FERRARI, GIUSEPPE. - Filosofo e uomo politico, n. a Milano il 7 marzo 1811, m. e Roma il 1° luglio 1876. Discepolo del Romagnosi, nel 1838 esultò in Francia ed insegnò nel collegio Rochfort, a Strasburgo e a Bourges. Il suo estremismo politico e settarismo gli causarono due volte la perdita della cattedra. Tornato in Italia dopo il 1859, deputato e poi senatore, insegnò a Torino, Milano, Firenze, Roma.
Come filosofo il F. può essere considerato un precursore del positivismo. Studioso del Nico, ebbe il merito di curare la prima edizione delle sue Opere complesse (6 voll., Milano 1835-37). L'influsso vichiano è palese, anche se il pensiero è traviato, nella sua concezione della filosofia della storia esposto principalmente in Teoria dei periodi politici (ivi 1874), e in Aristotelica della storia (ivi 1875). Le idee politiche del F. orientate verso il federalismo regionale italiano sono esposte principalmente in: Machiasci, juge des révolutions de notre temps (Parigi 1849); Filosofia della rivoluzione (2 voll., Londra e Capolago 1851); L'Italia dopo il colpo di Stato (Capolago
1852); Corso sugli scrittori politici italiani (Milano 1862); ecc.
La valutazione sia del filosofo che dello storico-politico è in gran parte negativa. I giudizi del F. sono troppo spesso partigiani, lo stile demagogico, l'informazione poco sicura, l'irreligiosità sistematica.