PSICOTECNICA

PSICOTECNICA. - La p. è come la sintesi di tutto quello che, puntando sul fattore umano, è stato fatto da medici, psicologi, sociologi, per migliorare quantitativamente e qualitativamente la produzione e rendere il lavoro non dannoso, non faticoso e possibilmente gradito. Può essere dunque definita: la scienza che gradua le attitudini psicologiche e fisiologiche dell'uomo, allo scopo di ottenere la migliore sua utilizzazione al compito lavorativo.

Può considerarsi fondatore della p. Bernardo Ramazzini, professore all'Università di Padova (sec. XVIII), il quale nel De morbis artificium diatribe ha messo in evidenza le relazioni che intercorrono tra lavoro e condizioni di lavoro ed ha studiato il rischio professionale con la compilazione della monografia della professione. Si è dovuto tuttavia attendere lo sviluppo delle grandi industrie, perché gli spiriti si orientassero risolutamente verso l'esame sistematico del fattore umano del lavoro.

Ad Helmholtz, W. Wundt, Mac Caell, Kraepelin spetta il merito di aver stabilito, nella seconda metà del secolo scorso, le basi sperimentali che servissero allo studio delle attitudini; in seguito la p. ha fatto rapidi progressi principalmente per opera del Myers in Inghilterra, Moede e Rupp in Germania, Viteless negli Stati Uniti d'America, Pieron, Lahy, Fontègne in Francia; Claparède e

Walter in Svizzera; Dabie e Wautriche in Belgio; Gatti, Gemelli, Marzi, Ponzo, Banissoni, Dragotti, Boganelli in Italia.

I fini particolari che la p. si propone di raggiungere sono i seguenti: guidare nella scelta del lavoro il giovane che aspira ad una occupazione, l'adulto che si trova a cambiare mestiere, il minorato che ha perduto in parte la propria capacità lavorativa; graduare le attitudini in ordine alla utilizzazione lavorativa di chi aspira ad una occupazione; cooperare all'organizzazione scientifica del lavoro (v. sotto). In tal modo la p. costituisce la base dell'orientamento professionale, contribuisce al buon rendimento lavorativo, dirige la lotta contro gli infortuni sul lavoro riferibile al fattore umano, contribuisce alla elevazione materiale e spirituale del lavoratore.

Per raggiungere i suoi fini la p. si serve di reattivi e fonda le sue deduzioni sul metodo statistico. Per quel che riguarda i testi, si distinguono testi analitici ed analogici; con i primi vengono analizzate le attitudini fondamentali, innate; con i secondi si mettono in evidenza, più che altro, le capacità acquisite. Essi possono essere costituiti da questionari oppure da macchinari.

Il metodo statistico attuato dalla p. si fonda sulla compilazione dei profili psicofisiologici del mestiere o professione e sull'analisi fattoriale. I profili psicofisiologici campione servono come matrice di confronto per giudicare se un determinato soggetto possegga determinati requisiti psicofisiologici; il risultato degli esami viene confrontato con i dati che risultano dal profilo e il soggetto viene classificato in relazione al gradino in cui sale nella scala dei valori. Sono necessari tanti profili quanti sono i mestieri o le professioni; però in caso di mestieri o professioni affini può valere uno stesso profilo. La compilazione del profilo psicofisiologico campione richiede una somma di accorgimenti e di operazioni dai quali dipende, in gran parte, la riuscita della valutazione psicotécnica. Si comincia con l'accertare quali siano le operazioni tipiche di un dato mestiere o di una data professione e quali attività psicofisiologiche fondamentali si richiedono per la esecuzione del rispettivo compito lavorativo e si prescelgono i testi ritenuti idonei a mettere in luce le attitudini stesse. Si esaminano quindi, con i testi prescelti, non meno di 300 individui del mestiere o della professione cui si riferisce il profilo da compilare e si attribuisce all'esito di ciascun esame un punto di merito che costituisce la valutazione bruta. Qui ha inizio l'elaborazione statistica. Si dispongono in seriazione le votazioni brute, prova per prova, e si osserva se si ottiene la curva naturale a campana di Gauss, che depone per la selettività del reattivo. Si effettua quindi la divisione decilica della seriazione e si ottengono dieci valori per ogni prova, di cui il primo e decimo indicano rispettivamente risultati cattivi ed ottimi; il 2°-3° e l'8°-9° risultati mediocri e buoni; il 4°, 5°, 6° e 7° risultati medi.

