LITUANIA

LITUANIA. - Repubblica baltica, proclamatasi indipendente dall'Impero russo il 16 febbr. 1918 ed annessa, quale repubblica federata, all'U.R.S.S. il 22 luglio 1940. In seguito alla restituzione di Vilna e del suo territorio (6656 kmq. con 458 mila ab.), ottenuta dall'U.R.S.S. il 10 ott. 1939, la superficie della L. salì a 62.550 kmq.

I. GEOGRAFIA

Il territorio è un lembo del grande bassopiano e, come questo, pianeggiante ed anche più adatto che nelle due altre Repubbliche baltiche all'agri-

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LITUANIA - 1) Confini di Stato 1939; 2) confini di Stato 1950; 3) confini di circoscrizione ecclesiastica; 4) ferrovie.
coltura. Ristretta, per contro, la sua fronte costiera sul Baltico (90 kmq., anche più sensibile dopo la perdita di Memel, nel marzo 1939, annullata con il ritorno dei sovietici nel 1944).

La popolazione, che contava 3,3 milioni di ab. nel 1940, ha molto sofferto per le deportazioni che hanno accompagnato le occupazioni tedesca e russa, e per l'esodo dei Tedeschi che costituivano una notevole minoranza (1,4% del totale). I Lituani formavano allora l'84% della popolazione; gli Ebrei il 7,7%, i Polacchi il 3,2% ed i Russi il 2,7%. La capitale, che era stata prima fissata a Kaunas (153 mila ab. nel 1939), venne dopo il 1941 trasportata a Vilna (210 mila ab.), che i Lituani hanno sempre considerato come centro della loro nazione.

La L. ha un'economia prettamente agricola (il 77% della popolazione vi era impegnata), con produzione di cereali e soprattutto di lino (monopolio di Stato) e di canapa. Cospicue le riserve forestali: il legname alimenta l'industria della cellulosa e quella della carta. Anche l'elevamento era fiorente (1,2 milioni di capi bovini) e consentiva una notevole esportazione di carni e di burro. L'inserzione della L. nell'Unione Sovietica non ha mancato di produrre un profondo rivolgimento nella struttura economica del paese, di cui poco tuttavia si conosce.

BIBL.: N. Turchi, La L. nella storia e nel presente, Roma 1933; id., L., in Enc. Ital., app., II (1949), pp. 214-15; E. Migliorini, Finlandia e Stati Baltici, Roma 1937; V. Jungfer, Litauen: Antlitz eines Volkes, Lipsia 1938; C. R. Jurgela, History of the Lithuania nation, Nuova York 1948. Giuseppe Carsci

II. STORIA CIVILE E RELIGIOSA

I Lituani, insieme ai loro vicini Lettoni e Prussiani (scomparsi questi ultimi sotto la dominazione dell'ordine teutonico) appartengono alla stirpe indoeuropea. Rimasti per lungo tempo relativamente isolati, essi hanno conservato le loro antiche forme linguistiche.

L'odierna lingua lituana con le sue forme arcaiche è la più vicina di tutte le lingue europee all'antico sanscrito.

Sin dai tempi della ceramica a cordicella dell'epoca neolitica (ca. il 1800 a. C.), si ritrovano nell'area tra i fiumi Vistola e Dvina le tracce degli antichi antenati dei Lituani. Tacito, nella Germania, li contraddistingue con un nome generico Aestiorum gentes e Tolomeo (150 d. C.) nomina già due tribù distinte. I numerosi ritrovamenti di oggetti romani (ornamenti, monete) dimostrano l'esistenza dei fiorenti rapporti culturali e commerciali con i Romani nei secc. I-IV d. C.

1. Religione antica

Le moderne ricerche nel campo dell'antica religione dei Lituani mostrano che essa consisteva nella spiritualizzazione delle varie forze della natura e delle loro manifestazioni.

Nella sua concezione del mondo l'antico Lituano non vedeva una netta linea di demarcazione tra l'uomo, il regno vegetale o animale o i corpi celesti. In ogni manifestazione della natura circostante egli ravvisava la presenza della vita, il cui vario manifestarsi attribuiva alle misteriose forze vitali.

