REMBRANDT (REMBRANDT HARMENSZOGN VAN RIJN O VAN RIJJN)

REMBRANDT (REMBRANDT HARMENSZOGN VAN RIJN O VAN RIJJN). - Pittore e acquafortista, n. a Leida il 15 luglio 1606, figlio di Harmen Gerritsz, proprietario di un mulino sul Reno, donde il nome della casata van Rijn, con il quale R. firma sempre i suoi quadri; m. ad Amsterdam il 4 ott. 1609. È il più grande pittore olandese e uno fra i più grandi del mondo.

Allievo a Leida di Jacob van Swanenbourg, mediocre maestro locale, che però aveva viaggiato in Italia (1617), e di Jan Lievens, suo quasi coetaneo, il R. nel 1623 è per la prima volta ad Amsterdam per un periodo di sei mesi, sotto la guida di Pieter Lastman, maestro anche del Lievens e italianizzante dopo il soggiorno romano (1604-1607), e di Jan Pynas, buon conoscitore anch'egli della pittura italiana, di cui aveva riportato soprattutto ricordi bolognesi e caravaggeschi. Le prime opere note di R. sono compiute in collaborazione con il Lievens: recano la doppia firma la Testa di fanciullo del Museo di Amsterdam e la Testa di vecchio del Museo di Schwerin. Di incerta attribuzione alcuni dipinti sicuramente di quegli anni, ove è difficile distinguere tra la mano di R., del Lievens e di un terzo pittore locale, Gerard Dou, di poco più giovane, che lavorava nella medesima bottega. Sia il

Article illustration
REMBRANDT (REMBRANDT HARMENSZOGN VAN RIJN O VAN RIJJN) - La Ronda di Notte (dopo il restauro del 1930) - Amsterdam, Museo di Stato.
(fot. del Museo)
Dou che il Lievens sono fortemente influenzati da R. anche in seguito, sebbene in un senso esteriore. Del 1626 sono le prime opere datate: il Tobia di Mosca, Il profeta Balaam del Museo Cognac-Lay di Parigi, piccole tavolette eseguite con una tecnica minuta, tersa e sottile; nel S. Paolo in carcere (1627) del Museo di Stoccarda, nell'Usuraio di Berlino, nel Vecchio che dorme (1629) di Torino, nel Geremia che piange la distruzione di Gerusalemme (1630), della Collezione Stroganoff di Leningrado, nell'Eremita leggente del Louvre, nel S. Anastasio di Stoccolma, nella Presentazione al Tempio (1631) del Museo dell'Aja è già il modo tipico di illuminazione violenta che più tardi verrà trasfigurata in luce magica, fantasmagorica; sulla tonalità bruna del fondo vibrazioni di luce sono suscitati da piccoli colpi di pennello. Nel 1631 R. lascia Leida e si stabilisce ad Amsterdam. Dell'anno successivo è il dipinto divenuto subito famoso: La lezione di anatomia del dottor Tulp (L'Aja, Mauritshuis), soggetto non nuovo nella pittura olandese (è del 1619 La lezione del dott. Sebastian Egbertsz intorno ad uno scheletro di T. Keyser, e del 1617 il Theatrum anatomicum di Mierveelt). In quest'opera di R. le immagini dei sette medici sono altrettanti forti ritratti che, se risentono della maniera rubensiana, sono di una sincerità così immediata da porre subito il R., ancora giovanissimo, in primo piano fra i ritrattisti del suo paese, che pur vantava in tal genere artisti di grande fama quali Thomas de Keyser; la composizione nel suo complesso per la disposizione delle figure mostra una indubbia conoscenza del Caravaggio, giustificata dalla vicinanza dell'Honthorst, del Baburen e del Terbruggen, quest'ultimo ritornato da Roma nel 1614.

Dello stesso periodo della Lezione di anatomia, sono il Ritratto di studioso di Leningrado e il Ritratto di Coppenol di Kassel, nonché molti altri ritratti che si avvicinano alla maniera più ricercata del Keyser, mentre quelli anteriori, risalenti al periodo di Leida, hanno un vigoroso e drammatico chiaroscuro e sottili effetti di luce vibrante schiettamente rembrandettiana (Autoritratto di Kassel, Totha, Lemberg, Byfleet, Boston, Budapest, Braunschweig, l'Aja). Molti i ritratti del padre e della madre e, a partire dal 1632, quelli della moglie Saskja che l'artista amava ritrarre in vesti ricchissime così come talvolta, negli autoritratti, si adornava in fogge strane e pompose (Autoritratto dell'Aja, di Kassel, di Vienna, collez. Lichtenstein, ecc.). Fra i più noti ritratti della moglie quelli del Museo Jacquemart André di Parigi, del Museo di Dresda, Kassel, Pittsburg e il doppio ritratto L'artista e sua moglie di Dresda e di Londra. Spesso i suoi personaggi diventano

