogge tutto l'anno) e nebulosità. La pianura mediana, in gran parte calcarea, è imbevuta d'acqua, che ristagna in laghi e paludi, favorendo la formazione della torba su larghe estensioni. Poco meno di metà della superficie territoriale è occupata da prati naturali e da pascoli, che alimentano un notevole allevamento (soprattutto bovini); scarsa importanza hanno così l'agricoltura, come l'industria (mancano risorse minerarie) e la stessa attività marinara. Il paese è perciò relativamente poco popolato (2.900 mila ab.; 43 a kmq.), con forte emigrazione (in un secolo la popolazione si è più che dimezzata). Solo la capitale, Dublino (510 mila ab.), supera i 100 mila ab.; in complesso la popolazione vive dispersa nelle campagne. Gli Irlandesi sono per il 93% cattolici, e per il resto protestanti. Dal 1921 l'I. faceva parte del Commonwealth britannico, salvo la parte settentrionale (13.600 kmq., 1.300 mila ab. con capoluogo Belfast), che godeva e gode di una propria autonomia. Dall'apr. 1949 i legami che la legavano all'Inghilterra sono stati aboliti e l'I. è una repubblica sovrana e indipendente.
Giuseppe Caraci
#### II. STORIA CIVILE E RELIGIOSA.
I. EPOCA PRECRISTIANA
L'I. fu in origine abitata da una gente bassa di statura e bruna di capelli, detta dai paletnologi iberica o ligure o mediterranea, che popolò durante l'epoca neolitica tutta l'Europa occidentale e che ha lasciato quale documento della sua presenza in I., specialmente nelle contee dell'ovest Kerry e Sligo, costruzioni megalitiche (dolmen e cromlech). Celti (v.) che in I. si chiamano Scoti o Scotti, Gaeli e che costituiscono anche oggi il fondo etnico del paese, di stirpe arioeuropea, alti e biondi, portatori della civiltà del bronzo, penetrarono in I. nel
Le tribù erano distribuite in cinque grandi province: Ulster, Leinster, Connaught, Desmond (Munster settentrionale) Thomond (Munster meridionale) sottoposte a un re (righ) provinciale, e tutte riconoscevano l'autorità più nominale che effettiva di un re supremo (ard righ) che risiedeva sul Colle di Tara nella contea di Meath, a nord-ovest di Dublino, centro della tradizione pagana che si trovò di fronte il cristianesimo affermato sul colle da s. Patrizio contro il sacerdozio druidico del re Loegario.
La vita giuridico-sociale dell'I. era retta da una legislazione tradizionale detta « Legge dei Brehoni » (= giureconsulti) e anche « Legge della natura », cui poi il cristianesimo sostituì la « Legge della lettera » (Senchus Mor). Ogni tre anni aveva luogo a Tara una festa (fais) interprovinciale in cui si affermava, contro il particolarismo tribale, l'unità della stirpe.
La fantasia ha molto abbellito le origini storiche del paese di cui gli Irlandesi non avevano un ricordo preciso.
Tre sono i cicli in cui è contenuta la poesia mitica ed eroica dell'I.: il ciclo mitologico, il ciclo di Ulster e il ciclo di Leinster, o dei Feniani, il cui ultimo rappresentante è Ossian. Secondo il ciclo mitologico hanno occupato l'isola tre generazioni di dèi: la prima guidata da Partholon che combatté contro una schiera di dèi oscura ed infera, forse ricordo di quella venerata dagli abitatori « mediterranei »; la seconda guidata da Nemed che combatté contro la oscura potenza dei Fomoriani e sparisce senza discendenza; la terza dei Tuntha Dé Danann, « discendenti divini di Dana », schiera degli dèi luminosi che occupa il paese fino all'arrivo dei Milesi, figli dell'antenato mitico Mile, cioè i Celti irlandesi, che scacciano gli dèi riducendoli allo stato di folletti e fate (side). I Milesi sarebbero, secondo la cronologia tradizionale, giunti in I. nel 1300 a. C. e 118 re della loro stirpe avrebbero regnato nel paese prima dell'arrivo di s. Patrizio (43a d. C.).
Le divinità adorate dagli Irlandesi pagani erano Dana, l'antenata degli dèi; Bilé, corrispondente al Dis Pater dei Celti continentali, che costituisce con Dana la coppia divina generatrice irlandese; Lir, dio marino; Lug, dio luminoso, medico ed artista; Ogma, dio dell'eloquenza;

Angus, dea dell'amore; Brigit, dea della poesia e della sapienza. druidi (v.), dotto nella medicina e nella divinazione, controllava l'istruzione della gioventù.
I. CRISTIANA
L'introduzione del cristianesimo nel paese, sebbene papa Celestino avesse nel 431 inviato in I. come vescovo Palladio, è dovuta interamente a s. PATRIZIO, SANTO (v.), che nel 432 dal nativo Galles prese terra a Downpatrick (contea Down); quivi nel 1938 venne innalzata, a ricordo dello sbarco salutare, una gigantesca statua del Santo.La diffusione del cristianesimo fu rapidissima, anche perché per la costituzione sociale del paese, basata sul clan, la conversione del capo portava con sé quella di tutta la sua gente. E poiché la mancanza di grandi città, effetto del regime tribale, impediva la costituzione di una gerarchia legata a un territorio delimitato e dipendente da una chiesa cattedrale, si ebbe una gerarchia di abati-vescovi, che attorno al monastero fondato a loro spese radunarono una numerosa schiera di monaci i quali entro le mura protettrici, dopo aver compiuto le lunghe e caratteri-

Sono noti i nomi dei principali monasteri del paese: Kilkenny, nell'isola di Aran, fondato da s. Enda; Clonard, fondato verso il 520 da s. Finiano; Moville, fondato da un altro s. Finiano verso il 540; Ossory, fondato nel 549 da s. Kierano; Clonmacnoise, fondato da un altro s. Kierano nel 544; Iona, nell'isola omonima sulla costa scozzese, fondato nel 563 da s. Colomba (v.) al quale si debbono pure i monasteri irlandesi di Derry e di Durrow; Glendalough, fondato nel 541 da s. Kevino; Clonfert nel 544 da s. Brandano; Bangor, nel 558 da Comgallo e dove si formarono s. COLOMBA (v.) e s. Gallo. I secc. VI e VII furono i secoli aurei della formazione cristiana e culturale irlandese.