Alcuni esseri (gli animali, le piante, ecc.), gli apparivano possedere una vita misteriosa in grado preminente. È così che nelle fonti storiche, fino quasi al sec. XVII (anche nelle relazioni dei nunzi), si fa menzione della sopravvivenza, nel popolo, di tracce dell'antico paganesimo nella venerazione del serpente, dalla gente tenuto negli angoli delle case. Tra gli altri animali, a giudicare anche dai motivi ornamentali dell'arte popolare, sembra che oggetto di una particolare predilezione fossero anche il cavallo, il capro, il bue ed il gallo.

Anche gli alberi venivano tenuti in particolare considerazione: tra essi la quercia, il tiglio, il sorbo, l'abete,

l'acero e il pioppo; e interi boschi, o corsi d'acqua, o laghi, o grosse pietre moreniche, che isolate apparivano in qualche luogo della pianura lituana, venivano considerati sacri. Tuttora restano infatti nella toponomastica centinaia di nomi di località che contengono la radice sacrale alk (Alkalkalnis, Alkamiškis, Alkupis e simili). Sembra quindi che alla base di questi culti stesse il concetto di difendere, conservare, incitare ed esaltare le forze della vita, contro la quale incessantemente sta in agguato il male, quale apportatore della morte.

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La morte ed il male venivano immaginati come spiriti, misteriose forze immateriali che insidiavano ad ogni passo gli umani e potevano albergare tanto nei vari parassiti, apportatori delle malattie, quanto negli occhi dell'uomo (malocchio). Per gli scongiuri valeva anche il suono d'una campanella e portava fortuna l'avere con sé il bastone di sorbo.

Mezzo più potente di scongiuro e purificazione, che tutto annienta e consuma, era considerato il fuoco. Si credeva che anche in un incendio fosse lo spirito del fuoco che potentemente e misteriosamente si manifestava nella folgore, la quale appiccando la fiamma esigeva e prendeva da sé il sacrificio dei beni dell'uomo. Da qui i riti di offerte spontanee, bruciate per propiziare la divinità del fuoco. Di questo particolare culto molte sono le sopravvivenze che si sono tenacemente conservate anche dopo l'introduzione del cristianesimo; ancor oggi nessuno, neanche un bambino, sputerebbe nel focolare o comunque sul fuoco acceso. Altro mezzo di purificazione era l'acqua.

La forza della vita si perpetua per la concomitante azione di un elemento maschile rappresentato dalla divinità della folgore, Perkūnas, molto vaga personificazione del fulmine e del tuono, e di un elemento femminile: la Terra Madre, Žemyna (Žeme = terra), che produce tutte le manifestazioni della vita; e per questo suo potere di dare la vita, di produrre i frutti, era considerata sacra. Né l'uno né l'altro ha mai avuto, oltre il nome proprio, lineamenti antropomorfici o qualche precisa rappresentazione plastica. Solo il romanticismo letterario, sulla fede di fonti tutt'altro che scientificamente sicure, poté creare una specie di Olimpo lituano.

Nell'elencare le diverse divinità lituane bisogna evitare l'errore in cui sono caduti storici e letterati del sec. XIX i quali, basati unicamente su opere del secc. XVI e XVII, hanno dato come di divinità nomi di luogo, elencandone fino a 70. In realtà i nomi desunti da cronache attendibili sono solamente quelli di Perkūnas Žemyna e Medeine.

Risulta molto evidente negli antichi Lituani una ferma convinzione nella vita futura. Essendosi succeduti nei riti funerari la cremazione e l'inumazione, si sono trovate anche negli scavi testimonianze irrefragabili di tale credenza, confermate anche da fonti scritte (il termine zirmen, in lituano šermenys = «funerale», s'incontra già nelle fonti del sec. XV).

Negli anniversari, oltreché durante le cerimonie funebri successive alla sepoltura, venivano recate sulle tombe dei cibi per le anime dei defunti. J. Dlugosz racconta che negli alkai (luoghi sacri) esistevano delle are di pertinenza delle singole casate o degli abitati interi, sulle quali venivano compiute le cerimonie di incinerazione; in seguito ivi venivano portati su piatti di legno o di scorza vegetale i cibi, per esservi lasciati, mentre le bevande venivano versate direttamente su tali are.

