LAZIO

Image from page 602
Image from page 602

LAZIO. -

I. GEOGRAFIA

Con questo nome, che in origine si applicò ad un piccolo territorio a S. di Roma, s'indica oggi la regione più meridionale dell'Italia media, costituita, oltre che dal L., quale fu sino a poco più di un ventennio fa, 1) dalla Sabina, regione collinare-montuosa facente centro a Rieti, già aggregata all'Umbria, separata nel 1923 e costituita in provincia, 2) da un lembo dell'Abruzzo aquilano (ex-circondario di Cittaducale), passato alla stessa provincia, 3) dalla zona settentrionale della Campania sulla destra del Garigliano, che ha formato con parte della vecchia provincia di Roma, la nuova (1934) provincia di Littoria, denominata poi Latina.

Il L. è venuto così a riunire distretti assai diversi per caratteri naturali ed antropici: le nude e aride montagne appenniniche dei Simbruini, degli Ernici e del Meta; il plesso anti-appenninico vulcanico (Volsini, Cimini, Sabatini, Albani) e calcareo (Lepini, Ausoni e Aurunci) più prossimo al mare; la campagna romana e l'agro romano.

La zona a N. del basso Tevere, fra l'anti-Appennino ed il mare, è conosciuta con il nome di Tuscia romana, e si spinge fino al fiume Fiora. Quest'ultima, rivestita per lo più di macchie e boscaglie, cede nell'interno il posto all'ameno paesaggio dei laghi vulcanici (Bolsena, Vico e Bracciano), circondati di castagneti e vigneti e continuati, oltre il Tevere e Roma, nei Colli Albani. Feraci di viti e olivi sono anche le valli dell'Aniene (Tivolese) e del Sacco (Ciociaria), mentre nella conca reatina, traversata dal Velino, prevale la cerealicoltura. Il litorale è in genere basso, rettilineo ed importuoso e l'unica rada naturale (valorizzata per scopi militari) è quella di Gaeta. La pianura costiera, in parte sotto il livello del mare, è coperta di paludi per l'inefficente scolo delle acque, è stata bonificata negli ultimi decenni, e guadagnata così ad una colonizzazione agricola di ampie dimensioni.

In complesso il L. ha un'economia prevalentemente agricola-forestale-pastorale (41,7 % della popolazione dediti a queste attività). Tra i cereali (anche granturco) domina il frumento; tra le colture arboree la vite (di regola specializzata), seguita dall'olivo e dagli alberi da frutta. Notevoli i raccolti di patate, barbabietole e carciofi (per questi ultimi 1/4 della produzione nazionale). Nell'allevamento spiccano gli ovini, densi soprattutto nelle zone collinari. Lo sviluppo delle industrie vi appare tardo e lento, ma notevole negli ultimi anni, date specialmente le esigenze del grosso nucleo urbano di Roma.

Nessun centro abitato, prescindendo dalla capitale, tocca i 50mila ab. L'unico porto marittimo di gran traffico è Civitavecchia, capolinea delle comunicazioni con la Sardegna.

Article illustration
Province e capoluoghi (popolazione 1949 1000 ab.)

Proprietà e Commercio (soprattutto in provincia)

Province e capoluoghi (popolazione 1936 1000 ab.)

Province e cap

LAZIO - Regione conciliare laziale: 1. confine di regione; 2. confine di provincia; 3. confine di circoscrizione ecclesiastica; 4. strade; 5. ferrovie; 6. oratorio.

tori) furono preposti rettori nominati dal vescovo di Roma, il quale cominciò così a contendere effi-cacemente l'esercizio dell'autorità su quelle terre all'Imperatore di Oriente, specie nel sec. VIII, quando le donazioni di Liutprando (728-42) riconoscevano al pontificato romano quel carattere politico che era corroborato dal viaggio di Stefano II in Francia e dalla donazione di Pipino.

