AVERROÈ (IBN RUŠD, ABŪ 'L-WALID MUḤAMMAD B. AHMAD B. MUḤAMMAD; LAT. AVERROES)

AVERROÈ (Ibn Rušd, Abū 'l-Walid Muḥammad
b. Ahmad b. Muḥammad; lat. Averroes). - Mentre in
Oriente, dopo Avicenna, la filosofia araba andò rapi-
damente declinando, nella Spagna, a contatto con ebrei
e cristiani, gli Arabi, sin dal sec. X diedero inizio ad
una fiorente scuola filosofica che ebbe in A. il suo
rappresentante più insigne.

Egli n. nel 1126 (520 ègira) a Cordova, e m. a Mar-
rakuš nel Marocco il 10 dic. 1198 (595 ègira). Come
il padre e il nonno, fu cadi nella sua città natale, e
medico del califfo. Godette il favore dei grandi sino
a che, accusato di eterodossia, non venne relegato
a Lucena (Cordova). Coltivò il diritto, l'astronomia,
la medicina, la filosofia, la teologia. Ci sono noti una
settantina di titoli delle sue opere, a noi pervenute
solo in parte e quasi tutte non nell'origine arabo
ma in traduzioni ebraiche e latine. Gli scritti di A.
si possono raggruppare in due grandi categorie : scritti
originali e commenti ad Aristotele. Fra gli scritti ori-
ginali sono da notare : il celebre trattato di medicina
Coliget, alcuni trattati di astronomia, di giurispru-
denza e sulle relazioni tra fede e ragione; questioni
sulla metafisica di Avicenna, un riassunto dell'Orga-
non, delle questioni di fisica, una risposta ad al-Gazzali
dal titolo : Destructio destructionis, molto nota, insieme
con il trattato De animae beatitudine, ad ebrei e cris-
tiani nel medioevo; una interessante Epistula de con-
nexione intellectus abstracti cum homine e il De substan-
tia orbis.

Ma A. deve soprattutto la sua rinomanza ai suoi
commenti a quasi tutte le opere di Aristotele. Un
certo numero di questi commenti andarono perduti.
Per lo Stagirita A. professò ammirazione sconfinata,
giugendo a chiamarlo « regula in natura et exemplar
quod natura invenit ad demostrandam ultimam per-
fectionem humanam » (In libr. De Anima, cap. 2, ed.
Venezia 1550, f. 169, 1. 59). Nel medioevo in Occi-
dente egli fu chiamato il Commentatore per antono-
masi. I commenti di A. si dividono in tre gruppi :
i grandi, i medi, le abbreviazioni e parafrasi. Nei
primi, A. riproduce per intero il testo, corredandolo
di ampia illustrazione; nei secondi il testo è riportato
parzialmente, ma il commento è più concettoso e ricco
di sviluppi originali; nei terzi il testo è abbandonato
e A. compendia, talvolta con la più grande libertà,
la materia trattata da Aristotele. Per gli Analitici Po-
steriori, per la Fisica, la Metafisica e i trattati sul-
l'Anima e sul Cielo esistono, in traduzioni latine, i
tre tipi di commento; l'Organon è l'opera forse com-
mentata più fedelmente nei tipi secondo e terzo.

A. non conosceva il greco ed era lontano dallo
spirito dell'ellenismo e benché dovesse lavorare su
traduzioni, tutt'altro che perfette, compiute da Si-
riaci, tuttavia riuscì sempre a sorprendere il mondo
dei dotti per la sua grande fedeltà ad Aristotele, o
per lo meno per l'acume con il quale penetrò il si-
stema del filosofo. Dalla sua interpretazione dipendono
largamente tutti gli aristotelici latini del sec. XIII.

Le posizioni filosofiche, che più caratterizzano il pen-
siero di A., si possono riassumere nel modo seguente.
Dio è atto puro ed è dimostrabile razionalmente. Fra gli
argomenti ch'egli adduce per provarne l'esistenza ci sono
quelli di Avicenna, del passaggio dal contingente al ne-
cessario, e dall'imperfetto al perfetto, ma più convenien-
temente formulati. A tale formulazione si riaccostò s. Tom-
maso d'Aquino nei suoi argomenti terzo e quarto dell'e-
sistenza di Dio. Dio ha creato la materia prima e le intelli-
genze che la informano ab aeterno (tesi aristotelica) e
direttamente (contro Avicenna). Si nega, perciò, la crea-
zione ex nihilo e la creazione del mondo nel tempo, che s.
Tommaso ritenne indiscutibile soltanto per fede. La crea-
zione non è fatta una volta tanto : la materia prima, coeterna
a Dio, non è il ricettacolo vuoto dove tutte le forme si tro-
vano proiettate (neoplatonismo), ma è, come si esprimevano
i latini medievali, la latitatio formarum, e cioè una inde-
terminazione pura, una potenzialità universale di forme.
Dio, atto puro, trae continuamente le forme da questa ma-
teria, dallo stato potenziale a quello attuale. La genera-
zione di questo è necessaria (determinismo) ed eterna sia
a parte aute come a parte post.

Tutte le intelligenze, ineguali di perfezione, sono unite
estrinsecamente a delle sfere. Il Cielo è composto di più
sfere; la prima sfera è informata e mossa dal Primo Motore
e comunica il suo movimento alla seconda; questa alla terza,