Fino al sec. XVI si conservò l'usanza di portare sulle tombe dei cibi come offerta ai trapassati, credendosi che nottetempo le loro anime se ne rifocillassero. Mancano dati positivi sull'organizzazione del culto e sulla esistenza o meno della gerarchia sacerdotale, ma la si deve escludere per il fatto che non vi erano nella religione forme di culto antropomorfiche né idoli di divinità ben definite, di cui tali sacerdoti si sarebbero costituiti rappresentanti. Invece si trovano individui che potevano affermarsi come maghi, stregoni o santoni, e offrirsi alla gente come mediatori, specie nel presentare offerte propiziatrici alle di

(da S. Grande, Russia - europea, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, in Terra e Nazioni, Milano 1926, p. 235)

LITUANIA - Chiesa del monastero di Pazaislis presso Kaunas.

vinità capaci di tenere lontani gli spiriti maligni, di guarire con erbe o con scongiuri. Gli antichi Lituani infatti si sentivano circondati da influssi maligni o benigni dei vari spiriti, di cui si conoscono i nomi: slogūtis, kaūkas, āitvaras, laūmē, ecc. e tali mediatori che secondo le varie specialità si chiamavano būrtininkas, kerētojas, ecc.; i documenti sembrano conoscere meglio degli altri i žyniai (žynys al singolare, dal verbo žinōti = «sapere»).

BIBL.: Fonti: W. Mannhardt, Lettopreussische Götterlehre, Riga 1936. - Studi: W. Caland, Die vorgeschichtlichen baltischen Totengebräuche, in Archiv für Religionswissenschaft, 17 (1914); P. Klimas, Lietuvių Senokes bruozai («Lineamenti dell'antichità lituana»), Vilna 1919; A. Brückner, Mitologia slava, trad. II. di J. Dickinson, Bologna 1923; V. Pisani, Il paganesimo balto-slava, in Storia delle Religioni, diretta da P. Tacchi Venturi, II, 3ª ed., Torino 1949, pp. 55-100; M. Alscikaitė-Gimbutas, Dachgiebelverzierungen in Europa. Ein Beitrag zur Symbolforschung, Magonza 1951; W. C. Jaskievicz, A study in lithuanian mythology: Jan Lasicki's treatise on the samogitian gods, Filadelfia 1951; M. Alscikaitė-Gimbutas, Symbolism in folk art. Its meaning and roots in prehistory. A comparative study of ancient lithuanian crosses, Cambridge (Mass.) 1951.

2. Il cristianesimo

I primi contatti con l'Europa cristiana sono relativamente tardivi. Nel 997 il tentativo di evangelizzare le tribù prussiane intrapreso dall'arcivescovo di Praga, s. Adalberto, fallisce ed egli stesso vi cade martire. Simile sorte toccò nel 1009 al monaco Brunone di Querfurt (tedesco) e ai suoi 18 compagni, martirizzati, secondo i documenti, «sui confini tra la L. e la Russia».

All'inizio del sec. XIII si stabilì lungo le coste baltiche l'ordine dei Porta-Spada, che ben presto si fuse (1237) con l'Ordine teutonico, poco prima trasferitosi (1230) dalla Palestina. L'Ordine dimostrò ben presto di cercare anzitutto di estendere le sue conquiste territoriali a tutto il paese. Infatti (1283), giunto al fiume Nemunas (Niemen) l'Ordine attaccò la L. Questa dall'inizio del sec. XIII presentava una forte formazione statale unitaria sotto il potere

del re Mindaugas. Nel 1250 Mindaugas abbracciò la fede cristiana ed ebbe dal papa Innocenzo IV la corona reale, mentre la L. veniva dallo stesso Pontefice annoverata come facente parte del patrimonio di S. Pietro (1252). Venne allora eretta la prima diocesi di L. (Lethovien. dioec.), dipendente direttamente dalla Sede Apostolica e il cui primo vescovo fu Cristiano, sacerdote dell'Ordine teutonico. I metodi però dell'evangelizzazione col ferro e fuoco seguiti dai Cavalieri teutonici, che non cessavano di devastare il paese con le loro incursioni, non erano propizi per una rapida espansione della religione cristiana. Perciò con la morte del vescovo Cristiano (1279) ebbe fine anche la diocesi da lui fondata. Le lotte durarono quasi due secoli. I Lituani si difendevano ad oltranza, nello stesso tempo allargavano il loro Stato verso l'Oriente.

