NEO-MALTHUSIANISMO

NEO-MALTHUSIANISMO. - controllo delle nascite (v.) che, prendendo originariamente punto di partenza dalle teorie di Malthus e svincolandosi dai mezzi onesti da lui proposti (ritardo del matrimonio, continenza tra i coniugi, ecc.), preconizza un'assoluta libertà nell'uso dei mezzi per evitare la procreazione.

Data l'opera di cristianizzazione attuata dall'epoca della «riforma» in poi, i principi del n.-m. ebbero rapida e vastissima diffusione e sono largamente in uso nella società attuale. Una propaganda insistente e vastamente organizzata, alle cui basi non si può escludere siano interessi anche commerciali, ha condotto a una incredibile diffusione dei metodi anticoncezionali, la cui caratteristica può dirsi sempre diretta a viziare il meccanismo intrinseco del rapporto sessuale. Mentre esistono Stati, come, p. es., l'Italia (Codice pen. art. 553) che, preoccupandosi dei gravi danni demografici, sociali, igienici, prodotti dall'incondizionata propaganda limitazionista e dei metodi neo-malthusianici, la interdicono con pene più o meno gravi; in altri, particolarmente nei paesi anglosassoni, essa è sostenuta e insegnata attraverso società e cliniche specializzate. In tal senso lavorano in Inghilterra la «Malthusian League», in Olanda la «Niew-Malthusianische Bond»; con centro in America una «International Neo-Malthusian and Birth-Control Federation», ecc.; molti giornali hanno come loro fine specifico una tale propaganda: «The Malthusian», «Birth-Control News», «Die Neue Generation», ecc.

I metodi proposti a scopo anticoncezionale sono rappresentati da artifici di natura chimica o meccanica o dal modo di compiere l'atto sessuale, tali da produrre la morte dell'elemento sessuale maschile dopo la sua emissione, o impedirgli di raggiungere l'ovulo e fecondarlo.

Tutti i mezzi anticoncezionali, mentre dal lato dell'efficacia, pur dando un'altra percentuale di sicurezza (alcuni fino al 93-98%) non riescono mai a essere infallibili, sotto l'aspetto medico sono dannosi più o meno gravemente per l'integrità locale e la salute generale. Ginecologi di valore hanno descritto e documentato largamente le manifestazioni locali utero-ovariche, generali in rapporto allo squilibrio neuro-vegetativo (malessere generale, astenia, vertigini, insonnia, emicrania, ecc.), a carico dei vari apparati organici (digerente: nausea, diarrea, stitichezza, gastralgie, ecc.; circolatorio: tachicardia, palpitation, crisi di falsa angina pectoris, ecc.; endocrino); a carico dell'equilibrio neuro-psichico: isterismo, neuropsicastenia, psicosi depressive, stati ansiosi fino alla nevrosi d'angoscia di Freud, a parte il senso di colpevolezza che investe la coscienza delle persone dotate di sensibilità morale e religiosa (v. Frankel, Congr. della Soc. ed. d'Ostetr. e Ginec., in Arch. f. Gyn., 144 [1931], p. 86; voce). Vari autori (Lanz, Schroder,

Löfler, Sellheim, Goeth, Schimitz, ecc.) inoltre ritengono possibile che spermatozoi sfuggiti alla uccisione, ma in parte alterati dalle sostanze chimiche usate nella pratica anticoncezionale, conservando il loro potere fecondante, possano produrre esseri minorati. In alcune forme di controllo, l'impossibilità di riassorbimento di liquido seminale da parte della donna potrebbe far sorgere in essa vere sindromi di carenza sessuale (di cui già parla il Mattei sin dal 1863) caratterizzate da irregolarità e progressiva diminuzione delle regole, nervosismo, tendenza alle forme melanconiche e ansiose, ecc. Va qui in particolare detto che egualmente dannosi, e anzi assai più degli altri, dal punto di vista dei danni sia locali che generali e particolarmente neuro-psichici, sono gli atti interrotti tanto largamente diffusi, particolarmente nei ceti sociali più bassi.

