MONISMO

MONISMO. - Da μόνος unico, è, in senso proprio, ogni sistema che ritiene apparente la molteplicità delle cose, risolvendola in una unità fondamentale e assoluta. Il termine è dovuto a Chr. Wolff: «Monistae dicuntur philosophi qui unum tantum modo substantiae genus admittunt» (Psych. ration., § 32). Il significato del m. è quindi innanzi tutto metafisico, ponendosi esso come sistema di interpretazione della realtà nel suo principio costitutivo e risolutivo, sia quanto all'essere che all'operare.

In questo piano il m. difende la assoluta unità dell'essere e della sostanza, opponendosi a qualsiasi disuso (v.) pluralismo (v.) che ammetta una eterogeneità costitutiva ultima nei vari ordini o momenti o valori del reale. Esso afferma pertanto spirito (v.), anima (v.), essere e operare, sostanza (v.) e sue determinazioni, coscienza (v.), leggi fisiche e leggi biologiche, intelletto (v.), soggetto (v.), Dio (v.). Le varie qualificazioni del m. dipendono dalle diverse concezioni della realtà che si pone a fondamento e risoluzione del tutto. Per il m. materialistico MATERA (v.) come principio della forza, dell'energia, della vita, dello spirito, del pensiero, della coscienza. Altra espressione del m. materialistico è l'energetismo (W. Ostwald, Die Energien, Lipsia 1908; V. DINAMISMO), in quanto è anche esso risolutivo di ogni realtà e fenomeno nel principio materialistico, considerato essenzialmente come forza. naturalismo (v.) e l'evoluzionismo nel loro significato più rigoroso sono ulteriori determinazioni del m. materialistico, elaborate dal punto di vista prevalentemente dinamico della stessa realtà materiale. Opposto al m. materialistico (ma in definitiva solo sul piano sistematico e fenomenico, per la finale risoluzione, comune a entrambi, dell'essere e dell'esperienza nell'unità assoluta) è il m. spiritualistico. Esso è duplice: volontaristico (o telistico) se intende la realtà fondamentale come tendenza o Volere; intellettualistico (oligico) se l'unica realtà assoluta è intesa come Spirito, Pensiero, Intellettualismo, Autocoscienza, Autocosistenza, Autocosistenza (id.) nel m. PANLOGISMO (v.), spiritualistico (id.) nel m. spiritualistico può essere concepito con

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(fel. Enc. Catt.)
MONICO, JACOPO - Riftano, incisione - Biblioteca Vaticana.

significato statico (risoluzione del tutto in un Principio spirituale immutabile), o emanatistico (il mondo posto per processo di derivazione dal principio spirituale), o dialettico (la realtà come lo stesso processo immanente dello spirito). Fra m. materialistico e m. spiritualistico può collocarsi (ma anche qui la differenza è solo sistematica) il m. sintetistico (o identitaristico) che intende l'unica realtà fondamentale come originaria sintesi indeterminata di materia e spirito; e il m. ontologico che prescinde da una originaria determinazione della realtà, affermando l'Unità assoluta sul piano trascendente del puro essere. Monistiche INNATISMO (v.) panteismo (v.) il quale differisce dal m. in genere, in quanto riconosce valore e significato divino a tutta la realtà.

Le ulteriori accezioni particolari del termine m. sono per lo più, ma non necessariamente, derivazioni e applicazioni del suo fondamentale significato metafisico. Il m. fisico difende la identità specifica della sostanza nell'ambito del mondo fisico: m. fisico è quindi ogni sistema che afferma l'unità originaria della materia, attribuendo le diversità specifiche dei corpi a sole determinazioni accidentali (variazioni e aggregazioni quantitative: atomismo, meccanismo, v.). Al m. SIONISMO (v.) che concepisce il mondo come un solo organismo informato da un principio vivente, naturalistico o divino. M. antropologico-psicologico è la teoria attualistica (v. ATTUALISMO) che sostiene la identità dei fenomeni fisiologici e di quelli coscienti, come espressioni o serie parallele di una stessa realtà fondamentale. Esso è detto anche «teoria dell'identità» e respinge la concezione dell'anima come sostanza distinta dal corpo. Il m. gnoseologico nega ogni essenziale differenza fra conoscenza sensitiva e conoscenza intellettiva: in questo senso sono m. l'empirismo (v.) nominalismo (v.). Con significato più ampio è m. gnoseologico l'affermazione dell'identità assoluta fra soggetto e oggetto. M. etico AUTONOMIA (v.) della morale, sia in senso spiritualistico (la morale come valore universale immanente alla ragione) sia in senso materialistico-edonistico (la morale come pura derivazione e trasformazione delle tendenze egoistiche, utilitaristiche, altruistiche della natura umana, e come produzione del sentimento, della consuetudine e del costume). Il m. sociale (opposto tanto alla concezione atomistica che a quella personalistica della società) pone lo Stato come valore supremo di fronte agli individui e quindi come unica misura della legge, fonte e termine di ogni diritto e dovere (v. INDIVIDUALISMO; PERSONALISMO; SOCIETÀ). M. storico storia (v.) come processo necessario di un'unica realtà assoluta, esclusa ogni reale indeterminazione o autodeterminazione della libertà umana.

