ISLANDA. - I. GEOGRAFIA
È la più grande (102.819 kmq.; oltre quattro volte la Sicilia) isola europea dopo la Gran Bretagna; lontana dalla Scozia e dalla Norvegia 900-950 kmq. ca., ma appena 330 dalla Groenlandia. Con le sue punte più settentrionali tocca il circolo polare Artico.
Il perimetro costiero è assai accidentato da fords e baie; l'interno consta di un altopiano (elevato in media dai 400 agli 800 m.) di lave sormontato da numerosi vulcani, alcuni dei quali attivi (Hekla, 1557 m.), e ricoverto da estese calotte di ghiaccio: i ghiacci da soli assorbono, anzi, oltre 1/8 della superficie dell'isola. Frequenti i geysir, i vulcani di fango e le sorgenti termali (queste ultime largamente utilizzate per riscaldamento ed utilizzabili per forza motrice). Il clima è relativamente temperato, mitigato com'è dagli influssi oceanici sul litorale, ma alquanto più rigido nell'interno, con inverni lunghi e nevosi e abbondanti precipitazioni.
Appena 1/7 dell'isola è abitato (lungo le coste, massime a SO., o a poca distanza da esse, nonché nei fondovalli del corso inferiore di alcuni fiumi), ma più che a magro e precarie colture consentite dalla postura subpolare dell'I. (patate, rape), è destinato all'allevamento, quasi esclusivamente estensivo e prevalentemente ovino (pochi i bovini ed i cavalli). Ma il fulcro dell'attività economica è da ricercare nella pesca, una delle meglio attrezzate d'Europa, che consente un prodotto cospicuo (420 mila tonn, negli ultimi anni), e alimenta l'unica industria locale (olio e farina di pesce). La presenza di giacimenti di bauxite apre larghe possibilità all'impianto di altre industrie, tanto più che all'isola sono assicurate larghe risorse idroelettriche (4 milioni di HP). La flotta mercantile stazzava nel 1948 ben 1,3 milioni di tonn.
L'I., che costituì dopo il 1918 una monarchia indipendente legata alla Danimarca da unione personale, è dal 1944 costituita a repubblica democratica con governo elettivo e rappresentanza bicamerale.
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II. STORIA
L'I. fu abitata per la prima volta verso la fine del sec. VIII da monaci irlandesi, che sperarono di trovarvi rifugio dopo essere stati cacciati dalle isole Shetland e Faeröer dai Vichinghi, i quali giunsero pure in I. nel sec. IX e la colonizzarono. I nuovi coloni, provenienti soprattutto dalla Norvegia e pagani, nominarono nel 930 un'assemblea (Althing), detentrice del potere legislativo e giudiziario, ma alcuni lustri più tardi (nel 965) all'Althing rimase solo la competenza di legiferazione. L'introduzione del cristianesimo in I. rimonta al 981. Nel 1262 il re di Norvegia Håkon Håkonson pose termine all'indipendenza islandese. L'isola passò sotto la sovranità norvegese e verso la fine del sec. XIV, con l'unione di Kalmar, sotto quella danese.**La riforma luterana incontrò dapprima molte resistenze ed appena nel 1550, con la condanna a morte dell'ultimo vescovo cattolico Jón Arason, le ordinanze di Cristiano III poterono essere introdotte integralmente. La pace di Kiel (genn. 1814), che obbligò re Federico VI di Danimarca a rinunciare a favore della Svezia ad ogni diritto sulla Norvegia, non mutò lo «status» dell'I., la quale continuò a dipendere dalla Danimarca ed acquistò lentamente il diritto all'autogoverno. I legami con Copenaghen, ridottisi sensibilmente nel 1918 con l'unione personale tra i due Regni, si spezzarono del tutto il 17 giugno 1944 con la proclamazione della Repubblica d'I. La Costituzione, entrata in vigore quel giorno, riconosce quale Chiesa di Stato la evangelico-luterana (art. 62), ma ammette anche le altre confessioni religiose.
