TIBET

TIBET. - Grande ed elevato (5000 m. in media) altopiano, compreso fra Himalaia e Kuen lun, del tutto desertico ad O., con qualche pascolo a SE. ed po' meno inospitale a E., ma dovunque di difficile accesso e finora assai imperfectamente conosciuto.

I. GEOGRAFIA

La sua sezione orientale costituisce le due province cinesi del Tsinghai o Chinhai e del Sikang; il resto è in condizioni di dipendenza solo formale dal governo cinese. Paese di allevatori e localmente di agricoltori, il T. ha un'economia primitiva, con scambi ristrettissimi, con una popolazione di appena 1 milione di anime su una superficie di 1,2 milioni di kmq. Condizioni di suolo (montagne, laghi, deserti) e di clima (estrema continentalità, scarsezza di piogge, burrasche violente) vi rendono la vita difficile e precaria. Quantunque governato da una oligarchia che fa capo al Dalai Lama, il T. è stato teocratico, essendo l'autorità tutta nelle mani dei sacerdoti buddhisti, sparsi nei numerosi monasteri. Il centro abitato più cospicuo è la capitale Lhasa (ca. 20 mila ab.), che sorge a 3536 m. sul livello del mare.
Bibl.: G. Dainelli, Il mio viaggio nel T. orientale, Milano 1932; P. Ackerman, Land and Peoples, Nuova York 1950.

Giuseppe Caraci

II. STORIA

Il T. (in tibetano: Bod, pron. P'6) era abitato per lo meno sin dal sec. II da gruppi seminomadari parlanti il tibetano o lingue affini. Vi mancava un organismo statale centralizzato e il paese era diviso in una serie di piccoli Stati dominati da un'aristocrazia di origine in gran parte centro-asiatica. Alla fine del sec. VI i principi di Yar-khun (Yarlung) unificarono il paese, dandogli una struttura monarchico-feudale.

Il re Sron-btsan-sgam-po (ca. 620-49) entrò in rapporti politici con la Cina e con il Nepal, e di conseguenza durante il suo regno cominciarono a penetrare nel paese le influenze religiose e culturali della Cina e dell'India. Sotto i suoi successori il T. divenne una grande potenza asiatica, in lotta da pari a pari con la Cina da una parte e con il califfato dall'altra. L'Asia centrale, già occupata dal 670 al 692, fu definitivamente conquistata, assieme a vaste porzioni della Cina occidentale, da K'ri-sron-lde-btsan (755-97); il suo regno vide anche la vittoria definitiva dell'influenza religiosa-culturale dell'India su quella della Cina, e l'adozione del buddhismo mahayānico indiano come religione di Stato al posto dell'antica religione Bon-po. Nei decenni seguenti il buddhismo segnò sempre maggiori progressi, provocando la reazione del partito Bon-po (uccisione del re Ral-pa-can nell'838). Saliva quindi al trono Glah-dar-ma, feroce persecutore della nu

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(da F. Maraini, Segrata Tibet, Bari 2611, tasc. 7)
Tibet - Il Ciomolari ( 7400 m .) da Tuna.

ova religione, assassinato da un monaco buddhista nell'842. La successione fu disputata e la monarchia si sfasciò per mai più risorgere, mentre i possedimenti esterni andavano perduti. I secoli seguenti videro il T. sminuzzato in molti staterelli, mentre agli inizi del sec. XI una seconda ondata di influenza indiana rimetteva in auge il buddhismo, nella forma particolare che esso assume nel T. (v. LAMAISMO). L'influenza dei solidi organismi religioso-economici dei grandi monasteri cominciò ad esercitarsi anche nel campo politico. Quando nel 1247 il T. fu sul punto di essere invaso dai Mongoli, l'abate di Sa-skya (Sakya) riuscì ad ottenere dall'aristocrazia e dai conventi tibetani il mandato di trattare con l'invasore. Da queste trattative uscì il riconoscimento del dominio temporale dell'abate di Sa-skya sotto l'alta sovranità mongola. Con il decadere della dinastia mongola di Cina (Yuan) nella prima metà del sec. XIV, decade anche il potere di Sa-skya; sulle sue rovine si fece largo intorno al 1350 la supremazia dei gerarchi di P'ag-mo-gru. La dinastia cinese dei Ming (1368-1644), succeduta ai Mongoli, non esercitò alcun potere nel T., limitandosi a riaffermare i propri nominali diritti con la concessione di titoli altisonanti ai principi tibetani. Questo periodo vide l'opera riformatrice di Tson-k'a-pa; la setta da lui fondata, i dGe-lugs-pa, si diffuse sempre più, malgrado l'ostilità delle più antiche sette rosse. Nel sec. XV il potere di P'ag-mo-gru declinò, mentre cresceva quello dei principi di Rinspun (Rinpung), che pure non riuscirono a guadagnare una posizione preponderante. Fu un periodo di lotte oscure, in cui gli antagonismi religiosi si affiancavano alle competizioni secolari. P'ag-mo-gru appoggiò i dGe-lugs-pa; Rin-spun's invece appoggiò le sette rosse, e così fecero pure i sovrani (sde-pa) del T'san (Tsang), saliti a grande potere nel sec. XVI come zelanti seguaci della setta Karma-pa. La potenza dei sovrani del T'san era tale, che il capo dei dGe-lugs-pa, il III Dalai-Lama bSod-nams-rya-mts'o (1543-88) cercò appoggio fuori del T. Il suo viaggio in Mongolia gli procurò nel 1578 la conversione di quella nazione al lamaismo. Questa politica diede i suoi frutti all'epoca del V Dalai-Lama Blozan-hrya-mts'o (1617-82), il quale riuscì ad ottenere

