INDIVIDUALISMO. — È, in generale, ogni sistema, INDIVIDUO (v.) come la realtà più autentica ed essenziale (nella sua forma estrema, come l'unica autentica realtà), e di conseguenza ripone in esso la norma fondamentale di tutti i valori. In metafisica l'equivalente partendo alla negazione di realtà o valori universali che trascendano l'individuo: come tale esso è implicito (sebbene raro sia l'uso del termine in questo senso: Ch. Renouvier, in A. Lalande, Vocab. techn. et crit. de la philos., 5a ed., Parigi 1947, p. 484, nota) empirismo (v.) nominalismo (v.) che limitano la sfera della realtà e della verità ai dati concreti (individuali) dell'esperienza. Dai presupposti metafisico-gnoseologici dipendono, logicamente, le ulteriori espressioni sistematiche che l'ha assunto particolarmente nel campo etico, religioso, social-politico, economico.
Come tendenza e atteggiamento psicologico, l'immagine forme temperate, in accordo con il giusto apprezzamento che dei valori individuali fa il cristianesimo, e può avere manifestazioni in tutte le espressioni della vita e dell'azione, ovunque l'individuo accentui contro norme, leggi o canoni tradizionali, contro la comune prassi di gruppi e collettività, le caratteristiche della propria individualità. Anzi talora, sebbene impropriamente, si parla di i. negli stessi gruppi (nazionalità, stirpi, regioni, associazioni) quando tendano alla conservazione, esplicazione e potenziamento delle proprie caratteristiche distinte (biologiche, razziali, culturali) in confronto di altri gruppi e collettività.
Una prima formulazione teoretica del valore assoluto dell'individuo (che, nell'ordine della realtà umana, cui solo si rapporta il termine, si assume come identico a persona) si ha nell'età classica con le dottrine naturalistiche ed empiristiche di Democrito, dei sofisti, cinici, edonisti e, in séguito, di Epicuro. Nel pensiero cristiano antico e medievale la chiara coscienza derivata dalla Rivelazione del valore del singolo come persona (è noto il rilievo che assume l'autocoscienza individuale in s. Agostino) è integrata con il senso vivo della comunità e della Chiesa; si possono tuttavia ravvisare manifestazioni di i. in alcuni movimenti e tendenze eteriche tanto nel campo etico che in quello religioso (Begardi, Fratelli del libero spirito, Fratricelli). I valori individuali assumono invece particolare significato e importanza nella
cultura umanistica. Con il Rinascimento l'ì torna ad avere carattere naturalistico (G. Cardano, L. Valla, P. Pomponazzi) permettendo una nuova formulazione teorica di una forma edonistica di vita che rappresenta la prima espressione del libertinismo. protestantesimo (v.), per la sua dottrina della giustificazione attribuisce valore assoluto alla coscienza individuale come norma di verità e di azione; e rappresenta pertanto l'inizio di una celebrazione sempre più illimitata della libertà individuale in tutti i campi, religioso, etico, pratico. Nel '600 lì riceve un'esplicita formulazione SESTO EMPIRICO (v.) razionalismo (v.) sotto il cui impulso si hanno le espressioni del 'libero pensiero', dell'utilitarismo morale, delle dottrine politiche e del liberalismo economico del '700. L'illuminismo (v.) può dirsi i. in quanto esalta la ragione individuale e la sua autonomia di fronte a qualsiasi norma estrinseca di autorità, tradizione e Rivelazione. La svalutazione della ragione, romanticismo (v.), dà nuove basi alle espressioni individualistiche, portando alla esaltazione della propria individualità come potenza di azione (Fr. Nietzsche). Nell'800 lì, acquista significato e valore di lotta politica contro lo Stato, in difesa dei diritti civili dell'individuo e della libertà di coscienza e in seguito si pone in antitesi contro i movimenti socialistici, soprattutto nella formulazione marxista. Tale lì, politico, per i suoi diversi fondamenti filosofici ed economici prende forma nei due atteggiamenti, liberale e democratico. Nel '900 lì, si è espresso in diversi sistemi pragmatici e soggettivistici, soprattutto inglesi e americani, ed è assunto quasi a significato metafisico (anche se l'uso del termine in questo senso è assente) ESISTENZIALISMO (v.) che, riprendendo alcuni atteggiamenti di S. Kirkegaard (presso cui il senso vivissimo del valore dell'individuo era alimentato da solidi motivi religiosi), e alcune formulazioni del Nietzsche, attribuisce significato e positività unicamente al singolo in quanto tale e ai suoi momenti esistenziali, comunque intesi e valutati, secondo la particolare teorizzazione che dell'esistenza stessa è data nei vari indirizzi.