Nel corso del sec. XIV vi furono ripetuti tentativi di riprendere la cristianizzazione della L. Nel 1322-23 Gediminas («Rex Lithuanorum et multorum Ruthenorum») scriveva a questo scopo dalla sua capitale Vilnius lettere a molte città della Germania, ai Francescani, al papa Giovanni XXII. Sotto suo figlio Algirdas, a Vilnius, a Naugardukas e altrove i Francescani non soltanto poterono indisturbati svolgere le loro pacifice opera missionaria, ma ebbero anche palesemente la protezione dei sovrani lituani. Nel 1386 il sovrano di L. Jogaila (= Ladislao Jagellone), sposando Edvige, erede al trono di Polonia, divenne re della Polonia stessa e promise la conversione della L.; ciò avvenne nel febbr. 1387.

Nella capitale venne eretta anche la diocesi di Vilna (dioec. Vilnensis). L'Ordine teutonico, vedendo compromessi i suoi piani di conquista, andava predicando che il Battesimo della L. non era valido e continuava le sue spedizioni militari contro la L., ma il 15 luglio 1410 le forze unite della L. e della Polonia, sotto il comando di Vytautas il Grande (1392-1430), sconfissero completamente l'Ordine teutonico presso Tannenberg. Così cessarono anche le pretese teutoniche sulla Samogizia ed il Concilio di Costanza (1417) su proposta di Vytautas provvide alla erezione della seconda diocesi lituana in questa parte occidentale della L., nella regione di Medininkai (Mednicens. dioec.) con sede a Varniai.

Il cattolicesimo, anche se introdotto tardivamente, si consolidava. A questo giovò il lungo periodo di pace durante il regno del figlio di Jogaila, Casimiro IV granduca di L. (1440-92). Il di lui figlio Casimiro (m. a Vilna nel 1484), venne ascritto dalla Chiesa all'albo dei santi quale patrono della L.

Il cattolicesimo trovò in seguito grande ostacolo nella scarsità del clero; e questo, aggiunto al passaggio al luteranesimo dell'Ordine teutonico (1525) e al favore dimostrato al calvinismo dai nobili lituani polonizzati, contribuì all'espansione della «Riforma»; ma le posizioni della Chiesa cattolica furono presto riguadagnate per l'opera zelante dei Gesuiti, Scolopi, Domenicani, Basiliani, Bernardini. E giovò anche il fatto che i sovrani di L., dopo l'unione reale con la Polonia (1569) comuni a tutti e due gli Stati, erano ferventi cattolici. Molto vi si adoperarono anche i vescovi lituani; ad es., Merkalis Giedraitis (m. nel 1609) vescovo di Samogizia, che meritò dal popolo il nome di santo, e il suo collaboratore Nicola Daukša, che nel 1595 pubblicò il primo catechismo cattolico in lingua lituana. Il re Sigismondo Vasa (1588-1632) dichiarò il cattolicesimo religione di Stato e nel 1596 si proclamò a Brest Litovsk l'unione degli «ortodossi» alla Chiesa cattolica.

Nelle successive ripartizioni della Polonia (1772, 1793, 1795) la L. venne a trovarci quasi tutta sotto la occupazione russa (1795-1915). Si riorganizzarono le circoscrizioni ecclesiastiche; ma le fallite insurrezioni politiche del 1831 e 1863 importarono dure e atroci persecuzioni; l'occupazione tedesca del 1915 contribuì anche a disperdere gli abitanti, che emigrarono in gran numero all'estero. La ricostruzione dell'indipendenza lituana del 16 febbr. 1918 ridiede la libertà alla Chiesa, che poté normalizzare la questione delle circoscrizioni ecclesiastiche (cf. la cost. apost. Lithuanorum gente del 4 apr. 1926) e il 27 sett. 1927 il governo Voldemaras fece il Concordato

con la S. Sede, dov'erano sanzionati con la piena libertà di culto, di giurisdizione e di governarsi secondo i propri canoni, l'esonero degli ecclesiastici dal servizio militare, l'insegnamento religioso obbligatorio, l'esenzione dalle tasse per i beni ecclesiastici, l'obbligo per lo Stato di corrispondere ogni anno le somme stabilite nel concordato ai vescovi e al clero diocesano e il pieno riconoscimento dato all'Azione Cattolica.

