GROOTE, GEERT (GERARDUS MAGNUS)

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GROOTE, GEERT (Gerardus Magnus). - Mistico olandese, n. a Deventer (provincia di Overijsel) nel 1340, m. ivi il 20 ag. 1384. Fece i primi studi nella città natale; a 15 anni si recò all’Università di Parigi, ove fu promosso (1358) magister artium. Coniunco i suoi studi per ca. altri 10 anni a Parigi, a Praga e a Orléans. Tra le molte scienze che studiò, tra cui la fisica, la morale, l’astrologia, la teologia, il suo gusto lo inclinava principalmente al diritto, sia romano sia canonico. G. era lodato quale uomo e ingenio acerrimus velut alter Augustinus ». Probabilmente nel 1374 (secondo il gesuita J. van Ginkel, nel 1370) ebbe luogo l’evento determinante della sua vita: la conversione da una vita piuttosto rilassata e mondana alla vita interiore ed ascetica, sotto l’influsso del certosino Enrico Egher Kalkar. Trascorse alcuni mesi alla certosa di Munnikhuizen presso Arnhem, e si consacrò allora totalmente al servizio di Dio. Uomo energico, di notevole austerità e fermezza, impiegò i suoi beni e i redditi dei suoi canonicati per l’opera della sua vita: la propagazione della devotio moderna, corrente di riforma cattolica che si incanalò nelle fondazioni di cui G. fu, se non l’organizzatore, certamente il padre spirituale e il grande promotore. Le sorelle e i fratelli della Vita comune, e un po’ più Windesheim (v.), si svilupparono parallelamente e dominarono tutta la spiritualità del sec. XV. G., ordinato diacono nel 1377, predicò in molte città d’Olanda contro gli abusi dilaganti.

Scrisse vari trattati e lettere in latino e in olandese, fra cui quelli contro la simonia, contro i « focaristi » (preti concubinari), sul Matrimonio (che giudica con eccessiva severità), ecc. Il suo ardore gli procurò molte noie da parte principalmente di religiosi degli Ordini Mendicanti, i quali criticavano le sue fondazioni perché vi si viveva in comune ma senza i voti religiosi (eccettuata la Congregazione di Windesheim, la quale però sorse dopo). G. ebbe grande stima per il b. G. Ruysbroeck, priore di Groenendael, andò a visitarlo, e tradusse in latino il suo capolavoro Die Cierheyt der Gheestelijke Brulocht (De excellentia nuptiarum spiritualium). Verso la fine della sua breve vita gli si proibì di predicare con il pretesto che questa attività pastorale era riservata ai sacer-

doti. G. ebbe l'idea di farsi ordinare presbítero, ma fu prevenuto dalla morte. Mentre infieriva a Deventer un'epidemia, G. contrasse il male al capezzale di un discepolo ammalato, e morì di soli 44 anni.

Secondo alcuni, G. compose (in olandese [J. van Ginneken] o in latino [F. Kern]) il suo diario spirituale che conterrebbe in gran parte l'essenziale dei tre primi libri del De imitatione Christi. Ma tale attribuzione è ancora controversa.

G. ha indubbiamente dato origine a un gran movimento di riforma cattolica, e ha propagato l'esercizio della vita interiore sulla base di una spiritualità eclettica che si preoccupa anzitutto del lato pratico e ascetico. Fu chiamato perciò il «Padre di tutti i devoti».

BIBL.: Tommaso da Kempis, Vita Gerardi: Magni, [ed. M. J. Pohl, VII, pp. 31-115; R. R. Post, De Moderne Devotie, G. G. en zijn stichtingen, Amsterdam 1940; J. van Ginneken, G. G.'s Levensbeeld, iv 1942; F. Kern, Die Nachfolge Christi Das Buch vom inneren Trost von G. G., Osten 1947. Cf. B. Spaapen, De Verspreiding van de Geert Groote-Thesis V. Pater van Ginnecken, in Ons Geestelijk Erf, 22 (1948), pp. 377-389. Per gli scritti di G. J. G. J. Tiecke, De Werken van G. G., Nimega 1941. Per la spiritualità: Dr. De Beer, Studie over de Spiritualiteit van G. G., Bruxelles-Nimega 1938. Le lettere di G. F. Faucon, edite da W. Mulder, Gerardi Magni Epistolae, Anversa 1933. Ludovico Moereels