Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Arte Particolari

LEGNO

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LEGNO - Particolare dell'Albero di Iesse nella predella dell'altare della Vergine (sec. XV) - Xanten, Duomo.
LEGNO - Particolare dell'Albero di Iesse nella predella dell'altare della Vergine (sec. XV) - Xanten, Duomo.

LEGNO. - Fin dalle prime manifestazioni della civiltà mediterranea, il materiale ligneo pregiato trovò impiego nelle arti applicate. Durante il periodo paleocristiano e bizantino sono de segnalare le porte di S. Ambrogio, a Milano, e soprattutto quella stupenda di S. Sabina, a Roma (sec. v), in l. di cipresso, con pannelli a figurazioni bibliche e cornici dai motivi vegetali.

In pieno rigoglio romanico si hanno, quindi, espressioni di autentica statuaria colorata con la Madonna in trono di S. Maria Maggiore, ad Alatri, con quella della parrocchiale di Acuto ora nel Museo del Palazzo Venezia e con le patetiche, popolaresche Deposizioni del duomo di Tivoli e della cattedrale di Volterra. Anche nelle terre tedesche la scultura in l. ancor prima della massima fioritura gotica, fu coltivata con successo, come dimostrano la Madonna del Tesoro, nel duomo di Essen, il Crocifisso nel duomo di Brunswick, la porta di S. Maria in Campidoglio a Colonia. Ma doveva essere il sec. xiv a favorire uno sviluppo straordinariamente ferace e multiforme dell'arte del l.; con i soffitti a travature e cassettoni, con gli stalli e i leggii nei cori chiesastici, con i pulpiti, gli altari, le cattedre, le ancone, i mobili d'ogni genere ed uso. In Italia prevalgono gli scultori pisani con le loro tenere Annunciazioni e i costruttori di stalli intagliati, come quelli del duomo d'Orvieto (disegnati dal senese Vanni di Tura), del duomo di Siena (dovuti a Francesco del Tonchio) e di S. Domenico a Ferrara, in cui rifulge la squisita perizia di Giovanni da Baiso, maestro d'ebanisteria chiesastica nella valle padana. Verso la fine del 1300 era in auge, nella Borgogna, il fiammingo Jacques de Baerze con le sue pale d'altare scolpite.