III. L'ESPANSIONE IRLANDESE
Questi monasteri, oltre ad essere stati centri irradiatori di luce per tutta l'I., furono anche i punti di partenza di un'espansione missionaria in Europa che costituisce la gloria dell'I. cri-stiana durante l'alto medioevo e le ha meritato il titolo di «insula sanctorum». Questa espansione si svolse specialmente nei secc. VIII e IX. «Consuetudo peregrinandi jam poene in naturam conversa » afferma dei missionari irlandesi Walafrido Strabone (MGH, Poet. lat. nov. Carol., II, 30), soprattutto perché questo pellegrinare era fatto, come si legge nelle vite di questi operosi missionari, « pro Dei amore », « pro Christo », « pro remedio animae », « pro adipiscenda in coelis patria », per un desiderio, insomma, di immolarsi, a compimento della vocazione propria, e ad imitazione degli Apostoli di Cristo, con il fine di raggiungere la salvazione eterna.
L'Inghilterra fu la prima delle regioni dove si svolse l'apostolato irlandese. S. Aidano (metà del sec. VII), primo vescovo di Lindisfarne, fu l'apostolo della Northumbria, importante centro di irradiazione cristiana nel paese anglosassone: s. Cutberto, vescovo e apostolo di Durham (metà del sec. VII); s. Fursey, apostolo dell'Inghilterra orientale; s. Kentigern, primo vescovo di Glasgow nella Scozia.
Dopo l'Inghilterra, la Francia e la Germania videro giungere alle loro contrade questi missionari, vestiti di rozza lana con una tunica bianca sovrapposta, tonsurati trasversalmente da un orecchio all'altro alla moda dei druidi (salvo una semicorona nella fronte) e con lunghi capelli ricadenti dietro la nuca; essi procedevano a piedi, in gruppi, spesso di dodici a simiglianza degli Apostoli, armati di bordone con a fianco una borraccia per l'acqua e una bisaccia con le cibarie e l'occorrente per scrivere.
Per la Francia il luogo centrale di espansione fu Luxeuil, con gli altri due di Fontaines e Annegrai, fondati da s. Colombano. Carlomagno si giovò assai dell'elemento irlandese per la riforma religiosa e culturale del suo Impero. Per la Germania il monastero di S. Gallo, discepolo di Colombano, costituì il nucleo dell'attuale città svizzera di questo nome e da esso sciamarono i fondatori dei vari monasteri irlandesi in Germania. Va ricordato qui s. Kiliano che evangelizzò la Franconia e la Turingia e fondò la chiesa di Würzburg, dove subì il martirio nel 680; i monaci Tuban e Altus che fondarono i monasteri di Honau (Strasburgo) e Altomunster (Frisinga); Virgilio, abate di Aghaboe, che divenne vescovo di Salzburg; s. Colmano, apostolo dell'Austria meridionale; s. Fridolino, primo vescovo dell'Alsazia; Mariano Scoto, fondatore a Ratisbona di un monastero da cui ne sciamarono altri dodici.
Anche in Italia giunse benefica la diaspora irlandese. Già nella metà del sec. VI sono ricordati s. Orso, in Valle d'Aosta; s. Frediano, vescovo di Lucca; nel sec. VII s. COLOMBA (v.), Bobbio (v.); s. Cataldo di Lismore, vescovo di Taranto, sulla cui costa era stato gettato da una tempesta al ritorno da Gerusalemme; nel sec. IX s. Donato vescovo di Fiesole contemporaneo del dotto irlandese Dungalo preposto dal re Lotario all'Università di Pavia.
La diaspora monastica irlandese portava con sé, data la particolare forma di gerarchia legata alla costituzione tribale e non a un territorio facente capo a una chiesa cattedrale, un eccessivo numero di prelati, veri « episcopi vagantes » che pretendevano esercitare anche nelle diocesi del continente i poteri episcopali, provocando turbamenti a cui vari concili locali vollero porre rimedio.
Inoltre la Chiesa irlandese seguiva speciali usanze liturgiche che differivano da quelle dell'Europa continentale. La più discordante era quella relativa alla celebrazione della Pasqua, dagli Irlandesi ancora fissata secondo il vecchio computo che poneva l'equinozio di primavera al 25 marzo e feceva oscillare il giorno di Pasqua tra il 14° e il 20° giorno della luna, cioè tra il 25 marzo e il 21 apr., mentre la Chiesa di Roma, accettando il calcolo di Dionisio il Piccolo basato sul ciclo alessandrino di 19 anni, per evitare la coincidenza con la Pasqua giudaica, qualora il 14° giorno della luna fosse caduto di domenica, aveva stabilito l'equinozio di primavera al 21 marzo, la celebrazione della Pasqua alla domenica seguente tra il 15° e il 21° giorno della luna, cioè tra il 22 marzo e il 25 apr. Il secondo punto di discordanza era sulla forma della tonsura degli Irlandesi, eseguita trasversalmente nella maniera sopra descritta e non totalmente secondo l'uso romano. Il terzo punto usato più dai Celti di Britannia che dagli Irlandesi era di far celebrare la consacrazione episcopale da un solo vescovo anziché da tre.