La seconda guerra mondiale, che importò l'occupazione prima da parte dell'U.R.S.S. (15 giugno 1940), poi da parte della Germania, e poi di nuovo da parte della Russia, distrusse ogni cosa e si ebbero deportazioni in massa, massacri, incarcerazioni. L'intera gerarchia cattolica fu soppressa, i vescovi o morti o in esilio.

Nel 1949 il papa Pio XII istituiva a Roma il Collegio ecclesiastico di S. Casimiro, accogliendo così le istanze dell'arcivescovo metropolita mons. J. Skvireckas, che donò ai giovani ecclesiastici sotto Tivoli la residenza estiva, mentre la sede urbana veniva offerta da mons. A. Briška, parroco lituano a Chicago. Veniva così provveduto ad assicurare la formazione del giovane clero lituano destinato a colmare le gravi perdite subite dalla Chiesa in L.

Dal punto di vista del diritto internazionale la L. continua ad essere riconosciuta quale Stato nazionale sovrano, solo temporaneamente impedito nell'esercizio effettivo di taluno delle prerogative della sua sovranità. Gli organi costituzionali della L., aboliti nell'interno del paese, sussistono all'estero, ove funzionano legittimi rappresentanti diplomatici della L. con pieno riconoscimento dei governi presso i quali essi sono accreditati. Così esistono le legazioni lituane presso la S. Sede, a Washington, Londra ed è stato ripristinato il funzionamento a Parigi; anche una serie di consolati lituani funzionano in America. Il Comitato supremo per la liberazione della L. (v. L.I.K) che fu a capo della resistenza nel paese occupato dai nazisti, dopo aver trasferito la propria sede all'estero, conduce la lotta in difesa del buon diritto della L., coordinando le varie iniziative delle singole comunità lituane in esilio o in emigrazione e facendosi portavoce della L. oppressa presso l'ONU e i vari governi.

BIBLI: J. Totoriatis, Die Litauer unter dem König Mindaus, Friburgo 1908; A. Viscont, La Lithuanie religieuse, Parigi 1918; P. Klimak, Der Werdegang des Litauischen Staates, Berlino 1919; trad. franc. Parigi 1919; A. Giannini, Il Concordato con la L., Roma 1928; De Ecclesia Lituana, in Jus Pontificium, 9 (1929), pp. 270-80; J. Jakulis, La Lithuanie restaurée, Lovanio 1932; A. Voldemaras, La Lithuanie et ses problèmes, I, Parigi 1933; N. Turchi, La L. nella storia e nel presente, 2ª ed., Roma 1933; B. Colliander, Die Beziehungen zwischen Litauen und Deutschland 1915-18, Abo 1935; Kriššionyč Lietuvoje (Il cristianesimo in L., monografia collettiva), Kaunas 1938; Z. Ivinskis, A Contribution to the history of the Conversion of Lithuania, in Baltic Countries, 1 (1939); Th. Chase, The Story of Lithuania, Nuova York 1946 (abbondante bibl.); K. Grčys, Katalikijski Lietuva (La L. cattolica), Chicago 1946 (abbondante bibl.); H. de Chambon, La tragédie des nations bibliques, Parigi 1946; Vitols, Kaasik, Kajeckas, L'annexion des Etats Baltes, Stoccolma 1946; E. J. Harrison, Lithuania's fight for freedom, 3ª ed., Nuova York 1948; A. Šapoka, Lithuania through the ages, Monaco 1948; C. Jurgela, History of Lithuanian Nation (abbondante bibl.), Nuova York 1948; Living in Freedom, A sketch of independent Lithuanian achievements 1918-48, Augusta 1948; R. Schmittlein, Etudes sur la nationalité des Aestiti, I, Baden 1948; J. Mauclère, La situation de l'Église catholique en Lithuanie, Le Raincy 1950; A. Šapoka (redatt. d'una opera collettiva), Lietuvos istorija (La storia della L.), 3ª ed., Fellbach-Württemberg 1950.