Il carattere politico di cui si è detto portò - dalla fine del 700 - a sempre nuovi urti fra gli elementi auto-nomi locali e la volontà di accentramento del potere papale che - specie ad opera di Zaccaria ed Adriano I - si appoggiava alle numerose domus cultae, contro le quali scoppiò una rivolta nobiliare al tempo di Leone III. Le domus cultae si componevano di numerosi fondi rustici con abitazioni sparse, ed erano poste sotto l'amministra-zione ecclesiastica: i coloni avevano una certa organizza-zione militare e disponevano di una speciale moneta, più o meno autorizzata o riconosciuta dal pontefice.

Dopo la fondazione del Sacrum Imperium, l'Imperatore ed il Papa vennero a contrasto, perché entrambi volevano inviare propri rappresentanti nel Patrimonio; la contesa si risolse favorevolmente per il vescovo di Roma, il quale, nel sec. IX, continuava ad eleggere propri ufficiali incaricati di amministrare la giustizia. Con l'andar del tempo comparvero - durante la prima metà del sec. X - i Comites Campaniae, governatori nominati, forse a vita, dal pontefice, il quale estendeva la sua influen sulle città mediante i giudici, scelti dai Comites.

Accanto e correlativamente al diffondersi e al dif-ferenziarsi della classe dirigente, si manifesta - nella se-conda metà del sec. X ed ancor più nei tempi successivi - un movimento di espansione dell'agricoltura e di intensi-ficazione dell'attività edilizia. Contemporaneamente, dalla minore società feudale, da amministratori laici di enti ecclesiastici, da ufficiali del governo pontificio nei singoli centri, forse anche da liberi lavoratori, sono discese le famiglie che, talvolta consorziate, divennero proprietarie di molini o di estese zone di terra. Al servizio di queste famiglie possedenti era una numerosa folla di rustici, legata ad esse ed alla terra che coltivavano da vincoli più o meno stretti e gravosi; è ovvio però che anche nel Patrimonio di S. Pietro - a partire dal sec. X - gli antichi servi si siano affrancati gradualmente, ottenendo più favorevoli forme di contratto, elevandosi così verso la piccola proprietà, senza però dare vita a quelle corporazioni che già fiorivano nelle città, assumendo spesso una note-vole influenza nel governo.

Posto che è possibile ricercare - nel X e perfino nel IX sec. - i primi albori di una vita cittadina, da cui avrà origine, anche nel Patrimonio, il regime comunale, si

patronato, assicurandosene la devozione. Gregorio IX poté addirittura contare sull'appoggio di Viterbo, Corneto, Tivoli, Velletri, Terracina ed Anagni contro le forze autonomistiche cittadine in Roma. Nel quarto decennio del 1200, l'autorità pontificia nel L. fu rafforzata dal fallimento dell'azione imperiale in Tuscia ed in Sabina, mentre, nel 1268, la battaglia di Tagliacozzo coronava l'opera di Urbano IV, intento al riordinamento del Patrimonio. A quest'opera più di ogni altro si adoperò Bonifacio VIII (1294-1303). Questo Pontefice si valse specialmente dei Comuni, perché – dopo aver colpito le grandi famiglie del contado – solo al popolo poteva chiedere appoggio contro una eventuale riscossa baronale, offrendo in cambio, alle nascenti organizzazioni cittadine, il sostegno dell'autorità papale.

Più tardi – durante il pontificato avignonese – i rectori del Patrimonio erano costretti a vivere nella continua ricerca di un equilibrio fra le persistenti divisioni delle parti, che si sentiva ormai la necessità di superare. Dopo lo scisma d'Occidente, e dopo le incursioni di Ladislau, ai tempi di Innocenzo VII (1404-1406) e di Gregorio XII (1407-17), le terre della provincia si sottomisero ad Alessandro V (1409-10) che occupò Viterbo, Montefiascone e Corneto. L'opera di riordinamento ed assoggettamento del Patrimonio proseguì con Niccolò V (1447-1455) e Pio II (1458-64). Quest'ultimo poté domare la Sabina, occupare Palombara, eliminare la minaccia costituita dalle ambizioni del Piccinino. L'opera di Pio II fu completata da Paolo II (1464-71) che poté estendere la propria autorità su tutto il Patrimonio.

