INDIVIDUAZIONE, PRINCIPIO di. - Gli esseri esistenti nel mondo, pur presentando una comunanza essenziale nella natura specifica, sono singolari e individuati: principio di i. è ciò da cui radicalmente proviene la determinazione individuale della natura o essenza specifica.
La ricerca del principio di i. è stato un problema molto discusso nella filosofia, specialmente medievale. Esso « investe la questione essenziale della filosofia, e non è un semplice tema di esercitazioni intellettuali, come di solito vengono considerati i problemi per cui si appassionarono i filosofi medievali» (G. Gentile, Teoria generale dello spirito, 4a ed., Firenze 1924, p. 57). Il problema ha però perduto molta della sua importanza nella filosofia moderna; ne tratta ancora Spinoza che lo inquadra nella sua concezione pan-teistica della realtà, per cui l'individuo non è che un modo dell'unica sostanza divina. Leibniz nella sua giovanile Disputatio metaphysica de principio individui (1663) risolve il problema nel senso nominalistico affermando semplicemente che ogni cosa si individua da se stessa (sua tota entitate individuatur). Si trova ancora un accenno al problema in Kant prescritto (Principiorum primorum cognitio metaphysicae nova dilucidatio [1755]). Con il sorgere dell'immanentismo idealistico il problema del principio di i. perde il significato che aveva nella concezione realistica della filosofia tradizionale, in quanto nell'idealismo la pluralità degli individui viene assorbita nell'unità dell'Io trascendentale, pur restando ancora il tentativo di spiegare la molteplicità dell'empirico in dipendenza dallo spazio e dal tempo. Nello spazio e tempo appunto già Schopenhauer aveva riposto esplicitamente il principio di i. «imperocché per mezzo del tempo e dello spazio ciò che è tutt'uno nell'essere e nel concetto, apparisce invece diverso, come pluralità giustapposta e succedente» (Die Welt als Wille u. Vorstellung, 1. II, § 23; trad. II. di P. Savi Lopez e G. De Lorenzo, I, Bari 1928, p. 143 sg.). ESISTENZIALISMO (v.) il problema del principio di i. è considerato piuttosto da un punto di vista psicologico, e ne è indicata la soluzione nella situazione (parenti, patria, epoca ecc.) per la quale ognuno è inserito nella realtà e dalla quale riceve la propria individuazione. Filosoficamente è invece più importante l'aspetto ontologico del problema, oscuro e difficile così che il Bossuet disperava quasi di poterlo risolvere (La logique, cap. 23).
Per meglio valutare le diverse soluzioni, giova distinguere i vari modi con cui si può intendere il principio di i. Anzitutto esso può valere come semplice principio manifestativo dell'I. : in quanto tale esso è costituito da quel complesso di qualità con cui si distinguono empiricamente i vari individui; ad es., nel caso dell'uomo : nome, cognome, parentità, luogo e data di nascita, caratteristiche somatiche più o meno profonde quali la statura, i lineamenti, il colore (degli occhi, dei capelli), il timbro della voce, l'impronta digitale. Il complesso di queste determinazioni è generalmente sufficiente a distinguere due viventi della stessa specie (benché non sempre, come ad es., talora nel caso di due gemelli). Non altrettanto facile è determinare le note caratteristiche distintive dell'individuabilità negli esseri anorganici, ad es., in due molecole d'acqua. Eppure anch'essi sono individualmente distinti, e suppongono pertanto un principio costitutivo della loro individualità.
Nella ricerca del principio costitutivo di i. si è talora indicata la causa efficiente dalla quale ogni effetto riceve la sua realtà singolare e quindi la sua individualità. Ma occorre osservare che la causa efficiente, estrinseca all'effetto, non è soltanto il principio di i. estrinseco e rimane ancora insoluto il problema riguardante il principio intrisco di i., dovendo ogni essere avere in sé (sia pure ricevuto dalla causa) la ragione della propria individualità. Né tale principio intrinseco di i. può intendersi come l'essenza completa della cosa individua (F. Suárez, Disp. Met., d. 5, s. 6) perché appunto di tale individualità si ricerca il principio; né qualcosa da essa distinto nella realtà (l'haecceitas di Scoto : In I Sent., 2, d. 3, q. 6), perché ogni cosa è essenzialmente singolare o individua e quindi nella sua stessa essenza deve trovarsi il principio intrinseco di i.