L'I. visse tranquilla nei suoi inviolati confini fino all'invasione danese (792-1014), avvenuta prima lungo le coste, Limerick, Dublino, Waterford, Cork, Wexford, e poi penetrata nell'interno danneggiando chiese e monasteri fino a che il re supremo Bian Boru il 23 apr. 1014 pose fine al predominio danese rimanendo però ucciso nella battaglia di Clontarf.
Ma questa vittoria, che fu ottenuta anche contro elementi irlandesi alleatisi con i Danesi, non acquiotò le contese interne che durarono fino a quando Dermot re del Leinster, in lotta con il re supremo Rodrigo O'Connor, domandò aiuto a Enrico II re d'Inghilterra, della casa Tudor, il quale prima inviò in I. truppe gallesi e inglesi (1169) e poi vi si recò egli stesso (1171), insediandosi a Dublino.
Da questo tempo comincia la trasformazione dell'I. secondo il sistema economico-sociale e gerarchico dell'Occidente.
Già dal 1118 Gilberto, vescovo di Limerick e legato pontificio, nel Sinodo radunato a Rath Breaseal aveva stabilito due sedi metropolitane, una a nord, ad Armagh, che era l'antica primaziale d'I., con 12 sedi suffragane e l'altra a sud, a Cashel, con altrettante sedi dipendenti.
Le misure di questo Sinodo furono caldeggiate da s. Malschia, primate d'I. amico di s. Bernardo e fautore di una riforma in senso romano della chiesa d'I. Nel Sinodo tenuto a Kells nel 1152, sotto la presidenza del card. G. Paparone, legato di Eugenio III, furono stabilite quattro province metropolitane, Armagh, con titolo di primaziale, Cashel, Dublino, sottratta dalla dipendenza dell'arcivescovo inglese di Canterbury, Tuam, sotto le quali erano raggruppate le sedi vescovili suffragane: questa sistemazione è ancora l'attuale.
IV. GLI INGLESI IN I
Enrico II, che era sbarcato in I. con l'autorizzazione del papa Adriano IV, inglese, che lo incaricava (bolla Laudabiliter, 1155) di sistemare le cose ecclesiastiche ed estirpare i vizi dal campo del Signore, in un nuovo Concilio riunito a Cashel (1172) complerò in materia disciplinare (elezione dei vescovi, mensa vescovile, decime al clero, obolo di S. Pietro) l'opera dei concili antecedenti, sotto la presidenza del legato pontificio Cristiano O'Conairche.Ma appena ripartito il Re, che aveva lasciato nel Pale, trincea fortificata da Dublino a Dundalk, di esclusivo dominio inglese, un suo rappresentante, si costituirono subito nel paese i due gruppi ostili degli Irlandesi e degli Anglonormanni e si ebbero, così, ca. trecento anni di ostilità più o meno aperta che si inasprì durante la « Guerra delle due rose » tra le due case di York e di Lancaster, perché gli Irlandesi appoggiarono gli Yorkisti contro il re Enrico VII Tudor lancasteriano, salito al trono nel 1485. Questi, per troncare gli eterni dissidi dell'isola, inviò in I. Sir Eduard Poynings, il quale emanò due leggi (Poynings Acts, 1494) in forza delle quali le leggi votate dal Parlamento irlandese non avevano valore senza la sanzione del re d'Inghilterra, mentre le leggi emanate in Inghilterra dovevano aver valore anche per l'I.
I Tudor (Enrico VII, Enrico VIII, Edoardo VI, Maria, Elisabetta) si proposero di creare l'unità dell'I., abbassando
il potere dei capi indigeni e accentrando il diritto e l'amministrazione, contro l'autonomia propria della tradizione tribale.
Enrico VIII cominciò con chiamarsi re anziché Lord d'I., introdusse nel paese il protestantesimo nominando vescovi anglicani che costituirono la Established Church a spese dei vescovi cattolici espulsi e dei conventi confiscari. Il figlio Edoardo batté la stessa via; la figlia Maria, cattolica, rimediò in parte ai danni subiti dalla Chiesa, ma inaugurò il sistema delle piantagioni, consistente nel dare il possesso del suolo a coltivatori inglesi, spogliandone i legittimi utenti, il che significava estirpare dall'I. il sistema tribale e la tradizionale legge dei Brehoni che la regolava. L'altra figlia Elisabetta mantenne inesorabilmente il sistema di spogliazione sociale e confermò le misure anticattoliche del padre, ma dovette fronteggiare tre ribellioni, una a nord, l'altra a sud e la terza, di nuovo a nord e più terribile, capitanata da Ugo O'Neil conte di Tyrone nell'Ulster, che batté gli Inglesi a Yellow Ford, suscitando così la rivolta antinglese in tutta l'isola e facendosi proclamare re supremo d'I. Ma, nonostante gli aiuti di Spagna, Ugo fu sconfitto a Kinsale e dovette rinunciare al titolo e ad ogni ulteriore azione antinglese.