A partire dalla fine del sec. XV le vicende del 1. non possono essere oggetto di trattazione a sé stante, ma debbono venire inquadrate nella storia dello Stato della Chiesa e poi – addirittura – dell'Italia unita.

Non rimane che rammentare quanto è stato fatto per operare di bonifica delle zone malsane, poiché questo è ormai l'unico elemento regionale.

Bibl.: G. De Sanctis, Storia dei Romani, 4 voll., Torino 1907-23; R. Cessi, Una relazione di Giunone di S. Germano, rettore della Tuscia nel 1340, in Arch. Soc. rom. storia patria, 36 (1913), p. 147 seg.; G. Falco, L'amministrazione papale nella Campagna e nella Marittima, ibid., 38 (1915), p. 677 seg.; id., I Comuni della Campagna e della Marittima nel medioevo, ibid., 42 (1918), p. 537 seg.; 48 (1925), p. 5 seg.; 49 (1926), p. 127 seg.; G. Ermini, Relazioni fra Chiesa e Comuni della Campagna e della Marittima, ibid., 48 (1925), p. 771 seg. Per la bibl. più recente V. Bibliografia storica nazionale (1939-46), Roma 1942-1949, V. indici. Roberto Valentini

III. STORIA ECCLESIASTICA

Il L. è una regione privilegiata, perché vi è Roma, sede primaziale, ove risiede il successore di s. Pietro. Dal sec. V si distinguevano il Latium vetus e il Latium adiectum, mentre la parte nord-ovest di Roma faceva parte della Tuscia.

La fine del secolo, e più ancora nel XII, i papi (Calisto II, Onorio II, Eugenio III ed altri) si diedero con energia a riorganizzare il loro dominio: infatti – determinato l'ambito di alcune città, fra cui Velletri – sancirono che esse dovessero provvedere, a richiesta della Chiesa, soldati ed inviare rappresentanti ai Parlamenti. Inno-cenzo III costrinse sotto la sua influenza anche il Senato di Roma, cui erano legate varie città, fra le quali Viterbo. Nel 1207, il Pontefice riordinava le province del Patronato, si faceva prestare giuramento di fedeltà dai conti, dai baroni e dai rappresentanti dei Comuni; e indica, infine, una pace generale, sciogliendo tutte le leghe. Innocenzo III convocò anche un Parlamento generale a Viterbo, per accrescere l'autorità dei rettori; e posto che questi erano tratti così a porsi sotto la protezione del Pontefice, la sua influenza sul Patrimonio era molto accresciuta, tanto più che egli era unico giudice nei conflitti fra rettori e parlamentari provinciali.

Nel 1231, il papato intervenne per risolvere le questioni tributarie e di servizio militare che dividevano le due classi dei milites e dei pedites, nei Comuni della zona circondante Roma, con un arbitrato decisamente favorevole ai milites, su cui il pontefice assumeva così un alto

Nella prima metà del sec. III, durante il lungo periodo di pace che precedette la persecuzione di Decio, l'organizzazione dovette meglio definirsi e parecchie Chiese costituirsi. Dopo la morte di Fabiano il clere romano costituirsi. Dopo la morte di fabiano i clere romano costituirsi. Dapo la morte di fabiano i clere romano costituirsi. Dapo la morte di fabiano i clere romano costituirsi.

Nella prima metà del

zioni e chiese, può con quasi certezza ammettersi l'esistenza delle Chiese di Ostia, Porto, Albano, Palestrina, Terracina, Labico, Formia. A queste Chiese appartengono i martiri attestati da documenti degni di fede, quali Asterio, Ciriaco ed Aurea per Ostia, Aristone, Nonno, Ercolano, Taurino, Eutropio, Bonosa, Zosima per Porto, Secondo, Carpoforo, Vittorino, Severiano per Albano, Agapito per Palestrina, Alessandro, Magno, Erasmo ed altri, altrove.

