PSICOSI OSSESSIVA. – Dalle classificazioni più moderne inclusa nel gruppo delle psiconevrosi, prende il nome dal complesso sintomatico tipico: idee coatte od ossessive, rappresentate da una serie di singole parole o cifre, di rappresentazioni e di impulsi che si insinuano nel campo della coscienza con un meccanismo non sempre identificabile, dotato di forza elementare ed irresistibile.
La psiconevrosi ossessiva è caratterizzata dal rapporto dell’io o cosciente verso tali idee; il malato, infatti, al contrario di ciò che avviene nelle forme deliranti e demenziali, avverte l’assurdità di tali manifestazioni e le critica, pur non riuscendo a liberarsene. Siamo, quindi, di fronte a un contenuto di coscienza estraneo alla volontà (psichismo parassita) e a una reazione psichica di difesa che tenda al allontanarlo (psichismo di difesa). In passato l’idea ossessiva non veniva distinta dall’idea delirante, del paranoico (v. PARANOIA); acquista un valore nosografico a sé per opera del Griesinger e del Westphal (1887), che la definisce «idea coatta», e del Donath (1897) che introduce il termine di «anacronismo» (dal greco ἀναγνώσκω = necessità, fatalità). Diverse furono, all’inizio, le opinioni riguardanti l’origine emotiva o intellettiva delle idee coatte; attualmente si accetta la possibilità che l’idea ossessiva compaia come un’intrusione primitiva (psichismo parassita) nella sfera intellettiva, senza essere necessariamente accompagnata da una reazione affettiva. Janet ha parlato di «psicastenia», attribuendo il disturbo ossessivo a una particolare labilità psichica. Gli autori tedeschi pongono il gruppo delle idee coatte nel capitolo della nervosità o astenia nervosa costituzionale (Schultze), ammettono pertanto un fattore ereditario nel meccanismo d’origine dei disturbi; tale fattore è, a sua volta, interpretato in maniere diverse: Kraepelin e altri affermano trattarsi di un’ereditarietà specifica, altri autori intravedono rapporti ereditari con le personalità disforiche, con la psicosi maniaco-depressiva (v.), schizofrenia (v.) (Bleuler) e anche (Fuchs) con l’epilessia (v.).
Alla base della personalità ossessiva si nota l’accentuazione di una proprietà psicologica, che costituisce normalmente una componente importante della psiche: la tendenza a permanere e fissarsi e degli atti mentali; accennazione che determina abitudini di eccessiva scrupolosità, tenacia, pedanteria, caratteristiche che costituiscono il
«tipo persecutorio». Tale tipo per se stesso non è che una particolare figura psicologica, estranea alla patologia; naturalmente se le caratteristiche suddette sono al servizio di un’attività intellettiva normale possono trasformarsi in qualità socialmente utili, altrimenti, in individui intellettualmente poco dotati, la tendenza a perseverare da luogo a pedantesche e sterili manifestazioni. A volte le caratteristiche del «tipo persecutorio» sono talmente accentuate da assumere l’aspetto di coazioni e gradatamente sfumano nella vera «personalità anacastica» (v. oltre). Secondo una concezione prettamente neuro-logica il meccanismo della coazione e dell’iterazione viene avvicinato a quello della baluzze e dei tics, «spasmo del pensiero» (Stern).
I seguaci della teoria psicogenetica, che ha dato negli ultimi anni il maggior contributo alla comprensione dei disturbi coattivi, ritengono invece trattati di un difetto di integrazione della tendenza istintiva a permanere e fissarsi degli atti mentali; la quale non riuscendo ad adattarsi ed armonizzarsi in una più matura e complessa realtà psicologica, rimane isolata e finisce con il fissarsi a contenuti psichici diversi, producendo così il quadro ossessivo. Nei fautori di quest’ultima tendenza è costante lo sforzo diretto all’interpretazione simbolica del contenuto anacastico, attraverso un’analisi condotta con i metodi della psicodinamica freudiana. Ancora da parte di autori psicanalisti il meccanismo di insorgenza dell’idea coatta viene spiegato come un desiderio di evitare pensieri spirituali; per giungere a ciò i malati penserebbero continuamente a qualcosa di diverso, finché questa persistente polarizzazione del pensiero assumerebbe il carattere della coazione.
Una fisionomia a parte appare nel gruppo delle fobie: in esse il sentimento di repugnanza e di terrore, che i soggetti presentano verso certi oggetti od animali o per particolari situazioni, ha il carattere di una forte reazione emotiva, tale da riportare continuamente alla coscienza, in maniera ossessiva, il contenuto della fobia.
Dal punto di vista della sintomatologia, le idee ossessive vanno considerate secondo le loro qualità intrinseche e il comportamento del malato.
Rispetto alle qualità intrinseche, si distinguono: 1) im-magni coatte, ripetizioni iterative specialmente di rappresentazioni ottiche o uditive (versi, brani musicali, scene a contenuto sessuale, di eccidi, ecc.). 2) Idee coatte. – a) prive di reale carica affettiva, p. es., coazione a compiere continuità, maniere adottate e puerili che non possono aver risposta (perché l’uomo ha due gambe?); perché gli alberi sono verdi? ecc.); b) che rivestono una carica affettiva più o meno accentuata, p. es. dubbio di aver lasciato aperto il rubinetto del gas, di aver dimenticato la chiave nella serratura, di non aver restituito completamente una somma, di non aver fatto una confessione esauriente, ecc.
