BERNARDINO da Feltre, beato. - Frate minore, al secolo Martino Tomitani, predicatore, n. a Feltre nel 1439, m. a Pavia il 28 sett. 1494. La madre era cugina dal celebre Vittorino. Fu alunno di Guarino Veronese o di un suo discepolo; seguiva nello studio patavino i corsi di lettere, logica e diritto, quando, nel 1456, attratto dall'eloquenza di s. Giacomo della Marca, entrò nell'Ordine dei frati Minori. Sacerdote dal 1463 e lettore, iniziò in Mantova nel 1469 il suo apostolato religioso e sociale.
Come il suo omonimo e patrono di Siena, percorse di continuo, a piedi, le regioni dell'Italia settentrionale e centrale fino all'Aquila, dovunque desideratissimo, e, come quello, osò trattare argomenti di attualità, sebbene scabrosi o pericolosi. Anzi l'implacabile lotta iniziata a Trento nel 1476 contro gli usurai, specialmente ebrei, e la sua fermezza nel denunciare ingiustizie e abusi anche di governanti, gli valsero lo adegno di taluni di questi, e perfino attentati alla vita da parte di privati che si ritenevano colpiti negli interessi o nella licenziosità. Tipico è il bando avuto da Firenze una notte della Quaresima del 1488.
Esercitò delicati incarichi pontifici, ed ebbe grande influenza nel promuovere la pace tra le fazioni in molte città, anche a costo di esporsi inerme tra faci-
norosi armati, come nel 1486 in Perugia. La prontezza
a pagare di persona è una nota simpatica del suo ca-
rattere; così in occasione della guerra di Ferrara, per
ottemperare, in qualità di vicario provinciale dell’Os-
servanza, all’interdetto del 1484, si attirò le ire del go-
verno di Venezia. In occasione della peste del 1478
in Padova non esitò ad assumere la cura degli appe-
stati, fino a contrarre il contagio.
Promosse associazioni di culto e di beneficenza,
specialmente a favore di poveri vergognosi; ma l’opera
più strettamente legata al suo nome è l’Monti di pietà (v.), primo, quello di Mantova,
fondato da lui nel 1484, con la caratteristica dell’in-
teresse sul mutuo, propugnata da pochi suoi confra-
telli, vincendo la tenace opposizione di altri religiosi,
i quali non volevano ammettere la liceità di detto
mutuo, pur necessario alla prosperità dei Monti. La
recente scoperta di due collezioni di prediche di B.
ha permesso finalmente di conoscere il suo pensiero ori-
ginale in proposito, mentre prima si doveva ricercarlo
nel Defensorium di Bernardino de’ Bustis, ispirato dal
Feltrino. Tuonò dal pulpito anche contro la vanità mulie-
bre e contro lo sfarzo, considerandoli come un’offesa ai
miseri. Tra gli argomenti da lui preferiti sono inoltre
da notare: il culto dell’Eucaristia, la difesa dell’Im-
macolato Concepimento di Maria, allora pubblica-
mente impugnato, la propaganda per il Terz’ordine
francescano.
Non è facile dare un giudizio esatto, in sede lette-
raria, della sua eloquenza, perché tanto il Quaresimale
di Pavia del 1493 quanto l’Avvento di Brescia dello
stesso anno risentono troppo della penna del rac-
cogliere, fra’ Bernardino Bulgarino, che in parte con-
servava la forma italiana, in parte traduceva in un
povero latino, mescolandovi locuzioni venete. Tut-
tavia queste prediche e le poche precedentemente
note ci riportano la vivacità del tono, di cui par-
lano i primi biografi, la facilità aneddotica, e non
nascondono la buona cultura, la preparazione, la se-
rietà dell’oratore.
Venerato come beato dai Frati minori, ebbe
confermato il culto nel 1654. Festa il 28 sett.
Iconografia. – Nei processi di canonizzazione si
trova notizia di abbondante materiale iconografico
anteriore al sec. xvii, soprattutto raccolto in Feltre
e Pavia. Notevoli nella prima città: il ritratto, eseguito
dal Luzi (il « Morto da Feltre »), per la chiesa di S.
Maria degli Angeli, e i quadri nelle chiese di S. Lo-
renzo e dello Spirito Santo; nella seconda: le Sacre
Conversazioni in S. Chiara (assegnate al 1493 ca.),
in S. Maria delle Virtù, in S. Francesco, nella chiesa
e nella Cancelleria dell’Ospedale; un antico busto
nell’edificio del Monte di Pietà a Porta Marica, oltre
una S. Conversazione nel monastero di S. Agata,
di mano del Rosso, contemporaneo di B. e, del me-
desimo autore, un affresco sul modello della maschera
mortuaria, sulla porta della cappella del beato in S.
Giacomo. Anche a Verona è effigiato nella Sala del
Morone presso s. Bernardino e in una pala del
Cavazzola nel museo del Castelvecchio.
Contrassegni e attributi: volto breve con occhi al-
quanto sporgenti; emblema della pietà o dei Monti;
talvolta cartigli con uno dei motti: « Attende tibi –
Habe illius curam – Nolite diligere mundum ».
Bnl.: F. Casolini, B. da F., il martello degli usurai, Mi-
lano 1939, opera condotta in prevalenza sulle fonti più antiche
a stampa; L. da Besse, Le bienheureux B. de F. et son oeuvre,
Tours-Parigi 1902; vers. ital., 2 voll., Siena 1905; A. Pellin, Beato
B. da F., Lecco 1938; Sermoni del b. B. da F. nella redazione di
fr. Bernardino Bulgarino da Brescia. Il Quaresimale di Pavia (Orbis
romanus, 12), I, a cura di p. Carlo da Milano, Milano 1940; C. Pia-
na, Un sermone sconosciuto del b. B. da F., in Studi Francescani,
I (1940), pp. 53-71; E. Lazzareschi, Il b. B. da F., gli Ebrei ed
il Monte di Pietà in Lucca, Lucca 1941.