LEGGIO

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LEGGIO. - Arredo destinato a sorreggere un libro liturgico per una pubblica lettura. Compare parve dapprima fissato sugli amboni e al pari di questi ultimi in pietra. In seguito, prevalse la costruzione in legno o in metallo e i l. vennero collocati al centro del coro, taluni sopra sostegni con base quasi sempre triangolare, ed altri innestati nel corpo di un piedistallo ad armadio, detto, con terminologia frorentina, badalone.

La parte inferiore del piedistallo è apribile, per il deposito dei libri corali, e quella superiore reca talvolta cassetti. Il l. vero e proprio presenta uno o più piani inclinati ed è spesso sormontato da una statuetta o da altro motivo ornamentale di carattere simbolico. Si usarono pure l. portatili di ottone e in legno, con piani di stoffa o di cuoio e con sostegni ad X. I l. domestici ebbero forme ancora più varie e spesso fecero corpo con le scrivanie o con le piccole librerie. Caratteristico, fra tutti, il tipo medievale, girevole, a forma di piramide tronca, con i volumi aperti sulle varie facce e che il lettore aveva agio di consultare senza muoversi dalla scrivania.

Nel tardo periodo gotico, che vide fiorire in gran parte d'Europa l'arte dell'intaglio ligneo applicata alla costruzione dei cori nelle chiese, appaiono tipici e di singolare bellezza, per linea architettonica e per vaghezza di partiti ornamentali, i l. in legno della collegiata di S. Orso ad Aosta (con archi ogivali e trafori di gusto francese) e della Pinacoteca di Lucca (con finissime tarsie floreali). Al primo Quattrocento appartengono quelli con figura d'aquila, in bronzo o in ottone, del Museo nazionale di Messina e della basilica di S. Marco a Venezia (quest'ultimo presenta una base orientaleggiante a dischi sovrapposti), ma il gusto pieno e classicista del Rinascimento doveva manifestarsi durante il sec. XVI, facendo assumere anche al l. man mano sviluppi architettonici e decorativi sempre più imponenti. Ancora toscanamente sobri, il 1. intagliato nella chiesa di S. Agostino a Perugia, con basse poligonali d'ordine corinzio, e quelli della Biblioteca Laurentiana di Firenze, eseguiti da Ciapino e da Battista del Cinque; già adorno di motivi manieristici quello, del resto pregevolissimo, nel coro di S. Maria Novella, a Firenze, disegnato da Baccio d'Agnolo; più ricco e frondoso l'altro, intagliato, intarsiato e scolpito a carati, chimere, medaglioni in rilievo, nella chiesa di S. Pietro a Perugia, finché si giunge alla monumentalità esuberante del l. nel duomo di Siena, con pesanti festoni, dovuto a Bartolomeo Neroni, detto il Riccio (1570). Le forme barocche, nel periodo successivo, impressero a questo arredo un carattere di fastosa opulenza, accentuando i motivi scultorei, che andarono invece semplificandosi nel corso del sec. XVIII, come si vede, ad es., nel nobilissimo, e pur semplice, architettonico. I della Madonna della Steccata, a Parma, sormontato da eleganti vasi e da un'aquila ad ali spiegate. Anche i l. portatili di quel periodo si rivestirono, nelle loro linee ondulanti e capricciose, delle grazie mondane coeve, senza tuttavia smarrire l'eleganza e l'agilità della struttura architettonica. - Vedi tav. LXIX.

BIBL.: M. Tinti, s. V. ENOCH. Ital., XX, pp. 764-65; G. Ferrari, Il legno nell'arte italiana, Milano s. a., passim.

Alberto Nepi