III. IL VICARIATO APOSTOLICO
Il vescovo Federico di Sassonia e l'islandese Thorvaldur furono i primi missionari dell'I. (981): ma dopo cinque anni
ne furono cacciati. Nel 996 s. Olaf, re di Norvegia, inviò altri missionari. Nel 1000 la religione cattolica fu proclamata dall'Althing, assemblea nazionale, religione di Stato. Nel 1056 il papa Vittore II eresse la sede episcopale di Skálholt, che più tardi (1106) fu divisa con la creazione dell'altra diocesi di Hólar. Le due sedi furono prima sotto la giurisdizione del patriarcato del nord (arcivescovato di Brema-Amburgo); nel 1104 passarono alla dipendenza dell'arcivescovo di Lund, e infine, nel 1154, di quello di Nidaros (Trondheim). L'ultimo vescovo di Hólar fu Jón Arason, che venne decapitato per la fede il 17 nov. 1550, ed eroica fine ebbe anche l'ultimo vescovo di Skálholt, che morì in prigione a Soro in Danimarca. Nel 1544 la pseudo riforma vi fu introdotta con le armi dal re di Danimarca.
Dalla morte dei due vescovi fino al 1856 nessun sacerdote poté recarsi in I., perché le leggi proibivano severamente ogni ministero cattolico. Dal 1859 fu permesso a due sacerdoti di recarsi nell'I., solo per esercitare il ministero tra i pescatori cattolici stranieri. Nel 1874 il governo danese concesse la libertà di culto. Dopo la morte dell'ultimo dei due missionari (1875) i pochi cristiani, il cui numero oscillava dai 3 ai 4 mila, rimasero senza assistenza per ca. venti anni. Intanto nel 1852 Pio IX aveva eretta la prefettura apostolica del Polo Artico, comprendente anche l'I. Il 28 luglio 1869 essa fu divisa in prefettura apostolica della Norvegia e in quella di Danimarca e I., la quale il 22 febbr. 1892 fu elevata a vicariato apostolico. Solo, però, nel 1895 il vicario apostolico poté inviarvi altri missionari del clero secolare. Nel 1903 la missione fu affidata alla Compagnia di Maria di Montfort. L'isola fu eretta in prefettura apostolica, distaccandola dal vicariato apostolico di Danimarca il 12 giugno 1923 e fu elevata a vicariato apostolico il 6 giugno 1929. La religione di Stato è la luterana, ma la religione cattolica è una religione riconosciuta dallo Stato e gode la più completa libertà senza alcuna restrizione. La Chiesa luterana ha un vescovo che risiede a Reykjavík, con giurisdizione su tutta l'isola, più altri due vescovi, che sono semplici curati di campagna, la cui funzione è quella di consacrare il vescovo del paese.
Su di una popolazione di 136.000 ab. i cattolici sono 388; catecumeni 8; sacerdoti: 2 nazionali, 6 esteri; fratelli esteri 2; suore: 2 nazionali, 55 estere; scuole 2, elementari con alunni 259; stazioni primarie 2; chiese 1; cappelle 2.
IV. LETTERATURA
Popolata dalla fine del sec. IX all'inizio del x da nobili norvegesi venuti in conflitto con il loro re, Araldo dalla bella chioma (Harald Haarfagre), l'I. vide ben presto svilupparsi un tipo di civiltà e di cultura che, se pur strettamente connessa alle altre terre scandinave (ai primi colonizzatori norvegesi se ne aggiunsero ben presto altri danesi e svedesi) ed aperta agli influssi della non lontana Irlanda, ebbe una sua particolare impronta diesclusivismo aristocratico e di diffusa democrazia. Le saghe e le poesie di tipo eddico recitate tra il popolo ed i preziosi poemi degli scaldi islandesi, onore e vanto di tutte le corti del nord, non sono infatti che due aspetti diversi e complementari di una stessa civiltà, in cui gli individui, ridotti praticamente allo stesso denominatore dall'esilio e chiusi in tanti clana gli uni contro gli altri armati nella lotta quotidiana per l'esistenza, non erano però dimentichi della loro
nobile condizione e della loro comune origine. Impresa ardua e quasi disperata distinguere, nelle fonti scritte conservate, la parte specificatamente islandese dal substrato norvegese o meglio scandinavo, tanto che si è usi parlare, più comprensivamente, di una letteratura norrena.
