RATIO STUDIORUM

RATIO STUDIORUM. - È il codice scolastico e pedagogico della Compagnia di Gesù, composto nel sec. XVI e in parte ancora in vigore, per governare l'attività insegnante dell'Ordine dalle facoltà superiori di teologia e filosofia alle prime classi umanistiche.

I. ORIGINE E STORIA

S. Ignazio escluse dapprima l'insegnamento dall'attività dell'Ordine, volle però che i giovani candidati facessero precedere, agli studi ecclesiastici, studi letterari approfonditi di latino e greco. Fu regola per i collegi riservati agli studenti della Compagnia e dal 1546 (Gandia) e 1548 (Messina) e per i collegi aperti a tutti nelle città che li offrirono a gara. Ad essi s. Ignazio volle dare un'organizzazione e un prototipo. Questo si ebbe nel Collegio Romano (1551 per le lettere, 1553 per filosofia e teologia); quella, dopo un

Article illustration
RATIO STUDIORUM - Verbale della commissione dei 5 Padri della Provincia di Milano, incaricati di esaminare la R. S., proposta dalla Commissione romana (16 luglio 1586).
(da A. P. Farrell, The Jesuit code of liberal education, Milwaukee 1531, tov. 1)
piano primitivo di organizzazione completa, di cui sono indizio le Constitutiones collegiorum del segretario G. A. de Polanco (Mon. Hist. S. J. Mon. Paedagogica, Madrid 1901) non potuto realizzare per mancanza di esperienza, ebbe i suoi principi direttivi raccolti nella parte 4ª delle Costituzioni (prima redazione 1550, definitiva 1555). Tali principi si possono ridurre metodologicamente all'adozione del metodo parigino (divisione di classi, programmi, esercitazioni, guida del maestro) e degli ideali umanistici secondo le esigenze dei tempi, per gli studi letterari, e del metodo scolastico con opportuni aggiornamenti per le scienze ecclesiastiche. Pedagogicamente volle raggiungere uno sviluppo armonico dell'educazione intellettuale e morale traendo risorsa dai mezzi umani e spirituali della religione; mentre nell'ordine ideale (progetti per una università) la teologia restò la regina delle scienze quale facoltà suprema a cui si dirigevano le inferiori o da cui ricevevano norma le collaterali. Se ne occuparono Gir. Nadal a Messina e in vari collegi d'Europa, Giac. Ledesma al Collegio Romano, con progetti vari, e delegati dei generali con ordinazioni particolari nelle province. Dopo alcune direttive del Borgia (1569), Claudio Acquaviva per incarico dei suoi elettori preparò dal 1581 un disegno per ordinare gli studi. Due commissioni prepararono per il 1586 la prima R. s. in due parti, una sulle norme da tenersi in teologia circa le questioni disputabili, la seconda di proposte concrete per l'ordinamento e i programmi delle classi. Inviata in esame alle province, sulla base delle osservazioni si compilò nel 1591 una seconda R. più ampia, più teorica e accompagnata anche da modelli di lezioni per le scuole umanistiche. Questa fu applicata per tre anni e i risultati e suggerimenti richiesti dall'esperienza trasmessi a Roma. Dopo nuovi esami si preparò un nuovo testo più breve sotto forma di regole; stampato nel 1599, venne promulgato con valore di legge per tutti i collegi dell'Ordine. Era il risultato di 50 anni di insegnamento in tutta Europa, collaborandovi gli uomini più insigni dell'Ordine, quali Bellarmino, Suárez, Azor, Benci, Tursellini, Tucci.

Rimase in vigore fino alla soppressione (1773) con qualche parziale adattamento, subendo l'attacco della filosofia illuminista e dei nuovi indirizzi scolastici nel sec. XVIII. Restaurato l'Ordine nel 1814 e ripresa l'attività insegnante, la R. venne modificata dal generale G. F. Roothaan che la promulgò nel 1832. Valse soprattutto per gli studi ecclesiastici, mentre per quelli letterari si dovettero adottare metodi e programmi imposti dai governi delle varie nazioni, mantenendo fede, al possibile, ai principi animatori antichi. Altre modifiche apportarono i generali successivi, mentre oggi è allo studio una nuova R. sulla base della cost. pontificia Deva scientiarum Dominus.

II. COMPOSIZIONE DELLA R

La R. del 1599, non essendo trattato teorico, fu presentata sotto forma di regole per quanti dovevano occuparsi dell'insegnamento. Secondo il metodo centralizzato di governo l'insegnamento è sottoposto nelle singole province al Provinciale. Le sue regole riguardano il governo complessivo, la formazione dei professori, la vigilanza sulla dottrina; i metodi, i sussidi didattici, le vacanze ecc. Nei vari collegi il Rettore ha la responsabilità delle scuole (Regola del Rettore) ed è coadiuvato da un Prefetto degli studi (Regola del Prefetto negli studi) per l'andamento pratico delle scuole. Regole generali comuni a tutti i professori di facoltà superiori, e in particolare ai professori di S. Scrittura, di ebraico, di teologia scolastica, di casi di coscienza (teologia morale), di filosofia, di filosofia morale, di matematica. Gli studi letterari sono alle dipendenze di un proprio prefetto degli studi inferiori con norme speciali per gli esami scritti e i premi. I professori hanno regole comuni, e regole speciali sono date poi ai professori di retorica, umanità e delle tre classi di grammatica. Seguono regole per i bidelli, gli alunni esterni e per le varie accademie. Per ogni complesso di queste regole un paragrafo iniziale ne fissa gli scopi spirituali, pedagogici, didattici, e seguono prescrizioni particolari sui programmi, metodi, ecc.