Dopo la pace costantiniana le Chiese si moltiplicarono sempre più e nei Sinodi tenuti sotto i papi Giulio (340), Damaso (372), Siricio (386), molti furono i vescovi del L.; a questo periodo risalgono infatti le Chiese di Tivoli, Anzio, Velletri, Segni, Bolsena, Tarquinia, ecc.

Nei secc. v e vi le Chiese del L. subirono le tristi vicende delle invasioni barbariche di cui fu vittima Roma, con distruzioni, saccheggi, devastazioni e mutazioni; ma all'inizio del sec. VII il L. contava ca. 30 diocesi costituite.

Con l'aprirsi del medioevo la vita religiosa fiorisce anche nel I. nelle sue più tipiche manifestazioni.

Monasteri famosi popolano la regione: Subiaco, Farfa, S. Silvestro al monte Soratte - ove nel sec. VIII si ritirò Carlomanno - Casanari, Fossanova, per non parlare che dei più celebri fuori di Roma e delle sue immediate adiacenze. Colonie di monaci greci si trasportano anche nel L. (Grottaferrata, Valvisciolo), le quali si intensificano ed esercitano larga influenza durante il divampare delle lotte bizantine nei periodi dell'iconoclastia e dello scisma.

Ai monasteri sono da aggiungere i santuari che già nel tardo medioevo cominciano ad attirare i pellegrini, quali la Madonna del Buon Consiglio a Genazzano, il Cristo di Sutri, la S.ma Trinità al Monte Autore, S. Maria della Quercia, S. Maria Capodacqua. Un gruppo caratteristico formano i santuari francescani della valle reatina (Greccio, Fontecolombo, Poggiolbusone, La Foresta) che si riallacciaano a S. Francesco il quale nel L., dopo l'Umbria, lasciò le impronte più ricche del suo passaggio.

Figure di primo piano sono i santi che illustrano in questo periodo la regione: Bonaventura di Bagnoregio, Tommaso d'Aquino, Rosa da Viterbo. Più tardi s. Giacinta Marescotti e nei secoli più recenti i bb. Carlo da Sezze e Tommaso da Cori, s. Giuseppe da Leonessa, s. Felice da Cantalice, s. Paolo della Croce ecc.

Nelle lotte e rivolte frequenti della popolazione romana, durante i secc. XII-XIV varie città del L. accolgono i pontefici che le abbelliscono e le fortificano, quali Anagni, Viterbo ecc. Finché, con l'assoggettamento di tutta la regione, le sue sorti si confondono con quelle dello Stato Pontificio che del L. forma due legazioni.

È la regione che possedeva e possiede tuttora più sedi episcopali delle altre regioni; i continui rapporti con il centro dell'Impero favorirono questo numeroso sviluppo. Molte di queste sedi sono ora scomparse. Nel Latium vetus vi erano le sedi di Subaugusta; Labicum; Gabii; Treba Augusta; Nomentum; Ficulea. Nel Latium adiectum: Antium; Tres Tabernae; Fundi; Formiae; Menturnum; Casinum; Frusino; Atina. Nell'Etruria: Loricum; Caere; Aquaviva; Falerni; Vulsini; Ferentum; Forum Clodii.