mitici, così Saskja in Betsabea (Madrid, 1634), in Flora e Danae (Leningrado 1634-36). Vi sono ritratti che raffigurano personaggi che potrebbero essere biblici o alti dignitari e che R. rappresenta in vesti di broccato, con turbanti orientali e mantelli scuri; vengono comunemente detti Rabbini. I soggetti biblici sono i temi favoriti dell'artista che, pur attenendosi con fedeltà ai testi, li trasfigura in una sua visione poetica e pittorica che trascende il racconto: Riposo nella fuga in Egitto (L'Aja, 1634-35), Storie della Croce (Monaco e Leningrado), Sacrificio d'Abramo (ivi, 1635), Sansone e i Filistei (Francoforte), Tobia e l'Angelo (Louvre, 1637). Notevolissimo il trattamento del paesaggio, soggetto a sé in una quindicina di quadri compiuti tra il 1638 e il 1648; nella visione dell'insieme che è fantastica si incontrano annotazioni precise di particolari dal vero. Indubbio in essi l'influsso di Hercules Seghers che lasciò bellissimi paesaggi in numerose acqueforti di grande potenza.

Il 1642, anno del celebre quadro La ronda di notte (Amsterdam, Rijksmuseum), vastissima composizione ove è colto in movimento il gruppo degli armigeri in forti contrasti di luce, segna con la morte dell'amata Saskja l'inizio di un periodo nuovo nella vita e nell'arte di R.; anni di dolore e di dagrazia nei quali l'artista si riduce a vita solitaria e modesta con la fedele governante Hendrickje Stoppels, divenuta più tardi sua moglie, e l'unico figlio superstite di Saskja, Titus, che si ritrovano in molti ritratti degli anni successivi (da un inventario del 1656 si conosce l'immensa raccolta di oggetti d'arte che R. aveva riunito nella sua casa negli anni felici, seguiti dal totale dissesto finanziario). Ma la sua attività continua; oltre a tante altre opere sono del 1660 l'Autoriratto degli Uffizi del Louvre, del 1661 il capolavoro I sindaci dei drappieri (Amsterdam, Museo). Tra le estreme opere del maestro la tragica Sposa abrea di Amsterdam, la Famiglia del Museo di Braunschweig, Il ritorno del figliuol prodigo di Leningrado; il colore è pastoso, plastico con bagliori di luce irreale. Più di trecento acqueforti e 1500 disegni rappresentano inoltre la parte non certo meno viva dell'attività di R. Celebri le acqueforti della Madre, del Padre, La morte della Vergine (1639), La risurrezione di Lazzaro, Cristo davanti a Pilato, La tre croci, ecc., i paesaggi tra cui Il ponticello di Six (1645) e i famosi Tre alberi dove il segno è sempre potente e personalissimo; anche qui R. trasforma scene familiari in evocazioni di grandiosi avvenimenti biblic

i. Fra i suoi allievi eccelle Karel Fabricius; e, fra gli altri, Govert Flinck, Ferdinand Bol, Jan Victors, Barent Fabricius, Samuel van Hoogstraten, Nicolas Maes

Vedi tav. XXXIX.

BIBL.: O. Benesch, s. V. in Thieme-Becker, XXIV (con bibl. fino al 1935); A. Bredius, R. Gendide, Vienna 1935; F. Davis, A drawing by Titus, son of R., in Ill. London News, 1935, n. 5003; id., Another drawing by Titus, ibid., 1939, n. 5220; F. Schmidt Degener, La double carrière de R., in Gazette des beaux arts, 1936, p. 32; L. R. Münz, R., in Die Graphischen Künste, 1937, n. 4; A. De Witty, Sulle acqueforti di R., in Arte, 41 (1938), p. 110; F. Saxl, R.'s Sacrifice of Manch. Londra 1939; A. C. Coppier, Acqueforti di R., Novara 1941; E. Kieser, Über R. Verhältnis zur Antike, in Zeitschrift f. Kunstgesch., 1941-42, p. 129; A. Muñoz, R., Roma 1941; A. Petrucci, R. e l'amico Six, in Primato, 1941, n. 1; A. Hyatt Mayor, R. in Italy, in Bull. of the metrop. Mus. of art, 1942, n. 2; G. Bodmer, R., Parigi 1942; C. Tolnay, The Syndics of the drappers guild by R., in Gazette des beaux arts, 1943, p. 31; W. Pinder, R. Selbstbildnisse, Lipsia, 1943; O. Benesch, R. and the Gothic tradition, in Gazette des beaux arts, 1944, p. 285; O. Benesch, R. Choix de dessins, Londra 1947; L. Munz, A newly discovered late R., in The Burling. Mag., 1948, p. 64; A. Ruber, R. e il suo tempo, in Emporium, 1949, p. 65; H. Bramsen, The classicism of R.'s Bathsheba, in The Burling. Mag., 1950, p. 128; H. Francis, R. portrait of a young student, in The Bulletin of Cleveland Museum of Arts, 1950, n. 9; A. E. Popham, A drawing by R., in The British Museum Quarterly, 1951, p. 6. Luisa Mortari
Cite this article

“REMBRANDT (REMBRANDT HARMENSZOGN VAN RIJN O VAN RIJJN).” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 451. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/rembrandt-rembrandt-harmenszogn-van-rijn-o-van-rijjn.