BACH

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BACH. - Famiglia di musicisti, originaria della Turingia, il cui capostipite è Veit (Vito), n. ca. il 1550 e m. nel 1619. Il più notevole fra gli anziani fu Giovanni CRISTOFORO, n. ad Armstadt l'8 dic. 1642 e m. il 31 marzo 1703, compositore di musiche vocali, fra cui una Storia biblica, e di corali organistici. Ma il più glorioso della famiglia è GIOVANNI SEBASTIANO n. ad Eisenach il 21 marzo 1685, m. a Lipsia il 28 giugno 1750, musicista di fama universale. Rimasto orfano ancora fanciullo, fu avviato all'arte dal fratello maggiore Giovanni Cristoforo, organista ad Ohrdruf. Nel 1703 fu per pochi mesi musico di corte, come violinista, nella cappella privata del principe Giovanni Ernesto di Sassonia a Weimar e poi organista nella nuova chiesa di Arnstadt. Nel 1707 accettò il posto di organista nella chiesa di S. Biagio a Mühlhausen. Ostacolato da elementi conservatori nei suoi disegni

di rinnovamento della musica religiosa, ritornò l'anno dopo a Weimar come organista di corte e musica di camera del duca, migliorando notevolmente le sue condizioni finanziarie. Nel 1717 si trasferì a Köthen come maestro di cappella e direttore della musica da camera del principe Leopoldo di Anhalt dove compose, fra l'altro, le sei sonate per violino e i sei concerti detti brandenburghesi, così chiamati perché scritti per Cristiano Ludovico margravi di Brandenburg. La sciò Köthen nella primavera del 1723 per recarsi a Lipsia, successore del Kuhnau, in qualità di Cantor, ossia direttore della scuola di S. Tommaso e direttore della musica dell'università, un ufficio, dunque, infiero alla dignità di maestro di cappella. Ma fu probabilmente spinto ad accettare questa situazione dalla necessità d'iscrivere all'università i molti figliuoli ormai adulti. I suoi meriti eccezionali non furono apprezzati durante la lunga permanenza di 27 anni in questa città, e non lievi furono talvolta i contrasti con i rettori della scuola. Compì numerosi viaggi, ma in genere condusse una vita familiare raccolta e austera, concedendo un maggior tempo all'insegnamento. Nonostante l'incomprensione dei cittadini, la fama del musicista si diffuse in Germania, cosicché fu sovente visitato ed onorato da molti ammiratori di passaggio a Lipsia. Negli ultimi anni si accentuò la mopia e dopo un'operazione fattagli nell'inverno 1749-50 perdette completamente la vista.

È singolare che un genio di tale potenza non abbia avuto universale risonanza fra i contemporanei, i quali apprezzarono in lui l'esecutore, impareggiabile come organista e clavicembalista, piuttosto che il compositore. Caduto in oblio (ma Mozart e Beethoven studiarono le sue opere), il merito della sua rinascita si può ascrivere al Mendelssohn che nel 1829 diresse

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(da R. Magli-A. A. S. Bach, Parvezzo (66)
Bach, Giovanni Sebastiano - Ritratto ad olio di Elise Gottlieb Hausmann - Lipsia, libreria musicale Peters.

a Berlino la Passione secondo s. Matteo; da allora ebbero inizio gli studi che culminarono nella grande edizione delle musiche (1851-1900), pochissime delle quali erano state pubblicate vivente il compositore, e nella fondamentale biografia di Philipp Spitta (1873-1880).

B. è uno degli artisti che più profondamente hanno espresso il sentimento religioso, elemento davvero fondamentale di tutta la sua opera; tale carattere si può riconoscere anche nella musica strumentale, non soltanto nei corali, preludi e fughe per organo, ma in tutte quelle composizioni numerosissime, in cui domina un'austera ispirazione. Egli è il maestro sovrano della fuga: dalle Invenzioni a 2 e 3 voci sino al Clavicembalo ben temperato, all'Offerta musicale e all'Arte della fuga si dispiega il suo sommo magistero nello stato contrappuntistico. Le composizioni vocali rivelano le qualità più varie ed intense dell'arte bachiana: e subito sono da ricordare le cantate religiose scritte, per tutte le domeniche e solennità di cinque anni interi, su testi tratti dal Vangelo o da testi sacri elaborati da alcuni poeti, fra cui il Neumeister; circa duecento sono giunte sino a noi, molte delle quali capolavori d'ineguaglianabile felicità espressiva. Delle cinque grandi Passioni in forma d'oratorio sono rimaste due soltanto, quella secondo s. Giovanni (1723), di prevalente carattere mistico, e quella secondo s. Matteo (1729), superba concezione drammatica, che nell'ampia architettura racchiude quadri grandiosi ed episodi suggestivi. Altre qualità dell'arte bachiana distinguono i Mottetti, i tre Oratori di Natale, dell'Ascensione e di Pasqua. Sebbene di confessione protestante, il B. accolse elementi d'ispirazione dal rito cattolico compendio quattro Messe brevi, il melodioso Magnificat e quella grande Messa in si minore (1733-34), scritta per la corte cattolica di Dresda, che sta tra le più alte concezioni religiose dell'arte d'ogni tempo.

Alcuni figli di Giovanni Sebastiano divennero insigni musicisti, non indegni del nome paterno: il primogenito Guglielmo Friedemann, n. a Weimar il 22 nov. 1710 e m. a Berlino il 1° luglio 1784, ebbe un temperamento musicale di prim'ordine; fu prediletto dal padre, e organista dal 1733 al 1746 nella chiesa di S. Sofia a Dresda, fino al 1764 in quella di S. Maria ad Halle; si trasferì in seguito in molte città tedesche conducendo vita sregolata, contraria alla severa tradizione familiare. Oltre a musica organistica e strumentale compose: Heilig per coro ed orchestra e una cantata religiosa con sinfonia.

Il secondogenito Carlo Filippo Emanuele, detto il B. berlinese o amburghese, n. a Weimar l'8 marzo 1714, m. ad Amburgo il 14 dic. 1788, studiò alle Università di Lipsia e di Francoforte sull'Oder e quivi fondò una scuola corale; recatosi a Berlino nel 1738, diventò nel 1740 clavicembalista di camera di Federico II; nel 1767 successe al Telemann come direttore della musica ecclesiastica ad Amburgo. Fu compositore assai fecondo, specialmente versato nell'improvvisazione e nell'arte della variazione tematica: di lui si ha molta musica clavicembalista, orchestrale e da camera, e nel campo religioso ben 22 Passioni, due Oratori e numerose cantate; nonché la celebre opera teorica sull'insegnamento del clavicembalo Versuch über die wahre Art, das Klavier zu spielen.

Il quartogenito Giovanni Cristoforo Federico, detto il B. di Bücheburg, n. a Lipsia il 21 giugno 1732, m. a Bücheburg il 26 genn. 1795, studiò prima diritto, fu dal 1750 musico di camera e poi maestro di cappella a Bücheburg sino alla morte. Dei tre oratori scritti su testo di Herder ci sono pervenuti l'Infanzia di Gesù e la Resurrezione di Lazzaro (entrambi del 1773); abbiamo inoltre la cantata Pignolione, mottetti e musiche strumentali.

Il figlio minore, infine, Giovanni Cristoforo,