La metafisica aristotelico-tomistica (Aristotele, Met., XI, 8; s. Tommaso, De ente et essentia, cap. 2) indica nella materia il principio costitutivo intrinseco della i. dei corpi. Certamente anche le sostanze spirituali sono individui, ma per esse il problema non esiste, perché, secondo i principi aristotelico-tomistici della limitazione e moltiplicazione dell'atto per mezzo della potenza (v. ATTO E POTENZA), le sostanze spirituali, non ricevute in una potenza, non si possono moltiplicare nella stessa specie, ma sono individui per se stesse; ogni individuo è pertanto una specie, e l'individuazione coincide con la specificazione. Questo vale a maggior ragione per Dio, la cui essenza, identificandosi con l'atto puro dell'essere, è assolutamente immutabile e quindi per se stessa individua e singolare. Il problema si restringe allora alle sostanze materiali (e agli accidenti), che ammettono una molteplicità di individui nella stessa specie. Tale molteplicità è possibile, per s. Tommaso, in quanto l'atto, ossia la perfezione specifica, è ricevuto in una potenza o soggetto, cioè nella materia l'atto accidentale nella sostanza, e si moltiplica e si individua secondo la moltiplicazione e individuazione della materia. Mentre quindi la specificazione viene dall'atto, ossia dalla forma (l'uomo è tale per l'anima), l'individuazione viene dalla materia (è questo uomo per la materia).
La materia tuttavia non è principio di i. in quanto materia prima o pura potenzialità, ma in quanto dotata di quantità; la materia infatti senza la quantità non ha estensione e perciò non ha parti, non è né questa né quella, cioè non è individua e non può quindi individuare la forma o l'atto. Invece in forza della quantità la materia è estesa e conseguentemente ha parti che si distinguono fra loro per la diversa posizione che hanno nello spazio (ex situ), sono questa o « quella », cioè individua, e possono pertanto individuare la forma. Perciò questa sostanza materiale è questo individuo perché ha questa essenza, composta di questa materia e questa forma; e la forma è « questa » perché ricevuta in questa materia che è « questa » perché è questa parte determinata nella totalità della materia corporale; la « materia signata » è dunque il principio costitutivo intrinseco di i. delle sostanze corporee.
Intorno alla « materia signata » si fa questione fra gli scolastici, se la « signatio » o individualizzazione della materia sia dovuta all'ordine che essa dice alla quantità o alla quantità stessa attualmente informante la materia. Il problema deriva dal fatto che la materia non può essere informata dalla quantità se non ha il proprio atto o forma sostanziale, previo ad ogni accidente; d'altra parte la materia non può individuare la forma se non è essa stessa individua; donde concludono alcuni scolastici con il Gestapo (Comment. in De ente et essentia, s. Th. Ag., cap. 2) che dovendo la materia essere individua prima di ricevere la quantità per potere individuare la forma stessa, l'individuazione della materia si ha non per la quantità attualmente informante la materia, ma per l'ordine alla quantità che è nella materia prima della quantità stessa. Ma giustamente osservano altri con il Ferrarese (Comment. in Sum. c. Gent. I, 21) e secondo la sentenza del Ca-pelolo (Defens. theol. d. Th. Ag., t. III, ed. C. Paban & Th. Pèques, Tours 1902, p. 200 sgg.) che la priorità della forma sostanziale rispetto alla forma accidentale o quantità è priorità di natura, non di tempo, per cui nello stesso istante si hanno materia, forma e quantità che insieme concorrono a costituire il nuovo ente: la forma specificando, la quantità segnando la materia, e la materia limitando e individuando la forma.
Alla soluzione indicata non fa difficoltà l'anima dell'uomo che, essendo immortale, sussiste, dopo la morte, individua e singolare, pur non essendo unita alla materia. Infatti l'anima umana, in quanto spirituale, ha l'essere indipendente dal corpo e perciò, pur creata nel corpo e da esso individuata, come conserva il proprio essere sussistente, così conserva la propria individuazione, rimanendo sempre tale forma pronta a ricostituire quello stesso.
individuo, quando (la filosofia lo ignora, ma la fede lo insegna) si ricongiungerà con il corpo nella finale Risurrezione.