DELLA QUERCIA, JACOPO. - Scultore, n. a Quercia, castello presso Siena, verosimilmente nel 1367, m. ivi il 20 ott. 1438. Nulla di preciso si conosce sulla sua formazione tranne che, al pari di molti altri scultori, cominciò come orafo. Si può tuttavia ammettere la sua lontana derivazione da Giovanni Pisano. Nel 1401 partecipò alla gara per la seconda porta del battistero di Firenze insieme al Brunelleschi ed al Ghiberti che risultò vincitore. Disgraziatamente la prova presentata da Jacopo non è giunta fino a noi e non si può quindi utilmente confrontarla con quelle dei due altri concorrenti che ci sono state conservate. Forse nel 1406 scolpì nel duomo di Lucca la tomba di Ilaria del Carretto, moglie di Paolo Guinigi, morta nel 1405.
Del 1408 è la Madonna di Ferrara e nello stesso anno gli fu dato l'incarico della fonte di Piazza a Siena, detta la Fonte Gaia. Quest'opera venne terminata soltanto nel 1419 e fu tanto celebrata da far meritare al suo autore il soprannome di Jacopo della Fonte. Nel secolo scorso se ne eseguì una riproduzione, che prese il posto dell'originale, mentre le parti dell'antica venivano collocate, per essere meglio conservate, nel palazzo Pubblico. Tra il 1413 e il 1422 Jacopo eseguiva nel S. Frediano di Lucca la pala della cappella Trenta, ancora ricca di caratteri gotici. Nel 1425 gli fu commesso il portale di S. Petronio di Bologna, che lasciò incompiuto alla sua morte. Ultimo lavoro fu il bassorilievo d'altare per la cappella Casini nel duomo di Siena (Firenze, raccolta Ojetti).
La tomba di Ilaria del Carretto per la sua disposizione può richiamarci a motivi classici evidenti nei putti che reggono il pesante festone. Ma la figura giacente, nella quale, pur senza togliere energia ai piani domina la linea, può meglio intendersi collegandola al gusto proprio dell'arte gotica.
Nella Fonte Gaia in vari bassorilievi rappresentò la Creazione di Adamo ed Eva, la Sapienza, la Speranza, la Forza, la Prudenza, un Angelo, la Madonna col Bambino, un altro Angelo, la Giustizia, la Carità, la Temperanza, la Fede e la Cacciata di Adamo ed Eva; vi scolpì inoltre i gruppi di Res. Silvia e di Acca Larenzia con Romolo e Remo, allusioni alla derivazione romana di Siena. In queste sculture domina una violenta energia, che le collega alla tradizione formale gotica, il cui per-

Massima opera di Jacopo è la decorazione della porta centrale del S. Petronio di Bologna, nella quale egli ornò i due pilastri con rilievi rappresentanti storie del Vecchio e Nuovo Testamento e i profeti. Nella lunetta è il gruppo a tutto tondo della Madonna col figlio e s. Petronio. In queste sculture Jacopo appare veramente mirabile nelle forme ampie e sintetiche delle figure, nell'energia del rilievo, nel predominio assoluto della figura umana ignuda. Non invano dovette guardare a quest'opera Michelangelo durante il suo soggiorno bolognese. A Jacopo si deve anche il disegno del fonte battesimale di S. Giovanni in Siena, che è pure adorno di un suo bassorilievo in bronzo, rappresentante Zaccaria cacciato dal Tempio, opera condotta con fare grave e solenne.
A Jacopo si attribuiscono inoltre le statue lignee di S. Gabriele e dell'Annunziata del duomo di Montepulciano, certo della sua maniera, colorate da Martino di Bartolomeo.
J. D. Q. nella scultura toscana del Quattrocento è un isolato. Per spiegarne l'arte singolarissima occorre ricongiungerlo alla tradizione gotica, che non gli impedisce tuttavia di intendere gli intimi valori delle nuove correnti rinascimentali, che in lui sembrano anzi da quella potenziate. Una linfa sotterranea, l'atavica tradizione della terra toscana che risale all'Etruria, circola nelle sue figure e le anima di una rude energia, a volte temperata da una austera dolcezza, mentre la gotica intensità del sentimento infonde in esse un vivo senso di spiritualità drammatica.