NARCOANALISI

NARCOANALISI. — Esplorazione della psiche mediante sostanze farmacodinamiche di tipo barbiturico, che inducono uno stato artificiale di subnarcosi.

I primi tentativi di studiare i malati mentali in stato di subnarcosi risalgono a Long (1842), che impiegò l'etere, e a Moreau (1845), che si servì dell'Haschitsch; molto più tardi (1909) vennero le esperienze di Silberer e Sidis e quelle di Claude, con l'etere, nel tentativo di sbloccare l'intoppo, la Sperrung degli schizofrenici. Laignel-Lavastine provò un barbiturico, il membru, per via intravenosa, per «esteriorizzare» i sentimenti dei malati. Del 1938-40 sono le interessanti osservazioni di Palmieri sulle esplorazioni sperimentali della psiche mediante la mescalina. Ma lo sviluppo attuale della n. si deve soprattutto agli anglosassoni (J. Stephen Horsley, 1936) che, durante l'ultima guerra, impiegarono largamente questo metodo sui loro soldati nevrotici.

La tecnica consiste nell'iniezione endovenosa, più o meno rapida, secondo i diversi metodi, di 8-10 cc. di una soluzione al 10% di narcovene o di quantità diverse di soluzioni di farmato, amiat, sodico, pentothal sodico, nésodio, isomyl, etc. Alcuni preferiscono cominciare l'interrogatorio quando il paziente cade nello stato crepuscolare, altri quando comincia a risvegliarsi. A prescindere dal punto d'attacco, mesencefalo-diencefalico, e dai fenomeni puramente neurologici, che presenta il soggetto in stato di subnarcosi, oggi si è d'accordo nell'ammettere che psicologicamente si osserva la scomparsa delle funzioni psichiche più elevate (sintesi intellettive, attenzione concentrata, critica); sembrano invece completamente conservate le funzioni fondamentali della vita psichica, di carattere psico-neurologico, come, p. es., l'attenzione provocata, l'orientamento, le percezioni e alcune attività mnemoniche, con presenza di ipermensie; queste ultime sono facilitate probabilmente dal fatto che, poiché l'attività mnemonica non si trova più al servizio di un potere razionante lucido e selettivo, si ha una più facile e forta delle immagini mnemoniche, sollecitate soprattutto da momenti affettivi. Così, da un lato è aperta la porta percettiva, dall'altro la possibilità di elaborazione degli elementi fondamentali della vita psichica, delle immagini percettive e mnemoniche, su di un piano di affettività semplice e, quindi, facilmente suggestibile. Una simile condizione sembra possa spiegare, quantunque in maniera non decisiva, il probabile meccanismo di azione della subnarcosi. Con l'impiego della n. si possono avere, schematicamente, tre tipi di risultati: a) assolutamente negativo; b) parzialmente positivo, in cui il paziente dichiara di essere soddisfatto, tranquillo, euforico, riferisce particolari anamnestici sui quali prima taceva; c) francamente positivo, per cui il paziente prende l'iniziativa, mostrando una serie ininterrotta di espressioni angosciose, o, anzi, una vera crisi emotiva di marca nevrotica, durante la quale evoca avvenimenti o ricorda persone legate strettamente alla sua vita intima o al suo stato morboso. A volte si manifesta uno stato sognante, con frasi spontanee rivelanti un eventuale delirio, la cui esistenza era stata solo sospettata o appena intravista; si osserva, soprattutto, se prima c'era resistenza od ostilità, un rilascio, un abbandono, un abbandono che, in qualche caso, può essere veramente sorprendente. Anzi alcuni, non appena interrogati, riferiscono con facilità e ricchezza di particolari tutta una serie di interpretazioni deliranti inedite o accennano ad allucinazioni che fino allora erano state nascoste. Si tratta di un vero Narcotest che permette una «diagnosi rapida farmacogena».

