OGGETTIVISMO. - Tendenza o indirizzo, comunque a sistemi filosofici anche diversi, secondo cui la conoscenza non attinge soggetto (v.), ma si riferisce e si commisura alla realtà in sé, effettiva. Dal campo strettamente gnoseologico, esteso a quello scientifico, etico, estetico, religioso ecc., o indica la concezione secondo cui scienza, etica, arte, religione, ecc. sono fondate sulla realtà e sull'essere, e sui loro valori ontologici.
Ulteriori determinazioni di o. sono in funzione del significato attribuito all'oggettività. Oggettivo, nel senso più corrente, è ciò che appartiene all'oggetto come realtà effettiva (all'oggetto ontologico-trascendente [V. OGGETTO]), e quindi vale e deve valere universalmente. Si oppone pertanto a ciò che è soggettivo, sia nel senso di «appartenente alle pure modalità e condizioni soggettive della conoscenza», sia nel senso di «individuale e relativo». Va notato che l'oggettività non è riferita né può riferirsi alla realtà come è in sé indipendentemente dalla conoscenza, poiché una tale realtà sarebbe inattingibile: oggettività è quindi, in senso ontologico, ciò che si presenta e si fa valere nella conoscenza come reale, effettivo e pertanto universale; in senso gnoseologico, è la corrispondenza del conoscere a ciò che è reale, effettivo; corrispondenza che si rivela nei caratteri di necessità, universalità e assolutezza che accompagnano l'apprezzazione e affermazione intellettuale (v. GIUDIZIO).
contenuto immanente della idea (v.): «gli o. del sapere umano sono idee»; «l'o. e la sensazione sono la stessa cosa e perciò non si può separare l'uno dall'altra» (Principles, trad. II. di G. Papini, Bari 1925, pp. 27-28; cf. Siris, § 292). Analoga accezione in Hume (Treatise of human nature, parte 4a, sez. 2a). In Kant non manca l'uso di o. come realtà effettiva: «Spatium non est aliquid obiectivi seu realis... sed subiectivum et ideale» (De mundi sens. atque intell. forma et princ., § 15); ma poi, nella Critica o. è la rappresentazione conoscitiva (fenomeno [v.]), distinta dalla cosa in sé, sebbene a questa rapportata per via dell'intuizione empirica (v. OGGETTIVISMO). In Fichte (v.) o. è lo stesso Soggetto assoluto come termine a se stesso della propria rappresentazione: «L'Io rappresenta se stesso... e solo allora è Qualcosa, un o.»; «L'Io originariamente pone assolutamente il proprio essere per cui «l'Io è necessariamente identità del Soggetto e dell'O.»; Soggetto-O.» (Wissen-schaftslehre, trad. II. di A. Tilgher, 2a ed., Bari 1925, pp. 57-58). SCHOPENHAUER, ARTHUR (v.) distingue l'o. dalla cosa in sé: «L'Io non è cosa in sé; ma esso è, come o. empirico, reale»; «tutto ciò che esiste per la conoscenza, adunque questo mondo intero, è solamente o. in rapporto al soggetto, intuizione di chi intuisce: in una parola, rappresentazione» (Die Welt, etc., II, cap. 2; trad. II. di G. De Lorenzo, II, Bari 1930, p. 29 e I, ivi 1928, pp. 3-4). N. Hartmann (Metaph. der Erkenntnis, I, cap. 8) distingue quattro significati di o.: «ciò che è effettivamente conosciuto (objectum); ciò che è ancora da conoscersi (objectum); ciò che non è di fatto conosciuto (trans-oggettivo); infine ciò che non è conosciibile (irrazionale o transintelligibile). Dall'o. inteso in questi 4 sensi va distinta la creazione [la rappresentazione] realizzata nella coscienza».
In una concezione realistica della conoscenza sembra doversi ammettere una distinzione fondamentale di o.: l'o. immanente (interno, gnoseologico, attuale) e l'o. trascendente (esterno, ontologico, potenziale). O. immanente è il contenuto intrinseco della rappresentazione conoscitiva: in questo senso esso coincide con il «dato» della conoscenza; o. trascendente è la realtà in sé cui eventualmente si rapporta l'o. immanente. La conoscenza ammette o. puramente immanenti, che, come tali, non hanno effettiva consistenza fuori della coscienza (pure immaginazioni, entità logiche, ecc.). Ma nel suo complesso la conoscenza umana si rapporta a un o. ontologico, trascendente: la realtà in sé, il mondo sensibile-intelligibile, Tuttavia, per il limite, la storicità e il margine di relativa intere entità alla conoscenza umana, essa non comporta, per nessun o. reale-ontologico, una piena adeguazione e coincidenza fra l'o. immanente e l'o. trascendente (v. CONOSCENZA).