Il m. ebbe espressioni nel panteismo indiano (Upanishad) in cui Brahma è inteso come la suprema realtà

impersonale di cui il mondo non è che manifestazione. Monisti sono i primi filosofi greci che tentano la risoluzione della natura in un unico principio (ἀρχή φύσεως): Talete, Anassimene, Anassimandro (infinitatem naturae dixit esse a qua omnia gignerentur): F. G. A. Mullach, Fragm. philosophorum graec., I, p. 237), Eraclito (op. cit., p. 312 b; cf. Aristotile, Met., I, 3). Monistica, per quanto appare dai frammenti, è la dottrina degli eleati. Senofane identifica Dio, uno-tutto (ἐν χαὶ πᾶν) con il mondo (m. teologico); tutto pertanto fa capo all'identico e «si risolve in un'unica natura» (μὰν εἰς φύσιν: Sesto Empirico, Pyrrh. Hypot., I, 224; cf. Platone, Soph., 242 d). Per Parmenide l'essere è ingenito, immortale, compiuto, unitario, immobile, perenne (οὐλόν, μουνογενές τε καὶ ἀπεμὲς ἡδάξειςτον: Mullach, op. cit., p. 120, 60; cf. Platone, Soph., 244 e). Non si dà origine, molteplicità o divenire nell'essere, e c'è identità fra essere e pensare: τὸ γὰρ αὐτὸ νοεῖν ἐστὶν τε καὶ εἶναι (Mullach, op. cit., p. 118, 40). Il m. ontologico di Parmenide si risolve in materialismo, per l'identificazione dell'essere con la corporeità (το πλῆον).