Recentemente, per il corrente impiego psicodiagnostico, è stata introdotta l'«anfetamina» (o metedrina o weekamin o pervitin), potente simpaticomimetico che viene iniettato endovena in quantità di 20-30 mgr. Si ottiene il cosiddetto «shock anfetaminico» (Delay), con una forte eccitazione dell'impulso a parlare: la formazione delle associazioni e la formulazione verbale vengono facilitate, la corrente del pensiero è aumentata; mentre la n. ha un'azione depressiva sul tono emotivo e mentale e abbassa la tensione psicologica (si parla cioè di un «effetto psicologico»), la «Week-analisi» stimola e aumenta la tensione, cioè esplica una azione psicotonica. Quindi la Week-analisi, accentuando i caratteri psicopatologici, facilita la diagnosi, rendendosi di grande utilità nei casi di reticenza. Oggi l'esplorazione farmacodinamica della psiche è entrata nell'ordinaria pratica diagnostica psichiatrica, anche se si tende sempre più a limitare il suo valore euristico, specie nei riguardi della n. Non si può però negare alla n. un notevole valore terapeutico: la subnarcosi, infatti, parzializzando la censura e indebolendo le inibizioni, determina una dissoluzione dei poteri intellettuali, razionali e sociali della personalità, permettendo la liberazione di tendenze istintive, affettive e autistiche e quindi la risoluzione di svariati conflitti nevrotici. Secondo alcuni autori si tratterebbe di una semplice psicoterapia con analisi, facilitata quest'ultima dalla diminuzione di ansietà ottocontra per mezzo del medicamento.

I problemi etico-legali a proposito della subnarcosi nascono dal fatto, ben accertato ormai, che (almeno nella maggioranza dei casi) la n. provoca una dissoluzione dei poteri intellettuali e volitivi della personalità: si tratta di una profonda alterazione della struttura della personalità, di una vera infrazione delle leggi di difesa. Si deve ammettere quindi un grave attacco alla libertà individuale, cioè ad una proprietà fondamentale della personalità umana. Per tale ragione i medici legali, gli psichiatri, giuristi, i moralisti hanno discusso con passione sulla liceità del ricorso alla n., soprattutto nella perizia giudiziaria.

L'utilizzazione della n., per uno scopo puramente medico, diagnostico e terapeutico, è legittima, a condizione però che il medico sia coscienzioso e competente e che egli rispetti il segreto professionale. Il consenso del paziente è d'altra parte normalmente richiesto: ci si può passare sopra solo quando il metodo di cura si impone ed il soggetto è privato della conoscenza. Riguardo poi all'impiego della narcosi per stabilire in giudizio la colpevolezza di una persona, quasi tutti gli autori sono con-

cordi nel negare la liceità della n. Pur ritenendo che tale prova non costituisca affatto un'attacco alla integrità fisica dell'accusato, è riguardata tuttavia come un attentato ad un diritto assoluto della persona umana, la libertà. Se il perizionato rifiuta di sottomettersi alla n., come pure alle altre ricerche (puntura lombare, encefalografia, elettroencefalografia, tasso alcoolemico, individualità sanguigna) il perito non può eseguire alcun esame e ciò non può costituire un argomento in favore dell'accusato «Verboten (n.) in der gerichtlichen Untersuchung und im Strafprozess; sie ist unrichtig und irreführend» (Schönke-Cremerius, 1950-51).

Tali opinioni coincidono perfettamente con gli argomenti della teologia morale, canonizzati dal diritto della Chiesa. Il can. 1743 CIC, infatti, così si esprime: «Judici legitime interroganti partes respondere tenentur et fateri veritatem, nisi agatur de delicto ab ipsis commisso a Riconoscendo espressamente al presunto colpevole il diritto di nascondere il proprio crimine, si arriva al logico rifiuto della n. come mezzo per ottenere informazioni o confessioni ai fini dell'istruttoria penale. Resta da vedere se sia lecito l'impiego della n. per altri scopi della medicina legale (p. es., al fine di dimostrare la non colpevolezza) o a scopo scientifico.