III. LETTERATURA

La poesia religiosa, sviluppatasi dopo l'adozione del Cristianesimo come un nuovo filone dal ricchissimo patrimonio dei canti popolari, è anteriore nella sua forma anonima orale alla poesia scritta e creò canti e inni sacri di rara bellezza e di intenso sentimento cristiano. Molti vengono

cantati dal popolo durante la Messa, ed anche coralmente nelle famiglie come preghiera collettiva di Quaresima, Avvento del Natale e Pasqua.

I primi libri in lituano videro la luce per opera dei predicatori luterani. I Gesuiti, accorsi per combatterli, promossero con la predicazione popolare la pubblicazione di numerosi libri cattolici in lingua lituana. Degli scrittori di quel periodo si ricordano il canonico Mikalojus Daukša (1527-1613) e il gesuita Konstantinas Širvydas (1580-1631). Un posto a parte merita C. Duonelaitis (1714-89), autore di un poema in esametri intitolato Metai (Le stagioni).

Dalla letteratura religiosa del sec. XIX si enuclea il nuovo ramo della narrativa didattica, composto per lo più di racconti edificanti per il popolo. Ne è stato fecondo autore il vescovo di Samogizia Motiejus Valančius (1801-1875), seguito da alcuni sacerdoti lituani, tra cui Dovydaitis e Tatarė. Sorgevano intanto, nutriti dalla poesia popolare, i primi rappresentanti autenticamente lituani della poesia colta: il sacerdote Antanas Strazdas (1763-1833), il vescovo Antanas Baranauskas (1835-1902) e il sacerdote Antanas Vienaišindys (1871-92), la cui produzione lirica divenne quasi subito patrimonio popolare e contribuì moltissimo a tenere desti la fede cattolica e l'amor patrio in mezzo al popolo. Un posto preminente spetta al poeta del risorgimento nazionale, il prelato Janas Maironis-Mačiulis (1862-1932). Guida per le generazioni di tutta un'epoca, nella sua lirica (raccolta sotto il titolo di Pavarario Balsni [Voci della primavera]), nei poemi e nelle opere teatrali egli esprimeva gli ideali della rinascita patria con suggestiva bellezza e profondo ottimismo. Nella narrativa e nella pubblicistica un influsso simile aveva esercitato il canonico Juozas Tumas-Vaižgantas (1860-1933). Nel suo capolavoro Progiedruliai (Schia-cita), classico della prosa lituana moderna, nessuno come lui seppe mostrare come la coscienza nazionale, oltre ad essere un fatto interiore dell'anima individuale, è anche un fatto collettivo dell'anima di tutto un popolo. Altro capolavoro di Vaižgantas, tutto pervaso di francescano amore del creato, è il Dedes vi Dodienes (Zii e loro mogli), in cui si sofferma a illustrare i misteriosi e sottili legami esistenti tra le vicende della natura e la vita umana.

Alla propagazione e all'approfondimento della ideologia cattolica dedicò la sua opera multiforme il prelato Aleksandras Dambrauskas, alus Adomas Jakštat (1860-1938). Personalità policittica, egli seppe fondere in sé armoniosamente e con larghezza di vedute la filosofia cristiana dell'Oriente (Soloviev) con il tomismo occidentale; sempre sulla breccia in difesa dei valori cattolici, esercitò un influsso incalcolabile nella rinascita cattolica tra gli intellettuali lituani.

Dopo la ricostruzione dello Stato indipendente i nuovi movimenti letterari giunsero tra i giovani scrittori, recando le idee del liberalismo e del marxismo anche a lato delle altre tendenze letterarie di avanguardia in voga nell'Occidente europeo. Nondimeno i cattolici sono rimasti sulle posizioni di guida anche in questo periodo. Propulsore principale del movimento di pensiero filosofico, pedagogico e sociale fu Stasys Šalkauskis (m. nel 1942), anima di apostolo e pensatore di buona formazione tomistica, e conoscitore della filosofia di Soloviev. Crebbe alla sua scuola Antanas Maceina (n. nel 1908), che continua ora nell'esilio la sua attività letteraria.