Monisti in senso materialistico sono gli atomisti (Democrito, Leucippo: cf. Aristotele, Phys., I, 4, 5, Met., I, 8; Epicuro, Lucrezio). Gli stoici, dualisti in etica (opposizione fra virtù e passione, senso e ragione), difendono un m. metafisico: il λόγος (ragione) è la realtà universale che vivifica e unifica l'universo: «Dei vero substantiam Zeno quidem ait mundum totum atque coelum» (Diogene Laert., VII, 1, 148). Tende al m. Plotino (v.) in quanto la stessa materia sembra doversi concepire come emanazione dell'Uno. Espressioni in senso paneticistico si trovano in Sotto Eriugena (v.), anche se in fine egli sembra liberarsi da un vero e proprio m., e in David de Dinant. Una forma di m. antropologico Averroè (v.). della unicità dell'intelletto. La filosofia del Rinascimento, con derivazioni neoplatoniche e stoiche e UNIVERS (v.), torna all'immacolata della «forza divina» nella natura. BRUGNATO (v.) Dio è causa formale e principio interno del mondo, che dal suo intimo esprime aspetti e forme; ed è l'unica vita di Dio che si manifesta nei mondi tutti (Della causa primitio e uno, II, ed. G. Gentile, Opere italiane, I, 2a ed., Bari 1925, p. 178 sgg.). Analogamente Paracelso, V. WEINGARTEN, G. C. Vanini, J. Böhme (Morgenröte, capp. 2-3). Nella filosofia moderna presenta una forma di m. BERGER, ELIE (v.): l'uomo è soltanto spirito; il corpo (e la materia in genere) è pura rappresentazione. Il m. Spinoza (v.) per cui pensiero ed estensione sono pure manifestazioni dell'unica sostanza divina: «substantia cogitans et substantia extensa una eademque est substantia» (Ethica, parte 2a, prop. 6, scholium; ed. G. Gentile, 2a ed., Bari 1933, p. 53; cf. pp. 4, 6). Il m. materialistico è difeso da Cl. Helvétius, D. Diderot (Pensées sur l'interprétation de la nature, Londra 1744), J. O. La Mettrie (L'homme machine, Parigi 1748), P. H. Holbach (Système de la nature, Londra [Amsterdam o Leida] 1770), P. J. Cabanis (Rapports du physique et du moral de l'homme, Parigi 1802), J. Moleschott (Der Kreislauf des Lebens, Magonza 1832), L. Büchner (Kraft und Stoff, Francoforte 1855), C. Vogt, H. Czoble (Köhlerglaube und Wissenschaft, Giessen 1854; Vorlesungen über den Menschen..., ivi 1863); dall'evoluzionismo darwiniano; in particolare da E. Haeckel (v.). Per Haeckel (il cui sistema può considerarsi una sintesi di Spinoza, Bruno e Darwin) la sostanza del mondo è insieme Dio e natura e ha come attributi la materia e la forza. È escluso, di conseguenza, ogni ordine spirituale che si ponga come distinto e trascendente l'ordine e la finalità del corpo (Die Welträtsel, capp. 18-19). Analogamente a Haeckel, H. Münsterberg (Grundzüge der Psychologie, Lipsia 1900), Th. Ziehen (Gehirn und Seelenleben, ivi 1902). Monistico è l'idealismo postkantiano. Per Schelling (v.) la realtà è processo interiore dell'assoluto come originario principio e tendenza infinita (infusso di Bruno e di Spinoza) nella cui identità è risolta ogni distinzione. Per Hegel (v.) la molteplicità è puro momento dialettico nel divenire dell'unica e suprema realtà, l'idea: «soltanto l'idea assoluta è essere, vita che non passa, verità di sé concisa, ed è tutta la verità» (La scienza della logica, trad. II. di A. Moni, III, Bari 1925, p. 305). Monistica è la concezione di E. V. Hartmann (v.) per cui l'Unità, pur esprimendosi, attraverso le sue funzioni dinamiche, in molteplicità di individui, permane ad essi immanente; e di A. SCHOPENHAUER, ARTHUR (v.) per cui il mondo e l'uomo e tutte le loro manifestazioni fenomeniche sono espressione dell'unica realtà fondamentale, la Volontà (Wille zur Leben). Analogamente A. Fouillée (v.) che ammette la fondamentale identità fra natura e pensiero in quanto la volontà, dispersa nel mondo e in eterna espansione, si riflette su se stessa concentrandosi e diventando cosciente nell'uomo. Monistico è il materialismo dialettico di L. Feuerbach (Gottheit, Freiheit u. Unsterblichkeit, Lipsia 1886) e il marxismo cui è propria l'affermazione dell'esclusivo significato naturalistico-economico del mondo dello spirito. Il m. antropologico psico-fisico è difeso da G. Fechner (Elemente der Psychophysik, Lipsia 1860; il «fisico» è l'aspetto esterno, il «psichico» l'aspetto interno di un'unica realtà), F. Paulsen, W. Wundt e inoltre da H. Taine, A. Bain, Fr. Jodl, H. Ebbinghaus, H. Spence, che ritengono il «fisico» e lo «psichico» manifestazioni di una ulteriore realtà (neospinozismo). Per Spencer coscienza e materia sono «puri simboli di un Potere a noi per sempre e assolutamente sconosciuto» (Princ. of psychology, n. 63). Monistico è l'attualismo gentiliano: «la cosa finita è sempre la realtà stessa di Dio» e il mondo «una teogonia eterna che si adempie nell'intimo del nostro essere» (Teoria gener. dello spirito come atto puro, 5a ed., Firenze 1938, p. 265). ESISTENZIALISMO (v.) nelle sue forme atei-siche e agnostiche.

In Germania ebbe larga diffusione nei primi decenni del sec. XX l'associazione Monistenbund (fondata a Jena nel 1906; avanti la prima guerra mondiale contava ca. 7000 iscritti in 45 sezioni; cf. Monistenbund, in LThK, VII, coll. 281-82). Lo scopo del Monistenbund, dichiaratamente anticristiano e anticattolico, era di diffondere la concezione naturalistica, escludendo dalla scienza e dalla filosofia qualsiasi fattore soprannaturale. Meno radicale la rivista The monist (fondata da P. Carus, Chicago, genn. 1891) che intendeva difendere l'unità e l'accordo di tutte le verità e quindi anche la conciliazione fra scienza e fede. Tuttavia anch'essa accoglie l'idea fondamentale monista di una unità inseparabile del tutto, e nella scienza la concezione monistica dello Haeckel.

