NATURA PURA

NATURA PURA. - Espressione teologica usata almeno dal sec. XVI in poi, a significare lo stato ipotetico, in cui Dio avrebbe potuto creare e lasciare l'uomo, se non lo avesse fin dall'inizio elevato, come fece realmente, SOPRANNATURALE, ORDINE (v.).

I teologi sogliono distinguere cinque stati o condizioni della natura umana: 1) Stato di n. p., cioè della natura nel suo proprio ordine, con le sue facoltà essenziali, con le sue proprietà e capacità e con il fine ad esse proporzionato. 2) Stato di natura integra, cioè della natura umana arricchita di doni preternaturali (p. es., la scienza infusa o l'immortalità corporea), che la perfezionano nel suo ordine. 3) Stato semplicemente soprannaturale, quando la natura è ordinata al fine soprannaturale (vita eterna = visione beatifica) ed è arricchita dei mezzi proporzionati a tale fine (Grazia). 4) Stato d'innocenza o di giustizia originale, che comprende insieme i doni preternaturali e soprannaturali del 2° e del 3° stato. 5) Stato di natura caduta, che peccato originale (v.) e può considerarsi prima o dopo la Redenzione.

Di questi stati soltanto il 4° e il 5° sono storicamente reali, mentre gli altri, specialmente il 1°, sono ipotetici. Tuttavia quello della n. p. è ritenuto dai teologi un'ipotesi necessaria per dimostrare la gratuità dell'ordine soprannaturale. Se infatti quello stato non fosse possibile, si verrebbe logicamente ad affermare la necessità dell'elevazione dell'uomo all'ordine soprannaturale, che perciò non sarebbe più gratuito. Tale conclusione è in pieno contrasto con il senso della Rivelazione e del magistero della Chiesa.

Pertanto la possibilità della n. p. non è soltanto una ipotesi di lavoro o un postulato di sistema teologico, ma è una precisa esigenza del dogma della perfetta gratuità dell'ordine soprannaturale, a cui l'uomo non ha nessun diritto, ma solo una potenza obbedienziale, nel senso che la sua elevazione a quell'ordine è dono e opera di Dio.

La Chiesa ha manifestato chiaramente più volte il suo pensiero su questo argomento: nella bella Autoremi fidei di Pio VI contro il Sinodo giansenista di Pistoia (Denz-U, 1516), nell'enciclo. Pascendi di Pio X contro i modernisti (Denz-U, 2103) e recentemente nell'enciclo. Humani generis di Pio XII, il quale tra le aberrazioni segnala quella di coloro che «gratuitatem ordinis supernaturalis corrumpunt» perché così vengono a negare che Dio possa creare gli uomini senza destinarsi alla visione beatifica.

Storicamente la questione della n. p. è abbastanza complessa, perché è legata all'altra assai delicata dell'ordine naturale e dell'ordine soprannaturale e del loro mutuo rapporto. Quelli che tendono a eliminare o a mitigare la discriminazione tra l'uno e l'altro ordine (corrente agostiniano-scotistica, di cui si fanno difensori il Noris, il Berti nel sec. XVIII e ai nostri giorni il de Lubac) sono avversi al concetto di n. p., riducendolo a una sovrastruttura scolastica del sec. XVI come arma di difesa contro il baiansimo e accreditata via via per un influsso umanistico sulla teologia. Ma in realtà, se anche l'espressione «n. p.» cominciò con il Gaetano, il suo contenuto è molto più antico. Il Boyer (Morale et surnaturel, in Gregorianum, 29 [1948], pp. 540-541) lo trova già in s. Agostino; ma più chiaro si rileva in s. Tommaso (In II Sent., d. 31, q. 1, a. 2, ad 3; Quodlib., 1, a. 8; De malo, q. 4, a. 1, ad 14; q. 5, a. 1, ad 15); allo stesso concetto si riporta facilmente la sua dottrina intorno al doppio fine (uno naturale e l'altro soprannaturale: Sum. Theol., 1, q. 62, a. 1; De Verit., q. 14, a. 2 e q. 27 a. 2 e altrove), intorno alla capacità di amare Dio senza la Grazia (Sum. Theol., 1, q. 62, a. 1, ad 14; q. 15, a. 2, intorno alla condizione dei bambini morti senza Battesimo (II Sent. d. 33, q. 2, a. 2). Pur ammettendo egli Dio (v.), mantiene fermo il principio di una discriminazione tra natura e soprannatura (De malo, q. 5, a. 2; Sum. Theol., 1, q. 62, a. 1, ad 14; q. 15, a. 2 e altrove).

