MONTI, VINCENZO

MONTI, VINCENZO. - Poeta, n. il 19 febbr. 1754 alle Alfonsine (Ravenna), m. a Milano il 13 ott. 1828. Dal 1778, per ca. 20 anni, dimorò in Roma (aveva compiuto i suoi studi nel Seminario di Faenza) come segretario del nipote di Pio VI, il duca Luigi Braschi. Accolto subito in Arcadia, ne divenne il più costante sostenitore; ai miti della ragione e della natura, propri dell'Illuminismo, contrappose quelli del bosco parrasio, in una poesia per letterati, dove l'emozione immediata della realtà politico-religiosa del suo tempo è trasportata d'incanto nel clima della favola antica.

Come abate ebbe il titolo ed il beneficio di un canoncato in S. Pietro. La sua poesia religiosa dopo la Visione d'Eschiello (1776), modulata sugli esempi del Minzoni e del Varano, e le sestine Sopra i dolori di Maria Vergine e i bei distici De Christo nato, è rappresentata nel periodo romano dai sonetti Sulla morte di Giuda e da alcuni mirabili tratti della Bellezza dell'universo. Come uomo di corte scrisse il sonetto contro l'Alfieri in difesa dello Stato pontificio, celebrò nel Pellegrino Apostolico la missione e il viaggio di Pio VI a Vienna, ne glorificò l'amore per l'antichità classica nella Prospopea di Pericle e, nella Feroniade, a ricordo del prosciugamento delle Paludi Pontine, la sua opera di governo. Denunciò infine il suo orrore per la Parigi rivoluzionaria e la decapitazione di Luigi XVI nelle terzine della Basavilliana (1793), il più celebre dei suoi poemetti, che gli meritò il titolo di "Dante ingentilito". Ma l'opera era servita al M. di provvisoria difesa per le sue idee liberali; passato a Milano, a seguito del colonnello Marmont nel 1797 e divenuto il cittadino M. sconcessò quell'ideologia, esponendo i suoi sentimenti civili e religiosi dichiaratamente antipapali nel Fanatismo, la Superstizione, il Pericolo, ed auspicando nella canzone Per il congresso di Udine il trionfo della ragione sotto il "Trian-golo immortale" della massoneria, alla quale il poeta appartenne, componendo anche un inno per l'inaugurazione della Loggia Reale "Eugenio" a Milano. Trovata "la patria libera" nella Repubblica cisalpina e nominato poeta del governo italiano e assessore consulente presso il Ministero, il M. (definito dal De Sanctis, per questi suoi mutamenti, segretario dell'opinione dominante), compose sotto la protezione napoleonica, in lode del Bonaparte, Il Prometeo, Il Benefizio, La Spada di Federico, Il Bardo della Selva Nera. A Parigi, nell'anno 1800 scrisse il poemetto In morte di Lorenzo Mascheroni, esempio di poesia civile. Tornato in Italia nel 1802 insegnò per due anni all'Università di Pavia, ma caduta la Lombardia sotto gli Austriaci (il Foscolo partì esule volontario), il M. compose per i nuovi dominatori il Mistico omaggio, Il ritorno di

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Astra. Negli ultimi anni si dedicò a studi filologici, che raccolse nei 7 volumi delle Proposte di correzioni e aggiunte al vocabolario della Crusca, contro il rigore purista dei Cesari. Tornato alla fede volle bruciare la traduzione della Pucella d'Orleans di Voltaire, che è tuttavia nota per la trascrizione fatta da alcuni suoi amici. Il M. rimane, come disse il Carducci, "principe dell'arte di un'intera e ingegnosissima generazione, ravvivatore del sentimento classico nelle sue migliori espressioni"; "poeta dell'imma-ginazione e dell'orecchio" secondo il giudizio del Leopardi; artista più che poeta, rievocatore di miti come Canova e difensore contro i romantici della scuola neo-classica nel Sermone sulla mitologia. Nessuno dei contemprenari poté sottrarsi alla suggestione del suo endecasillabo che definì il vero pathos del secolo, ereditato poi dai romantici, nelle tragedie (Aristodemo, Galeotto Manfredi, Caio Gracco), ma principalmente nella sua opera di più squisita fattura: La Feroniade. Proprio a questo immaginoso e vivo senso patetico, che è già un'ansia romantica, affidò il suo capo-lavoro: la versione dell'Iliade (1810).

BIBL.: ediz.: Opere di V. M., Milano 1839-42, 6 voll.; Epistolario di V. M., a cura di A. Bertoldi, 6 voll., Firenze 1927-1931; Opere scelte a cura di C. Angelini, Milano 1940, Biografie: V. CAINAN, V. M., Pavia 1928; E. Bevilacqua, V. M., Firenze 1928; A. Pompeati, V. M., Bologna 1928; E. Allodoli, M., Milano 1928; G. Bustico, La vita e l'opera di V. M., ivi 1928; G. Reichenbach, V. M., Roma 1931; importanti notizie biografiche in F. Patetta, Pellegrino Rossi e V. M., Torino 1937. Studi: sino al 1924, 6 vol., Bustico, Bibliografia di V. M., Firenze 1924, completata sino al 1928 da E. Carrara, in Giorn. stor. della letter. it., 97 (1931), pp. 131-59; B. Croce, Poesia e non poesia, 2ª ed., Bari 1935, pp. 21-30; L. Fontana, V. M. prosatore e retore, Milano 1943; L. Russo, Ritratti e disegni storici, 1ª serie, nuova ed., ivi 1946, pp. 184-209; M. Apollonio, M., in Fondazioni della cultura italiana moderna, Firenze 1948, pp. 91-114.

Giovanni Fallani