Agli esordi del Rinascimento e per parecchi decenni ancora continuarono, ovunque, le strutture e ornamentazioni del gusto gotico, come si vede nei cori intagliati della cappella del Palazzo della Signoria a Siena (1428), e della chiesa di S. Stefano a Venezia (fine del sec. xv); nel finissimo politico della cattedrale di Piacenza, eseguito verso il 1480 da Antonio Burlenghi; nel dovizioso soffitto della ex-sala del Capitolo della Carità, a Venezia, eseguito dal vicentino Marco Cozzi, autore anche del coro di S. Maria dei Frari. Ma taluni grandi artisti del Quattrocento toscano non disdegnarono la scultura lignea, e basti citare i due celebri Crocifissi di Filippo Brunelleschi e di Donatello, rispettivamente nelle chiese di S. Maria Novella e di S. Croce a Firenze, l'ascetica Maddalena donatelliana, nel Battistero di quella città, e le statue degli scolari di Jacopo della Quercia a Siena. Spettava pure a maestri toscani il rinnovamento dell'intaglio ebanistico, non senza vaghe applicazioni pittoriche, ottenuto con l'uso di lamine lunghe e flessibili, curvate e ritorte in ogni senso. Eccelsero a Firenze Giuliano e Benedetto da Majano, con le decorazioni di Palazzo Vecchio e della sagrestia di S. Maria del Fiore, con putti e festoni di grazia robbiana; la dinastia artigiana dei Del Tasso, fra cui massimo esponente fu Domenico con la meravigliosa, fiorita Sala di udienza nel Collegio del Cambio a Perugia (verso il 1490), Baccio d'Agnolo, fecondo costruttore di mobili e cassoni scolpiti, e Battista del Cinque, operante nella Biblioteca Laurenziana, su disegni di Michelangelo. A Siena godevano alta rinomanza Antonio di Neri e Giovanni, detti Barile (al secondo si devono le bellissime porte delle Stanze Vaticane a Roma), Giovanni Pifferio, autore dell'organo nella cappella del Palazzo della Signoria, e Bartolomeo Neroni, detto il Riccio. Nell'Italia settentrionale trionfarono l'inventiva e l'ingegnosità tecnica di fra' Giovanni da Verona, con gli allievi fra' Raffaello da Brescia e fra' Vincenzo delle Vacche, di fra' Damiano da Bergamo (dove emerse pure Gianfrancesco Capodiferro), di Marcantonio Zucchi a Piacenza, dei Marchesi da Formigine a Bologna, dei Mandelli e di Prospero Clementi a Reggio Emilia, del francese Riccardo Taurino a Padova, di Ambrogio Santagostino e di Anselmo e Virgilio Del Conte a Milano. Accompagnarono stupendamente gli sviluppi delle forme rinascimentali le tarsie policrome, con i loro mirabili effetti pittorici e prospettici, per opera, in un primo tempo, dei sopra citati Giuliano e Benedetto da Majano, di Domenico d'Antonio Indivino da Sanseverino (stalli della basilica superiore di S. Francesco in Assisi), del modenese Bartolomeo dei Polli (coro della certosa di Pavia, su disegno del pittore Borgognone), di Lorenzo e Cristoforo Canozi da Lendinara, sotto l'influsso di Piero della Francesca (duomo di Modena), di Baccio Pontelli che diresse i lavori nello studiolo famoso del duca Federico da Montefeltro a Urbino (le figure delle tre virtù teologali si ritengono eseguite su disegni di Sandro Botticelli). E nel successivo Cinquecento portarono l'intarsio al vertice della raffinatezza pittoresca e del magistero esecutivo raggiungendo effetti, perfino, di prospettiva aerea, i già menzionati fra' Giovanni da Verona, con gli stalli del coro nel cenobio di Monteoliveto, e fra' Damiano da Bergamo, con le porte di S. Pietro, a Perugia, e con gli stalli di S. Domenico, a Bologna. In questo medesimo periodo fiorirono in Germania, con accentuati caratteri nazionali, gli scultori Lucas Moser, Grasser, Michele Pacher, Hans Leimberger e quindi, a Norimberga, il caposcuola Veit Stoss, mentre attestano il rigoglio della perizia ebanistica, specie nell'ambito dell'arte sacra, gli stalli quattrocentschi della cattedrale di Ulma e gli altari di Bamberg e di Heilbronn. Non meno apprezzabili si palesano, in Francia, gli stalli dei cori nelle cattedrali di Rouen e di Amiens. L'arte spagnola, dopo le influenze borgognone e fiamminghe, subì quelle del Rinascimento italiano, specie per opera di Alonso Berruguete, che dimorò in Italia.

LEGNO - Armadio dei primi del sec. XIV su probabile disegno di Giotto - Padova, Cappella degli Scrovegni, Sagrestia.
LEGNO - Armadio dei primi del sec. XIV su probabile disegno di Giotto - Padova, Cappella degli Scrovegni, Sagrestia.

