MUZIO, GIROLAMO. - Letterato e polemista, che
si proclamò giustinopolitano dalla patria d'origine
(Capodistria), n. a Padova il 12 marzo 1496 da Cri
stoforo Nuzio (il M. modificò anche il cognome fa
miliare), m. a Paneretta (Firenze) nel 1576.
La necessità di provvedere a se stesso lo costrinse
a mettersi al servizio di diversi signori; viaggiò in
Italia, Germania, Francia, Svizzera; fu con Alfonso
d'Avalos marchese del Vasto, poi con Ferrante Gon
zaga a Milano, presso i duchi d'Urbino a Pesaro ed
Urbino, a Roma presso Pio IV, da cui ebbe una pen
sione; prese moglie; fu letterato e poligrafo di in
gegno e di vario sapere. Solo verso il 1550 cominciò
a dare alle stampe le prime prove del suo inge
gno.
Appassionato di questioni cavalleresche, pubblicò
un'opera sul Duello (1550), più tardi tre dialoghi sul
Gentiluomo (1575); scrisse sulla lingua, in contrasto con
i principi del Varchi, di poesia e compose anche poesie, fra
cui 35 Egloghe in versi sciolti; stampò un Epistolario (1551)
e numerose altre lettere furono pubblicate in tempi re
centi. A lui si deve pure l'edizione del Dialogo dell'infi
nità d'amore di Tullia d'Aragona, all'amicizia della quale
era stato fedele per vent'anni. Maggiore importanza ebbe
la sua polemica religiosa: unico quasi al tempo suo in
questo campo, fu polemista efficace e vigoroso, sebbene
talora portato a trascendere sia nei giudizi, sia nei so
spetti. La fuga in Svizzera di Pier Paolo Vergerio, ve
scovo di Capodistria (maggio 1549), e le scuse che egli
ne volle dare, indussero il M. a pubblicare nel 1550, in
quattro libri, Le Vergeriane, cioè la corrispondenza che
negli anni precedenti aveva avuto con lui ed i suoi amici,
per smentire le sue asserzioni (cf. P. Paschini, Pier Paolo
Vergerio il Giovane, Roma 1925, p. 113 sgg.). L'esito
di quest'opera lo indusse nel 1551 a pubblicare le Mentite
ochiniane, raccogliendo quanto dopo il 1542 aveva
scritto a proposito della fuga di Bernardino Ochino in
polemica con lui stesso (cf. B. Nicolini, G. M. e Bernardino
Ochino, in Biblion. Rivista di bibliografia, Napoli 1946,
p. 9 sgg., ove a p. 39 è anche la bibliografia più recente
sul M.). Minore importanza ha invece la polemica del
M. con Francesco Betti, gentiluomo romano, che fuggito
a Basilea nel 1557 con pubblico proclama aveva voluto
dar ragione del suo passo. Solo nel 1571 pubblicò a Ve
nezia quattro libri di Lettere catholiche, scritte negli anni
precedenti, in cui fra l'altro mostrò di vedere giusto sui
mali che affliggevano la Chiesa. Polemizzò anche con il
Bullinger ed il Viret.