Quando gli Stuart (Giacomo I, Carlo I, Carlo II, Giacomo II) succedettero ai Tudor sul trono inglese, le speranze degli Irlandesi si risollevarono, ma furono presto deluse perché Giacomo I inasprì il sistema delle piantagioni principalmente nell'Ulster, sede dell'ultima ribellione, introducendovi piantatori inglesi e scozzesi, presbiteriani intransigenti, suscitando nel Connaught una fierissima insurrezione (1641) guidata da Rory O'More, che si estese a quasi tutta l'isola e fu diretta da un supremo consiglio di sei membri scelti dall'Assemblea del clero radunato a Kilkenny nel 1642.
Ma ancora una volta il contrasto interno, sorto ora tra « i vecchi irlandesi » partigiani dell'intransigenza asso-

(per cortesia di mons. A. P. Frutaz)
(da Eric H. L. Sarton, Irish figure sculptures, Portland, Maine 1915, tab. 18)
A risolvere con violenza la questione sbarcò in I., dopo l'esecuzione capitale del Re, Oliviero Cromwell (1649), che, dopo aver sterminato gli Irlandesi a Drogheda e a Wexford ed espugnate Kilkenny e Clonmel, se ne tornò in Inghilterra lasciando ai suoi luogotenenti l'incarico di sottomettere il paese. La conquista fu compiuta nel 1652; i territori conquistati furono distribuiti ai soldati di Cromwell (Act of settlement, 1653) e gli Irlandesi rimaati senza terra, vennero confinati nel Connaught.
Con Carlo II le condizioni migliorarono un poco perché questi ebbe cura di sistemare i vari piantatori distinguendo le famiglie degli antichi anglonormanni, i piantatori di Elisabetta e Carlo I e i piantatori cromwelliani (Act of settlement, 1663). Il suo successore Giacomo II per riconquistare il trono inglese perduto (1688), poiché cattolico e ostile al Parlamento, puntò sulla Francia di Luigi XIV e sull'I.
V. L'
I. SOTTO LE LEGGI PENALI
Allora il suo genero Guglielmo III di Orange sbarcò con un esercito nell'isola e sconfisse sul fiume Boyne l'esercito reale (30 giugno 1690). Conseguenza della sconfitta fu per l'I. una nuova piantazione di orangisti che andarono a occupare il luogo dei giacobiti messi al bando e un periodo di netto predominio dei protestanti, con l'applicazione di « leggi penali » e con la sparizione completa del regime tribale in forza dell'ultima espropriazione e dell'Act of resumption (1700) che ne seguì, in seguito al quale tutte le terre confiscate o concesse in I. dopo il 1689 dovevano far ritornoallo Stato che le rivendette al pubblico incanto; mentre l'industria della lana veniva sradicata dal paese a vantaggio dell'Inghilterra, senza che valesse a compensarla l'introduzione dell'industria del lino di cui si avvantaggiò solo l'Ulster orangista.
La soppressione del regime tribale, togliendo la causa delle contese interne facilitò il sorgere dell'idea dell'unione degli Irlandesi, uguagliati nella loro qualità di cattolici (meno gli orangisti dell'Ulster), contro il dominatore inglese e protestante. Nel medesimo tempo le idee di tolleranza proprie del sec. XVIII, che è il secolo dell'illuminismo, provocarono da parte degli Inglesi un alleggerimento delle leggi penali. Al protestante Enrico Grattani si dovette la proposta fatta al Parlamento inglese di parificare i diritti dei cattolici a quelli dei protestanti. La guerra d'indipendenza delle colonie inglesi di America, che provocò la formazione di un esercito irlandese di 42 mila volontari, giunto poi a 100 mila, contribuì a render meno pesante la dura mano degli Inglesi; mentre un'insurrezione nazionale (1798) ben presto domata, suscitata nell'isola dalla Rivoluzione Francese, persuasi il primo ministro inglese Pitt a proclamare (1800) l'unione in un solo regno della Gran Bretagna e dell'I., con un unico Parlamento risiedente a Londra.
VI. L'UNIONE DELL'
I. ALLA GRAN BRETAGNA
L'unione, avversata dai protestanti irlandesi che vi scorsero una diminuzione della loro privilegiata situazione, non dispiacque ai cattolici perché la considerarono un mezzo per facilitare la loro emancipazione, facendoli uscire dall'isolamento e rendendo loro possibile di far sentire la loro voce nel Parlamento inglese.Il sec. XIX è effettivamente quello in cui furono poste le solide basi dell'indipendenza d'I. Ma la via di percorrere era ancora lunga e scabrosa in quanto: 1) la Chiesa protestante aveva ancora una posizione privilegiata, non solo di onore ma anche economica, a causa delle decime che la popolazione era tenuta a versarle; 2) il territorio era in massima parte in mano di proprietari inglesi (landlords) refrattari a qualsiasi modifica del regime di cui beneficiavano a danno di tutto il paese.
Sicché, subito dopo l'unione, cominciò la lotta per l'emancipazione condotta da D. O'CONNEL, DANIELE (v.) che, organizzando i contadini, ottenne dal Parlamento l'approvazione dell'Emancipation Act (1829) per cui cattolici e protestanti furono parificati nei diritti.