Ma questo non autorizza a ritenere definitivi i risultati stessi; è necessario controllare se i testi hanno detto la verità e graduare il loro valore selettivo. A tal fine la massa esaminata viene suddivisa in due sottogruppi, di cui il primo comprende gli individui che dai superiori immediati sono classificati «di piena soddisfazione», il secondo gli altri che «hanno lasciato in qualche modo a desiderare», tecnicamente s'intende, nell'espletamento delle loro mansioni. Ciò fatto le due masse vengono messe a confronto fra loro e si studia in qual modo i due gruppi si differenziano dal punto di vista psicofisiologico. Se la loro differenziazione è notevole, se cioè i classificati migliori per rendimento si dispongono tutti o quasi tutti nel gruppo di quelli che sono stati classificati psicotecnicamente migliori, e viceversa si dispongono nel gruppo dei peggiori (psicotecnicamente) tutti o quasi tutti quelli che hanno lasciato in qualche modo a desiderare, ciò vuol dire che le prove sono riuscite effettivamente selettive; in caso contrario esse mancano di selettività.

Può essere utilizzata a questo scopo la formula dell'indice di attendibilità:

i. = frac{M₁ - M₂}{√{frac{σ₁²}{n₁} + frac{σ₂²}{n₂}}}

dove i. significa indice di attendibilità; M₁ e M₂ rappre-

sentano le medie della votazione riportata dagli elementi del primo e del secondo sottogruppo; σ₁² e σ₂² sono gli scarti quadratici (variabilità) della votazione; n₁ e n₂ indicano il numero di individui appartenenti al primo e al secondo sottogruppo che sono stati esaminati.

Riscuotono fiducia le prove il cui indice di attendibilità è superiore a 2,99, purché il suo errore probabile moltiplicato tre sia inferiore alla differenza delle medie. Migliori sono gli indici di attendibilità espressi da cifre più elevate. L'errore probabile può essere calcolato con

la formula: Ed = 66745 √{frac{σ₁}{n₁} + frac{σ₂²}{n₂}}. Adesso è possibile

trarre conclusioni in ordine a requisiti da risolvere: hanno detto la verità i testi che nel risultato degli esami hanno dato un indice di attendibilità che riscuote fiducia; offrono fiducia maggiore le prove ad indice di attendibilità più elevato, le prove ad indice di attendibilità infido devono essere scartate. Eliminate le prove che non servono, rimangono quelle selettive i cui risultati decilmente divisi e affiancati dagli indici di attendibilità, formano il profilo psicofisiologico professionale campione della categoria esaminata.

Un altro metodo per controllare l'attendibilità della prova consiste nel calcolo delle percentuali di frequenza che cadono nei singoli decili nei due sottogruppi; se la prova riscuote fiducia si ha un addensamento nei decili inferiori dei soggetti classificati di non piena soddisfazione e un addensamento nei decili superiori di quelli classificati di piena soddisfazione. Il grafico che esprime il comportamento dei due sottogruppi è rappresentato da due tracciati che si tagliano ad X.
Disponendo del profilo psicofisiologico di determinati mestieri o professioni, non è difficile classificare una persona rispetto ad essi. Praticamente la valutazione avviene nel seguente modo: dopo l'esame del soggetto con testi selezionati si attribuisce un voto ai risultati dei singoli esami; si verifica poi a quale decile la votazione corrisponda e si sostituisce il voto bruto con il voto ponderato del decile. Volendo attribuire un voto sintetico alla personalità psicofisiologica dell'esaminato, si moltiplica il decile per il numero che esprime l'importanza, cioè il peso della prova (indice di attendibilità in funzione di coefficiente di valutazione), si fa la somma dei prodotti, si divide il risultato per la somma dei pesi e si moltiplica il tutto per cento. Le votazioni complessive inferiori a 400-500 indicano insufficienza. La formula della valutazione è la seguente:

V = frac{Σ(DP)}{DP} · 100, dove V è il voto finale, D significa

decile, P significa indice di attendibilità o peso, Σ significa sommatoria.

L'analisi fattoriale delle attitudini umane, inaugurata dallo Spearman nel 1904, si fonda sul fatto che una data attività si mostra legata, per gradi diversi, ad una serie di altre attività. Spearman ha ritenuto che questo fatto non si possa spiegare che a condizioni di ammettere che ciascuna misura di ciascuna attività rappresenta una somma di diverse parti (fattori) indipendenti le une dalle altre, alcune delle quali sono comuni a parecchie attività, mentre al contrario, altre sono strettamente specifiche, ossia proprie di una determinata attività. Una analisi statistica matematica approfondita permette di risolvere questo fattore e di determinare il grado di «saturazione» in ciascuna specie di attività di ciascun fattore (Gemelli).

