LAZZARETTO (OSPEDALE)

LAZZARETTO (OSPEDALE). - Con il diffondersi delle pestilenze, nella seconda metà del sec. XIV, s'incominciò ad isolare i malati di morbi contagiosi, perché non trasmetterono ad altri i loro mali.
LAZZARETTO (OSPEDALE). - Con il diffondersi delle pestilenze, nella seconda metà del sec. XIV, s'incominciò ad isolare i malati di morbi contagiosi, perché non trasmetterono ad altri i loro mali.

Venezia fu la prima a istituire un ospedale per malati contagiosi; nel 1493, infatti, la Signoria venne tolse agli Eremiti dell'Ordine di S. Agostino l'isola di S. Maria di Nazareth, dove quei frati avevano edificato un monastère ed una chiesa, su cui già sorgeva un ospedale per pellegrini, mutandolo in ospedale per malati contagiosi. Il nome «I. » a esso dato pare derivasse da un'alterazione di pronuncia del Nazarethium o dalla vicinanza con l'Isola di S. Lazzaro; la denominazione passò in seguito a tutte le istituzioni del genere. I successivi decreti del 1448 e del 1476 confermarono l'istituzione che, amministrativamente, si mantenne in vita mediante le entrate dell'ufficio del sale e a mezzo di oblazioni di privati, fino a crearsi il concetto del dovere morale di testare lasciti in favore del I. In breve tempo, il s. moltiplicarono nelle città italiane. Nel 1488 Milano ne fece costruire uno proprio con notevoli progressi nella sistemazione interna; e circondato da un fossato di ro braccia di larghezza.

I. furono costruiti a distanza dall'abitato, non troppo vicini per evitare il contagio, né troppo distanti onde esser agevolmente raggiunti da parte dei malati. Si ebbe cura di non orientarli ai venti occidentali, ritenuti nocivi perché putridi e causa, si pensava, di diffusione d'epidemia.

Come mezzo d'isolamento, si costruirono in luoghi elevati e in isole, preferendo l'isolamento creato dall'acqua, per cui si costruivano ampi fossati quando non fosse possibile altrimenti; così a Roma, nel 1656, il card. Gastaldi fece costruire il I. nell'Isola Tiberina. I malati, per quanto compatibili con l'affollamento, venivano disposti in locali arieggiati; ma in tempi d'epidemia servirono come ricovero i portici e baracche sussidiarie; una cappella per gli Uffici divini era collocata nel centro del L'aria veniva depurata con suffumigi nell'interno degli ambienti, versando sul fuoco vivo sostanze fortemente odorose; gli oggetti dei deceduti venivano inceneriti.

Necessaria fu anche la costruzione di I. nelle città

portuali, per difendersi dall'importazione di morbi contagiosi. Tali luoghi di quarantena, dopo i perfezionamenti dovuti all'esperienza acquisita con il volgere degli anni, furono costituiti ciascuno di quattro fabbricati a due piani con opportuna distanza tra loro. Il primo serviva per abitazione del personale superiore: ispettore, commissario, medici, chirurghi, speciale, sacerdote e ufficiali; nel secondo erano collocati gli uffici e la cappella; nel terzo, dove si svolgeva la quarantena, era collocata l'infermeria dei malati sospetti ed i magazzini delle merci provenienti da luoghi infetti. Questi primi tre edifici erano distanti tra loro non meno di quaranta piedi. Il quarto doveva distare dagli altri almeno duecento; in esso erano ospitati coloro che erano manifestamente colpiti dal male e deposte le merci dei bastimenti che avevano avuto malati a bordo. Sentinelle erano a guardia dei cortili dove i convalescenti potevano passeggiare, soffegliando che non si commettessero infrazioni. In luogo appartato e ben lontano era la camera mortuaria.

BIBL.: A. Pazzini, Storia della medicina, I, Milano 1947, p. 359 seg.; A. Castiglioni, Storia della medicina, nuova ed., Verona 1948, V. indice.