NATURISMO

NATURISMO. - È un orientamento generale dello spirito umano caratterizzato dalla costante preoccupazione di seguire la natura, escludendo positivamente, o soltanto ignorando, ogni considerazione di tutto ciò che sia trascendente. Il n. è una mentalità, una forma mentis che investe ogni campo dell'attività conoscitiva o pratica dell'uomo: si può perciò avere un n. nell'arte (verismo), nel pensiero religioso e filosofico (naturalismo), nella economia (fisioterapia), nella concezione giuridica (giusnaturalismo), nella vita etica (naturalismo morale) ed anche nella vita ascetica (pelagianismo, americanismo).

Presentemente con il nome di n. si tende ad indicare propriamente un movimento sociale a sfondo medico-igienista, sorto in reazione alla artificialità della società troppo meccanica ed urbanistica, riservando il nome di naturalismo ad altri movimenti culturali e pratici.

La corrente naturistica contemporanea aspira a realizzare un tenore di vita più semplice, basandosi sui risultati della biologia moderna. Collegandosi alla dottrina dippocrate della «natura medicatrice» ed alla mentalità sintetica, instaurata dal medico di Coo nella cura della malattia, i medici naturalisti combattono contro cibi tropologi, per un sistema piuttosto vegetariano, contro la moda antigienica per vesti sane, non deformanti e non eccessiva quantità: essi tendono non tanto a curare le malattie quanto ad impedire la loro insorgenza, togliendo, con cure semplici e diete adatte, le distonie dell'organismo che genererebbero i fatti morbosi. I nomi più rappresentativi di questa corrente sono il rev. Sebastiano Kneipp, Birker-Brenner, il dr. Paul Carton. Recentemente (1931) anche a Milano è stata fondata l'Unione naturistica italiana (U.N.I.) con una propria rivista: L'idea naturista (dal 1931).

Si deve tener presente che l'ideale dei naturisti non è la vita animale secondo i dettami del puro istinto, ma lo sviluppo armonico della persona umana tanto meno corposo quanto nello spirito, proprio secondo la completezza della natura dell'uomo. Ciò in diretta opposizione al nudismo che si sforza, date le sue affinità con il n., a confondersi con esso per avallare, con la giustezza di alcune visioni naturiste, una tendenza estranea alla vera natura umana: la tendenza animalizzante.

IL NUDISMO. - Il nudismo, infatti, rappresenta una visione miope e unilaterale del n. e contro di essa si levano i medici naturalisti, fra cui in primo luogo il capo del n. francese, P. Carton. Il nudismo è un sistema di dottrine e di pratiche aventi per fine la diffusione della nudità come mezzo più opportuno, per migliorare fisicamente e moralmente l'umanità. Esso pretende di avere anche una assunzione teorica ed infatti è la manifestazione di una mentalità formata alla scuola roussiana, positivistica e materialistica, niciana e freudiana, la quale trae le ultime conseguenze collimando, nei suoi risultati, con i postulati della febbre erotica della società attuale. Certamente fenomeni nudistici sono molte volte apparsi nella storia dagli adattati dei primi tempi dell'era volgare al turpino del sec. XIV fino agli esperimenti di Villars (1925) ma ciò che è sintomatico è la grande diffusione che si ebbe dal 1930 prima in Germania (dove si ha un periodo di ripresa anche dopo la II guerra mondiale), poi in Francia, indi nei paesi anglosassoni con for

mazioni di gruppi destinati alla propaganda e alla pratica nudistica, come, p. es., i gruppi di Berlino Pelagianer-Bund, Lichtfreude e quelli della Senna dei fratelli Durville.

I caposaldi della concezione nudo-naturistica sono costituiti dalla visione materialistica dell'uomo a cui nessuna norma dovrebbe impedire l'attuazione delle tendenze istintive, sicché anche nel campo sessuale il pudore sarebbe un irragionevole tabù di epoche remote e superstiziose. Si aggiunge anche che la nudità è immorale per la curiosità morbosa dei due sessi, curiosità che viene sollecitata dal vestito e che verrebbe tolta, abolendolo. Si conferma l'utilità del nudo con la necessità dell'organismo a beneficiare della cicoterapia. La contradditorietà del moralismo nudistico è evidente poiché proprio il vestito ha lo scopo di attutire le impressioni, che, se violente, porterebbero alla infrazione della legge morale. Si dimostra facilmente che il pudore ha invece una funzione biologico-sociale e individuale primaria e che se l'elicoteria porta innegabili vantaggi all'organismo, per essa non è necessario e neppure consigliabile essere totalmente privi di coprimento.

Si deve ritenere che il nudismo rappresenta una aberrazione derivata da una falsa concezione della vita e un sintomo dell'abbastamento di civiltà. Lo psicologo Howard C. Warren conclude una sua relazione sul nudismo con un dubbio che il nudismo sia una forma di «visual rubbing»: certamente la tendenza al nudo costituisce un effetto e, sotto un diverso punto di vista, una causa dell'afrodisia della società moderna.

BIBL.: S. Kneipp, Casl dovete vivere, trad. it., Torino 1866; id., Il mio testamento, ivi 1898; A. Le Roy, Naturisme, in DFC. III, col. 1066; A. Iust, Ritonate alla natura, Milano 1908; P. Carton, Traité de médecine, d'alimentation et d'hygiene naturiste, Parigi 1920; S. Kneipp, La mia cura idroterapica, Monaco 1923; M. Royer, Au pays des hommes nus, Parigi 1929; A. Romano, Cura naturale, Milano 1931; G. Durville, La cure naturiste, Parigi 1931; P. Müller, La vita all'aria aperta, Milano 1931; E. Piccoli, N., ivi 1931; H. C. Warren, Social nudism and body taboo, in Psychological review, 40 (1933), p. 160; E. Paulin, Nudità e n., Trieste 1934. Costante Scarpellini