ANAGNI, DIOCESI DI

ANAGNI, DIOCESI di. - Piccola città del Lazio meridionale, in provincia di Frosinone, a 50 km. da Roma, A. è sede di un vescovato direttamente dipendente dalla S. Sede, il quale conta oggi 45.500 abitanti, 27 parrocchie, 37 sacerdoti diocesani e 45 regolari. Per la sua posizione naturale, dominante la vallata del Sacco, ebbe grande importanza nell'antichità e nel medico. Capitale della confederazione degli Ernici, nel 311 a. C. fu assoggettata a Roma dal console Tremulo e ridotta prima a prefettura e poi a municipio. Il cristianesimo pare che vi fosse introdotto verso la fine del sec. II, mentre uno dei primi predicatori sarebbe stato il dalmata Giuliano, martire sotto Marco Aurelio a Sora.

Si volle considerare come vescovo di A. s. Magno, vescovo di Fondi, dalla sua *Passio* dettato vescovo di Trani, ucciso sotto Decio insieme alla vergine Secondina, venerata in A. sin dal sec. XI. Ma le prove mancano e le origini della diocesi restano quindi ignote. Il primo vescovo di cui abbiamo notizia è Felice, che nel 487 assistette al Concilio romano sotto Felice III, seguito da Fortunato, presente in altri 3 sinodi romani (499-511). Da questo momento la lista episcopale presenta una lacuna di un secolo sino a Pelagio (5 luglio 595), col quale la successione diventa più regolare. I vescovi (molti dei quali sono di stirpe longobarda) sono spesso presenti ai sinodi romani e la loro storia è legata a quella dei Papi. In momenti di lotta questi si rifugiano ad A.; così, ad es.: Leone IV, che vi morì nell'855; Giovanni XII, scacciato da Ottone I nel 963; Alessandro II, durante la lotta del 1062 con gli imperiali e l'antipapa Cadalo. Il Papa in questa circostanza fece leggere vescovo di A., come successore di Bernardo (quello stesso che Niccolò II elesse amministratore della diocesi di Trevi e vicecancelliere della Chiesa di Roma), Pietro dei principi di Salerno, che fu inviato come apocrisiario a Costantinopoli nel 1071 e iniziò la costruzione della Cattedrale nel 1074. Nel 1088, in occasione dell'ospitalità accordata ad Urbano II, egli ebbe ingrandita la sua diocesi con l'incorporazione di quella di Trevi (23 ag. 1088) e, dopo aver preso parte alla prima crociata, portò a termine

la costruzione della Cattedrale nel 1105, anno in cui morì in fama di santità.

Ad A. Alessandro III strinse la lega contro il Barbarossa (1159) e vi discusse i preliminari di pace dopo Legnano (*Pactum Anagninum*, 1176). Lo stesso, nel 1181, consacrò la Cattedrale, quando era vescovo Asael, succeduto a Nauclero (m. nel 1177). Ad A. Innocenzo III, oriundo della città come Gregorio IX, Alessandro IV, Bonifacio VIII, diede gli statuti municipali; in quella cattedrale Gregorio IX scomunicò Federico II (1227) e Innocenzo IV Manfredi (1254); nel vicino palazzo Bonifacio VIII subì nel 1303 l'affronto di Guglielmo Nogaret e Sciarra Colonna, emissari di Filippo il Bello (episodio bollato a fuoco da Dante, *Purgatorio*, XX, vv. 85-89).

Article illustration
(Ist. Naz. Fot. Aac.)
Anagni - Abside del Duomo (inizio sec. XII).

Nel corso del sec. XIV la diocesi subisce le conseguenze dell'esilio avignonese e dello scisma d'Occidente, iniziato nella cattedrale di A. con la dichiarazione dei cardinali dissidenti, che deposero Urbano VI (1378), ed al quale aderirono il vescovo e la città, sottomessasi solo nel 1398 a Bonifacio IX, che assolse il vescovo dalle censure. Con la riconquista del patrimonio per opera di questo Papa (1390) ebbe termine anche l'autonomia comunale di A., la cui importanza politica decadde nell'evo moderno. La città ebbe anche a soffrire le devastazioni operate dalle armi di re Ladislao nei primi del '400, e del duca d'Alba durante la lotta tra Paolo IV e Filippo II (1556).