La terribile carestia che seguì in I. nel 1848, in seguito al cattivo raccolto, cagionando la morte di centinaia di migliaia di persone e l'emigrazione in America di oltre un milione e mezzo, a causa dell'imprevidenza del governo, persuasi il governo liberale presieduto da Gladstone ad abolire (1870) i privilegi della Chiesa protestante, a porre in discussione la riforma agraria e a prospettare l'opportunità di concedere all'I. il diritto all'autogoverno (Home rule). Questo movimento, iniziato da S. Butt, caldeggiato dal patriota irlandese C. S. Parnell, cadde due volte (1886 e 1893) per l'opposizione dei conservatori e sarebbe caduto anche la terza volta (quando fu presentato dal deputato Redmond, a causa dell'opposizione dei protestanti dell'Ulster che temevano compromessa la loro posizione di privilegio e minacciavano la guerra civile) se non fosse scoppiata la prima guerra mondiale (1914-18) nella quale l'I. si schierò a fianco dell'Inghilterra, sedando per allora i motivi di contrasto. Il quale fu mantenuto idealmente vivo dall'Associazione politica dei Sinn Feiners, « quelli che fanno da sé », creata da A. Griffith; questa prese parte all'insurrezione scoppiata nel 1916, d'accordo con la Germania e repressa sanguinosamente dall'Inghilterra; trionfò nelle elezioni del 1918 e si affermò stabilmente con la formazione di un esercito repubblicano irlandese (Irish Republican Army). Nel 1919 i Sinn Feiners si costituirono in « Assemblea di Irlanda » (Dail Eireann) e proclamarono l'indipendenza del paese sotto la presidenza di E. De Valera.
VII. L'
I. INDIPENDENTE
Il primo ministro inglese Lloyd George finì per trattare con essi riconoscendo (6 dic. 1921) all'I. la condizione di dominion con l'obbligo del giuramento di fedeltà al re d'Inghilterra e il pagamento di un canone annuo quale risarci-mento ai landlords inglesi per le terre restituite all'I. L'I. ebbe il titolo di Stato libero (Irish Free State, Sāorsiat Eireann) comprendente le 26 contee cattoliche del centro e del sud mentre le 6 contee protestanti dell'Ulster rimanevano unite all'Inghilterra. Gli estremisti irlandesi non approvarono questo accomodamento e ne seguì una lotta in cui caddero uccisi A. Griffith e M. Collins, cui successe W. Cosgrave. L'ordine fu ristabilito nel 1923, ma conseguenza della contesa fu il sorgere di un nuovo partito chiamato Fianna Fail, «soldati del destino», fondato dal De Valera che ebbe per programma di modificare su due punti la Costituzione del 1921: abolire il giuramento di fedeltà al re d'Inghilterra e la somma annua da pagare ai landlords inglesi.
La nuova Costituzione, approvata dal Parlamento e confermata da un plebiscito popolare, andò in vigore il 29 dic. 1937. Con essa l'I. ha raggiunto l'obiettivo della sua indipendenza come Stato sovrano, tanto che poté dichiarare la propria neutralità, di fronte all'Inghilterra, allo scoppio della seconda guerra mondiale (2 sett. 1939). Ma a rendere completa l'indipendenza manca ancora dal punto di vista territoriale e politico l'annessione delle sei contee dell'Ulster. Nelle elezioni del 1948, al posto di E. De Valera, è salito Thomas O'Kelley, quale Presidente della Repubblica irlandese.
VIII. ORGANIZZAZIONE ECCLESIASTICA
La Chiesa di I. conta 4 province ecclesiastiche, comprendenti 4 metropolitane e 23 diocesi suffraganee (Ann. Pont., 1931)Metropolitane: 1) ABMAGH con 8 suffraganee: Ardagh (unito il titolo di Clonmacnoise); Clogar; Derry; Down e Connor (sedi unite); Dromore; Kilmore; Meath; Raphoe; 2) CASHEL con 8 suffraganee: Cloyne; Cork; Emly (sotto l'amministrazione perpetua di Cashel); Kerry e Aghadoc (sedi unite); Killaloe; Limerick; Ross; Waterford e Lismore (sedi unite); 3) DUBLINO con 3 suffraganee: Ferns; Kildare e Leighlin (sedi unite); Ossory; 4) TUAM con 6 suffraganee: Achonry; Clonfert; Elphin; Galway e Kilmacduagh (sedi unite); Kilfenore (sotto l'amministrazione perpetua di Galway); Killala.
### III. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA E ORDINAMENTO SCOLASTICO.
Il costituirsi dello Stato libero non portò modificazioni immediate alla condizione della Chiesa. Mentre però, da un lato, fu demandata al Parlamento la riforma della legislazione in materia ecclesiastica, dall'altro i tribunali (funzionanti secondo il sistema inglese) applicarono da quel momento la vigente legislazione in senso favorevole alla Chiesa.
La Costituzione del 1937, per quanto, sempre in conformità ai principi del diritto inglese, non abbia abolito la legislazione precedente, ha prodotto ugualmente, in sede di applicazione, il risultato di attribuire alla Chiesa una posizione di favore e di regolare secondo la dottrina della Chiesa stessa le più importanti materie. Si può anzi affermare che il regime giuridico vigente in I. in materia ecclesiastica è simile a quello esistente in

(per cortesia di mons. A. P. Frutaz)
L'art. 44 della Costituzione afferma espressamente che a Dio è dovuto l'omaggio del culto pubblico, mentre riconosce la speciale posizione della Chiesa cattolica, come custode della fede professata dalla grande maggioranza dei cittadini. Alla Chiesa come tale non è tuttavia attribuita la personalità giuridica, che potrebbe essere conseguita attraverso una deliberazione del Parlamento, ma che la Chiesa stessa, almeno fino a questo momento, non ha ritenuto di dover chiedere.
Nessuna limitazione nei diritti esiste per coloro che non professano la religione cattolica.