Senza addentrarsi nella questione, basterà ricordare che, mentre gran parte di questa letteratura, che fu patrimonio comune del nord scandinavo, scompare al-

(propr. Enc. Catt.)
Nella prima parte della sua Edda in prosa, Snorri Sturluson (1178-1241) tratta la stessa materia dell'anonima Edda poetica, mentre nella seconda e nella terza parte, più specificatamente didattiche, egli espone con abbondanza di particolari e con frequenti esemplificazioni la poetica del suo tempo: per merito suo è così giunta sino a noi gran parte della poesia scaldica, e da lui si sa quanto rigide e sottili fossero le regole metriche e quanto obbligato nella sua ricchezza fosse il linguaggio degli scaldi (v. interpretazione). Più legata della poesia eddica e della saga ad una data classe sociale e ad un dato costume (gli scaldi si rivolgevano al pubblico difficile ed esigente delle corti), la poesia scaldica, fiorita solo verso la fine del sec. X, era già quasi scomparsa un cinquantennio dopo l'avvento in I. del cristianesimo (a. 1000). Famosis-
simo tra gli scaldi fu Egil Skallagrímsson (900-83), autore, tra l'altro, di una bella lirica in morte dei figli, lontana dal tono encomiastico comune a questa poesia. Di Egil narra una delle saghe più famose, la Egilsaga, che, per quanto tramandata anonima come la maggior parte delle saghe, è stata attribuita a Snorri. A differenza dei canti eddici, di cui spesso solo la redazione è islandese, e diversamente dalla poesia scaldica, originaria forse della Norvegia e diffusa in tutto il nord, sia pure per opera di islandesi, la saga è del tutto autoctona e caratteristica dell'I., anche se le frequenti interpolazioni poetiche nel testo in prosa hanno fatto pensare a influssi celtici. Tramandate oralmente per generazioni e trascritte poi, probabilmente per opera di ecclesiastici, dal sec. XII, le saghe sono non solo documento letterario di massima importanza (non ancora spento nella prosa islandese moderna è il ricordo del loro stile preciso e robusto) ma anche preziosa testimonianza storica. Si apprende da esse non solo la vita di tutti i giorni sull'isola, ma delle imprese dei primi colonizzatori (Laxdoelsaga, « Saga degli abitanti la valle del Rio dei salmoni »), dei viaggi di scoperta in Groenlandia e in America (Saga di Erik il rosso e di Leif), delle lotte tra le diverse famiglie (Njálssaga), del sorgere e dell'affermarsi del cristianesimo (Kristnisaga). Valore storico hanno specialmente l'anonimo Landnámsbók, lo Íslandigabók di Ari Thorgilsson (1067-1148), la Sturlungasaga e la Heimskringla (« Orbe terrestre ») di Snorri, ove la storia dei re di Norvegia è narrata dalle leggendarie origini del regno al 1177; particolarmente lunga la narrazione della vita di s. Olao, il protettore dei cattolici scandinavi. Più tarde sono le saghe di argomento fantastico (saghe bugiarde), traduzione o meglio rielaborazione di motivi leggendari germanici (Volsungasaga), scandinavi (Fridhjofssaga) e persino carolingi ed arturiani.