Impulsi coatti. – a) «primari» se compaiono indipendentemente da una idea, p. es., toccare ripetutamente oggetti, compiere rituali complicati e senza scopo (frequentemente osservati nei bambini psicopatici); b) «secondari» se seguono alla comparsa di una idea coatta primitiva, p. es., impulsi a bestemmiare o a compiere atti scorretti in ambienti in cui tali atti contrastino vivamente, come in chiesa o in società; impulsi a uccidere una persona cara, a suicidarsi, ecc. In alcuni casi l’azione coatta ha l’evidente compito di por terminare allo stato angoscioso, suscitato dall’idea ossessiva. Così, p. es., nel caso di un ammalato di Westphal, che assalito dal dubbio di aver firmato ogni pezzo di carta che vedeva e associando a ciò subito il timore che qualcuno potesse abusare della sua firma, risolleva lo stato di angoscia che lo assaliva, solamente stracciando tutti i fogli di carta che aveva intorno, pur essendo perfettamente cosciente dell’assurdità del suo comportamento.
Quanto al comportamento del soggetto, esso varia in rapporto allo psichismo di difesa e alle reazioni affettive eventualmente presenti: 1) Il malato accetta passivamente la coazione con una fatalistica rassegnazione, adattandosi al disturbo; la critica che egli manifesta ha sovente l’apparenza di un riconoscimento puramente formale; il
malato, in altre parole, non cerca di resistere alla coazione e questa non provoca alcuna reazione di angoscia; egli esegue i cerimoniali ripete gesti e parole considerando ciò inevitabile. Ne deriva frequentemente un comportamento asociale ed egoistico, in quanto tutto viene subordinato all'esecuzione delle coazioni; il malato minimizza le sue manifestazioni, non ricorre mai al medico, ma vi è condotto dai familiari, che sono spesso costretti a prendere parte ai più strani cerimoniali per soddisfare gli impulsi ossessivi del congiunto. Si parla allora di «personalità anarchistica» che alcuni autori classificano tra le psicosi ed in effetti la sintomatologia suggerisce spesso quella di un «difetto» schizofrenico. 2) Il malato dispone di un vivace ed intimo psichismo di difesa ed è profondamente cosciente del disturbo; egli soffre angosciosamente per le idee parassite che lo assillano, che assorbono le sue energie psichiche, escludendo così interessi più vitali e reali. L'angoscia deriva soprattutto dalla sensazione di impotenza a controllare l'idea coatta e dal dubbio eventuale di cedere all'impulso ossessivo. A volte, come si è visto, le idee ossessive hanno un contenuto riprovevole che può, di per se stesso, spaventare il paziente; in tali casi l'angoscia può apparire, in un primo tempo, non tanto legata al carattere parassitario della coazione, quanto a ciò che essa rappresenta e alla paura di poter eseguire l'impulso biassivevole. Questa categoria di malati, al contrario della precedente, richiede spesso l'aiuto dello psichiatra.
Nei riguardi del decorso, la p. o. inizia in genere in giovane età ed evolve piuttosto rapidamente; non è raro constatare nell'anamnesi un avvenimento esterno che precede il disturbo ossessivo ed agisce verso di esso come fattore scatenante. Il decorso, a prescindere dalla terapia, varia secondo la gravità dei sintomi; esistono forme lievi della durata di qualche mese e forme più gravi in cui gli episodi morbosi si succedono l'un l'altro come nella vera «personalità anarchistica», senza speranza di remissione o di arresto della sintomatologia.
La malattia, dal lato della diagnosi, va differenziata soprattutto con alcune forme di schizofrenia; esistono inoltre episodi coatti a ricorrenza periodica, con forte componente depressiva, che vanno considerati come forme distimiche (Bonhoeffer; V. PSICOSI MANIACO DEPRESSIVI). Frequente è la presenza di disturbi ossessivi nel multiforme quadro della neuroastenia. Dall'idea coatta va distinta, infine, la «idea dominante», accompagnata sempre da un forte carica di ansia primaria.
Quale trattamento curativo va applicata la psicoterapia secondo le diverse teorie etiopatogenetiche. In alcuni casi, molto gravi, può essere tentata la elettro-shock-terapia, con il metodo dell'«anichilimento» (Bini-Bazzi); in genere il sintomo scompare soltanto temporaneamente. La psico-chirurgia (leucotomia prefrontale), per l'incertezza dei risultati ed il frequente deterioramento della personalità cui può dare luogo, va sconsigliata dal lato medico e in linea generale appare dubbiosamente lecita sotto l'aspetto morale.
Manuccio Mannucci
IMPUTABILITÀ MORALE. — L'infermo di p. o. non può essere considerato un malato mentale nel senso stretto della parola, essendo normalmente dotato di retta comprensione, normale potere critico, capacità di atti liberamente voluti. Ciò non ostante, nei particolari momenti in cui è dominato dall'idea ossessiva e dall'impulso coatto, non può considerarsi capace di un deliberato consenso, in rapporto all'irresistibile potere determinante dell'idea carica di tonalità affettiva, perseverantemente incastrata nel corso del pensiero e per la naturale tendenza che ogni idea ha a tramutarsi in atto (A. Eymieu, op. cit., in bibl.). In rapporto a ciò, la sua responsabilità morale e giuridica è di solito fortemente diminuita, spesso totalmente abolita; su tal punto, più che un criterio generale di giudizio, vale lo studio del singolo caso in rapporto all'intensità, alla perseveranza, alla cronicità del disturbo (v. PSICOPATICHE PERSONALITÀ). In linea generale è conveniente tranquillare il soggetto nei riguardi dell'imputabilità dei suoi pensieri ossessivi e dei suoi impulsi coatti, senza però scaricarlo completamente e genericamente della responsabilità di tutto ciò che passa per la sua mente o da lui è operato.