Il compito della p. è dunque vasto e delicato e richiede attrezzatura e competenza. Precisamente a proposito di competenza si discute se la p. debba essere esercitata dallo psicologo, dall'ingegnere o dal medico. È chiaro che il medico psicologo più di tutti si trova in condizioni di esprimere un giudizio conclusivo sulla personalità umana nel suo complesso; ciò non toglie che egli si giovi della cooperazione di esperti nel campo del lavoro e delle scienze sociali.

BIBLI: I. M. Lahy, La sélection psychophysiologique des travailleurs, Parigi 1927; M. Fossati, Il rendimento del motore umano, Torino 1930; K. J. Holzinger - F. Swineford - H. Harman,

Student manual of factor analysis, Chicago 1937; F. Bottazzi - A. Gemelli, Il fattore umano del lavoro, Milano 1940; E. G. Boring - H. S. Langfel - H. P. Weld, Foundations of psychology, Nuova York 1948; R. A. Fisher, Metodi statistici ad uso dei ricercatori, Torino 1949; C. T. Morgan, Psychologie physiologique, Parigi 1949; A. Chapin - W. R. Garner - C. T. Morgan, Applied experimental psychology, Nuova York 1949; G. Dragotti - E. Boganelli, Selezione psicofisiologica del personale di condotta dei mezzi di trazione, Roma 1949; id., Selezione psicologica dei movimenti, ivi 1949; id., Il controllo psicotecnico dei conducenti di autoceicoli per trasporti pubblici collettivi, ivi 1949; E. Boganelli, Protezione del lavoratore attraverso la p., in La tecnica professionale F. S.-Amm., 1949, nn. 7-8; id., Selezione psicofisiologica degli operai meccanici, in Ingegneria ferroviaria, 1950, nn. 7-8; id., Selezione psicotera, degli operai meccanici in rapporto alle attitudini lavorative e alla prevenzione degli infortuni, in La tecnica professionale F. S.-Amm., 1951, nn. 1-2; id., Tempi di reazione nei conducenti di automessi e prevenzione degli infortuni stradali, in Trasporti pubblici, 26 (1951), n. 6; id., Correlazione tra attitudini psicofisiologiche ed infortuni, in Ingegneria ferroviaria, 1951, n. 9; M. L. Falorni, Lo studio psicologico dell'intelligenza e della motricità, Firenze 1952; M. Cesa Bianchi - A. Perugia, Metodi statistici in psicologia, ivi 1952.

LA P. E L'ORIENTAMENTO PROFESSIONALE. - La p. come base dell'orientamento professionale entra nel campo della pedagogia e importa un gruppo di questioni e di applicazioni, che non vanno trascurate.

1. Dove e a chi impartire l'orientamento professionale

Si applica anzitutto a favore dei giovani per indirizzarli alle professioni manuali e intellettuali, confacenti alle loro attitudini. Il luogo più adatto a questo scopo è naturalmente la scuola.

Si è discusso se l'orientamento professionale debba essere effettuato nelle scuole elementari, in quelle medie, in quelle di avviamento professionale, ecc. Si obietta, p. es., che il ragazzo delle scuole elementari si trova in periodi di maturazione e di trasformazione, per cui egli è molto diverso da quello che diverrà più tardi; che nelle scuole medie e nelle scuole professionali lo studente ha già scelto praticamente la sua carriera degli studi o della professione. Ma tutte queste obiezioni concepiscono l'opera di orientamento sotto una forma di esame o di una serie di prove attuabili in un determinato momento della vita scolastica. Tale opera invece deve cominciare durante lo svolgersi delle scuole elementari, continuare nelle scuole tecniche o classiche, svilupparsi ulteriormente nei corsi universitari. Se si può convenire che vi sono periodi della vita scolastica durante i quali le possibilità di scelta sono maggiori, non si può fare a meno di constatare che queste rimangono ancora assai ampie anche quando lo studente ha già scelto una Facoltà nell'ambito universitario. Le Facoltà di medicina, di giurisprudenza, di lettere ecc. offrono disparatissimi campi di scelta professionale o di studio. In talune università americane gli studenti della Facoltà medica vengono affidati, a gruppi, a singoli professori della scuola i quali li aiutano e li guidano nella loro scelta.

