**SUPERUOMO** (ted. *Übermensch*). - Vocabolofoggiato per indicare una concezione dell'umanità superiore alla sua forma normale o tipica, ma libera da ciò che vi appare debole o difettoso.
Si presenta la prima volta nella letteratura tedesca del '600, ma ha riscontrato nel titanismo del Rinascimento, nella concezione vichiana delle età dei giganti e degli eroi, nelle categorie Romanticismo (v.). Nietzsche (v.) ne svolse la teoria nel suo *Zarathustra* e nell'*Al di là del bene e del male* (1883-85, 1885-86), contrapponendosi vigorosamente allo spirito di decadenza e di melanconia proprio della fine del secolo, ma con tono pagan-gigante e reminiscenze della sofistica teoria del «trionfo del più forte». Egli non considera però il suo s. tanto come uomo eroico, quanto come profeta e conscio di una «filosofia dell'avvenire», che domina le mediocrità e le debolezze umane con la rivelazione e la pratica del divenire della vita secondo la legge dell'amore sensibile nel quale tutto è transeunte e tutto ritorna. Il s. niticano dispone della «percezione immacolata», o immediata comunione con il puro fluire dell'esistenza; ma, per lui, Dio è morto, non chiede più il sacrificio dell'umanità e l'ha lasciata libera di esaltarsi. Il sentimento panico della natura sostituirebbe così la religione: la volontà di potere oltrepasserebbe le limitazioni della morale abituale. Queste idee vennero svolte D'ANNUNZIO, GABRIELE (v.), il quale considerò come compito dell'arte stessa la preparazione dell'avvento del s. ma ritornò a conferirgli una valutazione eroica. Sono tipi di s. alcuni protagonisti dei suoi romanzi (*Il trionfo della morte*, *Forse che si, forse che no*) e dei suoi drammi (*La gloria*). Ma egli cercò di riconciliare Nietzsche con Wagner, sostenendo (nel *Fuoco*) che gli eroi mitici e cavallereschi della leggenda poetico-musicale erano pure s.; mentre nel filosofo tedesco l'*Uebermensch*, come l'*Überhaupt* della logica («in generale»), conteneva non solo il superamento ma anche il disprezzo della umanità tradizionale. Infine il *surnomme* venne assai discusso prima della guerra 1915-18 dai socialisti francesi, per stabilire se esso corrispondeva alla dottrina marxistica del plusvalore, o alla figura del dittatore del proletariato; ma i pangermanisti, attribuendo nella stessa occasione la qualità di s. all'intera nazione germanica, tolsero sapore filosofico alla questione e ripristinarono in proposito la fama del Nietzsche.
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