Nel sec. XIX, in seguito al giuramento del vescovo Tosi a Napoleone, la diocesi rimase senza titolare e dal 1815 al 1837 fu retta da amministratori apostolici. Oltre ad un seminario di teologia e filosofia interdiocesano per tutta la parte meridionale della provincia di Roma, affidato ai Gesuiti, la diocesi di A. conta numerose case religiose.

In passato furono celebri le abbazie di Gloria (cistercense dal 1123), S. Teodoro di Trevi, S. Pietro di Villamagna e S. Giorgio (Benedettini) e S. Reparata (Benedettine), fondate ai tempi di s. Benedetto. Tra i monumenti medievali della città il principale è la Cattedrale, dedicata all'Annunziata (1071-1105), con la gigantesca statua di Bonifacio VIII sulla facciata. All'interno il pavimento in musaico, opera di maestro Cosma, fatto eseguire dal vescovo Alberto (m. nel 1238). Sotto la chiesa è la cripta, con pitture dei secc. XII-XIII, illustranti la storia dei ss. Magno, Secondina e Pietro vescovo di A. (m. nel 1105). Alla cattedrale è annesso il tesoro con i suoi paramenti medievali, tra i quali un piviale, una pianeta e due dalmatiche, regalo di Bonifacio VIII. - Vedi Tav. XCIII.

BIBL.: Ughelli, I, coll. 303-23; Eubel, I, p. 96; II, p. 98; III, p. 120; R. Ambrosi de Magistris, *Storia di A.*, 2 voll. (il II incompleto), Roma 1889; E. Stevenson, *Die Krypta von A.*, in *Römische Quartalschrift*, 5 (1891); L. Duchesne, *Le sedi episcopali nell'antico ducato di Roma*, in *Archivio della Società romana di storia patria*, 15 (1892), pp. 475-503; id., *Les Évêchés d'Italie et l'invasion lombarde*, in *Mélanges d'archéologie et d'histoire*, 23 (1903), pp. 83-116; 25 (1905), pp. 365-99; P. Toesca, *Gli affreschi della cattedrale di A.*, in *Le gallerie nazionali italiane*, V, Roma 1902; P. Kehr, *Italia Pontificia*, II, Berlino 1907, pp. 133-44; S. Sibilia, *La cattedrale di A.*, Orvieto 1914 (con bibl.); P. Toesca, *Cimeli bizantini: il cofanetto di A.*, in *L'Arte* (1906), p. 33 sgg.; P. Zappasodi, *A. attraverso i secoli*, Veroli 1908; G. Marchetti Longhi, *Il palazzo di Bonifacio VIII in A.*, in *Archivio della R. Soc. Romana di Storia Patria* (1920), pp. 307-410; P. Fedele, *Per la storia dell'attentato di A.*, in *Bull. dell'Ist. Stor. It.* (1921), p. 195 sgg.; Lanzoni, p. 166.

Mario Scaduto

Il Concilio di A. - Il giovedì santo, 24 marzo 1160, papa Alessandro III, assistito dai cardinali e vescovi del suo seguito, scomunicò solennemente l'imperatore Federico Barbarossa e dichiarò sciolti dal giuramento tutti coloro che gli avevano giurato fedeltà. «Questo Federico - diceva il Papa nella bolla di scomunica - il quale non adempie più l'ufficio di imperatore, ma di tiranno; lo scismatico Ottaviano e tutti i loro principali fautori, noi li abbiamo pubblicamente scomunicati, il giorno della Cena del Signore, i ceri accesi, in mezzo ai sacerdoti, nobili e popolo radunati nella chiesa».

Si tratta di un vero concilio? In Hefele-Leclercq non appare questo nome. Mansi parla del Concilio di A. celebratosi il 7 apr. 1161, nel quale Alessandro depose e scomunicò Ugo, abate di Cluny, il quale non l'aveva riconosciuto Papa. Deve peraltro trattarsi di una semplice riunione di vescovi, cui presiedeva il Papa.

BIBL.: Mansi, XXI, coll. 1149-54; Hefele-Leclercq, V, pp. 943-44; J. Fraikin, s. V. in DHG, II, coll. 1428-29.

Romualdo Souarn