Nella poesia ha raggiunto un posto considerevole il simbolista Jonas Aleksandriškis-Aistis (n. nel 1904), la cui lirica indaga gli angosciosi problemi dell'esistenza umana, senza che la ideologia cristiana riesca del tutto a rasserenarne il pessimismo. Paustas Kirša (n. nel 1891) medita, invece, sul problema dell'eternità, verso la quale egli è incamminato come un pellegrino, che mentre è in via cerca di coglierne il mistero, e mentre le nebbie dapprima gli ostacolavano la visione dell'essenza dell'eternità, ora chiaramente intravede la Divinità come Provvidenza che tutto sostiene. Non cercatore filosofo come il Kirša, ma profeta e araldo di Dio eterno è Bernardos Brazdžionis (n. nel 1907). Nelle sue liriche spesso s'incontra l'antitesi tra la primordiale innocenza della natura e l'umanità che,

allontanatasi dal Creatore, va ciecamente insieme con tutta la sua civilizzazione verso la perdizione. Dei poeti della presente generazione, Brazdžionis è forse il più dichiaratamente cattolico e il più popolare. Kazys Bradunas, canta con talento i sentimenti del rurale lituano, tenacemente attaccato alla sua terra e a Dio.

Nel campo della prosa la maggior parte degli scrittori cattolici descrivono la vita lituana con i suoi problemi. Una parte di essi tratta figure e ambiente attingendo al passato e soffermandosi a indagare la psicologia del loro popolo. Tra questi un posto di prim'ordine spetta a Antanas Vaičiulaitis (n. nel 1906), miniaturista del paesaggio lituano ed evocatore del contenuto dolore dell'umile gente. Degni di nota anche il novellista Juozas Grušas (n. nel 1901), e il romanziere Vincas Ramonas (n. nel 1905), autore di Dalkeis randonam Saulelaidy (Pulviscolo nel tramonto rosso) e Kryšiai (Le Croci), che si riferiscono ambedue all'invasione bolscevica della L. Jurgis Jankus (n. nel 1906) in forma di romanzo novellistico ha trattato del destino umano sotto l'influsso del duplice regime totalitario (Naktitant moru: La notte sui gelsi). L'invasione bolscevica ha costretto all'esilio il settanta per cento degli scrittori lituani: quelli rimasti in patria tacciono, venuta meno la libertà.

BIBL.: G. Morici, Canti popolari lituani, Roma 1930; O. W. de Lubicz Milosz, Contes Lithuaniens de ma mère L'oye, Parigi 1933; W. Katzenelenbogen, Anthology of Lithuanian and Latvian Folktongs, Chicago 1935; V. Mykolaitis, Naujoji lietuvių literatūra, Kaunas 1936; I. Lavoix, Quand la lumière nous vient du nord, Parigi 1938; J. Mauclère, Littérature lituanienne, ivi 1938; P. Lapienė, El Litva poezio, Kaunas 1938; H. Engert, Aus lituischer Dichtung, Lipsia 1938; A. Paterson, Old Lithuanian songs, Kaunas 1939; A. Vaičiulaitis, Outline history of Lithuanian literature, Chicago 1942; V. Jungfer, Litauischer Liederschreien, Fellbach-Württemberg 1948; id., Litauen, Antlitz eines Volkes, ivi 1948; J. Balys, Lietuvių tautosakai, I-II, ivi 1948; Pr. Naujošaitis, Lietuvių literatūra, Tübinga 1948; J. Baltrušaitis, Lithuanian folk art, Monaco 1949.

Giuseppe Brazaitis

IV. ARTE

Solo con l'introduzione del cristianesimo avviene l'inserimento della L. nel comune movimento della civiltà occidentale e l'arte europea vi si affaccia per la prima volta con l'erezione delle numerose chiese. Alcuni storici dell'arte distinguono, come sottostili, il gotico baltico, il rinascimento polacco e il barocco lituano, ed è un fatto innegabile che la produzione artistica testimonia la sintesi di elementi eterogenei, dando un risultato interessante e originale. Un'ulteriore rielaborazione artistica in senso di una successiva maggiore acclimatazione e fusione con la tradizione artistica indigena avviene per opera di anonimi artigiani cultori dell'arte popolare, arrivandosi in questo processo di assimilazione a riconoscere con qualche difficoltà l'originario elemento stilistico occidentale nella metamorfosi subita attraverso successive tappe di rielaborazione. L'esistenza ab antiquo di un vasto patrimonio di motivi decorativi e di ornati ricchi di un simbolismo precristiano porta a concludere che da tempi immemorabili, nelle forme sue proprie, il popolo lituano coltivava l'arte nelle sue varie manifestazioni.

