AGAUNO (Agaunum o Acaunum). - Odierna Saint-Maurice nel Vallese, città della Tarnade (Tarnaiae o Tarnades degli itinerari romani), capitale dei Nantuates, posta sulla via più corta di comunicazione tra l'Italia e la Germania, per il Gran S. Bernardo (Mons Jovis) e Aosta.
S. Eucherio (m. nel 449), autore della Passio sanctorum Mauricii ac sociorum eius martyrum (Acta SS. Septembris, VI, Parigi 1867, p. 343) narra che s. Teodoro, vescovo di Octoduro (Martigny), per glorificare LIEBER, MAURIZIO (v.), Candido, Esuperio e Vittore, aveva eretto sui loro sepolcri una cappella coperta da un tetto a un solo spiovente appoggiato alla roccia; gli scavi hanno confermato tale racconto. Sul finire del sec. v vi troviamo un ospizio di cui era abate s. Severino (BHL 7643-7646). Allo stesso secolo appartiene la piccola basilica con un'abside poligonale aderente alla roccia.


L'abbazia di S. Maurizio, posta sopra uno dei passaggi più frequentati nel medioevo per scendere in Italia, divenne luogo di soggiorno dei più illustri personaggi religiosi e militari, specialmente dopo che ai re di Borgogna successe la casa Savoia. Vi rimase ad es. qualche giorno il papa Stefano III nel 753. Saccheggiata verso il 940 dai Saraceni, venne ricostruita dall'abate Burcardo I nella prima metà del sec. XI; la Basilica incendiata venne restaurata e fu consacrata nel 1148 dal papa Eugenio III. Subì nuovi incendi nel 1345 e nel 1560; riedificata nel 1571 rovinò per il terremoto del 1611. Venne ricostruita accanto alle rovine, ma con direzione mutata. Danneggiata, dalla caduta di rocce, nel 1942 specie nel campanile, del sec. XI, è in via di ricostruzione. Fino all'inizio del sec. IX, provvedevano al servizio del
Santuario dei monaci, sostituiti poi da canonici, come risulta da una Bolla di Eugenio I (824-27), i quali nel 1128 adottarono la regola di s. Agostino. Spesso l'abate di Agauno era anche vescovo di Sion (v. AGAUNO).
Le esplorazioni archeologiche iniziate nel 1896 nel «Martolet» hanno rimesso in luce non solo i resti delle sopradette basiliche, con le loro cripte, ma anche i ruderi di un grande cimitero merovingico, molti frammenti epigrafici tra cui l'epitaffio di s. Vultcherio, e due battisteri: il primo sembra doversi riconoscere in un ambiente vicino alla Basilica aderente alla roccia; il secondo si è rivenuto nel febbr. 1948 al centro di un edificio quadrato, presso la Basilica attuale.
Di grande importanza è il tesoro posseduto dall'abbazia; esso è il più prezioso di tutta la Svizzera per i cimeli artistici che contiene: donativi per lo più degli insigni personaggi che la visitarono. Si ricordano: un vaso in sardonica detto di s. Martino, un boccale del sec. VIII prodotto d'orciferia bizantina con smalti orientali, offerto, come si dice, da Carlomagno; un cofanetto per reliquie dono del presbitero Teuderico (sec. VIII); due grandi casse argentee d'arte romanica l'una per s. Maurizio e l'altra per s. Sigismondo; una ricca copertura di evangelario, un busto in argento di s. Candido ecc.
cene, ivi 1913; N. Peissard, La découverte du tombeau de St-Maurice martyr d'Agaune à St-Maurice en Valais, St-Maurice 1922; L. Blondel, Les boutiques d'Agaune, in Vallesia, 3 (1948), 9-57. Enrico Josi