Per una chiara definizione delle posizioni dell'ì, e una loro oggettiva valutazione è indispensabile esaminare distintamente le forme principali.
I.
I. ETICO
In senso rigoroso l'ì, etico difende l'assoluta autonomia e indipendenza morale dell'individuo, considerato come fine a se stesso e quindi come norma del bene e del male. Nei sofisti esso si presenta come movimento umanistico di educazione, che tende, traverso una perfetta conoscenza tecnica, alla piena valorizzazione delle capacità (ἀρετὰ) individuali, anche nelle sue relazioni politiche. L'ì, assume un significato esclusivamente soggettivo ed egoistico nei cinici valorizzanti gli istinti primordiali della natura e nei cirenaici che trasformano la morale nell'arte del piacere (cf. Diogene Laerzio, II, 87 sgg.). Tale edonismo trova la sua formulazione completa nel sistema di Epicuro (ibid., 136 sgg.). Non ne differisce, sostanzialmente, lo scetticismo (v.) sia antico (Pirrone, ibid., 101 sgg.) che moderno, nella esclusione di qualsiasi norma universale dei valori morali. Nel '600 e '700 lì, utilitarismo (v.). La morale kantiana non può, propriamente, dirsi individualistica, poiché sebbene essa rifiuti ogni norma estrinseca o trascendente della moralità, tuttavia la ragione pratica si pone, nella coscienza individuale, come legge essenzialmente universale. Al contrario, vanno, logicamente, ricondotti all'ì, INTUZIONISMO (v.) e sentimentalismo morale (D. Hume, Scuola scozzese, Fr. Hutcheson, Th. Reid; lo Shaftesbury difende un i. «altruistico» in quanto il singolo, perfezionando sé nella piena e ricca esplicazione dell'individuabilità, si armonizza con la società e con il mondo) che ascrive i valori morali a un fattore o principio per natura sua individualistico, qual'ì, principalmente, il sentimento; e l'etica niciana, che, pur ammettendo una morale oggettiva, adatta per le masse, sottrae a qualsiasi norma etica che non sia la propria azione e volontà di potenza le individualità eminenti (etica del «superuomo»). Nella prassi l'ì, etico, se spinto alle sue logiche conclusioni, si traduce nel più assoluto anarchismo morale, in quanto non è riconosciuta, in ogni ordine di attivita, nessuna norma superiore e universale che valga come legge imperante e direttiva delle volontà individuali. Tale forma estrema è stata teorizzata nel radicalismo individualistico di M. Stirner che propugna la piena emancipazione dell'individuo - fuori di cui non c'è bene o legge o volontà - e quindi un assoluto egoismo teoretico-pratico (cf. Der Einzige und sein Eigentum, Lipsia 1845; trad. II. di E. Zoccoli, 3ª ed., Torino 1921). Ateismo e assoluto relativismo caratterizzano anche l'ì, pessimistico di J. A. Bahnsen che, contro la volontà universale dello Schopenhauer, ammette soltanto, quali forze originarie e operanti del reale, le personalità finite («endi»), tormentate in se stesse dalla irrazionalità e divisione (cf. Beiträge zur Charakterologie, 2 voll., Lipsia 1867).
II.
