EĞMIADZIN. - Sede patriarcale armena. Etimologicamente significa Dizesse dell'Unigenito, nome dovuto alla leggenda di una visione attribuita a s. Gregorio Illuminatore, il quale avrebbe visto Cristo discendere presso il villaggio di Valaršapat, nella provincia Ajrarat, 20 km. ad occidente dell'attuale città di Erivan, e segnalare con un martello d'oro il sito corrispondente al martirio delle ss. vergini Hriphsimiane, dove doveva erigersi la prima chiesa cattedrale armena.
Storicamente però la prima cattedrale armena, Katholik, con la sede dei primi katholikoi, è da ricercarsi per un secolo a mezzo a Aštišat, nella provincia di Taran, molto più ad occidente di Valaršapat. Qui invece
vi fu soltanto il vescovo della corte armena, che durante le lotte fra Katholikós autentico ed il re armeno qualche volta sostituì abusivamente il katholikós.
La narrazione di detta visione, tramandatosi dalla Storia di Agniangelo (ed. Venezia 1862, capp. 102, 120), è postuma e tradisce la preoccupazione del compilatore di giustificare l'autocafia armena, avvenuta nella seconda metà del sec. V in seguito alle nuove circostanze politiche dell'Armenia, e forse di valorizzare il trasferimento della sede fatto da Aštišat verso la provincia Ajrarat e precisamente a Dwin (465 oppure 484), residenza dei satrapi persiani e poi arabi a sud-est di Valaršapat.
La sede katholikosale armena, dopo una residenza di tre secoli e mezzo a Dwin, seguì il movimento emigratorio del popolo armeno incalzato dalle orde barbariche della grande Asia, cambiando ben più di sette luoghi per stabilirsi, con Gregorio VII di Anarzapa, definitivamente nella capitale del Regno armeno di Cilicia, Sis (1294).
Caduto il Regno di Cilicia (1375), parte del popolo armeno si diresse verso l'Europa, parte si disperse nell'Asia Minore; la Cilicia rimase depauperata e queste conseguenze furono subite anche dalla sede patriarcale armena. Le indebite ingerenze dei dominatori infedeli ne aumentarono la decadenza, il che fece balenare ai vescovi orientali l'idea, da lungo agognata, di trasferire la sede di s. Gregorio a E., presso il villaggio di Valaršapat.
Ne fu promotore Tommaso Vardapet Medsophesi. I suoi motivi personali, propagati con ardore in Oriente, diedero pure a questa iniziativa, in sé buona, un indirizzo secessionistico riguardo a Roma.
Il nome storico di Valaršapat, con il suo fascino di culla del cristianesimo armeno, diede forza alla campagna di Tommaso. Quando Gregorio IX katholikós, già residente a Sis, declinò l'invito di trasferirsi a E., fu convocato quivi un sinodo elettivo a un certo anacoreta del monastero di Khor-Virap, di nome Kirakos, fu eletto katholikós nella sede di E., il 19 dic. 1441. Il sinodo era composto, oltre che dal katholikós degli Aluani, di 13 vescovi orientali, compresi quel quattro delle sedi principali, la presenza dei quali, secondo la persuasione invalsa da secoli, era stimata indispensabile per la canonicità delle elezioni dei katholikoi. Furono presenti molti vardapet, ogumeni a magnati; vi aderirono altri 11 vescovi orientali, trattenuti dagli infedeli, ed il katholikós di Althamar.
Il primo atto di Kirakos fu quello di invitare la nazione alla concordia, e perciò tolse la scomunica che da secoli pesava su Althamar. Tuttavia Gregorio IX continuò ad esercitare la propria giurisdizione a Sis, guardando E. come anti-sede. Gli antagonismi fra le due sedi non mancarono. Il trasferimento a E., benché privo di sostegno canonico, aumentò l'influenza di questa sede attraverso i secoli, perché riuscì a polarizzare intorno ad essa la maggioranza delle sedi vescovili armene, e a imporsi finalmente quale sede del katholikós supremo di tutti gli Armeni sparsi nel mondo, anche sui katholikoi di Sis. I rapporti assai frequenti con la S. Sede nei secc. XVI-XVII ottennero a E. un riconoscimento tacito universale, mentre Sis rimaneva di secondo ordine.
E. dal 1441 a oggi ha visto 42 katholikoi. Delle 100 eparchie, fra sedi vescovili e ordinariati monastici, che si contavano sino all'anteguerra 1914-18, soltanto 15 erano dell'ubbidienza immediata di Sis, 4 di Gerusalemme, 3 di Althamar, mentre ben 70 eparchie ubbidivano direttamente a E. Dopo i grandi massacri armeni del 1915, e dopo la sovietizzazione della piccola repubblica armena di Transcaucasia, le 100 eparchie armene dissidenti sono ridotte a poco più di una decina, sparso per il mondo, le quali continuano a guardare alla sede di E. come al loro centro religioso, più simbolico che reale.
1890, p. 215 agg. (in armeno); H. Gelzer, Die Anfänge der armen. Kirche, Monaco 1895, pp. 117-28; S. Weber, Die katholische Kirche in Armenien, vor der Trennung, Friburgo in Br. 1903, pp. 177-82; F. Tournebize, Heut. polit. et relig. de l'Arménie, Parigi 1910, pp. 146 agg., 444-48. Garabed Amaduni