RUUSBROEC, JAN di, beato. - Principe della mistica fiamminga, detto Admirabilis e Doctor divinus, n. a Ruisbroek (Bruxelles), nel 1293, m. a Groenendael il 2 dic. 1381. Sacerdote a 24 anni, R. ottenne in seguito un posto di vicario.
In possesso di un'esperienza sublime, perché aveva fatto proprio quanto avevano prodotto di più solido ed

(per cortesia del Direttore della R. Genootschap)
Verso il 1330 R. cominciò a scrivere in lingua volgare. Dei suoi 11 trattati 6 furono composti a Bruxelles: Dar Rijche der Ghelieven (« Il regno degli amanti »); Die gheestelike Brulocht (« Le nozze spirituali »); Vanden blinckenden Steen (« La pietra sfolgorante »); Vanden vier Becaringhen (« Le quattro illustioni »); Vanden herstenen Ghelove (« La fede cristiana »); Vanden gheesteliken Tabernakel (« Il tabernacolo spirituale »).
Per dedicarsi alla vita contemplativa e alla lode divina con la celebrazione dell'Ufficio divino più raccolta di quella cui partecipava, nel 1343 R. si isolò nella foresta di Soignes, insieme con il suo parente J. Hinckaert e con il canonico Francon de Coudenberg, « magister artium », occupando un antico romitaggio a Groenendael. Nel 1350 adottarono la Regola dei Canonici di S. Vittore di Parigi; ma non si posero sotto la dipendenza di questa casa madre. Sotto Francon come prevosto, R. fu il primo priore.
Là scrisse: Vanden VII Sloten (« I 7 chiostri »); Een Spieghel der eeuwigher Salicheit (« Lo specchio della salvezza eterna »); Vanden VII Trappen (« I 7 scalini »); Dat Boecsken der Verclaringhe (« Il libretto del chiarimento » o « Ritrattazione »); Vanden XII Beghinen (« Le 12 beghine » o « La più alta contemplazione »). R. lasciò inoltre 7 « Lettere » che lo rivelano direttore spirituale prudente e perspicace; le quali solo in parte sono conservate nella lingua originale; il resto rimane nella traduzione latina di L. Surius. Tra gli altri scritti attribuiti a R., due soli possono essere autentici: una Chiosa sul Pater, estratta da un trattato perduto sull'orazione, e un'allocuzione sull'Eucaristia. Fin dal principio gli scritti di R. ebbero larga diffusione in tutte le contrade fiamminghe. L'invio del suo capolavoro, Le nozze spirituali (1350) agli
« Amici di Dio » dell'Oberland, diede origine alla traduzione dell'opera in un dialetto germanico. Dopo pochi anni seguì la traduzione latina di Jordaens, e poi Groote (v.): di queste due traduzioni latine la prima si diffuse principalmente nei paesi romanzi, la seconda nei paesi germanici.
Fondati su di una sintesi vigorosa, gli scritti di R. sono caratterizzati dalla forma didattica e dall'esposto concentrico. Nella sostanza la sua mistica è nettamente trinitaria e cristologica; sistematizzata con un ritmo platonizzante cristiano, di flusso e riflusso, che mette in meravigliosa luce il dinamismo naturale e soprannaturale deposto nell'anima ad immagine della S.ma Trinità.
L'influsso di R. fu e rimane europeo, come è attestato dai ca. 250 manoscritti noti delle sue opere, dalle numerose edizioni e versioni diffuse in tutte le nazioni di Europa, e dagli estratti che ne fanno altri scrittori. Non meravigli quindi di scorgere l'influsso di R. presso mistici notevoli, come Giovanni di S. Sansone in Francia, Giovanni degli Angeli e s. Giovanni della Croce in Spagna. Nuovo interessamento si nota nel nostro secolo: i Benedettini di Nisques ne diedero una nuova versione francese e si ebbero traduzioni parziali in inglese, italiano, polacco, russo.
Festa il 2 dic. Il suo culto fu confermato dal b. Pio X, il 9 dic. 1908 (AAS, 1 [1909], pp. 164-67).