Oggi, oltre le diocesi suburbicarie (v.) di Frascati, Ostia, Palestrina, Porto e S. Rufina, Magliano e Poggio Mirteto, Velletri, il cui titolare è un cardinale di Curia, la regione si divide in L. superiore e L. inferiore. Al L. superiore appartengono le sedi di Acquapendente, Bagnoregio, Civita Castellana, Orte e Gallese, Montefiascone, Nepi e Sutri, Tarquinia e Civitavecchia, Viterbo e Tuscania, S. Martino al Monte Cimino (abbatia nullius), le abbazie nullius di S. Paolo fuori le mura, dei SS. Vincento e Anastasio alle Tre Fontane e di S. Anselmo. Nel L. inferiore si annoverano le sedi di Alatri, Anagni, Aquino-Sora e Pontecorvo, Ferentino, Segni, Terracina, Sezze e Priverno, Tivoli, Veroli; le abbazie nullius di S. Maria di Grottaferrata, Subiaco e Monte Cassino. Nel vicariato dell'Urbe ha sede il tribunale ecclesiastico regionale per le cause matrimoniali, il quale funge anche come tribunale di appello per i tribunali regionali di Napoli e di Cagliari (cf. Pio XI, motu proprio Quanta cura, 8 dic. 1938, in AAS, 30 [1938], pp. 310-13).

Bibl.: Per l'antichità: Lanzoni, pp. 93-174, 1068-92; L. Du
Article illustration
Lazio - L'Alinea presso l'abbazia di S. Scolastica - Subiaco.

chese, Le sedi episcopali dell'antico ducato di Roma, in Arch. Soc. rom. di storia patria, 15 (1892), pp. 475-503. A. Harnack, Missione e propagazione del cristianesimo, ed. it., Milano 1945, p. 371 seg. Per il medioevo, V. Chiesa e d'Italia. Per monografie particolari, su santuari, monasteri ecc. V. la bibliografia particolare che, in apposita rubrica dedicata al L., riporta la Rivista di Storia della Chiesa in Italia, dal 1947 poi. Giuseppe Damizia

IV. Arte

Roma (v.), centro vivissimo di cultura artistica, la regione è di per sé di notevole importanza per il numero e il valore dei monumenti che tuttora conserva. La sua produzione artistica non ha, tuttavia, almeno fino al periodo barocco, un carattere unitario; ciò è dovuto in primo luogo al tradizionalismo romano del medioevo che da un lato impedì l'unificazione delle forme regionali e dall'altro non ebbe sufficiente forza di espansione, poi alla immigrazione di artisti forestieri, specie durante il tardo medioevo ed il primo Rinascimento, ed infine alle diverse condizioni culturali delle zone a nord e a sud della città.

Del periodo paleocristiano rimangono scarsi resti: i colonnati della Basilica Costantiniana nella cattedrale di Albano, una tricora di data incerta sotto la chiesa della Carità a Tivoli, i resti della basilica di S. Sinfarosa sulla Via Tiburtina e della basilica di Pammachio a Porto. Gli apporti della cultura architettonica dei Maestri cominci sono invece rappresentati nella regione dal tratto più antico del S. Pietro di Tuscania.

Nell'età romanica molte chiese mantennero lo schema basilicale a colonnati con o senza transetto e copertura a tetto (Castel S. Elia, S. Anastasio; Nazzano, S. Antimo; Fiano, S. Sisto; Bassanello, S. mo Salvatore; Monteleone Sabino, S. Vittoria; Magliano, S. Pietro; Palombara, S. Giovanni in Argentella; Tivoli, Carità; Ferentino, Duomo; Terracina, Duomo, ecc.). Non mancano anche costruzioni più semplici a navata unica con o senza transetto e sempre coperte a tetto in vista (Capena, S. Leone; Orvino, S. Maria del Colle; Ponticelli, S. Maria del Colle; S. Maria in Vescovo, ecc.).

