PARANOIA. - Significò genericamente follia, infermità mentale, fino a Boussier de Sauvages (1768), che per primo la ridusse al concetto di particolare forma di malattia mentale. Vari autori si sono in seguito preoccupati di definirla nosograficamente,
(per cortesia di mons. A. P. Frutas)
PARANÀ, ARCIDIOCESI di - Nuovo seminario di P. inaugurato nel 1950.
considerandola prevalentemente dal lato semeiologico (scuola francese) o da quello patogenetico (scuola tedesca); essa è però legata al nome del Kraepelin, che la intese come « psicosi, caratterizzata dallo sviluppo di un sistema delirante cronico immutabile, prodotta da cause endogene e che evolve conservando la piena lucidità del sensorio e l'ordine del pensiero, volontà, attività ». Accanto a questo quadro, piuttosto raro, vengono poste le « sindromi paranoiche reattive » e le « sindromi paranoiche periodiche », le quali ultime, però, rientrano nei sintomi della « psicosi maniaco-depressiva », di cui seguono fedelmente il decorso.
P. e sindromi paranoiche reattive hanno in comune il terreno su cui nascono e si sviluppano e che è più esatto definire « disposizione » anziché costituzione paranoica. Si intende con ciò una particolare reattività che predispone all'insorgere della psicosi, sotto l'influenza di avvenimenti esterni eccezionali (sindromi paranoiche) o comuni della vita (p. del Kraepelin); predomina, in tale anomala disposizione, la supervalutazione della propria personalità, l'ipertrofia dell'Io, segni quasi patognomonici; sono frequenti, tra tali individui, gli « intransigenti » che spesso si incontrano nella quotidiana convivenza sociale. La diffidenza, la suscettibilità, il perenne atteggiamento di difesa verso l'ambiente, spiegano la scarsa adattabilità, l'isolamento in cui spesso si chiudono, l'insorgere di reazioni antisociali. Conseguenza di tale abnorme disposizione è l'errore di giudizio riguardo all'Io e al mondo esterno; la logica è inoltre falsata dalla passionalità che colorisce temporaneamente o in modo duraturo gli avvenimenti e i ricordi.
a) La p. del Kraepelin (delirio sistematizzato cronico degli autori francesi) è caratterizzata quasi sempre dallo svilupparsi di un delirio su di una precedente disposizione paranoica (il delirio [v.] è, secondo la psichiatria classica, un giudizio errato, dotato di certezza subiettiva irrefutabile, contro cui nulla può la critica o l'esperienza). Importante è la perfetta integrità delle funzioni psichiche al di fuori della costruzione delirante, mentre il delirio stesso è lucido, coerente, sistematizzato, logico nella sua illogicità e l'infermo riesce a elaborarne il materiale fino a farne quasi scomparire ogni contraddizione interna. Il delirio nasce, generalmente, da avvenimenti esterni o fatti vissuti affettivamente, che in sé non hanno nulla di patologico; per la deformazione che di essi avviene nella psiche del malato, a poco a poco, anche avvenimenti che prima erano indifferenti o estranei vengono da lui vissuti in rapporto con il proprio delirio. ALLUCINAZIONE (v.) mentre possono comparire con una certa frequenza « sogni rivelatori » in cui la deformazione è solo nell'interpretazione che di essi dà il paziente. Il delirio paranoico nasce lentamente, si mantiene a lungo cristallizzato, mentre man mano diminuisce l'intensità della compartecipazione affettiva.
In rapporto al variare del contenuto, si distinguono: deliri di grandezza (forma inventoria, riformatoria, genealogica), di gelosia, di persecuzione, che spesso si combinano con la convinzione di un danno subito mentre i persecutori possono essere familiari, conoscenti, un'intera classe sociale; erotico, in cui si sviluppa un amore platonico verso una persona socialmente superiore da cui il delirante si sente contraccambiato; religioso o mistico (può farsi rientrare nella forma di grandezza); di missione, riforma, ecc.; di rapporto in cui gli avvenimenti vengono dal paziente vissuto in evidente rapporto alla propria persona (forma posta dal Kretschmer in relazione con la personalità sensitiva); querulomana, in cui l'infermo crede di essere danneggiato nel suo vero diritto, fa lunghi esposti alle autorità, continue denuncie, ecc.; in questa forma, in cui Bleuler riconosce il « temperamento paranoico combattivo », la querulomania riveste, con il delirio persecutorio, particolare interesse medico-legale, perché può dar luogo, date le particolari caratteristiche del malato, a lunghe e mai concluse vertenze giudiziarie, mentre la va-
rietà persecutoria può spingere il soggetto ad aggressioni verso i presunti persecutori.
