EGOISMO

EGOISMO. - Da «ego», io, l'e. è l'amore falso ed esagerato di se stesso, che porta ad una vera idolatria dell'«io», eretto ad unica misura per le relazioni con tutte le altre persone e cose, unica meta di tutti i propri sforzi. Si può anche dire che l'e. è un sistema pratico, secondo cui fine di ogni azione umana non è che l'interesse individuale dell'agente, più a meno velato. Perciò non è un vizio speciale, ma è uno squilibrio nell'ordinamento generale voluto da Dio, un elemento latente, almeno inizialmente, in ogni peccato (Sum. Theol., 1°-2°, q. 77, a. 4), in quanto è aversio a Deo e conversio ad creatura (l'io creato); un corrosivo della carità, in quanto virtù specifica ed in quanto è informatrice di tutte le altre virtù.

Secondo l'ordine dell'amore Dio dev'essere amato per primo ed al massimo grado, perché in Lui è l'essenza e la perfezione del bene; segue poi l'amore di se stesso, in quanto il Signore ne ha fatto la misura dell'amore del prossimo, ma conservando tra sé ed il prossimo l'ordine dei valori: la nostra eterna salvezza, poi quella del prossimo; il bene del nostro corpo, poi la salute corporale del prossimo; i nostri beni, poi gli altrui.

Così da un lato l'uomo non può e non deve considerare il suo essere con tutte le sue naturali tendenze, attitudini, compiti ed energie se non nella sfera dell'amore di Dio, e in dipendenza da lui. D'altra parte non può non attendere ad un secondo limite, conseguenza della doverosa considerazione verso le persone ed il diritto degli altri, che sono come lui immagine di Dio e chiamati alla sequela del Salvatore. L'eccessiva compiacenza di se stesso, o incensamento del proprio io, crea invece un disordine nella sfera dell'amore e con il miraggio della felicità propria esclusiva e temporale pone l'io in primo piano, imprigionato nelle tenebre della propria personalità, con la conseguente detronizzazione di Dio dal posto che gli compete, come fine di tutte le cose, e con il sacrificio delle persone con cui si ha rapporto, considerate esclusivamente alla stregua di strumento da utilizzare. Per ciò stesso è assurdo dire che l'ascetica fomenti l'e.; nulla vi è di egoistico nella ricerca della propria santificazione che non sussiste senza la ricerca di Dio e le carità verso il prossimo. L'e. invece suppone non una semplice pianificazione di valori, ma un completo rovesciamento.

Questo egocentrismo, se spinto all'eccesso, può essere anche fonte di malattie psichiche, ma più spesso è effetto, anziché causa di queste anormalità. Caratteristico, ad es., è l'e. soprattutto nell'isteria. L'isterico è divorato da un c. morboso, per cui tutto tende a riferire a sé, alla propria utilità, al proprio onore con i mezzi più strani e più raffinati. Ma anche fuori di questi stati morbosi, nella presente condizione dell'uomo, susseguente al peccato originale, l'e. costituisce un serio pericolo per ogni cristiano, in quanto è così subdolo e sottile da infiltrarsi anche nelle opere più sante; è un pericolo continuamente in agguato in quanto è inumamente in noi. Da ciò l'esigenza che il cristiano vigili continuamente su se stesso ABNEGAZIONE (v.) di sé (Mt. 16, 24; Lc. 17, 33; Io. 12, 25). Del resto, tra i mali che caratterizzarono il mondo prima di Cristo, e che al dire dell'Apostolo, caratterizzeranno l'epoca che deve precedere la fine dei tempi, sta in primo luogo l'e. (II Tess. 3, 2) individuale e sociale. L'etica del mondo antico era stata nella sostanza un grande c., che aveva concepito il problema della vita pratica nella forma di un rapporto tra l'uomo e gli altri uomini come elemento di cui si doveva tener conto in quanto avrebbe potuto nascerne male o bene: ma nulla più. Tutte le realtà intorno all'io apparivano come mezzi per la propria soddisfazione. Le virtù massime dei Greci furono tutte virtù del dominio delle proprie passioni, al fine del proprio individuale equi-

librio. E la giustizia platonico-aristotelico era un sistema obbiettivo di rapporti, onde a ciascuno dovesse spettare il suo; sistema che era conveniente, rispettava non solo per il comune, ma anche per il proprio vantaggio. Gli dèi stessi erano venerati non per sincero devozione, ma come suprono strumento dell'interesse individuale. Solo nella luce del piano redentore di Cristo, che ha rievocato il piano creatore di Dio, ci è apparsa nella sua vera realtà la posizione dell'io tra Dio e il prossimo, termine il primo del perfezionamento individuale, banco di prova il secondo dell'amore stesso di Dio.

BIBLI: C. Antoine, Egotime, in DThC, IV, coll. 2224-30; A. Tanqueray, Compendia di teologia ascetica e mistica, trad. di F. Trucco-L. Giunta, Roma 1927, n. 43; D. M. Prümmer, Manuale theologiae moralis, I, 6°-7° edd., Friburgo in Br. 1931; nn. 96, 508 d.; H. De Mesmaecker, Traziatus de actibus honoris, 5° ed., Malines 1630, p. 98; F. Tillmann, Il Maestro chisma, 3° ed., Brescia 1943, pp. 210-28. Pietro Palazini

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“EGOISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 136. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/egoismo.