I modi propri dell'architettura romanica a volte appaiono in forme interessantissime fin dal sec. XI nel S. Flaviano di Montefiascone e con accenti decisamente lombardi in S. Maria di Castello a Tarquinia. Quindi si diffondono assai presto nella regione ma vengono accolti più nelle loro caratteristiche ornamentali che in quelle costruttive. A Viterbo, sotto l'influsso combinato di modi lombardi e romani, si sviluppa una architettura locale vigorosa ed originale (Duomo, S. Sisto, S. Maria Nuova, S. Giovanni in Zoccoli) che si diffonde anche nei centri vicini (Tarquinia, Tuscania, Vetralla). Tarquinia accoglie anche modi arabo-siculi (S. Giacomo), Tuscania compone elementi toscani, umbri e romani nelle facciate delle sue chiese principali (S. Pietro, S. Maria Maggiore); il gusto umbro per le cornici orizzontali si diffonde un po' dovunque nell'alto L.; modi nannesi ricorrono in un gruppo di chiese della Sabina (Montebuono, Tarano, Fianello); spunti di gusto meridionale e specialmente campano si mescolano nel L. meridionale a forme lombarde (Anagni) e romane (Terracina). L'architettura benedettina lascia a S. Maria la Libera di Aquino la sua opera più pregevole e spunti abbaglianti conferiscono un carattere originale alle architetture di Gaeta. Un classico simbolo allo stesso tempo vigoroso e Cosmati (v.), come il portico di Civita Castellana e il chiostro di S. Scolastica a Subiaco.

Il gotico giunge nel L. meridionale tra la fine del XII e il principio del XIII sec. con le abbazie di Fossanova e di Casamari in una forma allo stesso tempo temperata e pura. Sorgono allora vari edifici più o meno dipendenti per stile da quei prototipi: S. Maria in Flumine a Ceccano, la badia di Valvisciolo, S. Francesco e S. Maria Maggiore di Ferentino, la chiesa di Amasen, la cattedrale di Priverno, il transetto di quella di Anagni, ecc. Il nuovo stile giunge fino alle porte di Roma con il S. Nicola sulla Via Appia. Un poco in ritardo l'abbazia di S. Martino al Cimino esercita una azione analoga sul L. settentrionale (Viterbo, chiostro di S. Maria in Gradi, S. Francesco; Montefiascone, prolungamento del S. Flaviano; Tarquinia, S. Giovanni, ecc.). A Rieti hanno forme goticheggianti il portico della Cattedrale e le chiese di S. Pietro, S. Domenico e S. Agostino che accolgono anche il tipo di facciata aquilana a coronamento rettilineo. Tali modi permangono per tutto il '300 ed anche nel secolo successivo ad Amatrice (S. Francesco, S. Agostino). A Cittaducale (S. Maria del Popolo) e a Leonessa, dove si hanno anzi gli esempi più tardivi di gotico. Il fenomeno si ripete in forma meno accentuata nel basso L. dove, a Fondi, in un gruppo di chiese la fase quattrocentesca si salda strettamente a quella di due secoli prima. Interessanti complessi di architettura civile del medioevo si conservano a Viterbo, Tarquinia, Tuscania, Tivoli, Segni, Anagni, Ferentino, ecc.; fra i palazzi pubblici vanno ricordati quelli di Anagni, Priverno e Viterbo; Genazzano offre invece un gruppo omogeneo di edifici civili di gusto gotico meridionale che risalgono al primo '400. La scultura romanica si limita in genere ad opere decorative; i modi cosmateschi si diffondono un po' dovunque fino a congiungersi nel L. meridionale con le forme campane affini ma distinte per il gusto del colore e per il modo di ornare. Nel tardo '200 il tema della tomba fu largamente trattato nel Viterbese; l'esemplare di maggiore interesse è quello di Adriano V (Viterbo, S. Francesco) ove forse collaborò Arnoldo. La scultura lignea vanta esemplari di grande coerenza come la Madonna di Acuto del XIII sec., oggi nel Museo di Palazzo Venezia a Roma, o di raffinata esecuzione come il gruppo della Deposizione del duomo di Tivoli.