L'età in cui più frequentemente la p. di Kraepelin si sviluppa è verso i 30-40 anni, ma i primi sintomi possono mostrarsi sin dagli anni della giovinezza. È un'affezione che non sempre richiede l'internamento; spesso però la condotta antisociale costringe a misure di sicurezza e talvolta anche limitazioni della capacità di agire. La p. va tenuta distinta dalla « parafrenia » (Kraepelin) o p. allucinatoria degli autori francesi, che costituisce un ponte di passaggio tra la p. e le sindromi paranoici schizofreniche.
b) Le sindromi paranoiche reattive sono sempre in relazione con fatti vissuti affettivamente (reazioni paranoiche), o con particolari situazioni affettive prolungate (psicosi da situazione); rientrano, secondo Jaspers, nelle reazioni psicogene: nascono, cioè, da avvenimenti esterni e ne dipendono strettamente. Come anello intermedio tra queste reazioni e la p. si possono classificare la p. abortiva (Gaupp), la p. lieve (Fiedmann) e la p. latente (Kraepelin) in cui la disposizione endogena e gli avvenimenti esterni giuocano un ruolo di quasi uguale importanza: si tratta dell'improvviso sviluppo di un delirio fino allora latente o del nascere di una convinzione abnorme, da fatti che il paziente supervaluta: è difficile in tali casi una remissione completa, tale da riportare il malato allo stato psichico anteriore.
Fra le reazioni pure si classificano forme analoghe alla querulomania ma che ne differiscono perché, alla loro origine, si pone realmente una vertenza giudiziaria; spesso a ogni vertenza può rinnovarsi un atteggiamento querulomane: « delirio querulomane recidivante » (Kaecke). Anche per il delirio di rapporto può riscontrarsi una forma corrispondente tra le reazioni.
Nel gruppo delle « psicosi da situazione », si distinguono: la « psicosi professionale », cioè sviluppi deliranti che nascono in alcune categorie di persone per le condizioni ambientali di lavoro (ad es., delle istitutrici, degli assistenti, ecc.), in cui si può mettere in evidenza il contrasto tra il posto occupato e il livello culturale o le aspirazioni ideali del soggetto. Le « psicosi indotte », frequenti negli individui che vivono a contatto con un paranoico, specie se isolati o deboli di mente, isterici o essi stessi ipoparanoicali; in questi casi la verosimiglianza delle idee deliranti, lo stesso carattere del paziente che è spinto a far proseliti, la forza persuasiva da cui è animato, hanno ragione della critica, specie se difettosa, di quanti lo circondano; così avviene spesso che, anche al di là dei limiti sociali della famiglia, i paranoici guadagnino altri alle loro convinzioni e che riescano a dar vita a sette, partiti, società, ecc., in cui ogni appartenente crede ciecamente all'apparente logicità e verità delle idee deliranti del capo. La « psicosi da isolamento », in individui che a cagione di un'infermità o per altri motivi sono isolati dall'ambiente; a tale gruppo appartiene il delirio di persecuzione dei sordi e, più raramente, dei ciechi; tale delirio può essere anche alimentato da disturbi psicosensoriali di tipo illusorio; nel delirio di persecuzione dei prigionieri di guerra, la diversità della lingua crea uno stato di isolamento psicologicamente analogo a quello dei sordi e dei ciechi. La « psicosi dei carcerati » può nascere sia a forma reattiva, sia per lo sviluppo di una personalità paranoica; è in genere a tipo persecutorio, consecutiva alla perdita della speranza di libertà; il « complesso carcerario » di Bleuler è qualcosa di simile: i malati sono convinti, spesso in base ad allucinazioni, di essere stati assolti, contrastando però a tale convinzione gli elementi della realtà esterna, si sviluppano idee deliranti di persecuzione spesso con allucinazioni. Le idee deliranti dei degenerati (Birnbaum) sono deliri incoerenti, illogici, variabili nel contenuto, propri dei delinquenti con frequente associazione di disturbi psicosensoriali.
Tutte queste forme presentano una prognosi migliore della p. di Kraepelin, poiché l'allontanamento dall'ambiente o il cessare delle cause psicogene influiscono quasi sempre in modo decisivo sull'andamento della psicosi, pur persistendo sempre l'anomala disposizione, senza la quale, in linea di massima, il quadro psicotico non avrebbe avuto luogo.
Avviene a volte, invece, che, per quanto si cerchi di spiegare l'origine della malattia, ci si trovi di fronte a un fatto incomprensibile; è necessario allora concludere per l'intervento di qualcosa di nuovo, un « processo » che deve avere modificato la psiche del malato: si schizofrenia (v.); solo in tal caso (« processo ») si hanno vere idee deliranti, inderivabili, incomprensibili e perciò psicopatologicamente « primarie ». Al contrario, quando tali idee sono comprensibilmente derivabili, esse rappresentano solo « idee deliranti secondarie » (Wahnhafte Ideen). Se si considerano alla luce di tali concetti i quadri clinici che possono rientrare nei sintomi paranoici, si vedrà che, a seconda di come si presentano all'analisi psicopatologica, si tratterà o di uno « sviluppo », quando stati d'animo, desideri, istinti, fanno nascere idee erronee o deliroidi in modo più o meno comprensibile; o di un « processo », quando, al contrario, si metteranno in evidenza, all'origine del delirio, esperienze soggettive del malato, psicologicamente inderivabili (vere idee deliranti). La p. del Kraepelin non è quindi, secondo gli attuali concetti di psicopatologia, un'entità nosografica a se stante, ma costituisce lo « sviluppo » di una particolare disposizione, o un « processo » schizofrenico. Tale concetto non riguarda, naturalmente, le sindromi paranoiche reattive.