L'orientamento professionale trova inoltre applicazione negli adulti quando per motivi d'indole diversa, oppure in seguito a malattie od infortuni invalidanti, devono cambiare occupazione. In questi ultimi casi la valutazione psicotecnica delle attitudini residue offre possibilità di restituire ad un lavoro proficuo molti individui che sarebbero altrimenti condannati ad una vita di ozio snervante e di ovviare all'inconveniente che minorati fisici siano immessi in mansioni cui non sono adatti.

Particolare importanza ha assunto in questi ultimi anni l'orientamento professionale dei mutilati di guerra. Si tratta spesso di orientare alla qualificazione individui che mai avevano avuto un'istruzione professionale, di indirizzare verso nuove attività quelli che per la loro mutilazione non si trovano in grado di riprendere l'antico lavoro, di avviare verso nuovi procedimenti di lavoro quelli che riprendono il mestiere di prima, ma devono fare intervenire supplenze e compensi alle attitudini minorate.

Il Bacci ha illustrato un particolare aspetto dell'orientamento professionale in rapporto alla rieducazione dei minorati traviati o in via di traviamento. Dopo avere ricordato che il periodo che va dai 13 ai 21 anni è alla

fase più delicata dell'esistenza individuale, fa presente che durante l'adolescenza e la prima giovinezza il pericolo maggiore è rappresentato, oltre che dalla eventuale influenza di un ambiente corrotto, dalle difficoltà che l'individuo può incontrare nella ricerca del mezzo adatto per la soddisfazione dei propri bisogni, nell'ambito della normale vita sociale. Guai se il giovane, che è proteso verso la soluzione dei problemi della sua esistenza, non trova un indirizzo giusto. È indiscutibile che il lavoro è uno strumento pedagogico di grande importanza; però assegnare ad un soggetto traviato o in via di traviamento un lavoro, senza esaminare a fondo se possa essere per lui il più adatto, significa la possibilità di un insuccesso con il rischio di aggravare la situazione. Il lavoro imposto che non piace non ha alcun effetto pedagogico, anche se durante il periodo di ricovero possa sembrare raggiunto lo scopo.

Il Boganelli ha segnalato ultimamente un altro aspetto dell'orientamento professionale. Egli ha dimostrato che per infortunarsi di meno non basta essere dotati di buone attitudini lavorative, ma è necessario possedere anche buone attitudini anti-infortunio. Nell'orientamento professionale si deve dunque tener conto delle attitudini individuali sotto ambedue gli aspetti.

2. Valore sociale dell'orientamento professionale. - Ciò premesso è facile persuadersi del valore sociale dell'orientamento professionale. Mentre l'individuo dall'essere indirizzato ad attività verso cui possiede le dovute attitudini trae modo di migliorare le proprie condizioni materiali e spirituali (può guadagnare di più, infortunarsi di meno, gustare la gioia del lavoro), la società trae vantaggio, perché migliorando la produzione aumenta il benessere pubblico; si risparmia molto danaro che dovrebbe essere devoluto per sussidi, pensioni, opere per invalidi del lavoro; i cittadini soddisfatti del proprio lavoro e dei guadagni vivono più tranquilli; si eleva il tenore di vita dei lavoratori. Nell'orientamento professionale devono rimanere salvaguardare e tutelare le libertà individuali (consiglio e non imperio), tenuto anche conto dei compensi e delle supplenze che da ciascuno possono essere messe in atto secondo le circostanze.

3. Attuazioni moderne. - Edoardo Claparède presentò nel 1922 alla Società delle Nazioni una relazione che racchiude i principi fondamentali su cui ancor oggi poggia l'orientamento professionale. Prima di lui si erano occupati del problema molti studiosi fra cui Rieger de Wurzburg (1885), Mac Cattell (1890), Binet e Simon (1902), Pearson e Shaw (1908), Arthur Nyns (1908), Mira (1909), Pizzoli (1920).