La pittura romana del sec. XI si diffuse nella regione con vasti cicli, come quelli di S. Anastasio a Castel S. Elia, ove lo schematismo lineare assume particolare potere di suggestione, o di S. Pietro di Tuscania, che sono i più prossimi ai modelli romani per raffinata eleganza. Maggiore ampiezza di forme hanno invece gli affreschi di S. Silvestro a Tivoli. Vasta fu pure fra il XII e il XIII sec. la produzione di pitture su tavola rappresentanti il Salvatore (Tivoli, Sutri, Trevigiano, Viterbo, ecc.) o la Madonna (Viterbo, Vetralla, ecc.). Ad Ausonia (S. Maria del Piano) si conserva il più importante ciclo di scuola benedettina della regione. Ad una maniera più bizantineggante, di intonazione veneziana, appartengono i musei dell'abbazia di Grottaferrata. Pur bizantinaggiani, ma più vigorosi e liberi, sono gli affreschi della cappella di S. Gregorio al S. Speco di Subiaco, affini a quelli della cripta del duomo di Anagni che sono il più importante ciclo medievale di tutta la regione, ove confluiscono anche artisti di varie tendenze. Riflessi dei maestri operanti a Roma alla fine del '200 si trovano uniti ad una vivacità narrativa di vena popolare nella opere di Consolo al S. Speco di Subiaco, mentre il pittore di S. Maria in Vescovo ripete nei primi anni del '300 con accentuazioni lineari moduli cavalliniani; a forme romane e assiastici si collegano i più antichi affreschi del S. Flaviano di Montefiascone.

Per le condizioni storiche del L. nel '400 i modi risanziamenti penetrarono nella regione con un certo ritardo; costruzioni significative di tale periodo restano la chiesa della Quercia presso Viterbo, il tempietto della Peste pure a Viterbo, la chiesa di S. Maria del Soccorso a Corchiano, di S. Aurea ad Ostia antica, di S. Oliva a Cori con annesso chiostro, ecc. Un riflesso di forme bramantesche giunge nel tempietto del Sangue a Velletri, poi il Sammicheli inizia il duomo di Montefiascone, Antonio da Sangallo il Giovane costruisce le chiese di Cellere e di S. Maria in Montedoro presso Montefiascone e la cappella detta La Rocchina nell'Isola Bisentina; il Vignola quelle di Mazzano Romano, S. Oreste e di S. Maria del Piano presso Capranica. La sua maniera si diffonde per tutto l'alto L. imprimendo un particolare carattere a parecchie cittadine del Viterbese. I modi di Giacomo Della Porta si riflettono nel Gesù di Tivoli. La produzione civile fu al confronto in questo periodo assai più vasta. Grandiose le opere di architettura militare (Genazzano, Bracciano), dovute spesso ad artisti operanti a Roma, come B. Pontelli (Ostia), Giuliano da Sangallo (Grottaferrata), Antonio da Sangallo il Vecchio (Nettuno, Civita Castellana) o Antonio da Sangallo il Giovane (Civitavecchia, Montefiascone) o il Peruzzi (Roccasinibald). Mirabile palazzo sorgente da opere di fortificazione è

Article illustration
(Int. Gab. Int. naz.)
Lazio - Tarquinia, Palazzo Vitelleschi (1436-39).

quello di Caprarola del Vignola a cui spetta pure la Villa di Bagnia, mentre il Ponzio lavora a Mondragone e il Della Porta alla Villa Aldobrandini di Frascati.

Il grande dislivello culturale che si va creando fra Roma e il L. è causa anche del limitato valore delle opere di scultura e di pittura. Tuttavia mentre Giovanni Dalmatia completa la decorazione del tempio di S. Giacomo a Vicovaro, il Bregno scolpisce il tabernacolo di S. Maria della Quercia e Andrea Della Robbia vi esegue le lunette maiolicate. Michelangelo, verso il 1540, scolpisce, verosimilmente per Vittoria Colonna, la sua Pietà di Palestrina, ora a Firenze, nel Museo dell'Accademia.