TIBET - Sulle rive del Rham-tso.

l'appoggio di Gusri Khan, capo dei mongoli Khosht, tra il 1640 ed il 1642 i Khosht abbatterono i vari principi tibetani, principale fra essi quello del gTsah, si impadronirono del paese e ne fecero dono al Dalai-Lama, riservandosi il protettorato militare. Il T. divenne così lo Stato teocratico durato fino ai nostri giorni. Negli ultimi anni della sua vita il V Dalai-Lama nominò reggente (sde-srid) il suo figlio naturale Sahs-gryas-gryats-mts'o e si ritirò a vita privata. La sua morte fu tenuta celata dal Reggente, che solo nel 1697 proclamò il nome del suo successore. Questi, il VI Dalai-Lama Ts'ah-dbya-hs-grya-mts'o, gaudente, ottimo poeta d'amore e possimo religioso, provocò un tale malcontento, che nel 1705 il capo dei Khosht, Lha-bzah Khan, marciò su Lhasa, uccise il Reggente e nell'anno seguente eliminò il Dalai-Lama, sostituendolo con una sua creatura. La legittima incarnazione, il VII Dalai-Lama bsKal-bzah-grya-mts'o (1708-57) si rifugiò nel Kukunor sotto la protezione cinese. In quegli anni avvenimenti gravi si susseguirono con rapidità fantasmagorica. Nel 1717 i mongoli Dusangari occupano il T., ponendo fine al governo dei Khosht. Nel 1720 un esercito cinese caccia gli Dusangari, conduce a Lhasa il VII Dalai-Lama (però senza alcun potere temporale) ed instaura il protettorato cinese. Il governo tibetano installato dai Cinesi crolla nel 1727, e da una breve guerra civile emerge, come sovrano laico del T., P'o-lha-nas (1728-47), bene accetto alla Cina; egli ridà la pace e la prosperità al paese. Suo figlio, il tirannico e capriccioso Gyur-meda-rnam-gryal (1747-50) viene assassinato dai Cinesi, e nel 1751 l'Imperatore conferisce nuovamente al Dalai-Lama il potere temporale, mettendogli però a fianco due residenti cinesi (ambon). Questo regime durò senza gravi scosse per un secolo e mezzo; fu un periodo di calma stagnante sotto il gravoso protettorato imperiale; calma interrotta solo dalla guerra con il Nepal (1791-92), finita vittoriosamente per l'intervento cinese.

Nel 1875 nacque il XIII Dalai-Lama T'ub-ldnam-grya-mts'o, uno dei più abili della serie. Nel 1904 una missione inglese, a cui era stato vietato l'ingresso nel paese, si aperse armata manu il varco fino a Lhasa e ostrinse le autorità locali ad entrare in rapporti diplomatici con il governo inglese dell'India. Il Dalai-Lama, rifugiato in Cina, rientrò a Lhasa solo per fuggire nuovamente, questa volta in India, di fronte all'avanzata di una spedizione cinese che nel 1910 occupò Lhasa. Due anni dopo, con la caduta dell'Impero, crollava anche l'occupazione cinese, e per il T. si apriva un periodo di quasi quarant'anni di indipendenza de facto. Il Dalai-Lama, rientrato a Lhasa, governò fermamente e saggiamente il paese, appoggiandosi (entro limiti ben definiti) all'Inghilterra. Dopo la sua morte nel 1933, la ricerca della sua reincarnazione fu lunga e difficile, e il XIV Dalai-Lama fu formalmente intronizzato solo nel 1940. I reggenti che tennero il potere dal 1933 al 1950, l'incarnato di Rva-sgren (Reting) e poi quello di Brag-k'ra (Taktra), si dimostrarono deboli e impopolari, e l'appoggio inglese venne a cessare con l'indipendenza dell'India nel 1947. E così, quando nel 1949 la Cina passò sotto il governo comunista, la pressione politico-militare esercitata dal governo di Pechino ebbe facilmente ragione delle scarse possibilità di resistenza del governo tibetano. Con il Trattato del 23 maggio 1951 il T. diventava parte integrante della Repubblica popolare cinese, con ampia autonomia locale sotto il governo del Dalai-Lama. La Cina si riservava gli affari esteri, quelli militari e lo sviluppo delle risorse del paese.

Nel sett. 1951 le truppe comuniste entravano a Lhasa. Sebbene i Cinesi nel complesso procedano con tatto e prudente lentezza, la fine del vecchio T. lamaiata e teocratico non è ormai più che una questione di tempo.

BIBL.: G. Schulemann, Die Geschichte der Dalai-lamas, Heidelberg 1911; L. Petech, A study on the chronicles of Ladakh, Calcutta 1939; id., China and T. in the early 18th century, Leida 1950; Bacot, Thomas e Toussaint, Documents de Touen-houang-rlalitifs d'hist. du T., Parigi 1940; Ch. Bell, Portrait of the Dalai-Lama, Londra 1946; G. Tucci, Tibetan painted scrolls, 2 voll., Roma 1949; id., The tombs of the Tibetan Kings, ivi 1950.

Luciano Petech

III. EVANGELIZZAZIONE

Il primo missionario a penetrare nel T. fu Antonio d'Andrade, S. J. È ormai accertato che né Marco Polo, né Odorico da Pordenone, O. F. M. effettivamente vi penetrarono, ma solo ne sfiorarono le province confinanti. D'Andrade riuscì ad aprire la missione nel 1624 in Tsaparang, capitale del Regno occidentale tibetano di Guge; però nel 1630, la missione fu distrutta dopo che questo Regno fu occupato dal re di Ladak. I tentativi del p. Francisco de Azevedo S. J. di aprire una missione nel Regno di Ladak fallirono, come anche quelli dei pp. Estevão Cacella e João Cabral S. J. nel Regno meridionale di Tsang. Anche il viaggio dei pp. Johann Gruber e Albert d'Orville da Pechino, via Lhasa, verso l'India nel 1661 non ebbe nessun effetto missionario. Nel 1703 Propaganda affidò la missione tibetana ai Cappuccini. I primi arrivarono a Lhasa nel 1707, rimanendovi fino al 1712. Nel 1716 altri Cappuccini si recarono a Lhasa ove trovarono il gesuita Ippolito Desideri, mandato dall'arcivescovo di Goa. A lui si deve la migliore descrizione del T. in quell'epoca. Per ordine di Propaganda fu costretto a lasciare Lhasa nel 1721. Sotto la direzione del prefetto della missione Francesco Orazio della Penna di Billi O. M. Cap. (1720-1745) i Cappuccini riuscirono a costruire una chiesa e un convento a Lhasa, ma il risultato numerico delle conversioni fu assai scarso. Nel 1742 scoppiò una persecuzione e nel 1745 i Cappuccini furono costretti a lasciare il T. definitivamente, fissandosi nel Nepal e nell'India settentrionale. Fu, però, mantenuto il nome di T. a questa missione senza che sul posto si potesse esercitare una vera attività missionaria.

Nel corso del sec. XIX i due lazzaristi Evariste Huc e Joseph Gabet penetrarono nel 1844 fino a Lhasa, ma dopo sei settimane furono espulsi. Sforzi e tentativi eroici di penetrazione furono intrapresi dai Missionari del Seminario di Parigi, ai quali nel 1846 la missione del T. era stata affidata, sia dal lato della Cina che di quello dell'India. Ma i pp. Nicolas Michel Krick e Augustin Etienne Bourry furono trucidati il 1° sett. 1854. Charles René Alexis Renou riuscì nel 1854 a fissarsi a Bonga in una valle deserta del Regno di Lhasa; nel 1864, dopo la morte di Renou, Auguste Desgodins fu definitivamente espulso da Bonga.

Da quell'epoca il T., propriamente detto, rimase chiuso alle missioni cattoliche. Solo nelle province confinanti, nelle cosiddette Marche tibetane all'Est

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(fot. Fosco Maraini)
Tibet - Sulle rive del Rham-tso.