LEONARDESCHI

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LEONARDESCHI. - Qualora con questo termine si volessero intendere tutti gli artisti che dai grandi modelli del maestro trassero ispirazione o motivi, avvalendosene fino ad imprimere nuovi aspetti alla propria espressione artistica, troppo si dovrebbe spaziare, poiché la pittura di Leonardo parlò a Raffaello come ai fiorentini (quali Piero di Cosimo o Bachiacca), al Correggio come ai veneti, al Sodoma come ai lodigiani (Agostino da Lodi), al Dürer come ai fiamminghi (Quentin Matsys e Joos van Cleve), ai francesi. Ma col termine di L. qui si intendono, pittori dell'orbita lombarda che più da vicino seguirono il maestro, collaboratori nell'esecuzione delle opere o traduttori in pittura di schizzi e modelli o semplicemente copisti.

Tra i primi furono BELTRAFFIO (v.); tra i secondi Giampietrino (v. PEDRINI) e Marco d'Oggiono (v.), pittori che nella vicinanza con Leonardo non smarrirono la propria personalità; e SALARIO (v.), Bernardino Luini

rivela alcuna eco di intesa leonardesca; mentre, pur mantenendo i medesimi caratteri, si applica poi su modelli del maestro nella Madonna col Bambino (1501) e nello Sposalizio di s. Caterina nella Carrara di Bergamo; o nella più tarda (1522) Madonna col Bambino e s. Giovanni a Brera. Ancora dei motivi lombardi bisogna tenere conto per il ritardatario Cesare Magni, attivo dal 1530 al 1533 (Madonna con s. Girolamo e s. Pietro, già collezione Cook a Richmond, 1530; Crocifissione, nel duomo di Vigevano, 1531; affreschi tra cui il s. Martino e s. Giorgio, nel santuario di Saronno, 1533) che nella S. Famiglia di Brera dimostra solo una lontana e meditata discendenza da Leonardo. Altrettanto lati sono i riflessi leonardeschi in Francesco Napoletano (attivo a Milano intorno al 1500) noto per la tavola firmata con la Madonna e santi nella Kunsthaus di Zurigo, ove le tipologie di Leonardo sono frammiste ad echi lombardi e fiamminghi, questi ultimi forse portati dal pittore con sé da Napoli. A Francesco Napoletano è stata anche attribuita la Madonna col Bambino, pure a Zurigo nella Kunsthaus, per l’errata interpretazione della firma F.R.I.A di intendersi invece come Fernando Llanos, il pittore di Valencia, ivi dedito nel 1506, insieme con Fernando Yanez de la Almedina, alle Storie della vita di Maria nella Cattedrale, ricordato, come «Ferrando Spagnolo», nei pagamenti della Signoria Florentina per la pittura della battaglia di Anghiari, in data 1505.

Tra gli scolari più vicini al maestro furono il Salaino e Francesco Melzi, i cui nomi ricorrono spesso nelle note di Leonardo, che essi seguirono nei viaggi a Roma e in Francia. Del Salaino (Giacomo de’ Caprotti, ca. 1480-1524) nessuna opera è nota, si che la ricostruzione della sua personalità artistica sull’attribuzione a lui di opere della più palese e manualistica derivazione dai modelli di L. (Madonna col Bambino, collezione Tabacchi, Roma; s. Giovanni, Ambrosiana, Milano) rimane quanto mai dubbia. Del Melzi (1492-1570), che dopo aver seguito nel 1513 a Roma Leonardo passò in Francia con il maestro raccogliendo alla morte l’eredità e i preziosi manoscritti, si conoscono un disegno firmato e datato (1510) all’Ambrosiana, una Testa virile indagata incisivamente alla maniera di Leonardo, e un Ritratto di fanciulla con un pappagallo (1525) nella collezione Gallarati-Scotti a Milano; il Lomazzo e il Morigi lo ricordano quale «grandissimo miniatore».

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(fl. Alinari)

LEONARDESCHI - Beatrice Sforza. Particolare della pala sforzesca. Milano, Pinacoteca di Brera.