In seguito alla perdita dell'indipendenza, e specialmente in seguito all'Unione di Kalmar (1307), si ha una decadenza anche nel campo culturale e letterario: del tutto esaurita sembra la fantasia dei narratori di saghe, e la tradizione eddica e scaldica è ridotta unicamente a esperienza formale: alla difficile allitterazione, congeniale allo spirito delle lingue germaniche, si sostituisce la più facile rima (si ricorda la Olafsrima, ca. del 1350), ma la poesia non è più oramai forma d'arte sorretta dall'ispirazione, bensì esercizio di verseggiatori che cercano unicamente di evadere dalla miseria quotidiana. Dopo la

(da M. Zimmermann, Etats Scandinaves, Régions polaires boricoles, in Géographie universelle, III, Parigi 1833, tov. 19 B)
Ancora maggiore l'ottimismo nazionalistico e patriottico di Jónas Hallgrímsson (1807-45), lirico e geologo di grande valore: intorno alla rivista Fjöltnir, da lui fondata a Copenaghen nel 1835, si raccolgono così i giovani intellettuali islandesi, infiammati d'amore per il proprio popolo e per la propria terra. Meno ottimisti i poeti della seguente generazione, e anche meno impegnati nella lotta politica e sociale. Cosmopoliti per cultura ed interessi ma profondamente islandesi nell'animo, sebbene sedotti più dall'idea del passato che da quella dell'avvenire della patria, furono Grímur Thomsen (1820-96)

(da Geographia Magazine, apr. 1925, p. 565)
Contemporaneo di questi due poeti è Steingrímur Thorsteinsson (1831-1913), autore di noti canti patriottici e religiosi e traduttore di H. C. Andersen. Il realismo europeo giunge verso la fine del secolo anche in I. insieme agli echi delle lezioni di G. Brandes a Copenaghen: banditrici del nuovo verbo si fanno le riviste islandesi Verdundi (1882) e Haindallur (1883), pubblicate entrambe nella capitale danese. Primo tra i poeti ad aderire al nuovo movimento è Hannes Hafstein (1861-1922), non dimentico dei suoi personali contatti con G. Brandes e con H. Drachman; notevole per l'aderenza al paesaggio natale la lirica Ved Valagilselven. Nella scia di G. Brandes è anche Porstein Erlingsson (1858-1914), socialista e libero pensatore, mentre a lui si oppone, in nome di un principio religioso, Einar Benediktsson (1864-1940), che è da considerarsi forse il più grande poeta moderno islandese. Fantastico e geniale (non a caso traduce il Peer Gynt ibseniano), mistico e panteista, egli è sempre pervaso da un immenso amore per la propria lingua, che considera come il testo posto da Dio alla melodia della vita. Isolato dalle correnti letterarie dell'epoca e lontano dalla madrepatria (emigrò giovanissimo nel Canadà) Stephan G. Stephánsson (1857-1927) esalta intanto nelle sue Andvåkur (« Notti insonni ») la terra natale, ancora più bella nel ricordo, e la lingua materna, ancor più cara in terra straniera. Nel suo complesso, il sec. XX è stato finora più favorevole in I. alla prosa che alla poesia; specialmente il romanzo, per lo più di argomento paesano locale o storico, già iniziato nel sec. XIX per opera di Jón Thóroddsen (si ricordano i suoi romanzi Piltur og Stålka, « Ragazzo e ragazza », e Madur og kona, « Uomo e donna »), acquista ora sempre maggiore importanza. Molto letti in I. sono ancora i racconti umoristici del poeta Benedikt Gröndal (1826-1907), mentre