Data la riconosciuta importanza dell'orientamento professionale in tutte le nazioni civili sono sorti centri che lo attuano con ottimi risultati; anzi alcuni paesi hanno ritenuto opportuno stabilire una legislazione in proposito. In Francia l'orientamento professionale è nato ufficialmente con decreto 25 maggio 1938, elaborato dietro studi eseguiti da organi della Confederazione generale del lavoro, del Consiglio nazionale economico e della Direzione generale dell'insegnamento tecnico. In Belgio ha assunto carattere ufficiale dopo il decreto reale 20 febbr. 1936 ed è significativo che in questa nazione, come a suo tempo negli Stati Uniti d'America, la necessità dell'orientamento professionale sia stata sentita proprio in periodo di crisi economica; questa è la migliore smentita che possa darsi a quanti ritengono inapplicabile l'orientamento professionale nei tempi attuali. In questa nazione l'orientamento professionale si estende a quelli che si prefiggono di seguire una carriera intellettuale. In Inghilterra esso viene effettuato al termine del periodo obbligatorio di studi (15-16 anni). Per quel che riguarda gli adulti valgono le cinque leggi sulla sicurezza sociale che sono entrate in vigore il 15 luglio 1948. Negli Stati Uniti d'America il servizio di orientamento professionale è connesso con l'adattamento dell'uomo al suo lavoro e con il suo eventuale riadattamento; è associato alle provvidenze per il collocamento; viene esercitato ininterrottamente per tutta la vita, si estende a tutti i cittadini. Ca. 7000 orientatori specializzati svolgono il loro compito nelle scuole, un

vero esercito di consiglieri e numerosi organismi pubblici provvedono all'orientamento degli adulti. Esistono servizi di orientamento per impiegati, ex-combattenti, mutilati di guerra, di riattamento professionale, ecc. Nella Nuova Zelanda l'orientamento professionale è obbligatorio nella scuola mentre è libero per gli adulti; questo è connesso con i servizi di collocamento della mano d'opera. Nell'Unione delle Repubbliche Sovietiche l'orientamento professionale mira ad ottenere il massimo e meglio nella produzione con il migliore adattamento dell'uomo al proprio lavoro.

In Italia si trova tuttora allo stato embrionale; tra le iniziative sono da ricordare il Consultorio universitario per l'orientamento professionale di Firenze, fondato e diretto dal Marzi, l'Istituto per le applicazioni della psicologia all'orientamento professionale del Comune di Firenze, diretto anche questo dal Marzi, il Centro per l'orientamento professionale del Comune di Torino sorto per merito di Massucco Costa, il Centro per l'orientamento professionale del Gemelli presso l'Università del S. Cuore di Milano, i Centri di psicologia applicata per il riattamento dei tbc., presso i sanatori Ramazzini e Forlanini di Roma.

L'orientamento professionale per poter riuscire veramente efficace deve trarre le sue basi non tanto da concezioni teoriche quanto da dati sperimentali e da profili professionali debitamente elaborati, collaudati dal riscontro pratico. Riferendo ad essi i risultati di esami psicotecnici effettuati ad aspiranti a singoli mestieri e professioni, si traggono elementi di giudizio che sono di guida all'orientatore. L'orientamento professionale non può dunque essere improvvisato ma suppone una lunga serie di studi preliminari che richiedono competenza e un adeguato attrezzature tecnico.

BIBLI: E. Claparède, L'orientation professionnelle. Ses problèmes et ses méthodes, Ginevra 1922; M. Ponzo, Alla ricerca delle attitudini nei giovani, Torino 1929; G. Scance - M. Ponzo, Rapports sur quelques problèmes de l'orientation professionnelle en Italie. Congrès international de l'enseignement technique, Barcellona 1935; F. I. Keller - M. S. Vitelez, Vocational guidance - throughout the world, Londra 1937; A. Marzi, L'orientamento professionale dei minorati e degli apprendisti al Centro Studi del lavoro, Torino 1941; A.-M. Bouvier - R. Marcellin, Les principaux problèmes de l'orientation professionnelle, Parigi 1942; A. Courthil, Introduction à l'étude de l'orientation professionnelle, ses bases sociales psychologiques, ivi 1942; G. Flores d'Arcais, Il problema dell'orientamento, Padova 1944; E. P. Hunt - P. A. Smith, Scientific vocational guidance and value to the choice of employment, Birmingham 1944; A. Gemelli, L'agenzia nell'industria moderna, Milano 1945; id., L'orientamento professionale, ivi 1947; Atti del I Congresso nazionale di orientamento professionale - Torino 11-12 sett. 1948, Torino 1948; A. Chapanis - R. Garner Wendel - Morgan Cliffordt, Applied experimental psychology, Nuova York 1949; E. Boganelli, Selezione psicotecnica degli operai meccanici in rapporto alle attitudini lavorative e alla prevenzione dell'infortunio, in La tecnica professionale amministrativa, Ministero Trasporti, 1951, nn. 1-2; id., Valore sociale dell'orientamento professionale. - Profili di categoria. - Attitudini anti-infortunio, ibid., 1951, nn. 7-8. Eleuterio Boganelli

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“PSICOTECNICA.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 170. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/psicotecnica.