PSICOSI MANIACO-DEPRESSIVA. - La p. m.-d., come entità nosologica indipendente, nasce con l'opera di Kraepelin nel 1893. Già negli anni precedenti (1877-93) alcuni psichiatri francesi (Palret, Baillarger, Morel) avevano affermato l'unicità morbosa delle forme maniacali e melancoliche; successivamente Kretschmer (1921) ne studiò l'aspetto costituzionale, Luxemburger (1936) ne completò il quadro dal punto di vista genetico e tutta l'entità morbosa prese aspetto definitivo sia per le forme tipiche, che per quelle di passaggio, su alcune delle quali verte ancora il dubbio sulla legittima appartenenza a tale malattia.
La p. m.-d. è una psicosi endogena ed ereditaria, che presenta come sintomo primario alterazioni della sfera affettiva. Le note caratteristiche che ne fanno un quadro a sé ben definito, sono principalmente: la variabilità (possibilità di comparsa nello stesso inferno di disturbi psichici periodici e diversi: fasi maniacali e melancoliche, confusione mentale, stupore, periodi deliranti); la benignità (tali periodi di alterazione psichica, dopo un tempo più o meno lungo, possono guarire, o comunque non conducono quasi mai allo stato demenziale, a differenza delle altre psicosi endogene); l'ereditarietà (in unione con la costituzionalità e che ha notevole importanza sia genetica che diagnostica); infine, secondo Bleuler, la capacità di regolare, sul tono dello stato affettivo, tutto il patrimonio ideativo (capacità quindi di sintonizzare con l'ambiente anche in condizioni piuttosto gravi). Considerata la p. m.-d. come una malattia costituzionale ed ereditaria, appare la sua notevole differenza dalle altre psicosi endogene o esogene e viene ribadito un criterio unitario di fronte a mani-
manifestazioni cliniche diverse. Tuttavia, pur ammettendo tali aspetti genetici, resta oscura la natura del substrato biologico, il decorso periodico della malattia e la ragione d'inizio di tali periodi.
La frequenza della p. m.-d. in individui senza precedenti famigliari è del 0,4%; la probabilità per i figli con un genitore affetto sale al 32,2%, se infermi ambedue i genitori al 38,8%; non si è ancora d'accordo sul tipo dell'ereditarietà, se cioè sia dominante o recessiva (su tale argomento si consultino i lavori del Luxemburger). costituzione (v.) maniaco depressiva di tipo picnico (presente nel 64% secondo Kretschmer), brevilineo o megalosplancnico (Pende), in cui, oltre le particolari note antropometriche, appare una ben netta vivacità del tono affettivo e labilità dell'umore.
L'analisi psicopatologica del soggetto mostra, come sintomi fondamentali: la disforia depressiva o euforica (ossia l'alterazione dell'umore nei suoi estremi limiti), l'acceleramento o il ritardo dell'ideazione (si passa dalla fuga delle idee al mutismo assoluto) e la facilità o l'imbizione delle attività psichiche e fisiche; tra i sintomi accessori o secondari troviamo le idee deliranti in rapporto con l'alterazione dell'umore, le allucinazioni visive o auditive, i sintomi psicogeni, neurastenici e conestenici e, comunemente, insonnia. È tipico di tale malattia l'assenza di qualsiasi sintomo residuo nei periodi di remissione.
Clinicamente appaiono, quali più importanti, due quadri: il maniacale e il depressivo. Il periodo maniacale è caratterizzato da un inizio brusco, con o senza segni premonitori (insonnia, inquietudine) con gravità variabile (il grado più lieve è l'ipomania) da cui successivamente si passa ai disturbi fondamentali: l'esaltazione, l'eccitamento, l'agitazione e l'iperfunzione delle attività psichiche. In questo periodo si notano un'espressione fisiononica (lare con labilità mimica e frequenti gesticolazioni, un umore euforico, con ottimismo e allegria di fronte a tutte le situazioni. A volte l'agitazione porta a episodi furiosi; in cui il malato diviene aggressivo; contemporaneamente i processi psichici sono divenuti più celeri e sono aumentate la rapidità percettiva, la memoria («ipermnesia maniacale») e l'agilità mentale. Questo rapido succedersi di pensieri e ricordi conduce a un'infrenabile logorrea («fuga d'idee»). La condotta si modifica e all'iperattività fisica può aggiungersi l'immoralità sessuale. Possono essere presenti idee deliranti sempre mutevoli e allucinazioni. Il periodo maniacale ha durata variabile, in media ca. 6 mesi, spesso di meno nelle persone giovani; a volte diviene cronico. È frequente il passaggio a un periodo depressivo.
Il periodo melancolico ha un inizio in genere lento in cui vengono accusati disturbi digestivi, insonnia, tendenze alla tristezza e inquietudine, per passare poi all'abbandono dell'attività professionale e sociale. Come per la forma maniacale, esistono diversi gradi, il più lieve dei quali è chiamato ipomelancolia. La fase melancolica o depressiva è caratterizzata da un atteggiamento mimico di profonda tristezza, pensoso, con crisi di pianto; il soggetto si lamenta e perde l'interesse per quanto lo circonda; le funzioni psichiche sono depresse e i pensieri vengono esposti con lentezza e voce monotona, pur restando integre le funzioni intellettive. La condotta viene modificata dalla convinzione di incapacità e inutilità e spesso vi è rifiuto all'alimentazione e suicidio. Rare sono le allucinazioni, mentre più frequenti sono le idee deliranti, soprattutto quelle di colpevolezza, di indegnità, di rovina ed ipocondriache. La durata, in media, va da sei mesi a un paio d'anni nell'età avanzata. Esistono, poi, accanto a questi quadri tipici, forme miste: quali la melancolia ansiosa, lo stupore melancolico, la depressione ossessiva, le cui denominazioni indicano di per sé gli elementi psicopatologici fondamentali che le costituiscono.
I periodi sopradescritti possono presentarsi una volta sola nella vita, ma, quasi sempre, si ripetono successivamente. Nel 75% si trova la psicosi circolare, cioè l'alternarsi di periodi maniacali a quelli melancolici. Nel restante 25%, la psicosi ha un decorso monosintomatico; in questi casi, le forme depressive sono circa il 20% e le forme maniacali il 5%.
La diagnosi è facile nei casi conclamati per gli elementi costituzionali e clinici. Nei casi limite, il decorso è spesso decisivo. Il ricovero in reparti psichiatrici è assolutamente necessario nei casi gravi e spesso conveniente nei casi di media gravità, per i possibili e spesso imprevisti tentativi di suicidio («raptus melanoolicus»). La terapia dà spesso risultati brillanti, specie per le forme depressive; il metodo elettivo è l'elettro-schockterapia.
IMPUTABILITÀ MORALE. - L'individuo affetto da p. m.-d., nel corso del periodo maniacale o melanoico, è da considerare un vero malato di mente, privo della facoltà di intendere rettamente e di dirigere i propri atti con libera motivazione; in rapporto a ciò la sua responsabilità morale e giuridica è abolita, salva sempre un'eventuale imputabilità in causa. Nei periodi intervallari, le particolari note del suo temperamento e della sua indole a sfondo neuropatico e la possibile persistenza di alterazioni psichiche nel campo affettivo e ideativo, possono determinare una maggiore o minore riduzione delle sue facoltà d'intendere e di volere e corrispondentemente della sua responsabilità (v. PSICOPATICHE PERSONALITÀ).