PAPA,

PAPA, - Dal greco πάπας, πάπας (= padre),
titolo onorifico riservato ora nella Chiesa cattolica al
sommo Pontefice.

SOMMARIO: I. Origine del nome. - II. Elezione dei p. -

III. Nomi dei p

IV. La cronotassi papale

V. dei p. -

VI. Ritratti dei p

VII. Stemmi dei p

VIII. Sepoltura dei p. -

IX. Atti dei p

X. Medaglie papali.

I. ORIGINE DEL NOME

Fin quasi al sec. IX, ma spe- cialmente nei secc. III-V, il titolo di p. era dato ai vescovi quale espressione di affettuosa venerazione, come si ri- leva anche dagli aggettivi mio, tuo, nostro, che spesso l’accompagnavano (« non tu es papa noster? » esclamano Perpetua e Saturo al vescovo Ottato di Cartagine: Passio ss. Perpetua et Felicitate, 13; « πῶ μάχαιρὸ πάπα μῶν Ἡράκᾶς » scrive Dionigi d’Alessandria [m. nel 254 a.]: Eusebio, Hist. eccl., VII, VII, 4; « Cypriano papae » in- dizirano una lettera i diaconi romani: Ep., 30, ed. G. Hartel, CSEL, III, 2, Vienna 1871, p. 557). Tale titolo era talvolta dato anche a semplici sacerdoti, come, ad es., in Egitto nel sec. IV (cf. P. Batiffol, L’Eglise nais- sante et le catholicisme, Parigi 1927, p. 353, n. 2); del resto è noto che in Oriente il sacerdote è tuttora chia- mato papas. In Egitto il πάπας per eccellenza era però sempre il patriarca di Alessandria.

Il titolo di p. al vescovo di Roma, oltre il « bene-
dictus papa » del De judiciis (XIII, 7), di Tertulliano,
che deve riferirsi probabilmente a Callisto, è dato direct-
tamente per la prima volta nell’iscrizione del diacono
Severo (296-304) ritrovata in S. Callisto in cui leggesi
« iussu p(a)p(ae) sui Marcellini » (riprodotta alla V. LU-
MINARE). Con la fine del sec. IV la parola p., per il vescovo
di Roma, comincia ad essere qualcosa di più d’una sem-
plice espressione di affettuosa venerazione: tende a di-
ventare un suo titolo specifico; significativo al riguardo
è l’indirizzo posto da s. Ambrogio alla lettera del Sinodo
del 390 « Domino dilectissimo fratri Syricio papae » (Ep.,
42: PL 16, 1124). Il Sinodo di Toledo del 400 con la
parola p. indica sic et simpliciter il vescovo di Roma
(Mansi, III, 1006-1007) e s. Vincenzo di Lerino, ricor-
dando vari vescovi, dà tale titolo solo ai pontefici Cele-
stino I e Sisto III (cf. Commonitorium 32-33: PL 50,
683-84). Anche il Sinodo romano del 499 adopera la
parola p. in modo assoluto (ed. Th. Mommsen, in MGH,
Aucl. antiquissimi, XII, p. 403). Però, nel corso del sec. V,
si sentiva ancora il bisogno di accompagnare la parola p.
con un determinativo, come papa Urbis aeternae o Urbis
Romae (lettere di Onorio: Collectio Avellana, Epp., 27,
28, 37: ed. O. Guenther, CSEL, XXXV, Vienna 1895,
pp. 73, 83), papa urbicus (Paolino di Nola, Ep., 5, 14:
CSEL, XXX, Vienna 1893, p. 33), ecc. Con il sec. VI,
il termine p. entra anche nel formulario della Cancel-
leria di Costantinopoli e diventa, salvo eccezioni sempre
più rare, titolo distintivo del vescovo di Roma. Anche nel
Liber Pontificalis la parola episcopus, adoperata nelle bio-
grafie precedenti, cede con la biografia di Agapito I

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