I. RELIGIOSO
In senso stretto propugna l'indipendenza dell'individuo da ogni fede e Rivelazione positiva: storicamente esso fu tra le rivendicazioni essenziali deismo (v.). La tendenza diffusa (che ha avuto teorizzazione sistematica in F. Schleiermacher) a considerare la religione come esclusiva questione della coscienza, del sentimento e delle aspirazioni individuali, è un'altra manifestazione dell'ì, religioso: logicamente essa conchiede alla effettiva dissoluzione di ogni contenuto oggettivo, dogmatico, universale della fede e quindi al soggettivismo religioso. Come tendenza l'ì, religioso è alla base, come si è accennato, di molti movimenti eretici medievali; del protestantesimo di cui rappresenta un elemento essenziale nella sua intimità strutturata (v. LUTERO; RIFORMA); del giansenismo (v.) modernismo (v.) che attribuisce, nella determinazione della norma e delle verità di fede, RELIGIONE (v.), innanzi tutto dei singoli individui. Un'ulteriore espressione di i. religioso (di cui si presentano talora manifestazioni temperate nelle stesse scuole spirituali cattoliche) si ha nella tendenza (e nella relativa dottrina) a sottovalutare il culto e le espressioni pubbliche della pietà (liturgia), e quindi anche l'organizzazione giuridica, sociale, gerarchica della Chiesa, per anteporvi, in misura più o meno esclusiva, la preghiera e la pietà individuale (v. CHIESA; CORPO MISTICO; COMUNIONE DEI SANTI).III.
I. SOCIALE-POLITICO
È il sistema che considera quale unica ragion d'essere della società, delle sue forme e sviluppi il bene e l'interesse individuale. Individualistiche sono pertanto le forme che derivano l'origine dello Stato dal contrattualismo: J. Locke, Th. Hobbes (la società nasce dal conflitto dei diritti degli individui, con lo scopo di garantire i beni essenziali), J.-J. Rousseau (la società è frutto di un libero contratto dei singoli e deve valere come semplice tutela delle libertà e dei diritti naturali individuali). Nella concezione individualistica l'individuo, come depositario e portatore di tutti i valori, è la sola vera realtà e conserva nella collettività sociale la sua radicale autonomia. Non c'è nella società altra perfezione o contenuto spirituale se non quello che è posto in atto dalla collettività degli individui: la struttura della società va intesa unicamente come complesso o somma di valori, rapporti e diritti individuali, fra di loro coordinati e armonizzati (concezione «atomistica» della società). La società non ha quindi valore per sé, né è concepibile una vera e propria subordinazione di diritti individuali a doveri sociali: i diritti individuali trovano il loro limite soltanto in analoghi diritti degli altri individui. Compito dell'auto-rattà (che nella concezione individualistica non è se non la sintesi delle volontà individuali) è pertanto proteggere la libertà individuale e garantire il massimo sviluppo. Di conseguenza è ridotto al minimo l'intervento dello Stato in qualsiasi ordine di attività: educazione, istruzione, cultura, religione, scuola, famiglia. È dovuto, in parte, all'ì, politico (che nella prassi ammette anch'esso gradazioni varie, da un sano liberalismo alla sua estrema espressione nell'anarchismo politico) l'affermarsi nei regimi moderni delle forme democratiche a suffragio universale e rappresentanza popolare.All'ì, sociale va riferita la prassi e la dottrina dell'atteggiamento anticonformista e anti-tradizionalista che ri
vendica all'individuo il diritto di libera discussione e critica di ogni opinione, istituzione, tradizione, autorità, legge, credenza (libertini, liberi pensatori, enciclopedisti). L'influsso dell'i. sociale ha particolari riflessi nel campo pedagogico tutto improntato a un naturalismo ottimistico per cui i vincoli sociali vengono spesso considerati come mortificazioni del libero sviluppo dell'uomo (Rousseau).
IV.
