FENOMENO

FENOMENO. - Dal gr. φαίνωμα, «mostrare, met-
tere in luce» (radice φα, «splendere», «luce»), signi-
fica apparenza, presentazione: tutto ciò che appare
e si mostra alla coscienza, quindi tutti i dati dell'espe-
rienza esterna e interna, soggettiva oggettiva, secon-
do il significato primitivo del termine, possono dirsi f.
In questo senso il f. si prende talora come sinonimo
di fatto, sebbene, più esattamente, f. aggiunga al
significato di fatto o accadimento il rapporto attuale
o possibile di manifestazione alla coscienza. Accanto
al senso fondamentale indicato, che è passato anche
nel linguaggio scientifico (f. del mondo corporeo),
«f. fisici, chimici») il termine ha assunto in filosofia
ulteriori significati più tecnici e determinati.

In Aristotele φαινόμενον è ciò che appare ai sensi,
in opposizione all'essere, «è», oggetto di percezione
intellettiva. Questa opposizione tra f. e essere che in
Aristotele è puramente gnoseologica, aveva avuto invece
in Parmenide (v. ELEATISMO) un forte significato onto-
logico, in quanto nelle apparenze sensibili veniva negata
ogni consistenza di oggettiva realtà, attribuita soltanto
all'essere immobile e uno. La riduzione del f. a valore
di pura esperienza soggettiva è ripresa, con varietà di
indirizzi, nella filosofia moderna, parzialmente BERGER, ELIE (v.) per cui ogni presen-
tazione sensibile non è altro che idea o rappresentazione
dello spirito, fenomenismo (v.) di
Hume per cui la realtà stessa spirituale del soggetto non
si pone se non come f. cosciente. In Kant f. (Erscheinung)
è «l'oggetto di esperienza possibile nel tempo» nello
spazio, ossia ciò che si presenta nell'esperienza, come
sintesi delle impressioni sensibili o delle intuizioni
primi del tempo e dello spazio. In quanto tale il f. è for-
malmente una costruzione del soggetto o coscienza, e si
oppone sia alla pura materia della conoscenza, sia al non-
meno cosa in sé, irraggiungibile dall'esperienza e dal pen-
siero. La terminologia kantiana influì decisamente sul
significato filosofico attuale del termine: per f. si intende
oggi generalmente ciò che si presenta al soggetto nella
conoscenza, come distinto dalla cosa in sé e, quindi,
non è, come tale, espressione immediata di una realtà
assoluta, trascendente la conoscenza stessa.

Come è facile intuire, questa concezione del f.
pone (e già la poneva in Kant) la questione dell'og-
gettività dell'esperienza e della conoscenza in ge-

nerale. Introdotta la scissione fra le apparenze feno-
meniche della realtà e la realtà stessa, l'oggettività
della conoscenza non è più una posizione immediata
e deve essere altrimenti fondata con derivazione me-
tafisico-critica. È ciò che in varie direzioni, ma per
lo più con risultati negativi, tentò la filosofia critica
postmaniana. Nella filosofia tradizionale invece è ne-
gata quella scissione fra realtà e f. Il f. è appunto
il rivelarsi, sia pure parziale e frammentario, della
realtà nei suoi valori contingenti e dinamici. Certa-
mente, la realtà, incontrandosi con la coscienza, si
determina soggettivamente quanto al suo modo di
essere nella conoscenza, ma ciò non annulla la radi-
cale oggettività del contenuto fenomenico, attraverso
cui resta possibile al pensiero raggiungere i valori
più interiori e ontologici del reale.

Brusi, F. Boiré, L'idée de phénomène, Parigi 1894; A. La-
lande, Vocab. de la philosophie, 3a ed., 1914, pp. 746-48; V. FE-
NONENISIO.