Le relazioni diplomatiche sono mantenute attraverso il nunzio apostolico a Dublino e l'ambasciatore d'I. accreditato presso la S. Sede.
Per quanto riguarda il matrimonio, questo è considerato come un contratto produttivo di effetti civili. Ogni ministro del culto è al tempo stesso pubblico ufficiale in ordine alla celebrazione del matrimonio. Il divorzio è proibito ed il Parlamento non potrebbe neppure emanare una legge diretta ad introdurlo. Chi, anche straniero, abbia ottenuto all'estero lo scioglimento del matrimonio in conformità alle leggi civili non può contrarre matrimonio in I. durante la vita del primo coniuge.
L'art. 42 così stabilisce le direttive dell'istruzione scolastica: 1) lo Stato riconosce che il primo naturale educatore del fanciullo è la famiglia e garantisce il rispetto dell'inattaccabile diritto e dovere dei genitori di provvedere, secondo i loro mezzi, all'educazione religiosa, morale, intellettuale, fisica e sociale dei loro figli.
2) Ai genitori è data piena libertà di far istruire i propri figli a casa, oppure in scuole private o in scuole riconosciute o create dallo Stato. 3) Lo Stato, tenendo conto della coscienza e della legittima preferenza dei genitori, non obbliga questi a mandare i loro figli nelle scuole statali, ma, tuttavia, come custode del pubblico benessere, esige che i fanciulli, a seconda delle loro condizioni sociali, ricevano un minimo di educazione morale, intellettuale e sociale. 4) Lo Stato provvede gratuitamente alla istruzione primaria e cerca di aiutare, con adeguate sovvenzioni, l'iniziativa privata e corporativa di carattere educativo e, quando il pubblico lo richiede, provvede ad altre agevolazioni ed istituzioni educative, tenendo però sempre presente i diritti che spettano ai genitori, specialmente in materia di formazione religiosa e morale. 5) Solo in casi eccezionali, lo Stato, come custode del bene pubblico, si sostituirà ai parenti stessi se essi, per regioni morali e fisiche, vengono meno al loro dovere verso i figli. Lo Stato avrà sempre riguardo dei naturali ed imprescrittibili diritti dei fanciulli.
Il popolo irlandese giunse a questi risultati attraverso una lotta che ebbe inizio nel 1612 con la fondazione delle Royal Free Schools a cui seguì il decreto Penal Laws che proscrisse l'istruzione cattolica in I. Vennero allora fondate le scuole clandestine Hedge Schools legalizzate con il Relief Act nel 1797. L'emancipazione cattolica del 1829 favorì la scuola cattolica privata. Quando nel 1831 i protestanti fondarono la scuola nazionale i cattolici si sforzarono di ottenere l'uguaglianza che venne loro concessa nel 1860. Nel 1869 con l'Irish Church Act venne denazionalizzata la Chiesa anglicana e fu permessa la fondazione del primo seminario nazionale per la formazione del clero cattolico. Nel 1883 furono permessi collegi tenuti dai cattolici i quali dal 1900 avevano ottenuto di scegliere i propri insegnanti e nel 1921-22 vennero riconosciute dallo Stato le « Christian Brothers Schools ».
L'istruzione scolastica comprende le scuole elementari, quelle secondarie e le università. Le scuole elementari comprendono 4912 scuole dello Stato e 466 scuole elementari cattoliche. Le scuole secondarie si dividono in 300 scuole medie, 77 scuole tecniche e 1168 scuole tecniche di reintegrazione. Le università sono: Trinity College fondato nel 1591 a Dublino roccaforte dell'anglicanismo; Queens University fondata nel 1845 a Belfast, roccaforte dei presbiteriani; Catholic University a Dublino fondata nel 1850 e National University of Ireland composta di tre collegi: Dublino, Cork e Galway fondata nel 1909 (sconfessionale, ma nella quale sono cattolici tutti i professori e gli studenti).
L'educazione del clero cattolico viene curata in 21 seminari-collegi, in 3 seminari completi, in 5 seminari maggiori e nei 3 seminari all'estero: « Collegium Hibernicum de Urbe » a Roma, « Collegium Parisiense » a Parigi e « Collegium Salmaticense » in Spagna.
#### IV. LETTERATURA.
Le più antiche manifestazioni letterarie scritte dell'I. furono in lingua latina. La Confessio di s. Patrizio e la sua lettera a Corotico risalgono alla metà del sec. v; la biografia di Adammano di s. Columba è della fine del sec. VII, e vi sono molti altri scritti ibero-latini in prosa e poesia, prodotti dal sec. VI al IX. Essi vanno qui menzionati come ricordo del latino puro e dell'influenza ecclesiastica rivale dell'antica tradizione irlandese indigena, della quale custodi ereditari erano i fili: una classe di letterati che trasmetteva, dapprima per tradizione orale, poi
in forma letteraria, antiche leggi, annali, genealogie, dindsenchas (topografie), racconti eroici e altri poemi irlandesi.
Con il sorgere dei monasteri irlandesi nei secc. VI-VII era inevitabile che la vecchia tradizione orale e mnemonica cedesse il posto alla nuova forma di letteratura scritta. I monaci si applicarono a districare gli ingarbugliati fili della leggenda, degli annali e della cronaca con lo schema della storia universale dominante nella Chiesa latina. La più antica letteratura d'I. risale alla fine del sec. VII o al principio del sec. VIII; ma è l'erede di una tradizione orale più antica.