I caratteri generali dell'età barocca si riflettono anche nella scultura in I. e nell'intaglio, che manifestano una grande varietà di motivi stilistici e di accorgimenti esecutivi, ampliando le conquiste del tardo Cinquecento. Nella nostra penisola si affermano, in testa a quelli delle altre regioni, i maestri secenteschi veneti e lombardi, principalmente: Francesco Planta iuniore e Giacomo Piazzetta (padre del celebre pittore Giambattista) a Venezia, con i dossali figurati della scuola di S. Rocco e della sagrestia dei SS. Giovanni e Paolo; G. B. Salmoiraghi, operante a Milano e in Valtellina, Giacomo Bertesi e Domenico Capra a Cremona, Giuseppe Bulgarini a Brescia, e la feracissima dinastia dei Fantoni (eminente su tutti Andrea) e degli intarsiatori Caniana nel Bergamasco. A Genova si ricordano Filippo Parodi e Antonio Maria Maragliano; a Roma s'impongono gli esecutori delle ancora classiche decorazioni nel coro dei canonici in S. Pietro e negli armadi della sagrestia di S. Francesco a Ripa; a Lucca stupiscono i dorati fasti dell'alcova nel Palazzo Mansi. Non meno prestigiose e, verso la fine del secolo, più eleganti e sobrie, le attività settecentesche. A Venezia si crea una rinomanza mondiale il bellunese Andrea Brustolon, fanatico del Bernini, che educa al suo gusto, eminentemente plastico, Giovanni Marchiori; in Piemonte operano con provetta alacrità G. L. Bosso, Pietro Piffetti, Giuseppe Maria Bonzanigo; in Liguria G. B. Girolamo Pittaluga; a Roma D. Antonio Colicci, autore del ricchissimo coro di Montecassino, e gli esecutori dell'organo e degli altri arredi nella tipica chiesa della Maddalena, del soffitto di S. Clemente e dell'organo di S. Maria in Vallicella; in Abruzzo Bernardino Mosca, cui si attribuisce il leggiadessimo soffitto di S. Bernardino ad Aquila; a Napoli, gl'intagliatori delle tribune e delle cantorie di S. Chiara e delle spettacolose berline borboniche. Durante l'intero Settecento, in parte sotto l'influsso francese, sfoggiarono virtù svariatissime i mobiliari, specie a Venezia, con le lacche policrome, imitate in Estremo Oriente, nel Piemonte, in Liguria e a Bologna, mentre nella seconda metà del secolo affermava un suo particolare tipo di tarsie floreali e paesistiche il lombardo Giuseppe Maggiolini, inserendosi amabilmente nella fin troppo castigata linearità del gusto neo-classico. L'arte del mobilio trovava i suoi più eletti campioni soprattutto in Francia, dal periodo di Enrico IV a quello di Luigi XVI compreso, con insigni ebanisti, quali Andrea Carlo Boulle e Carlo Cressent. - Vedi tav. LXX.

In alto: L'APOSTOLO PIETRO ADDORMENTATO. Statua in legno del gruppo dell'Orazione nell'orto, opera d'ignoto, forse della famiglia Schwanthaler (ca. 1700) - Ried, Austria Superiore, chiesa parrocchiale. In basso: COFANO SCOLPITO IN LEGNO su disegno di Antonio Barili (ca 1508) - Siena, Palazzo comunal
Tav. LXX In alto: L'APOSTOLO PIETRO ADDORMENTATO. Statua in legno del gruppo dell'Orazione nell'orto, opera d'ignoto, forse della famiglia Schwanthaler (ca. 1700) - Ried, Austria Superiore, chiesa parrocchiale. In basso: COFANO SCOLPITO IN LEGNO su disegno di Antonio Barili (ca 1508) - Siena, Palazzo comunale.
Bibliografia9 opere
BIBL.: G. Labarte, Histoire des arts industriels au moyen âge et à l'époque de la Renaissance, I, Parigi 1872-75, pp. 154-71; III, pp. 435-44; H. Wilm, Die gotische Holzfigur, Lipsia 1923; W. Burger, Altdeutsche Holzplastik, Berlino 1926; Orduna-Viguera, La talla ornamental en madera, Barcellona 1930; P. Toesca, Storia dell'arte italiana, I, Torino 1927, passim; E. Lavagnino, Storia dell'arte medioevale in Italia, ivi 1936, passim; G. Ferrari, Il I. nell'arte italiana, Milano s. a.; E. Molinier, Histoire générale des arts appliqués à l'industrie, III, Parigi s. a.

Alberto Neppi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 1079–1082.

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Neppi, Alberto. “Legno.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 1079–1082. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/legno.

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Neppi, Alberto. “Legno.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1079–1082. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/legno.

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