LEONARDESCHI. - Qualora con questo termine si volessero intendere tutti gli artisti che dai grandi modelli del maestro trassero ispirazione o motivi, avvalendosi fino ad imprimere nuovi aspetti alla propria espressione artistica, troppo si dovrebbe spaziare, poiché la pittura di Leonardo parlò a Raffaello come ai fiorentini (quali Piero di Cosimo o Bachiacca), al Correggio come ai veneti, al Sodoma come ai lodigiani (Agostino da Lodi), al Dürer come ai fiamminghi (Quentin Matsys e Joos van Cleve), ai francesi. Ma col termine di L. qui si intendono, pittori dell'orbita lombarda che più da vicino seguirono il maestro, collaboratori nell'esecuzione delle opere o traduttori in pittura di schizzi e modelli o semplicemente copisti.
Tra i primi furono Ambrogio de' Predis e il Boltaffio (v.); tra i secondi Giampietrino (v. PEDRINI) e Marco d'Oggiono (v.), pittori che nella vicinanza con Leonardo non smarrirono la propria personalità; e SALARIO (v.), Bernardino Luini

(fot. Alinari)
Nella tradizione lombarda del Civerchio e del Foppa è anche Bernardino dei Conti (n. a Pavia nel 1450, m. nel 1526 o '28: sue opere datate dal 1496 al 1523) che, facitore di ritratti per le maggiori famiglie di Lombardia, nella secchezza legnosa dei busti, nella fissità dei profili (v. bambino, 1496) non
rivela alcuna eco di intesa leonardesca; mentre, pur mantenendo i medesimi caratteri, si applica poi su modelli del maestro nella Madonna col Bambino (1501) e nello Sposalizio di s. Caterina nella Carrara di Bergamo; o nella più tarda (1522) Madonna col Bambino e s. Giovannino a Brera. Ancora dei motivi lombardi bisogna tenere conto per il ritardatario Cesare Magni, attivo dal 1530 al 1533 (Madonna con s. Girolamo e s. Pietro, già collezione Cook a Richmond, 1530; Crocifissione, nel duomo di Vigevano, 1531; affreschi tra cui il s. Martino e s. Giorgio, nel santuario di Saronno, 1533) che nella S. Famiglia di Brera dimostra solo una lontana e mediata discendenza da Leonardo. Altrettanto lati sono i riflessi leonardeschi in Francesco Napoletano (attivo a Milano intorno al 1500) noto per la tavola firmata con la Madonna e santi nella Kunsthaus di Zurigo, ove le tipologie di Leonardo sono frammiste ad echi lombardi e fiamminghi, questi ultimi forse portati dal pittore con sé da Napoli. A Francesco Napoletano è stata anche attribuita la Madonna col Bambino, pure a Zurigo nella Kunsthaus, per l'errata interpretazione della firma FR.LIA da intendersi invece come Fernando Llanos, il pittore di Valencia, ivi dedito nel 1506, insieme con Fernando Yanez de la Almedina, alle Storie della vita di Maria nella Cattedrale, ricordato, come « Fernando Spagnolo », nei pagamenti della Signoria Fiorentina per la pittura della battaglia di Anghiari, in data 1505.
Tra gli scolari più vicini al maestro furono il Salaino e Francesco Melzi, i cui nomi ricorrono spesso nelle note di Leonardo, che essi seguirono nei viaggi a Roma e in Francia. Del Salaino (Giacomo de' Caprotti, ca. 1480-1524) nessuna opera è nota, sì che la ricostruzione della sua personalità artistica sull'attribuzione a lui di opere della più palese e manualistica derivazione dai modelli di L. (Madonna col Bambino, collezione Tabacchi, Roma; s. Giovannino, Ambrosiana, Milano) rimane quanto mai dubbia. Del Melzi (1492-1570), che dopo aver seguito nel 1513 a Roma Leonardo passò in Francia con il maestro raccogliendone alla morte l'eredità e i preziosi manoscritti, si conoscono un disegno firmato e datato (1510) all'Ambrosiana, una Testa virile indagata incisivamente alla maniera di Leonardo, e un Ritratto di fanciulla con un pappagallo (1525) nella collezione Gallarati-Scotti a Milano; il Lomazzo e il Morigi lo ricordano quale « grandissimo miniatore ».

(fot. Anderson)