All'evoluzione della letteratura irlandese scritta (gaelica) è stata data una divisione convenzionale in tre periodi: irlandese antico (700-1100); intermedio (1100-1550); moderno (1550 fino ad oggi).
I. PERIODO ANTICO
I più antichi esempi della primitiva prosa irlandese sono frammenti di una omelia nota come l'Omelia di Cambrai (secc. VII-VIII); il Messule di Stowe (sec. VIII-IX) e alcuni commenti nel Libro di Armagh (sec. IX). Dal sec. X in poi la letteratura ecclesiastica tende ad essere scritta in irlandese piuttosto che in latino. La Vita tripartita di s. Patrizio è il capolavoro della prosa di questo periodo; ma vi sono anche numerose omelie irlandesi, Regole, vite di santi ecc. Gli inni irlandesi si trovano nel Liber hymnorum: fra i più belli sono l'inno a s. Brigida, l'inno allo Spirito Santo di Mael-Isu e l'inno di s. Ita al Bambin Gesù.Oltre a questi testi letterari, la nostra conoscenza dell'antica lingua irlandese procede in parte dalle glosse e dai poemetti irlandesi scritti da amannuensi in taluni manoscritti come il « Codice paolino » a Würzburg, il « Codice ambrosiano » a Milano, alcuni manoscritti di Prisciano a S. Gallo e un manoscritto nel monastero di Paolo in Carinzia. Questi libri irlandesi sono stati conservati nel continente, dove furono portati da monaci e studiosi irlandesi che fuggivano le incursioni degli Scandinavi nei secc. IX e X. La più parte di questo antico materiale irlandese si trova nel Thesaurus palaeolibernicus (2 voll., ed. W. Stokes e J. Strachan, Oxford 1901-1903).
I. PERIODO INTERMEDIO
Comincia con la sconfitta degli Scandinavi da parte di Brian Boru nella battaglia di Clontarf (1014). Dal sec. XII in poi, specialmente dopo la conquista anglo-normanna di parte dell'isola, l'I. viene a più stretto contatto con la cultura dell'Europa occidentale. Questo periodo è contrassegnato dall'apparizione delle scuole dei bardi: scuole di doti sotto la protezione di capi locali; i bardi corrispondono ai « fili » dell'epoca più antica. Numerose raccolte della letteratura irlandese del periodo di mezzo sono state conservate in forma di grossi volumi manoscritti, redatti sia da monaci che da studiosi delle famiglie che coltivavano una tradizione di cultura. Il più antico di questi libri è il Lebor nah-Uidhre (« Libro del Toro Bruno »), che fu scritto in gran parte da Mael-muire Mac Ceileachair (1100) nel monastero di Clonmacnoise. Contiene una collezione di racconti romantici presi dal grande ciclo di Ulster della saga irlandese. Il Lebor Laigneach (« Libro di Leinster ») fu scritto nel 1150 e contiene un'altra versione del ciclo di Ulster con nuovo materiale di Leinster. Una gran quantità di materiale romanzesco è nel Libro giallo di Lecan e nel Libro di Ballymote, scritti nei secc. XIV e XV. Il Leabhar Breac (sec. XV) contiene molta materia ecclesiastica. Questi cinque codici sono conservati a Dublino e sono stati pubblicati in facsimile. In generale la lingua è l'irlandese del periodo di mezzo, ma vi sono molte forme arcaiche derivanti da manoscritti più antichi, ora perduti.Vi sono due cicli principali di racconti romanzeschi irlandesi: quello di Ulster e quello Feniano od Ossianico.
a) Il ciclo di Ulster è il più antico. Il racconto centrale è il Táin Bó Cuailnge (« Invasione d'armenti di Cooley »): una storia pittoresca e barbarica di lotta fra le forze di Connacht e Ulster, con il vittorioso eroe dell'Ulster, Cúchulainn, come figura principale. Il Táin è

(fot. British Council)
b) Il ciclo Feniano si riallaccia alle caratteristiche di un'epoca più tarda, ed è composto in forma di ballata. Vi è più umanità, bene e male, nel suo personaggio principale, Finn Mac Cumhaill, e i suoi compagni. Vi è pure maggiore consapevolezza del diletto che dà la bellezza della natura e il pericolo della caccia. Molti dei racconti feniani vivono ancora nelle province dell'I. moderna dove si parla gaelico. La più antica versione di queste leggende feniane è nel Colloquio dei vecchi, conservato nel Libro di Lismore (sec. xv). Ballate posteriori si possono trovare nel Duanaire Finn (compilazione dell'inizio del sec. xvii). Romanzi in prosa sul tema feniano si ebbero nel secc. xvi e xvii: L'insegnamento di Diarmuid e Gráinne, ecc.
Il primo racconto in prosa è Cogad Gaedel re Gallaib («Guerre dei Gaeli e degli stranieri»), scritto subito dopo la battaglia di Clontarf (1014). Altre opere in prosa sono Caithréim Cellacháin Caill e Leabhar Gabhála («Il Libro delle invasioni») che riunisce molte leggende dell'antica storia irlandese. La letteratura annalistica è più abbondante della narrativa storica. La più antica compilazione annalistica proviene dalla provincia meridionale di Munster: gli Annali di Inisfallen (1090). Compilazioni posteriori sono gli Annali di Tigernach (sec. xiv); gli Annali dell'Ulster (1490); gli Annali di Loch Cé (1588) e gli Annali dei quattro maestri (1632-36). Quest'ultima
compilazione è opera di un gruppo di studiosi francescani irlandesi, i quali copiarono tutto il materiale più antico che poterono trovare nei loro annali, scritti presso il monastero francescano di Donegal.