Così mentre le forme masoliniane erano penetrate ben presto nella regione con i cicli dell'Annunziata di Riofreddo e di Cori, la cultura figurativa della regione verso la metà del secolo è rappresentata dal mediocro Pietro Coleberti (Priverno, Sermoneta) e Iacopo da Rocantica (Montebuono). Opera di grande bellezza e coerenza stilistica è invece la cappella Mazzatosta nella chiesa di S. Maria della Verità di Viterbo, dovuta a Lorenzo da Viterbo, vigorosa individualità di pittore nella cerchia di Piero della Francesca. Varie opere di Antoniazzo Romano sono sparse nel L. accanto a quelle di modesti maestri di cultura media quali Piermatto d'Amei la e Antonio da Viterbo. Un'isola di maniera veronese è costruita dalle opere di Cristoforo Scacco a Fondi e a Montesambiaco; verso l'Ascolano opera il ritardatario ed eclettico Cola dell'Amatrice.

I grandi pittori del '500 non hanno lasciato opera nel L.; largamente rappresentati invece i loro seguaci fino al manierismo. A Viterbo è la mirabile Pietà di Sebastiano del Piombo, la Villa di Caprarola e quella d'Este a Tivoli offrono l'esempio di importanti complessi manieristici, mentre variamente rappresentati nelle chiese della regione sono altri pittori come il Siciolante, il Pulzone, il Muziano, ecc.; particolarmente attivi a Rieti furono i veronesi Torresani.

Da Roma il barocco si diffonde in tutto il L. Il Madonna lavora alla Villa papale di Castel Gandolfo e alla chiesa di S. Maria del Trivio a Velletri, il Bernini costruisce le chiese di Castel Gandolfo e dell'Ariccia e la facciata del santuario di Gallaro, Antonio del Grande la

Article illustration
(fol. allnari)
Lazio - Chiesa di S. Maria della Quercia, di Carlo di Moristeo e Domenico da Firenze (inizio sec. xvi) - Viterbo.

Collegiata di Marino, Mattia De' Rossi quella di Valmontone, Girolamo Rainaldi la S. Teresa di Caprarola e suo figlio Carlo le due parrocchiali di Montecompatri e Monte Porzio, Carlo Fontana lavora a lungo a Formello, Girolamo Fontana innalza la facciata della cattedrale a Frascati e più tardi il Salvi rinnova la chiesa di S. Maria in Gradi a Viterbo. Molte opere che riflettono variamente la maniera dei maestri maggiori aspettano ancora una precisazione stilistica, ma moltissime altre sono soltanto lavori di ammodernamento o trasferiscono in modi sciatti e paesani la nobiltà dei modelli.

Fra le sculture dell'età barocca meritano soprattutto di essere segnalate l'Immacolata del Puget del duomo di Tivoli, le statue berniniane del duomo di Rieti e i monumenti della cappella baronale di Palestrina. Fra i cicli pittorici sono specialmente notevoli quelli del Domenico a Grottaferrata presso la Badia e di padre Pozzo nella chiesa del Gesù a Frascati; opere di vari maestri si trovano in diverse chiese della regione, ma sono per lo più scarsamente rappresentative.

L'architettura neoclassica è particolarmente rappresentata a Civitavecchia e a Rieti; del Camuccini è una bella raccolta di opere nel palazzo omonimo di Cantalupo.

Esempi di centri interamente moderni con edifici spesso pregevoli offrono Latina, Pomezia, Aprilia e specialmente Sabaudia, città nuove nella zona recentemente bonificata dell'Agro Pontino. - Vedi tavv. LXI-LXII.

BIBL.: G. Tomassetti, La campagna romana, Roma 1966; B. Bargellini, Etruria meridionale, Bergamo 1960; A. Cervesato, Latina tellus, La campagna romana, Roma 1960; A. Colasanti, L'Abine, Bergamo 1960; G. Silvestrelli, Città, castelli e terre della regione romana, Città di Castello 1944; A. Rossi, Terracina e la Palude Pontina, Bergamo 1961; P. Toesca, Storia dell'arte italiana, I. Torino 1927, V. indice; E. Martinori, L. turrito, Roma 1932-1934; F. Palmeggiari, Rieti e la sua provincia, 1932; E. Lavagnino, Il medioevo, Torino 1936, V. indice; Architettura minore in Italia, III. L., Roma 1949, a cura della Società dei cultori d'architettura. Guglielmo Matthiae