I. ECONOMICO
Deriva dal principio ottimistico che il libero sviluppo dell'iniziativa privata porta anche al massimo sviluppo sociale. Storicamente esso coincide con il liberismo economico teorizzato da A. Smith, e poi dai grandi rappresentanti della scuola economico-liberale (J. Bentham, J. Stuart Mill; V. LIBERALISMO). L'i. economico difende la piena esplicazione e quindi protezione dell'iniziativa privata: qualsiasi forma di attribuzione, intrapresa e concorrenza va ammessa e stimolata nell'acquisto, nella produzione, distribuzione e consumo della ricchezza. Dal libero gioco delle attività dei singoli, dal mutuo intreccio e urto degli interessi individuali si realizzere necessariamente, insieme con l'utile privato, il maggior bene comune consentito dalle leggi economiche. Tali principi vengono invocati per ogni forma e momento dell'attività economica: è quindi negato, in linea di principio, l'intervento dell'autorità nella gestione delle imprese e dell'industria, nei conflitti fra capitale e lavoro, nella determinazione del contratto, qualità, quantità, moralità e altre circostanze del lavoro stesso; e in genere è esclusa una regolamentazione legislativa della produzione, del prezzo, del consumo delle merci. L'i. economico ha avuto la sua massima espressione, talora, purtroppo, con una fedeltà abbastanza rigorosa ai suoi principi teorici, capitalismo (v.) moderno.L'i. presenta indubbiamente, nella sua generale formulazione teorica, un aspetto positivo, in quanto sottolinea il valore incondizionato che compete all'individuo come essere ontologico, anteriore, dal punto di vista metafisico, alla società. La valorizzazione del singolo come soggetto spirituale e libero, responsabile della propria perfezione morale, è nell'essenza del cristianesimo che ha condannato, nel passato e nel presente, ogni concezione in cui l'individuo venga inteso unicamente in funzione dello Stato, elemento contingente e transitorio delle strutture sociali, ad esse subordinato nella sua esistenza, azione e libertà. Tanto l'hegélismo il quale, negando ogni fine trascendente del singolo, vede nello Stato l'esclusiva realtà in cui e per cui si attua l'Assoluto ideale, quanto il collettivismo marxista, che nella depressione dell'individuo a valore naturalistico ne si sconosce, di fronte alla collettività e ai suoi fini restri, l'autonomia e la libertà, non rispondono all'autentica situazione dell'uomo come soggetto materiale, sia di attività e responsabilità spirituale. L'i. rappresenta pertanto un legittimo richiamo al senso della realtà ontologica del singolo. Ma il suo errore sta nel non riconoscere il valore universale della natura e della ragione umana e quindi nella negazione dell'essenzialità del suo rapporto sociale. Soltanto nella sua capacità di comunicazione nel vero e nel bene il fanciullo può diventare uomo (pedagogia) e l'uomo tendere a un perfezionamento sempre più grande, sia personale che collettivo. La persona umana, come principio spirituale situato nel tempo e legato a un organismo biologico, non si definisce adeguatamente (nella educazione, nella scienza, nell'arte, nella cultura, nell'etica, nella religione) se non nel rapporto con i molti, in un mutuo scambio di beni e valori. La prima e più essenziale conquista dell'uomo come essere spirituale, la verità, non è opera esclusivamente individuale ma, in gran parte, sociale. L'individuo in quanto tale, ossia isolato nella sua esclusiva singolarità, è quindi un'estrazione, com'è astrazione qualsiasi dissociazione e isolamento dei valori umani (p. es., l'« homo oeconomicus»). La società è, nella storia e nel divenire dell'essere umano, realtà altrettanto positiva e operante quanto lo è, nell'ordine metafisico, la struttura ontologica per cui l'individuo si regge nel suo essere: se essa non va intesa, contro quanto pretende l'idealismo, come l'Assoluto in cui l'individuo emerge quale fuggitivo momento, e di nuovo, in quanto tale, è sommerso, si pone nondimeno come la condizione e lo strumento essenziale dell'attuarsi teorico e pratico dell'individuo. E ciò in accordo, per quanto è dato alla mente umana comprende, con la struttura universale dell'essere, organicamente compatta in un rapporto intrinseco di solidarietà metafisico-cosmica. Il significato e la funzione che vanno riconosciuti alla Chiesa come società soprannaturale sta appunto nella sua intimità rispondenza alla natura sociale dell'essere umano.
Se pertanto c'è un sano, che riconosce, nell'ordine storico, etico, pedagogico, sociale-politico-economico, l'autonomia metafisica e quindi i diritti originari della persona umana di fronte alla società, esso non può tuttavia non tener conto dell'immanenza della socialità alla stessa persona umana, e va pertanto temperato, nelle sue formulazioni ed esplicazioni, secondo le esigenze che fa valere - per la sua stessa natura e secondo le contingenti circostanze storiche - la consistenza, la saldezza, la perfezione del vincolo sociale. È sulla base di tale concezione del rapporto individuale-società che il pensiero cattolico, affermando il valore e l'autonomia della persona, principio interiore di responsabilità morale, ne preclude, nella teoria e nella prassi, con l'impegno della solidarietà sociale, EGOISMO (v.), necessaria conclusione logica dell'i. Per questo il pensiero cristiano ha sviluppato e va sviluppando, in opposizione alle gravi deviazioni dell'i., personalismo (v.).