III. PRINCIPI PEDAGOGICI

Acquaviva non intese compiere opera teorica, né essere innovatore. Di fatto i Gesuiti ebbero principi teorici ed innovarono nel campo

Article illustration
RATISBONA, DIOCESI di - Iscrizione sepolcrale del sec. IV-V conservata nel Museum des historischen Vereins.
(da Römische Quartalschrift, 6 [1892], inv. 9)
dell'insegnamento ed educazione. Fecero proprio, per la parte letteraria, l'ideale umanistico assumendo quanto di positivo i nuovi indirizzi avevano prodotto in Italia e all'estero. Si attennero al metodo parigino di classi con programmi fissi e mete stabilite da raggiungere, ma per l'umanità e la retorica lasciarono al professore iniziativa personale moderando gli eccessi del modo italiano. La R. volle organizzare l'insegnamento letterario dando tre anni alla grammatica, uno all'umanità, uno alla retorica; distribuendo la filosofia in tre anni con studi di matematica e fisica; la teologia in quattro e accompagnando la scolastica con la Bibbia, l'ebraico e i casi di coscienza. Volle dare un indirizzo unitario e subordinò al latino, il greco, la lingua vernacola, la storia e la geografia, come apporti alla migliore comprensione degli autori; volle far presa su tutte le facoltà dell'uomo giovandosi soprattutto per gli adolescenti del senso agonistico di emulazione, dei premi e sviluppò l'arte del dire con recitazioni pubbliche in prosa e versi e le rappresentazioni teatrali assurte ad importanza altissima; cercò di curare i migliori con le accademie e l'avvio ad uno studio e composizioni personali, mirò alla formazione dei caratteri e ad una convinta vita cristiana mediante le Congregazioni mariane, divenute presto l'anima dei collegi. Il professore, per lo più unico in ogni classe, divenne propulsore della vita intellettuale e morale. Con la prelezione tenuta in latino introduceva nella conoscenza della grammatica e poi degli autori, tra i quali primeggiò Cicerone, espressione compiuta dell'ideale oratorio; con le esercitazioni pratiche quotidiane e settimanali ne saggiava i progressi; con le composizioni spingeva al lavoro personale basato sul canone dell'imitazione dei classici, mentre saggi del profitto si avevano nelle pubbliche dispute, declamazioni e accademie. Risultati si videro nella richiesta continua di collegi e con la posizione preminente dei Gesuiti nell'insegnamento fino alla Rivoluzione francese. Accuse e battaglie furono mosse contro la ristrettezza degli insegnamenti a paragone dell'ampliamento degli studi e della cultura generale, e contro la pedagogia soprattutto per l'emulazione, i premi e le punizioni. Sta di fatto che la R., limitata come ogni cosa umana, doveva adattarsi alle esigenze nuove non restando ferma sull'ideale cinquecentesco; essa non si basa esclusivamente su emulazione o interesse e fu molto mite nelle punizioni. Di fronte ad una scuola enciclopedica dà esempio di un sano approfondimento e di seria preparazione alla vita e si basa su una conoscenza dell'uomo che le fa promuovero un tipo umanistico sempre attuale.

BBL.: edd.: R. atque institutio s., Roma 1586, ivi 1591, Napoli 1599; G. M. Pachtler, R. S. et Institut. scholast. per Germanium olim vigentes, 4 voll., Berlino 1887-94 (la migliore ed. con le tre

R. e altri documenti); Monum. Paedagogica S. J., Madrid 1901; M. Barbera, La R. s. e la IV Parte delle Costituz. della C.d.G., Padova 1942, Opere; A. Schimberg, L'éducation morale dans les Collèges de la C.d.J. en France sous l'Ancien Régime, Parigi 1913; G. B. Herman, La pédagogie des Jésuites au XVIe siècle, Lovanio 1914; E. Boeminghaus, Geist der Gesellschaft Jesu und ihr pädagogisches Werk, Feldkirch 1931; A. Farrell, The Jesuit Code of liberal Education, Development and scope of the R. S., Milwaukee 1938; P. de Leturia, De Constitutionibus Collegiorum S. J., J. A. de Polanco ac de eorum influus in Constit. S. J., in Arch. Hist. S. J., 7 (1938), pp. 1-30; id., Come la Compagnia di G. divenne Ordine insegnante, in Gregorianum, 12 (1940), pp. 350-82; J. Schröter, Die Erziehung in den Jesuiteninternaten des 16. Jahrh., Friburgo in Br. 1940; A. Ferrua, Gli studi del latino e la Compagnia di Gesù, in Il 4e centen. della costituzione della C. di Gesù, Milano 1941, pp. 47-63; P. Bailly, Collige, in Delatres, Les établissements des Jésuites en France, I. Bruges 1949, coll. 1394-1503. Angelo Martini

Cite this article

“RATIO STUDIORUM.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 324. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ratio-studiorum.