MONTI DI PIETÀ

MONTI DI PIETÀ. - Istituti con lo scopo di prestare somme di denaro contro pegni, con minimo pagamento per le spese, per combattere così l'usura e venire in aiuto delle classi meno abbienti della popolazione. Negli ideali economici del medioevo dominava la teoria che stabiliva l'improduttività del denaro dato in prestito: ogni interesse era in questo caso considerato usura ed erano reputati usura coloro che si dedicavano a tale attività: gli Ebri, ed all'estero gli Italiani, designati col nome di Lombardi.

I m. di p. ebbero origine in Italia fin dal sec. xiv. Vi furono in precedenza alcuni tentativi di istituti di credito, che si differenziavano negli scopi dai m. di p., perché esulava dal loro campo la beneficenza. Così nel 1196 si ebbe a Frisinga in Baviera un primo tentativo, cui seguì nel 1350 una specie di cassa mutua organizzata dai borghesi di Salina (Franca Contea); del 1361 è un lascito da parte di Michele di Northburg, vescovo di Londra, di una somma al Capitolo della cattedrale, perché venisse distribuita in prestiti su pegno e senza interesse per la durata di un anno. I primi a pensare all'istituzione dei veri m. di p. furono i Francescani con quello di Firenze, nel 1358, per opera di Francesco da Empoli, che però, per mancanza di esperienza organizzativa, si risolse presto in un fallimento. Nel 1454 fu costituito ad Ancona un istituto di credito, ad opera di Marco da Montegallo, per sovvenire con prestiti la città, ma in questo caso non si ebbe un vero m. di p. per quanto sia stato ritenuto tale. La maggior parte dei m. di p. venne istituita nella seconda metà del sec. xv. Fra' Domenico ne fondò uno ad Ascoli nel 1458; Michele da Carcano un altro a Perugia, nel 1462, approvato da Pio II nel 1463, ed il capitale necessario fu raccolto con elemosine ad opera di fra' Barnaba da Terni. L'iniziativa si diffuse rapidamente e m. di p. furono fondati ad Orvieto (1464), ad Aquila (1466), a S. Giacomo della Marca e a Fabriano (1470), a Fano (1471). Nello stesso anno Sisto IV sanzionava gli statuti di quello di Viterbo e nel 1479 di quello di Savona. Nel 1484 Innocenzo VIII ne permetteva la istituzione a Mantova. Nuove fondazioni ricevettero Bernardino da Feltre (v.), che ne istituì a Parma, Rimini, Cesena, Chieti, Narni, Rieti, Lucca,

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MONTI DI PIETÀ - Edicola in ricordo dell'ampliamento del M. di p. da parte di Clemente VIII (1604) - Roma.
Siena, Padova (in relazione con il b. Angelo Carletti da Chivasso), Pavia, Milano.
L'esame degli statuti mostra come, in genere, i m. di p. fossero organizzati su un modello unico. Il personale impiegato aveva carattere tecnico, le funzioni più importanti appartenevano al conservatore, al depositario ed al notaio. Il primo (detto anche massaro e montista) aveva il compito di accettare i pegni, conservarli e provvedere a restituirli ai proprietari, quando questi avessero fatto fronte ai loro impegni. Il secondo (detto anche tesoriere o cassiere) curava esclusivamente le operazioni di cassa, mentre il terzo era incaricato della parte amministrativa, cioè della redazione e custodia delle scritture. Altri impiegati minori erano: l'incaricato della stima degli oggetti impegnati, colui che li metteva in vendita quando non erano ritirati alla scadenza, il banditore ed i subalterni. L'amministrazione era affidata a religiosi e laici, i primi per diritto, gli altri scelti con sorteggio tra appartenenti a determinate categorie. Per coprire le spese d'esercizio si usava esigere un tenue contributo, che alcuni teologi condannarono come interesse, allegando l'illiceità del mutuo. Nel 1496 l'agostiniano N. Boriani pubblicò un opuscolo De monte impietatis (Cremona 1496), in cui giudicava scandalosa e condannava tale attività. A lui si associavano i Domenicani e contro di essi polemizzavano i Francescani. La questione della gratuità dei prestiti fu dibattuta anche in un Capitolo generale degli Osservanti, tenuto a Firenze alla fine del sec. XV, e la tesi della gratuità fu sostenuta da Michele da Segni, che si proponeva con ciò di far cessare gli attacchi degli avversari. Vi si oppose Bernardino da Feltre, che affermò la necessità di far pagare un minimo, come compenso spese, perché era necessario retribuire quanti prestavano la loro opera nei m. di p. e non sarebbe stato possibile provvedere a ciò, se non a mezzo del contributo di coloro che se ne sarebbero avvalsi. Quest'ultima tesi prevalse e vi aderì anche il vicario generale dell'Ordine, Evangelista da Perugia. Il

primo riconoscimento ufficiale della liceità di ciò si ebbe solo nel IV Concilio Lateranense (1515). Così i m. di p. furono riconosciuti e si stabilì che un lieve compenso era lecito, purché non avesse superato lo strettamente necessario a coprire le spese. Solo i papi Giulio III e Pio IV inclusero nelle spese di gestione una quota d'interessi da versare a chi avesse fornito all'Opera i capitali necessari.

Nel sec. XVI furono istituiti i m. di p. di Roma e Napoli. Il primo nel 1539 dal frate minore Giovanni Calvo; il secondo nel 1540, per sovvenire ai bisogni della popolazione, in seguito all'allontanamento dal Regno dei prestatori ebrei, ad opera di alcuni filantropi (Aurelio Paparo e Leonardo di Palma) e, pare, anche per i consigli di s. Gaetano da Thiene.

La fondazione dei m. di p. fu un'innovazione importantissima, dal punto di vista sociale, perché si venne a concedere credito a condizioni miti proprio alle classi più umili della popolazione, che maggiormente ne avevano bisogno. Se ne avvantaggiavano quanti, in caso di eventuali, improvvise necessità, non avevano riserve cui attingere e sarebbero stati costretti a ricorrere agli usursi ebrei e cristiani, affrontando il pagamento di forti interessi.

Negli altri paesi d'Europa i m. di p. apparvero posteriormente. Nel 1572 e 1607 se ne ebbero a Bruges ed a Lilla. Più tardi (1643) fu fondato quello di Parigi che ebbe un notevole incremento, tanto da giustificarne, circa un secolo dopo (1777), il potenziamento. Ancora più tarda è l'istituzione del m. di p. di Madrid, che iniziò la sua attività nel sec. XVIII. Non se ne ebbero né in Germania, né in Inghilterra. In questi due paesi furono creati soprattutto istituti di credito per piccoli commercianti ed industriali, mentre il prestito su pegno restò in mano ai privati. È notevole che in molti casi i m. di p. abbiano ampliato l'attività fino a diventare veri istituti di credito.

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“MONTI DI PIETÀ.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 825. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/monti-di-pieta.