Qui c'è minore accordo di opinioni; voci autorevoli hanno recentemente affermato che la n., non essendo intrinsecamente illecita, è non solo legittima ma anche necessaria in medicina forense; un accusato non deve mai essere privato dei vantaggi che può riceverne; così la scienza non deve rinunciare a nessun metodo utile, di per sé mai illecito; l'uso della narcodiagnosi deve naturalmente restare sempre in mano a medici competenti, al solo scopo di una diagnosi medica, con il massimo rispetto per il libero consenso del paziente (Heuyer 1949). Non manca però chi è contrario sia all'utilizzazione scientifica (ad es., M. Janssen), data la delicatezza dell'indagine, in cui i vantaggi non superano gli svantaggi; sia all'utilizzazione a favore del reo (ad es., J. Rolin).

Si deve infatti sempre tener presente che una valutazione puramente scientifica della n. non permette di considerarla come una prova evidente di giudizio. È oggi ben dimostrato (Redlich) che solo individui inclini alla confessione, con tendenze autopunitive incoscienti, possono piegare all'interrogatorio in subnarcosi (Freud chiama costoro «masochisti morali»); anzi, possono addirittura riconoscersi colpevoli di un delitto che non hanno compiuto, per salvarsi dal senso di colpa. Né, viceversa, la n. è capace di abolire, in individui normali, un certo grado di censura qualora si tratti di rivelazioni gravi; sperimentalmente si è osservato che durante la subnarcosi possono essere mantenuti meccanismi difensivi di copertura («cover stories» di Redlich e Ravitz) e ciò pur in assenza di una minaccia di colpa e di una sanzione sociale, cioè con un tessuto emotivo di situazione molto più pronto alla difesa. Nessun dubbio, quindi, che sia inesatto parlare, in senso assoluto, di «siero della verità».

Da un punto di vista psico-sociologico, la n. può essere di notevole utilità in rapporto alla sicurezza sociale (protezione della società contro il delinquente giovanile), come mezzo ausiliario per determinare le disposizioni educative utili per la riabilitazione del fanciullo (sempre che egli consenta); inoltre, il suo impiego sembra di valido aiuto nello studio dell'origine psicologica, soprattutto emo-tiva, del delitto. Essendo però un mezzo che può facilmente prestarsi all'abuso è indispensabile che sia adoperato da medici, non solo tecnicamente, ma anche moralmente preparati.

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pp. 393-400; L. Masson-Verniory, Que faut-il penser de la narco-analyse?, in La revue nouvelle, 9 (1949, 11), pp. 116-27; J. Rolin, Le pentothal en justice, in Etudes, 216 (1949), pp. 231-37; L. Bertagna, Le mythe du sérum de vérité, in Cahiers Laënnec, 3 (1949), pp. 4-18; A. Odinot, Le droit au silence, ibid., pp. 193-33; P. Gournelle, Le droit à la preuve, ibid., pp. 34-52; Ch. Larère, De l'expertise mentale, ibid., pp. 53-63; F. Dominici, La n. nella prassi medico-legale, in Minerva Medica, 17 (1949), p. 505; J. Delay, Méthodes biologiques en clinique psychiatrique, Parigi 1950; E. Boné, Quelques précisions techniques sur la narcoanalyse, in Nouvelle rev. théol., 72 (1950), pp. 184-92; M. Thierry, La narco-analyse et la morale, ibid., pp. 192-98; V. PALMIRA, La n. sotto il profilo medico-giuridico ed etico-deontologico, in Atti del IV Congr. internaz. dei medici cattolici, Roma 1950, p. 161; E. Bognelli, Corpo e spirito, 1915, pp. 191-68; A. Schönke, Justitische Fragen der psychiatrischen Praxis, in Nervenarzt, 22 (1951), p. 161; F. C. Redlich, L. J. Ravitz, C. H. Dession, N. and Truth, in Amer. J. Psychiat., 1951, pp. 107, 586; H. W. Janz, Die diagnostische Verwendbarkeit der Weckamunverkünftigung der Psychopathologie, in Nervenarzt, 22 (1951), p. 45. Altra bibli. interessante in Rev. dioces. de Tournai, 5 (1950), pp. 254-60.