Con la conversione al cristianesimo i Lituani misero al servizio dell'idea cristiana questa loro arte tradizionale. Originali nelle loro linee, nei particolari costruttivi e soprattutto nella decorazione sono le chiese lituane di legno, le torri campanarie che s'alzano isolate sul sagrato e che riproducono motivi architettonici cari al popolo.

Ma l'arcaicità delle forme decorative prevale e risalta nelle innumeri cappellette rustiche e croci di legno, che costituiscono il tratto caratteristico del paese, spesso detto « terra delle croci ». La varietà dei tipi di queste croci e cappellette è tale da sembrare inesauribile. Quasi tutte però sono caratterizzate da una ricchissima raggera, alle volte duplice o triplice, perché oltre alla traversa, alla cui altezza è applicata la figura del Crocifisso, quasi sempre si trova una raggera a forma di rota, variamente raggiata, in ferro battuto che ne corona la sommità. Alle volte, oltre la figura scolpita in legno del Redentore, si trovano anche quelle della Madonna e di s. Giovanni Nepomuceno, di s. Giorgio a cavallo che uccide il drago,

di s. Floriano che spegne il fuoco, di s. Isidoro nell'atto di guidare l'aratro, di s. Antonio con il Bambino Gesù, di s. Francesco che riceve le stimmate, della Madonna con il cuore trafitto dalle sette spade, di s. Casimiro re protettore della L. In questa statuaria lignea spicca, per l'efficace espressione di mestizia, il cosiddetto Rupin-tojelis, cioè il Cristo pensoso; neppure la grande arte può vantare di aver raggiunto tanta potenza espressiva. Comuni tratti iconografici si riscontrano anche nella pittura popolare e nella incisione xilografica, spesso a più colori, che è dato di incontrare nelle chiesette rurali o nei casolari lituani.

Quanto all'arte colta o individuale, le circostanze politiche ne permisero il rifiorire solo dopo la rivoluzione del 1906. Fra i pittori lituani d'allora primeggia l'arte potente e profonda di M. K. Čiurlionis, pittore e musicista, e le notevoli opere dovute al pittore ritrattista A. Varnas, al paesaggista A. Žmuidinavicius, ed agli scultori P. Rimša e J. Zikaras. Ad essi molti altri artisti si aggiunsero quando, rinata nel 1918 l'indipendenza statale, si pose mano alla fondazione dell'Associazione nazionale dell'arte e dell'Accademia delle arti, nonché della Galleria d'arte intitolata a M. K. Čiurlionis nella L. libera. La giovane generazione di artisti lituani, cresciuti nella patria indipendente, staccandosi dalla precedente di tendenza romantica ottocentista, seguì le varie nuove correnti contemporanee, senza tuttavia allontanarsi dalle tradizioni dell'arte nazionale. - Vedi tav. XCVIII.

BIBL.: R. Dethlefsen, Dauershäuser und Holchirchen in Ostpreussen, Berlino 1911; A. Jarosavicius, Croix lithuaniennes, Vilna 1912; B. Ginet Pilsudski, Les croix lithuaniennes, in Les archives Suisses des traditions populaires, 20 (1916); N. Weber, Eine vergessene Kunststadt, Vilna 1917; G. Salvatori, L'art rustique et populaire en Lithuanie, Milano 1925; H. Kairiukstyt-Jacynieni, Pašaislis, ein Barschblaster in Litauen, Kaunas 1928; A. Rukštel, Lirtuvia tautodavle (Arte popolare lituana), ivi 1929; P. Galaune, Lietuvia Liandies menas (Arte popolare lituana), ivi 1930; K. Jasenas, Studi sulla architettura e l'arte lituana del medioevo, rinascimento e barocco, in Židiny, ivi 1933 e 1935; N. Worobiov, M. K. Čiurlionis, der litauische Maler und Musiker, ivi 1938; J. Grinius, Witnianis meno paninelai (I monumenti d'arte a Vilna), ivi 1938; J. Baltrašaitis, Lithuanian folk art, Monaco 1948; Lithuanian art in exile, Monaco 1948.
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“LITUANIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 861. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/lituania.