SOGGETTIVISMO. - oggettivismo (v.), si usa propriamente in relazione alla filosofia moderna come tendenza alla sopravvalutazione di ciò soggetto (v.), coscienza (v.) pensiero (v.).
Per quanto riguarda la filosofia classica (greco-cristiana medievale), è improprio parlare di determinazioni del tipo s.-oggettivismo, perché solamente la tendenza soggettivistica del pensiero moderno, divenuta risolutiva e pienamente consapevole, ha fatto qualificare per contrapposizione la prima come oggettivistica: quelle espressioni, dunque, della filosofia classica che mostrano punti di affinità con il s. (moderno) sono da riguardare piuttosto sotto altre indicazioni (secticismo, sofistica, interiorità, concettualismo, nominalismo, ecc.).
Si possono distinguere un s. teoretico, un s. della scienza, un s. etico e un s. estetico. La figura del s. teoretico è storicamente complessa; essa fenomenismo (v.) dall'affermazione della «psichicità» delle qualità corporee (Locke, Cartesio) fino alla separazione che i contemporane strumentalisti (Dewey) fanno tra oggetti (soggettivi) di esperienza quotidiana e oggetti di esperienza scientifica. Entro questi due limiti storici, è centrale il presupposto kantiano della soggettività della conoscenza sensibile (cf. Critica della ragion pura. Estetica trascendentale), che esercita tuttora la sua suggestione sui critici della scienza (della fisica specialmente), filosofi e scienziati. Dopo le tre grandi esaltazioni del soggetto compiute da Lutero, Rousseau (v.), si definisce, con Kant, quell'idealismo critico-soggettivistico che esprime nel modo più chiaro il carattere della filosofia moderna. Alla base del s. teoretico si trova, in generale, una di queste due supposizioni: o la realtà concepite come puro oggetto di esperienza (Berkeley, Hume), o il soggetto preso come «punto di partenza» della filosofia e della stessa realtà (Fichte). Si parla, inoltre, di s. empirico quando il soggetto è il singolo individuo storico, di s. trascendente quando il soggetto è l'attività assoluta e universale immanente nel soggetto empirico (idealismo [v.]: ma in questo caso, per la concezione immaterialistica-monistica della realtà, l'assoluto s. si risolve anche in oggettivismo assoluto). Il s. etico, come affermazione di principio, consegue da tutte quelle concezioni non finalistiche della realtà le quali non riescono a dar ragione dell'oggettività e valore assoluto della norma morale (v. OBBLIGAZIONE). INTUZIONISMO (v.) etico, affermando che la norma morale è un dato immediato, perviene a conclusioni di tipo soggettivistico. Non è s., invece, l'affermazione della beatitudine come fine ultimo (v.) dell'uomo, quando essa venga intesa come conse-

Sorbonio di GerusaleMme, santo - Il Santo, in atto di parlare, con evangeliario nella sinistra. Miniatura del Menologio di Basilio II (976-1023) - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. gr. 1613, f. 413.
guenza dell'oggettiva perfezione raggiunta. Anche il s. etico può essere empirico (la norma dell'agire dipende dall'arbitrio del singolo) o trascendentale (la norma morale corrisponde all'esigenza di ogni possibile volontà). Il s. del comportamento, a partire dal sec. XIX, egoismo (v.). Per gli aspetti sociali e culturali del s., V. INDIVIDUALISMO.
Il s. estetico, infine, che coincide in parte con l'edonismo estetico, consegue generalmente alla negazione della trascendentale (classica) del bello o alla limitazione delle relazioni del bello all'aspetto affettivo-emozionale del soggetto (v. ETICA).
Occorre inoltre osservare che la filosofia moderna afferma in generale la sua tendenza al s. come semplice normalità di una corretta impostazione del filosofare, e chiama il s. «filosofia come scienza dello spirito», e concezione del reale come immanente allo spirito (B. Croce, Breviario di estetica, 10a ed., Bari 1951, p. 113).