RUVO, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Bari, della cui metropolitana è rimasta sempre suffraganea. R. ha una superficie di 39.880 kmq. con una popolazione di 57.387 ab. dei quali 57.200 cattolici, distribuiti in 21 parrocchie, servite da 71 sacerdoti diocesani e 5 regolari; 1 seminario minore; 1 comunità religiosa maschile e 10 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 343). La Cattedrale è dedicata alla B. M. V. ASSENZA; protettore della diocesi è s. Biagio vescovo.
STORIA. - La tradizione che l'origine della sede vescovile risalga all'episcopato di Cleto, che fu dopo Lino il 2° successore di s. Pietro, non è sostenibile. Non è del pari sostenibile l'assurdo catalogo dei primi sette vescovi di R., i cui nomi, come ben vide il Lanzoni, sono sconosciuti all'onomastica pugliese fino al sec. IV. L'ottavo della serie, un Joannes, è citato in una Vita et translatio s. Sobini (BHL, 7443) di Canosa come presente nel 493 alla benedizione della chiesa di S. Andrea a Barletta, fatta dal pontefice Gelasio I. L'istituzione della diocesi ruvestina potrebbe essere avvenuta durante il periodo della dominazione bizantina, quando gli orientali, divenuti padroni di Bari e del litorale pugliese, si adopera-
rono a creare un po' dappertutto nuove sedi vescovili, per trarre quelle popolazioni nell'orbita della Chiesa di Costantinopoli. Se così fosse, la diocesi di R. potrebbe essere sorta nel sec. VIII o poco più tardi. Nel sec. XI si trova il primo presule, Gioacchino de Zonicis, che il Coleti assegna al 1009 e che, sulla fede di un indiculus Episcoporum huius Ecclesiae, avrebbe governato la diocesi per soli 44 giorni. Anche il successore Abiatarus de Barghettinis è dubbio, data la mancanza di ogni documento probativo. Guilberto (o Gisilberto), secondo l'anonimo cassinese, intervenne nel 1071 alla consacrazione della chiesa di Montecassino fatta da Alessandro II e, secondo Lupo Protospata (Chr. ad an. 1082), donò al priore di Monte Peloso la chiesa di S. Sabino di R. in cambio di 4 libbre annue di cera e della scorta di un cavaliere, ogni volta che si fosse recato a Bari o a Canosa.
I motivi di questi viaggi se sono spiegabili per Bari, residenza del metropolita, sono del tutto oscuri per Canosa, a meno che allora tra le due Chiese non esistessero relazioni oggi ignote. Tra i successori è un Pietro non meglio indicato, che sarebbe vissuto nel 1110 (ma è molto dubbio); Orso che consacrò la chiesa della Madonna dei Martiri a Molfetta (1162); Daniele che partecipò al Concilio Lateranense di Alessandro III (1179), noto già anche prima (1177) per aver ricevuto cospicue donazioni dal normanno Roberto conte di Conversano e signore di R., a favore della chiesa della S.ma Trinità « pro expiatione Roberti patria sui suorumque parentum ». Degli altri infine si ricordano: Domenico Ursi di R. (1417), citato in un istrumento di concessione ad enfiteusi conservato nell'Archivio capitolare; e Domenico Galesio (1676), che consacrò la chiesa dei Cappuccini e lasciò il suo nome legato ad infelici lavori compiuti nella Cattedrale. Nel 1818 Pio VII, con bolla De ulteriori Dominicae, unì a R. anche la chiesa episcopale di Bitonto, dichiarandola « aeque principaliter » concattedrale.
MONUMENTI. - Molte delle più antiche chiese di R. sono oggi distrutte; così S. Sabino, la S.ma Trinità e S. Giovanni, che una tradizione vuole sia stata la prima cattedrale. Del medioevo rimane soltanto la magnifica Cattedrale romanica dalle forme severe, che reca nelle sue strutture i segni dei tentativi compiuti e delle innovazioni dovute alle vicende politiche. La chiesa, a croce latina, ha tre navate absidate in posizione obliqua rispetto alla facciata; la sua pianta originaria risultò poi allargata per l'apertura di varie cappelle nelle pareti laterali, cappelle che vennero eliminate durante gli ultimi lavori di restauro. La facciata, alta e a forte pendenza, ha caratteri del tutto diversi dalle altre cattedrali pugliesi, ad eccezione di quella di Trani: niente lesene divisionali e scarsa predilezione per i vuoti. In alto la figura seduta in cattedra, che alcuni vogliono sia quella del fondatore, chiude per così dire la serie degli archetti pensili che orna gli spioventi e inizia quel verticalismo decorativo che segue con il mera-

(fot. Michele Fiorelli)