di fama europea gode Gestur Pålsson (1852-91), che seppe fondere nei suoi romanzi l'antica tradizione della saga islandese con la moderna tecnica realistica. Notevoli i narratori Jón Stefánsson (1851-1915), Jacob Thorarensen (n. 1886), David Stefánsson (n. 1894), Jón Magnússon, Gudmundur, Gislason Hagalin (n. 1898), Gudmundur Fridjönsson (1869-1944) e Sigurdur Nordal (n. 1886). Molto conosciuto il romanzo Gull (« Oro ») di Einar Hjörleifsson Kvaran (1859-1938). Tra i prosatori contemporanei, il primo posto spetta forse a Halldór Kiljan Laxness (n. 1902), autore del fortunato romanzo Salka Valke e della trilogia Íslands Klocka (1943-46); ricordiamo anche Pórberger Pordarson (1889). Ma il maggior successo di pubblico lo ha avuto Gunnar Gunnarsson (n. 1889), tradotto in italiano, che ha preferito la lingua danese alla materna. Della sua vasta produzione si ricordano i romanzi Af Borgslaegtens Histoire (« Cronaca della gente di Borg », 1911-14), Livets Strand (« Il lido della vita », 1915), Salige er de Enpoldige (« Beati i semplici », 1920); Kirken paa Bjerget (« La chiesa sulla montagna », 1924-27). Interessanti i suoi due romanzi storici Jón Arason, che ha per protagonista l'ultimo vescovo cattolico d'I., e Hvide Krist (1934), ove sono descritti gli ultimi anni del paganesimo islandese. La lingua danese è anche quella dei romanzi di Jónas Gullaugsson (1887-1916), mentre in neonorvegese scrive Kristmann Gudmundsson (n. nel 1902); di lui si ricordano Brudekjolen (« L'abito da sposa », 1927), Livets Morgen (« Il mattino della vita », 1929) e Hvide Netter (« Notti bianche »).
Diversamente dalla narrativa, che ha potuto valersi della tradizione delle saghe già artisticamente elaborata, l'arte drammatica può considerarsi agli inizi. Primo appassionato cultore del genere è Indridi Einarsson di cui si ricorda il dramma Nyarsdóttir (« La vigilia di capodanno ») ed a cui è dovuta la creazione di un teatro drammatico nella capitale islandese; della lingua danese si sono invece serviti Jóann Sigurjónsson (1880-1919), autore del dramma Lagneren (« Il mentitore »), e Gudmundur Kamban, (1888-1945) drammaturgo, romanziere e poeta lirico. Tra i moderni cultori del genere lirico basterà ricordare David Stefánsson (1895-), Tónas Gudmundsson (1901-) e Jóhanné úr Kötlum (1899). Complessivamente, la letteratura irlandese si trova oggi in un periodo di fermento e di sviluppo che fa ben presagire per l'avvenire.
V. ORDINAMENTO SCOLASTICO
L'istruzione scolastica islandese è obbligatoria dai 7 ai 14 anni, secondo la legge del 1907. Gli scolari al di sotto dei 10 anni sono esentati dalla frequenza se la loro abitazione dista molto dalla scuola; in questo caso l'istruzione elementare viene curata dalle « scuole mobili ». Per facilitare l'istruzione elementare esistono scuole elementari tipo collegio della durata di 12 settimane all'anno. La frequenza dai 7 ai 9 anni d'età, ha la durata di 33 settimane; dai 10 ai 14 anni d'età, 24 settimane. L'insegnamento della religione è obbligatorio. Includendo l'insegnamento religioso nei programmi delle scuole islandesi si è pensato di alternare la teoria con la prassi. Lo scolaro viene esortato a farsi una cultura religiosa per conto suo, viene indotto a dare le spiegazioni di Dio, della creazione, dell'anima, da sé e il maestro ha poi il compito di correggere le opinioni errate.L'istruzione secondaria si impartisce nelle scuole secondarie inferiori, nelle scuole rurali, nelle scuole supplementari, nelle scuole per i ragazzi, nelle scuole distrettuali, nelle scuole medie, nelle scuole classiche, nelle scuole scientifiche e nelle scuole miste. Esiste un seminario per maestri.
L'istruzione superiore viene impartita nell'Università di Reykjavik, fondata nel 1911.