PSICOTERAPIA. - La p. è la terapia mediante mezzi psicologici. Il suo campo d'azione è essenziale mentre rappresentato da quei disturbi psichici e somatici in cui fattori psicologici emotivi siano i moventi causali o comunque influiscano preponderatamente nella loro genesi.
La p. ha le sue radici nei primordi dello sviluppo della umanità. Nell'antichità infatti le malattie crano spesso curate mediante contatti con stregoni, maghi, ecc., che svolgevano anche la funzione di medico. Essi si servivano di esorcismi, riti, manovre magiche, onde scacciare gli spiriti maligni, responsabili del male. Si trattava in fondo di potenti mezzi suggestivi che facevano facilmente presa sulla psiche dei primitivi. Fu forse il carattere magico e misterioso di cui si circondavano quei guaritori a far considerare la p. come una cosa non seria e non degna di considerazione da parte dei medici. Un altro fattore che si oppose specie negli ultimi secoli alla p. fu l'ondata di empiricismo e di materialismo meccanicistico che pervase la scienza. Il concetto di Morgagni e Virchow che vedeva nei disturbi dell'organismo l'espressione dell'alte
raziune di determinati organi, anzi di determinati gruppi cellulari (alterazione in senso di lesione organica), si diffuse anche nella psichiatria, per cui nei disturbi della psichiatria si voleva vedere sempre una lesione di determinate aree cerebrali. A nulla serviva il reperto anatomotisológico e biologico quasi sempre negativo nella stragrande maggioranza delle manifestazioni morbose mentali. Il concetto della ipotetica «lesione» della materia cerebrale certo ostacolava la terapia di dette affezioni mediante mezzi psicologici; solo alla fine del sec. XIX e ai primi del sec. XX, sotto la spinta di Charcot, Barnichen, Freud, Janet, Jung, ecc., la ps. spogliata dei suoi lati misteriose e miracolistici, rientrava nella sua giusta luce nella medicina. Naturalmente un campo come questo diede facile accesso a certi abusivi ciarlatani che valsero a gettare un velo di discredito contro chiunque cercasse di risolvere i disturbi della psiche mediante mezzi psicologici.
Esistono varie forme di trattamenti psicologici. Considerato l’enorme sviluppo che in questo campo ha avuto la psicanalisi, gioverà descrivere: 1) la ps. a orientamento psicanalitico, 2) le ps. ad orientamento non psicanalitico.
1. Ps. ad orientamento psicanalitico. — La psicanalisi è un mezzo di indagine psicologica che ammette come fatto centrale l’azione del cosiddetto «inconscio» nella genesi delle nevrosi e di alcune psicosi e riconosce l’enorme importanza terapeutica del «transfert». La nostra vita psichica si svolge anche a livelli inferiori a quelli con cui noi pensiamo, vogliamo, critichiamo, ecc. Detti livelli psichici costituiscono l’inconscio, i cui contenuti sono costituiti da ricordi e da fantasie che con il tempo sono cadute nell’oblio e che noi possiamo rievocare grazie alla memoria ogni qualvolta lo vogliamo. Ma esistono altresì reminiscenze che noi non possiamo richiamare alla coscienza, perché sbiadite dal tempo o perché le percezioni sublimitamente. Esistono anche contenuti psicologici dotati di forte carica affettiva che non sempre possiamo accettare nella coscienza perché incompatibile con le sue esigenze che sono di carattere morale, culturale, ecc.
Tali contenuti psicofettici respirati vengono ad essere dissociati dalla personalità e menano in uno stato inconscio una vita autonoma (complessi), spesso interferente, ostacolante, parassitaria nei riguardi della coscienza che credendo di averli definitivamente repressi (rimozione) ne è spesso soggiogata. Molte manifestazioni morbose sono appunto l’espressione del dinamismo di queste esperienze inconsci. I sintomi scompariranno quando esse, divenute nuovamente consci, si saranno reintegrate nel complesso unitario della personalità. Le vie di accesso a questi complessi sono le libere associazioni, i contesti soggettivi ed oggettivi e l’interpretazione, secondo determinante regole, dei sogni. Ma, per arrivare a questo, è necessario che il paziente riconosca come superare il «transfert» con il terapeuta. Che cos’è il «transfert»? È la proiezione inconscia sul mondo esterno di relazioni interpersonali passate, spesso infantili e non risolte, che l’individuo senza rendersi conto cerca di realizzare, pur essendo esse relazioni interpersonali spesso in contrasto con la realtà attuale (mondo esterno che nella situazione terapeutica è rappresentato dall’analista). Riconoscendo e superando il giuoco interferente di tali situazioni passate sulla realtà presente, il paziente sviluppa nuovi atteggiamenti più consoni alla situazione obiettiva attuale, vale a dire più maturi e meno nevrotici. Gli atteggiamenti infantili maturati erano motivati dai complessi che si può dire ottenendo attraverso questa via una scarica energetica, una realizzazione cosciente. Controllando quelli e realizzando questi il paziente supera la sua nevrosi.
La tecnica psicoterapeutica consiste nel far sdraiare il paziente su un divano in modo tale da non vedere l’analista e questo allo scopo di rimanere indisturbato faccia a faccia della propria nevrosi, senza essere interferito dalla persona del medico. Il paziente viene invitato a dire tutto ciò che gli viene alla coscienza onde poter poi con l’aiuto interpretativo dell’analista comprendere meglio il proprio mondo inconscio e questo al fine di realizzare i nuovi dati acquisiti. Analogo valore hanno i sogni sui quali, considerato il carattere sintetico del presente lavoro, non ci si può addentrare (cf. G. Tedeschi, Causalità e fini-nismo nello studio dei sogni e riflessi in psichiatria, in Lavoro neuropsichiatrico, II, Roma 1925). Va ricordato che l’analista nella tecnica classica ha un atteggiamento piuttosto passivo. La durata lunga di un simile trattamento ha indotto molti psicanalisti, specie americani, a cercare di modificarla al fine di renderla più malleabile e più breve (v. BIBLICA). Si tende a ridurre il numero delle sedute da giornaliere a tre alla settimana. L’analista assume l’atteggiamento più attivo e porta il paziente direttamente a confronto con i motivi della sua nevrosi senza attendere che questi fuoricanso da soli nel corso delle libere associazioni; si può dire che si cerca più che altro di applicare in modo diretto le scoperte a cui giunse la psicanalisi con la sua tecnica classica. Se il paziente non arriva a quei profondi mutamenti di personalità è pur vero che i risultati terapeutici sono abbastanza soddisfacenti, il che è molto, considerato la minore durata del trattamento (psychoterapy analiticaly oriented). Questi principi psicanalitici sono brillantemente applicati in trattamenti anche collettivi (group psychotherapy) il che rappresenta un vantaggio notevole quando si ha a che fare con un numero notevole di ammalati e non vi è un numero sufficiente di medici, p. es., negli ospedali psichiatrici (per la valutazione morale, V. psicanalisi).
2. Ps. non psico-analitiche. — Esistono svariate altre forme di ps. non su base psicanalitica. Esse datano in genere da epoche molto vecchie e che sono ancora oggi applicate in taluni centri psichiatrici. Esse si basano sulla suggestione (Charcot), sulla persuasione (Dubois), sulla chiarificazione della struttura di personalità (Kretchmer), sulla liberazione di energia psichica attraverso il movimento dell’azione drammatica (psicodramma di Moreno), oppure attraverso uno stato di ipnosi (dianetica). Queste due ultime terapie, pur essendo nuove, traggono spunto da vecchie ipotesi psichiatriche.