È vero però che il pensiero di s. Tommaso trovò una formulazione più esplicita e precisa negli scolastici posteriori, dal Gaetano in poi. È parimenti vero che l'errore di Baio ha contribuito a sviluppare e perfezionare la dottrina sulla n. p., adottata e approfondita non solo dai tomisti, ma anche da Molina, Bellarmino e Suárez, i quali insistettero tanto sulla gratuità della Grazia e dell'ordine soprannaturale da escludere dalla natura umana ogni esigenza non solo giuridica, ma anche ontologica. Questa presa di posizione è definitiva e non valse a incrinarla il tentativo degli Agostiniani del sec. XVIII (Noris, Berti), i quali sostenevano che, se in virtù della sua potenza assoluta Dio poteva creare l'uomo nello stato di n. p., secondo la sua potenza ordinata (armonia di vari attributi divini) non poteva non elevarlo all'ordine soprannaturale. Con il ritorno a questi tentativi c'è fatalmente il pericolo di slittare verso la posizione di Baio.

Finalmente è necessario ricordare le dispute fatte dal sec. XVI in poi, sul rapporto tra l'ipotetica n. p. e la natura dopo il peccato: alcuni teologi tendono a equiparare l'uno e l'altro stato (corrente ottimistica seguita specialmente dai molinisti); altri invece accentuano l'inferiorità dello stato presente della natura ferita dal peccato originale rispetto allo stato di n. p. (corrente pessimistica moderata, che si riallaccia alla formola agostiniana: «homo expolitus supernaturalis, vulneratus in naturalibus»). Secondo la più sana teologia si deve ritenere che la natura decaduta si trova in uno stato peggiore di quello della n. p.; l'uomo infatti dopo il peccato originale versa in uno stato di privazione, mentre nella n. p. ci sarebbe stata soltanto una assenza del soprannaturale. Ora la privazione crea un disagio, che non si avverte nella semplice assenza: è il caso di chi nasce povero e di chi diventa tale. Tuttavia nello stato di n. p. ci sarebbe stato il contrasto psicologico tra corpo e anima e non si sa quali mezzi la Divina Provvidenza avrebbe apprestato all'uomo per renderne meno aspra la vita (v. DIO; PECCATO ORIGINALE; SOPRANNATURALE, ORDINE).

BIBL.: Gaetano, In s. Thomae Sum. Theol., 1°, q. 23 e 62; Silvester Ferrariensis, In libros s. Thomae contra gentes commentaria, 1. III, capp. 50-52, 156; R. Bellarmino, Sententiae Michelini, Baii refutatae, in F. X. Bachelet, Auctarium Bellarminiarum, Parisi, 1913; S. Mauro, Opus theologicum, Roma 1687, I. VI, tract. 7; E. Elter, De naturali hominis beatitudine ad mentem scholae antiquioris, in Gregorianum, 9 (1928), pp. 269-306; J. B. Kors, La justice primitive et le péché originel d'après st Thomas, Parisi 1930; J. V. BAINVEL, VINCENT, Nature et surnaturel, 5° ed., ivi 1931; H. De Lubac, Sur naturel, ivi 1946 (su cui cf. G. De Broglie, De fine ultimo humanae vitae, ivi 1948); L. B. Gillon, Béatitude et désir de voir Dieu au moyen âge, in Angelicum, 26 (1949), pp. 1-28 e 115-42; Pietro Parente.