MOLFETTA, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Bari. Ha unite le diocesi di Giovinazzo e Terlizzi. Ha una popolazione di 90.000 ab. quasi tutti cattolici. Conta 15 parrocchie servite da 83 sacerdoti diocesani e 22 regolari, un seminario, a comunità religiose maschili e 17 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 273).
STORIA. - È controverso l'anno della istituzione della sede vescovile. Il Gama ed altri accertano il primo vescovo Giovanni verso il 1136, altri, che fan capo all'Ughelli, pongono lo stesso vescovo al 1179, poiché un tal nome figura nella lista dei partecipanti al Concilio Lateranense dello stesso anno, indetto da Alessandro III. Pare certo comunque che l'origine dell'episcopato debba risalire alla metà del XII sec., come suffraganeo di Bari. Tra i presuli della diocesi spicca la figura di G. B. Cibo, genovese (1473), qui traslato da Sisto IV, eletto l'anno appresso cardinale e, nel 1484, papa Innocenzo VIII. Nonostante il suo breve soggiorno, il futuro pontefice serò grata memoria di M., perché, appena eletto, rese indipendente la diocesi dalla metropolitana di Bari e la dichiarò soggetta immediatamente alla S. Sede. Degli altri si ricordano: Alessio Celadoni (1508), che prese parte al V Concilio Lateranense; Ferdinando Ponzetti (1517), fiorentino, poi cardinale, coadiuvato dal nipote Giacomo, sotto il cui episcopato avvenne il terribile sacco del 1529 ad opera del Lautrec: e Carlo Loffredi (1670), teatino, che pacificò clero e magistratura, e promosse varie opere di beneficenza a favore di istituzioni religiose. Nel 1818 Pio VII unì a M. le soppresse diocesi di Terlizzi e Giovinazzo, ma in seguito (1833), su istanza del borbonico Ferdinando II, concesse alle due sedi il ripristino della dignità vescovile, pur lasciandole unite a M. e dipendenti direttamente dalla S. Sede.
MONUMENTI. - Nel periodo della sua maggiore fortuna, M., come le altre città consorelle, si omò di monumenti notevoli, tra i quali spicca tuttora la mole massiccia della Chiesa Vecchia o S. Corrado, l'antica cattedrale del borgo medievale, iniziata nella seconda metà del sec. XII e terminata alla fine del XIII. Le sue strutture portano il segno delle varie interruzioni che dovette subire la fabbrica, asimmetrica nell'icnografia, con 2 torri mozze a fianco di una facciata mai costruita e 2 campanili a tre piani con coronamenti di archetti. L'interno, quasi del tutto integro, esprime una rude vigoia dalla staticità degli elementi. Quattro pilastri cruciformi con semicolonne addossate sorreggono i tamburi poligonali di 3 cupole: elissoidale la mediana, emisferiche le altre. I tamburi sono impostati su pennacchi snelliti da nicchie a calotta sferica o, nella terza, da cornici di archetti. L'intradosso delle volte è costituito da corsi regolari di conci, coperti esternamente da piramidi di lastroni (chiancarelle), collegati, per mezzo di muretti, ai muri esterni, in modo da formare un unico complesso che concorre uniformemente all'equilibrio e alla stabilità del fabbricato. Questi elementi strutturali (cupole, raccordi murari, capitelli, curve ogivali, ornati, ecc.), conferiscono alla chiesa un'importanza eccezionale nella storia dell'arte pugliese. In essa comunque si avvertono influenze musulmani e bizantini, lombardi e indigeni, secondo la migliore scuola che innalzò le caratteristiche cattedrali di questa regione. Altra chiesa notevole è il Duomo Nuovo, con pesante facciata barocca (sec. XVII). Nell'interno: una Visitazione di C. Rosa e un'Assunta di C. Giaquinto, molfettese (1699-1765); in sacrestia:

