ZWINGLI, HULDRYCH. - Iniziatore della "riforma" protestante in Svizzera, n. il 1° genn. 1484 a Wildhaus (signoria di Tonnenberg, dominio dell'abbazia di S. Gallo) da famiglia benestante, terzo di otto fratelli, m. nella battaglia di Kappel l'ir nov. 1531 .
Destinato alla vita ecclesiastica, fu affidato per la prima istruzione a uno zio sacerdote, frequentò le prime scuole a Basilea e a Berna; nel 1498-1500 passò all'Università di Vienna di recente riformata in senso umanistico; seguì un periodo oscuro, secondo alcuni di relegazione, secondo altri di viaggi, durante i quali avrebbe soggiornato anche a Parigi. Dal 1502 al 1506 fu di nuovo a Basilea dove completò gli studi teologici ed insieme iniziò l'insegnamento nelle scuole preparatorie. Qui ebbe docente di teologia il Wyttenbach, un fautore della via antiqua in teologia, contrario pertanto sia allo scotismo sia all'occamismo, seguace delle posizioni della scolastica pretomistica agostiniana, e conseguì nel 1506 il titolo di "magister sententiarum». Giovane di vivo ingegno, gioviale, amante degli studi, fu eletto parroco a Glarona, dove attese con zelo alle funzioni pastorali, pur senza trascurare gli studi e partecipando alle discussioni del mondo colto. Essendo Glarona un centro di reclutamento delle milizie svizzere, partecipò con i
suoi parrocchiani alla campagna d'Italia a servizio del Papa (1513-15): per cui ottenne anche una pensione pontificia di 50 fiorini per continuare gli studi umanistici. Il sangue svizzero però che aveva visto scorrere nella battaglia di Maignano aveva suscitato in lui un vivo turbamento e ritornato in patria si oppose ai reclutamenti a servizio di stranieri. Proprio allora tra i suoi parrocchiani prevaleva il partito francese inteso a ingaggiare milizie per la Francia. Z. fu costretto ad allontanarsi e passò nell'apr. 1516 quale cappellano presso l'abbazia di Einsiedeln, santuario celebre e centro di pellegrinaggi. Da quest'anno datano i suoi diretti rapporti con Erasmo e se ne scorge l'influenza nella sua predicazione. L'esuberanza delle pratiche religiose nel Santuario, che nei fedeli sconfinavano spesso nella superstizione e nel clero in pratiche simoniche, aveva destato presto scandalo nel giovane Z., aprendogli l'animo alle idee di riforma propugnate da Erasmo: semplificazione del cristianesimo in senso biblico, eliminazione di molti sviluppi dogmatici, ponendo in primo piano l'impegno etico, anziché lo zelo dottrinale e la pratica delle devozioni. Nel genn. 1519 Z. passò a Zurigo quale pievano del Grossmünster e nella predicazione critico con insistenza le indulgenze, commentò il Nuovo Testamento secondo il «puro Vangelo», subendo la suggestione degli scritti di Lutero, ch'egli riteneva sostanzialmente nella linea del riformismo erasmiano, e comunque non in antitesi con esso. Sia per questo, sia per i riflessi psicologici del pericolo della peste, da cui s'era salvato a fatica, Z. non si dichiarò apertamente per Lutero ormai condannato, né scese ancora ad aperto conflitto con la Chiesa. Ciò ebbe luogo nel 1522, con una predicazione contro l'obbligo del digiuno e con una lettera al vescovo di Costanza a favore del matrimonio dei sacerdoti, prendendo a convivere coniugalmente con una vedova, che «sposò pubblicamente nel 1524. Z. aveva saputo conquistarsi l'appoggio della borghesia cittadina, ch'era in rapporti tesi con il vescovo e con il ceto ecclesiastico, prospettando la riforma della Chiesa non in termini puramente teologico-ecclesiastici, ma traendo partito dalle aspirazioni del ceto laico cittadino, facendo appello alle forze laiche per la sua attuazione, come aveva fatto Lutero. Così ottenne fin dal 1520 che il Consiglio della città pubblicasse un'ordinanza perché la predicazione si attenesse alle sole dottrine fondate sulla Bibbia, e nel 1522 che proibisse qualsiasi servizio a potenza straniera, esplicitamente comprendendovi la S. Sede che in Svizzera reclutava milizie. Col 1522 Z. contestò sempre più radicalmente, oltre il celibato ecclesiastico e il digiuno, anche le devozioni popolari alla Madonna ed ai Santi, l'autorità dogmatica e disciplinare dei Concili e dei Papi, il culto delle immagini, la Messa come sacrificio; per conseguenza una pastorale del vescovo di Costanza e la stessa Dieta confederale proibirono la predicazione di errori e di novità. L'appoggio del consiglio cittadino si fece allora validamente sentire, soprattutto a proposito di due dispute di religione (24 genn. e 26-28 ott. 1523) organizzate dal Consiglio di Zurigo, in cui Z. difese dinanzi agli inviati del vescovo la sua dottrina. Questa ebbe proprio in quell'anno (1523) la sua prima formulazione nei due scritti Commento e prova di 67 conclusioni (14 ag.) e Breve introduzione cristiana (17 nov.) in cui riaffermava sistematicamente le ragioni delle sue prediche, preparando teoricamente la sua riforma, imperniata sull'eliminazione radicale delle cerimonie cattoliche, delle benedizioni, delle immagini sacre, della Messa stessa (a partire dal 1525); sopprimendo monasteri, trasformando il sistema dei benefici, trasferendo (dal 1525) alla città la raccolta delle elemosine, istituendo un tribunale per i casi matrimoniali composto di laici ed ecclesiastici, la cui competenza venne poi estesa alle controversie per i benefici. Il governo di Zurigo aveva dal canto suo sciolto Z. da ogni dipendenza dall'autorità del vescovo di Costanza, aveva introdotto la lingua tedesca nella liturgia, stabilito la pubblica lettura della Bibbia, abolito il celibato ecclesiastico (dal 1524). Z. pubblicò nel marzo 1525 il Commentarius de vera et falsa religione, che fu la prima e l'unica esposizione sistematica della sua teoria.
sanzionare la divergenza sulla presenza reale tra i due «riformatori» che avevano formazione culturale e mentalità troppo diverse per intendersi. E quando Strasburgo presentò la sua professione di fede (confessio tetrapolitana) alla Dieta di Augusta (1530), questa non fu presa in considerazione né dai cattolici né dai luterani. Nonostante la mancanza di efficienti alleati tedeschi, Zurigo volle persistere nella sua politica di pressione sui territori cattolici. Allorché le città riformate, su proposta di Berna, decisero di chiudere ai cantoni cattolici l'importazione di vettovaglie attraverso i loro territori, questi ricorsero alle armi e nella battaglia di Kappel (11 nov. 1531) annientarono l'esercito zurighese abbandonato dai suoi alleati. Z., che nonostante il suo pacifismo erasmiano era intervenuto nella battaglia con spada e ascia, cadde nello scontro: il suo cadavere, riconosciuto, venne squattato e dato alle fiamme. Gli zurighi, scossi dal disastro a cui li aveva condotti la politica di Z., per reazione esclusiva gli ecclesiastici dalla direzione politica della città. La pace che tenne dietro, consolidò la situazione di fatto, fermando l'espansione della «riforma» di Z. in Svizzera e limitandola a Zurigo, Basilea, Berna, Sciaffusa e Grigioni.
Nelle chiese «riforme» la funzione di capo era ispiratore teologico-politico fu assunta, dopo la morte di Z., da Bucero (v. Confessioni di fede protestanti, III).
Nella valutazione storico-teologica di Z. e delle sue dottrine va tenuta presente la formazione umanistica del primo e le peculiarità politico-sociali dell'ambiente. Questo era caratterizzato da comunità autonome, rette da un patriziano borghese insofferente della giurisdizione ecclesiastica, dove l'idea d'una riforma della Chiesa, da tempo sentita, venne presto alimentata dai numerosi esuli tedeschi rifugiativi dopo il 1522. Inoltre su Z. avevano influito l'antichità pagana e cristiana, l'umanesimo teologico di Erasmo, e la polemica antiecclesia di Lutero. Z. si differenzia da Lutero per posizioni che questi avrebbe chiamato pelagiane e cattolici, cizzanti (possibilità di una conoscenza razionale di Dio, con evidenti derivazioni da Pico della Mirandola: riduzione del peccato originale a un puro vizio ereditario, non meritevole della condanna eterna e senza incrinatura delle forze etiche dell'uomo; valore positivo della legge e non meramente negativo; felicità eterna accessibile anche ai saggi pagani, che avessero praticato la leggera morale naturale); mentre d'altra parte si palesa più radicale del riformatore tedesco con il suo iconoclastismo, migliore, con il suo simbolismo nella dottrina sacra-mentaria, con la sua escesi prevalentemente filologico-letterale, affidata alla cultura e sensibilità individuale. Per questo ai suoi scritti fecero di preferenza riferimento gli anabattisti, pur contestandogli l'incongruenza della persecuzione da lui scatenata contro di loro.
Gesch. Z. und der Reformation, edita dal Z.s.-Verein a Zurigo dal 1897 e Quellen und Abhandl. zur schweizer. Reform.-Gesch., edita dalla stessa Z.s.-Verein dal 1912; biografie: R. Staehlin, H. Z., 2 voll., Basilea 1895-97; B. Fleischlin, Z. s. Person, Bildungsgang u. Werden, Lucerna 1903; W. Koehler, Z. und die Reform. in der Schweiz, Zurigo 1910; id., H. Z., ivi 1923; id., Z.s Bibliothek, ivi 1921; id., Die Geisteswelt Z.s., Gotha 1920; per la polemica con Lutero; W. Köhler, Z. und Luther, Lipsia 1924. Per il pensiero teologico: O. Ritschl, Dogmengesch. des Protestant., III, Gottings 1926; per le professioni di fede: F. K. Müller, Die Bekenntnisschr. der reformierten Kirche, Heidelberg 1903 e anche W. Niesel, Bekenntnisschr. und Kirchenordnungen der... reformierten Kirche, Monaco 1935; per la polemica con gli anabattisti: C. Bergmann, Die Täuferbewegung im Kanton Zürich bis 1660, Zurigo 1916; J. V.-M. Pollet, s. V. in DTHC, XV (1950), coll. 3716-3928; O. Farmer, Z. the Reformer, Londra 1952.