Il m., considerandone qui la sua espressione fondamentale, metafisica, è radicalmente inconciliabile con il cristianesimo. Esso coinvolge infatti la negazione della trascendenza e personalità di Dio e quindi, oltreché opporsi, evidentemente, alla possibilità stessa di un ordine soprannaturale, sopprime l'unico valido fondamento della religione, di una etica universale e di una autentica concezione spiritualistica della vita. Inteso tanto in senso materialistico che idealistico il m. non è in grado di conservare il concetto cristiano di libertà, responsabilità, obbligazione, coscienza, peccato (v. le rispettive voci). Da un punto di vista filosofico va osservato che la molteplicità è irriducibilita delle coscienze personali, di cui tutto il mondo umano è chiara manifestazione, non trova nel m. alcuna reale spiegazione. Nell'ordine stesso della natura inferiore la pluralità delle strutture, viventi e non viventi, manifesta sul piano empirico-fenomenico una specificità talmente profonda che non può avere la sua ragione adeguata se non in una diversificazione che attinga al piano stesso ontologico dell'essere. «È impossibile risolvere tutte le cose in unità» (ἀξύνατον φαύεται τὰ ὄντα ἐν εἶναι: Aristotele, Phys., I, 3, 186 a 4; cf. De generat. et corrupt., I, 1, e Platone, Soph., 244 b). Va poi rilevato che il m., chiudendo il divenire della realtà in se stesso, è irrazionalismo (v.) che fa derivare l'atto (v.) dalla potenza, il determinato

dall'indeterminato e pertanto l'essere dal non essere. Conclusioni che il pensiero cristiano è in grado di evitare, ponendo la distinzione ontologica fra assoluto e relativo, essere per sé e ente partecipato. Ciò non toglie che l'istanza positiva del m., ossia l'esigenza di spiegare e riportare tutta la realtà a un solo Principio, in opposizione alle estreme espressioni del dualismo, sia nel pensiero cristiano pienamente conservata. Soltanto, l'unità dell'essere è qui raggiunta non per l'identità, ma sulla base del rapporto di causalità, unico momento dialettico che, fondando la derivazione del relativo dall'assoluto, si opponga insieme alla sua risoluzione nello stesso assoluto e ne garantisca sul piano dell'essere una propria consistenza. V. anche ai singoli autori e inoltre alle voci CONOSCENZA; DIO; ENTE-ESSERE; PANTEISMO; SOSTANZA.

BIBL.: per la storia del termine, V. R. Eucken, Geist. Storia, mungen d. Gegenwart, 4a ed., Lipsia 1909, p. 170 sq. - K. Fr. Göschel, Der Monismus des Gedankens ecc., Naumburg 1832 (hegeliano); R. Benzoni, Esame critico del concetto monistico e pluralistico del mondo, Firenze 1888; P. Carus, Monismus als Gesetze und Import, Chicago 1891; E. Haeckel, Der Monismus als Stand zwischen Religion u. Wissenschaft, Bonn 1893; 16a ed. 1918; id., Die Welträtsel. Gemeinverständ. Studien über monist. Philosophie, Wien 1890, molte ed. successive, trad. II. di A. Herlitzka, Torino 1904 (su Haeckel, cf. Überweg, IV, pp. 321 sqq., 706 sq.); C. G. Gerle, Der mechanische Monismus, Paderborn 1894 (cattolico); M. Wartenberg, Die monistische Weltanschauung, Lipsia 1900; A. Schneider, Die philosoph. Grundlagen der monistisch. Weltanschauungen, Monaco 1902; R. Ardigò, Il montefisico e il m. scienziato, in Opere filosofiche, IX, Padova 1903, p. 426 sqq.; I. Ude, Monistische oder teleolog. Weltanschauung, Graz 1907 (cattolico); I. Unold, Monismus und Klerikalismus, Lipsia 1907; id., Der Monismus und s. Ideale, 1908; id., Monismus und Menschen, Wien 1908; id., Der Absoluto Monismus, etc., 1910