KENYA

KENYA. -

I. GEOGRAFIA

Colonia e protettorato britannico dell'Africa Orientale, a S. dell'Etiopia. Il territorio (583 mila kmq., dei quali 545 di protettorato lungo la costa fra la foce dell'Umba e Lamu) è costituito da altopiani elevati dai 1200 ai 2000 m. che si stendono dalla bassa, calda fascia alluvionale sull'Oceano Indiano fino al confine occidentale (Uganda), interrotto dalla fossa tettonica in cui sono i laghi (Rodolfo, Vittoria).

Il clima è quasi dovunque sano anche per gli Europei. Savana e steppa predominano largamente, ma i terreni migliori sono a S. e ad O., dove lo sviluppo economico è stato più rapido. La popolazione (5,2 milioni di ab. nel 1948; 9 a kmq.) è assai varia etnicamente: accanto agli indigeni vivono 91 mila asiatici (per lo più Indiani), 24 mila arabi e 30 mila europei. Agricoltura, allevamento e silvicoltura sono le occupazioni prevalenti: la prima di cereali, che, canta da zucchero, cotone, cocco, arachidi, ecc.; il secondo ha già costituito un cospicuo patrimonio (bovini, ovini, caprini); l'ultima è ancora agli inizi. Dal sottosuolo si ricava solo oro. Nairobi (61 mila ab.; nell'interno a 1675 m.) è la capitale; Mombas (57 mila ab.) è il porto principale. La colonia è retta da un governatore e da consiglieri in parte elettivi.

BIBL.: N. K. Strange, K. to-day, Londra 1934. Giuseppe Caraci

II. STORIA

Prima dell'espansione europea in Africa le coste dell'odierno K. erano sottoposte alla sovranità del sultanato di Zanzibar.

Gli accordi anglo-tedeschi del 1886 e del 1890 delimitarono le zone di influenza sul retroterra del sultanato ed assicurarono alla Gran Bretagna questo territorio. L'Inghilterra non prese però immediatamente possesso del territorio stesso ad essa spettante, che fu invece amministrato dalla British East Africa Company. Nel 1895 fu costituito il protettorato dell'Africa Orientale (East Africa Protectorate). Nel luglio 1920 ebbe lo status di colonia della corona ed assunse, dal monte più alto del paese, il nome di K. Amministrata da un governatore, che è a capo di un consiglio esecutivo e di uno legislativo, il quale ultimo comprende rappresentanti dei colonizatori bianchi, degli Indiani, degli Arabi e dei Negri, la colonia, a causa della varietà delle razze, presenta non poche difficoltà di governo.

BIBL.: C. W. Hobley, K. from Chartered Company to Crown Colony, Londra 1929; M. R. Dilley, British policy in K. Colony, Nuova York 1937. Silvio Furlani

III. EVANGELIZZAZIONE

Ai primi tempi della conquista, nel sec. XVI, i Portoghesi costruirono fontini a Melinde e a Mombasa sulla costa del K. come punti di transito per l'India. Gli Agostiniani dal loro convento di Mombasa esercitarono la cura delle ani-

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(propr. Eut. Cati.)

me, occupandosi principalmente dei Portoghesi. Nel 1630 s'iniziò per breve tempo l'attività missionaria tra gli indigeni, essendo salito sul trono Don Jeronymo, Jussuf ben Hassani, educato nel Collegio agostiniano di Goa. Ma purtroppo poco dopo apostato, perseguito i Portoghesi e i cristiani, i quali per lo più o apostatarono o furono venduti come schiavi, e inoltre distrusse le chiese e cacciò i Portoghesi trucidandone gran parte. Più tardi i Portoghesi ricuperarono Mombasa, ma l'ulteriore attività missionaria rimase senza frutto. Verso la fine del sec. XVII i Portoghesi furono costretti a cedere Mombasa definitivamente agli Arabi.

Soltanto nella seconda metà del sec. XIX si riprese la missione. Nel 1860 mons. Maupoint della diocesi di St-Denis (Réunion), nominato prefetto apostolico dello Zanguebar, mandò il suo vicario generale l'ava a Zanzibar, e nel 1863 chiamò a collaborare i Padri dello Spirito Santo, ai quali fu ufficialmente affidata nel 1872 la missione dello Zanguebar, che comprendeva tutta la costa orientale dell'Africa dal Mombasa fino alla Somalia. Da questa missione vennero in seguito distaccati numerosi territori.

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comprendeva tutta la costa orientale dell'Africa dal Mombasa fino alla Somalia. Da questa missione vennero in seguito distaccati numerosi territori.

(da B. C. Ligth, Focus on Africa, Nueva York [5]), fig. 273) navya - Cattedrale cattolica a Kampala.

Sulla costa del K. i Padri dello Spirito Santo fondarono nel 1891 la missione di Mombasa, nel 1899, nell'interno, quella di Nairobi. Ottimi successi ottennero i missionari della Consolata dal principio del sec. XX tra i Kikuyu e Ameru e i Padri di Mill Hill tra i Kavirondo. La parte settentrionale del K. rimane finora senza missionari.

Il K. è diviso in 4 circoscrizioni ecclesiastiche: vicariato apostolico di Zanzibar (denominazione attuale nel 1906), eretto come prefettura apostolica dello Zanguebar nel 1860, vicariato apostolico nel 1883, comprendendo l'Isola di Zanzibar e la più gran parte del K., affidato ai missionari dello Spirito Santo. Vicariato apostolico di Nyeri, eretto nel 1905 missione, nel 1906 vicariato apostolico di K., dal 1926 con l'attuale denominazione. Prefettura apostolica di Meru, eretta nel 1926. Nyeri e Meru sono affidati all'Istituto della Consolata. Vicariato apostolico di Kisumu, eretto nel 1925 in prefettura apostolica di Kavirondo, vicariato apostolico di Kisumu nel 1932, affidato ai missionari di Mill Hill.

Bibl.: L. Kilger, Die ersten zwei Jahrhunderte ostafrikani-scher Mission, in Zeitschrift für Missionswissenschaft, 7 (1917), pp. 97-108; Chronique des Missions confiées à la Congrégation du Saint-Esprit, Aperçu historique et exercice 1930-31, Parigi 1932; G. B. Tragella, Italia missionaria, Milano 1939, pp. 289-301. Giovanni Rommerskirchen

IV. ORDINAMENTO SCOLASTICO

Quando la Società delle Nazioni affidò nel 1919, con mandato temporaneo e speciale, l'ex-colonista tedesca alla Gran Bretagna avvenne una riorganizzazione anche nel campo scolastico. Si tenne conto delle necessità culturali degli Indù per i quali furono fondate delle scuole governative e private speciali che vengono frequentate da 2000 scolari. La popolazione indigena invece manda i propri figli nelle scuole per indigeni o nelle scuole governative tipo europeo o nelle scuole private che vengono divise in protettanti e cattoliche. Queste ultime dette «Missionarie» comprendono 1172 scuole di catechismo e preghiera, 842 scuole elementari, 123 scuole superiori, 8 scuole normal

i. L'educazione del clero cattolico indigeno viene curata in 2 seminari minori e in 1 seminario maggiore

Vedi tav. XLIII.
Bibl.: F. Brockhaus, s. V. in Der grosse Brochhaus, X. Lipsia 1931, p. 86; Colonial Reports Annual: Colony and Protectorate of K., Londra 1948. Miroslav Stumpf