(v.), e Cesare da Sesto, nei quali i modi leonardeschi si assommano a preponderanti esperienze venete, lombarde quattrocentesche o centro italiane. Dalle premesse lombarde della pittura quattrocentesca non si può precludere del resto anche per quegli artisti che nell’ultimo decennio del ’400 o nei primi del ’500 si accostarono al maestro, tanto da guadagnare l’appellativo di l., e che si appropriarono motivi di Leonardo spesso sovrapponendoli nel più superficiale dei modi alla terminologia tradizionale. Tale il monogrammista X, noto per la Circoscrizione del Louvre, siglata e datata 1491, ove il leonardesimo, estraneo alla composizione quattrocentesca, si raccoglie nel gruppo centrale della Madonna; e il Maestro della pala sforzesca, cosiddetto per la pala con la Madonna in trono oggi a Brera (già in S. Ambrogio ad Nemus a Milano) databile al 1495; pala che è nella tradizione del Foppa e dello Zenale, ma ove la sottile fattura chiaroscura data della Madonna e del Bambino, come del ritratto di Ludovico il Moro, testimonia della vicinanza di Leonardo le cui premesse sono sensibili nella più tarda Madonna con s. Giacomo nella collezione Cora di Torino, mentre la tavola con s. Giuseppe e s. Anna del Louvre o la serie degli Apostoli, frammenti di predella divisi tra il Museo del Castello Sforzesco, la collezione Priester di Vienna e la National Gallery di Londra – certo anteriori alla pala di Brera – mostrano l’artista concluso nelle forme tradizionali. Analoga posizione, se pure minore vicinanza fisionomica ai tipi di Leonardo, si può riconoscere al cosiddetto Pittore di S. Eufemia, cui si attribuiscono l’affresco con la Madonna, s. Caterina e il donatore nella Cappella della chiesa di S. Eufemia a Milano, e il Madonna donne della villa Melzi a Vaprio d’Adda; oltre, dubitativamente, gli affreschi della Creazione già nella sala abbaziale della chiesa di S. Antonio a Milano ed oggi nel Museo del Castello Sforzesco.

Nella tradizione lombarda del Civerchio e del Foppa è anche Bernardino dei Conti (n. a Pavia nel 1450, nel 1526 o ’28: sue opere datate dal 1496 al 1523) che, facitore di ritratti per le maggiori famiglie di Lombardia, nella secchezza legnosa dei busti, nella fissità dei profili (v. bambino, 1496) non

A lui è stato attribuito un gruppo di opere che fa capo al Vertuno e Pomona del Kaiser Friedrich Museum di Berlino (la Colombina all'Eremitage di Leningrado; la S. Famiglia, già nella collezione Neles a Monaco; la replica della Leda nella Galleria Borghese a Roma) che rivelano una traduzione in senso freddamente manieristico - ove si tieni conto di modi romani e raffaelleschi - dei prototipi di Leonardo: nel Ritratto di fanciulla del 1525 sono stati infatti ripetutamente riconosciuti raffronti con la ritrattistica raffaellesca. Della larga fortuna dei modelli di Leonardo - tradotti con varianti e modulazioni, ma senza intenderne l'effettivo significato - sono prova le numerose repliche che, della Vergine delle Rocce, della Cena, della S. Anna, della Gioconda, del s. Giovanni, hanno lasciato ignoti copisti; la loro opera assume poi spesso valore documentario qualora si tratti di composizioni per le quali oggi sono noti solo schizzi o disegni del maestro. Così la Vierge aux balanées del Louvre, la Madonna col Bambino e s. Giovanni degli Uffizi (replica di un motivo assai spesso ripetuto), le molte varianti dai disegni di Leonardo per la Madonna del gatto, o le repliche delle due versioni della Leda. - Vedi tav. LXXI.

Bibl.: Opere generali: Venturi, VII, IV, p. 931 e seg.; W. Suida, Leonardo und sein Kreis, Monaco 1929; id., La scuola di Leonardo, in Leonardo da Vinci, Torino 1939, pp. 315-335.

Maria Vittoria Brugnoli