Sotto l'aspetto morale, mentre, senza dubbio, anche a un giudizio grossolano appare chiaramente come l'uccisione del feto già concepito, tanto più se sufficientemente sviluppato, è una patente violazione del diritto alla vita (v. ABORTO; EMBRIOLOGIA), meno intuitiva potrebbe sembrare la malizia esistente nella volontaria deformazione del rapporto sessuale umano. Se si pensa, però, che l'atto generativo è un atto naturale, ordinato da Dio, autore della natura, a un fine determinato, fine che nel caso in esame è la generazione, si comprenderà facilmente come l'uomo abbia la libertà di porre o di omettere quest'atto, ma nel caso positivo debba compierlo integralmente. Corrompere un tale atto è una deviazione dell'ordine naturale, un peccato che, se la deformazione è essenziale, è di per sé grave. Nel caso in esame non v'è dubbio che la deformazione sia essenziale, dato che in tal modo si rende impossibile il conseguimento del fine proprio dell'atto. I mezzi usati dal n.-m. sono rivolti deliberatamente a introdurre una tale deformazione nell'atto naturale, impedendo il fine della procreazione della prole, mirando invece a conseguire solo il piacere strumentale, rappresentato dal godimento sessuale. Qualora mancasse la deformazione dell'atto, ma rimanesse uguale lo scopo del godimento e del rifiuto della prole, pur non potendosi parlare in senso stretto di n.-m., l'individuo potrebbe peccare in vista dei motivi e del fine che muovono la sua azione (v. CONTROLLO delle).

La Chiesa ha sempre condannato le pratiche neomalthusiane come una grave trasgressione della legge di natura (S. Penitenzieria, varie risposte dal 15 nov. 1816 al 3 giugno 1916; S. Congr. del S. Ufficio, 20 maggio 1851, 19 apr. 1853, 26 marzo 1897, 23 nov. 1922). Mentre i ministri di altre religioni capitolavano, sia pure a malincuore, di fronte al dilagare del male, come prova la 15ª risoluzione della conferenza di Lambeth del 1930, Pio XI proclamava solennemente la dottrina secondo la quale «qual-sivoglia uso del matrimonio, in cui per l'umana malizia l'atto sia destituito dalla sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura; che coloro che osano commettere tali azioni si rendono rei di colpa grave» (AAS, 22 [1930], p. 560). La forma solenne con la quale il Sommo Pontefice introduce questa dichiarazione ha suggerito a molti che qui si tratti di un insegnamento infallibile ex cathedra (cf. A. Vermeersch, Cathéchisme du mariage chrétien d'après l'enciclique «Casti connubii», Bruges 1931, pp. 90-91). L'enciclica, scendendo al dettaglio, ha dato anche norme specifiche in ordine al comportamento del coniuge costretto a cooperare materialmente a illecite pratiche neo-malthusiane (v. MATRIMONIO. VIII. USO DEL M).

BIBL.: A. Brucculeri, Il valore sociale dell'encicl. «Casti Connubii», in Civ. Catt., 1931, 1, pp. 225-33; V. Buri, La settima conferenza di Lambeth e le sue decisioni sul matrimonio, ibid., pp. 234-44; M. Boldrini, Origini e frutti del n. m., in Il matrimonio cristiano, Milano 1931, pp. 172-80; V. R. Schockaert, Les dangers de l'avortement et du néo-malthusianisme pour l'organisme féminin, Lovanio 1932; L. M. Bossi, Malattie utero-ovariche e malthusianismo, Milano 1935; J. Barbe, Les suites pathologiques des pratiques anticonceptionnelles chez la femme, Nizza 1937; G. Perico, Le limitazioni delle nascite..., Milano 1951, pp. 1-15.

Giuseppe De Nino-Pietro Palazzini

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“NEO-MALTHUSIANISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 1027. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/neo-malthusianismo.