La più importante collezione di genealogie fu raccolta a Galway, con materiale antico, da Duald Mac Firbis (1650-66). Ivi si trova pure gran copia di materiale manoscritto da studiosi di professione di questo periodo di topografia, storia, genealogia, grammatica, metrica e diritto. Solo una piccola parte del sistema giuridico irlandese, conosciuta come le leggi Brehon, è stata già studiata. Vi sono anche traduzioni irlandesi del periodo di mezzo di storie classiche di Grecia e Roma. Gli scritti religiosi sono ben rappresentati in questo periodo. Numerose vite di santi irlandesi sono contenute nel Leabhar Breac e nel Libro di Lismore. Gran quantità di testi tratta di visite al Paradiso e all'Inferno. Di questi i più famosi sono La visione di Adamnan (sec. xi), La visione di Fursa e La visione di Tundal (sec. xii). Si dice che Dante abbia subito l'influenza dalla Visione di Fursa. La visione di Mac Conglinne differisce da questi testi: è una intelligente satira dei monaci irlandesi del sec. XII. La poesia amorosa di questo periodo mostra l'influsso dell'amour courtois della tradizione europea. La parte migliore di questi poemi d'amore è stata raccolta da T. F. O' Rahilly in Dánta Grádha (Dublino 1916).
III. PERIODO MODERNO
Il sec. xvii vide il progressivo aumento della potenza e della cultura inglese in I., e un corrispondente declino della vecchia tradizione gaelica. Per scarsità di protettori la scuola bardica decadde, e i poeti respinsero i vecchi metri classici in favore del verso più semplice del linguaggio popolare. David O' Bruadar, Pierce Ferriter ed Egan O' Rahilly sono i più importanti poeti del sec. xvii. Una scuola di prosa religiosa nacque nei collegi irlandesi sul continente, specialmente nel convento francescano irlandese di S. Antonio a Lovanio, dove furono prodotti i primi libri stampati irlandesi.La prima biografia, in ordine di data e di una certa pretesa, in irlandese moderno, è la Vita di Colmcille di Manus O' Donnel, scritta nel 1536. Tadhg Ó Cánain
(m. nel 1608) scrisse la Fuga dei conti, racconto della tragica storia dei due capi dell'Ulster, O' Neill (il quale morì a Roma) e O' Donnell, dopo la loro sconfitta nella battaglia di Kinsale (1601). Geoffrey Keating (1570-1646) è il più grande scrittore di racconti storici e il principale esponente della prosa irlandese moderna. Era prete e scomunicato quando scrisse una Foras Feasa or Éirinn («Storia dell'I.»), come anche un certo numero di belle poesie e due opere religiose: una Difesa della Messa e un trattato morale sui Tre strali della morte.
Nel sec. XVIII la letteratura gaelica consiste soprattutto in canti popolari e poesie religiose, molti dei quali sono artisticamente di prim'ordine. I due poemi più notevoli sono I canti di Ossian, di Michael Comyn, e la Corte di mezzanotte, poema satirico, di Brian Marriman. Ma l'antica tradizione letteraria comincia a decadere.

È troppo presto per dire se il tentativo di far rinascere il gaelico come lingua universalmente parlata in I. avrà successo. Esso è liberamente parlato dai gruppi di lingua gaelica delle coste nord-occidentali, occidentali e sud-orientali. L'insegnamento dell'irlandese è seguito in tutte le scuole del paese, ed esso è oggi (1950) ben lontano dall'essere una lingua morta. Mai, dal sec. XVII, vi è stato un interesse generale per la lingua e la letteratura irlandesi, quali si manifesta oggi in I. Parecchi grandi scrittori inglesi (J. Swift, O. Goldsmith, E. Burke, S. Butler, O. Wilde, W. B. Yeats I. M. Synge, J. Joyce, B. Shaw, ecc.) sono nati o vissuti in I.; senza approfondire qui aspetti particolari della loro opera, si nota che alcuni tratti del loro carattere e della loro arte, forse in primo luogo una particolare forma di ironia ed un gusto per il paradosso, rivelano l'anima irlandese.
V. ARTE.
Per la liturgia celtica v.: CELTI, IV. Liturgia. Per l'arte celtica fino al sec. XII, v.: CELTI, V. Arte. La produzione artistica celtica o irlandese dalla fine del sec. XII al sec. XVIII ha una scarsa importanza. In questo lungo periodo le numerose chiese gotiche sono quasi tutte semplici e disadorne. Con il sec. XVIII tuttavia il genio irlandese una volta ancora ritrovò se stesso, soprattutto nel campo dell'architettura profana, e in Dublino e in tutto il paese si ebbe una serie straordinariamente grande di
case somiglianti, ma nello stesso tempo diverse, da quelle inglesi. Le case ebbero anche belle decorazioni in stucco e le arti minori fiorirono accanto all'architettura; degna di nota è la produzione di mobili e specialmente di specchi. Durante il sec. XVIII anche l'architettura religiosa fiorì in I., ma le chiese furono più semplici delle case, e l'arte religiosa di quell'epoca ha soltanto un'importanza locale. In seguito si costruì molto, specialmente sot-
IRLANDA - Veduta di Cobh (Queenstown), contea di Cork.
to la protezione della Chiesa cattolica, ma poco vi è che possa distinguersi per importanza internazionale, eccetto forse qualcuna delle più recenti vetrate a colori. - Vedi tavv. XIII-XIV. Davide Talbot Rice